Il sumero o sumerico (cuneiforme: 𒅴𒂠 EME.ĜIR15 o emengi(r), "lingua nativa") è la lingua del popolo dei Sumeri; non ne è ancora stata dimostrata alcuna parentela con altre lingue, ed è considerata una lingua isolata. È una lingua ergativa (come ad esempio il basco) e agglutinante (come il turco). Dove la lingua sumera sia nata originariamente non è chiaro.

Se i Sumeri sono immigrati nel territorio alluvionale della Mesopotamia, la lingua era forse sorta già da prima. La scrittura è nata tuttavia solo dopo la loro immigrazione. In epoca storica tuttavia la lingua sumera era parlata nella Mesopotamia meridionale almeno dal IV millennio a.C.

Il sumero fu sostituito dall'accadico come lingua parlata a partire dal 2000 a.C. circa, ma si continuò ad usarla come lingua sacra di carattere cerimoniale e scientifico almeno fino al I secolo d.C. Da questo periodo hanno origine tavolette in terracotta con coppie di parole in sumero e in accadico, che rende accessibile al ricercatore la lingua sumera.

Storia La scrittura sumera ebbe origine nella Bassa Mesopotamia (nell'attuale Iraq), nel corso della rivoluzione urbana verificatasi nel sito di Uruk, oggi noto con il nome Warka. La classica datazione della nascita della scrittura (Uruk IVb, 3300 a.C.) è il frutto di una semplice media aritmetica della forbice cronologica fornita dall'équipe archeologica diretta da Hans J. Nissen (datazione alta, 3600 a.C.; datazione bassa, 2900 a.C.). Le ricerche più recenti sul sito di Uruk fanno però propendere per una datazione decisamente alta sia dell'inizio del periodo di Uruk (3750 a.C., secondo J. D. Forest) che della nascita della relativa scrittura (3600-3500 a.C.). Le stesse tavolette di Tărtăria (cfr. J. Makkay) rinvenute presso Alba Iulia, in Romania, e datate attorno al 3500 a.C., che l'assiriologo A. Falkenstein ha ritenuto di poter leggere in sumerico, potrebbero essere un ulteriore indizio a favore della maggiore antichità della scrittura di Uruk.

Origine Il sito di Uruk ci ha lasciato un tipo di scrittura che, insieme alla pressoché contemporanea scrittura protoelamica di Susa, rappresenta un vero e proprio unicum nel panorama delle cosiddette "prime scritture". La nascita della scrittura avvenne parallelamente anche in Egitto ma nella Bassa Mesopotamia come a Susa fu il risultato delle condizioni economiche e sociali, che nell'epoca considerata, erano tali da spingere ad un significativo progresso culturale. Infatti vi era una gestione dei raccolti e una forte dominante teocratica che richiedeva uno strumento più complesso in grado di registrare e contabilizzare. L'origine elitaria sembra comunque essere preponderante, in quanto la scrittura non si diffuse mai tra la gente, ma fu sempre retaggio di un distinto gruppo sociale (gli scribi appunto).

Ma la correlazione tra economia e sviluppo della scrittura non è ritenuta necessaria, se questo è stato vero per la civiltà mesopotamica non lo è stato per l'antico Egitto, dove la scrittura si sviluppò per uso rituale legato ai culti, né per la Cina dove la scrittura nacque come strumento di divinazione. Il fatto che in Mesopotamia la scrittura si sia evoluta dalla contabilità per necessità economiche ci fa sentire questa civiltà particolarmente vicina alla nostra, moderna, che pure è basata sull'economia.Harald Haarmann, Modelli di civiltà a confronto nel mondo antico: la diversità funzionale degli antichi sistemi di scrittura, G. Bocchi, M. Ceruti ed., pag. 28-55

Denise Schmandt-Besserat descrive lo sviluppo della scrittura in Mesopotamia attraverso una serie di fasi che dall'8000 a.C. fino al 2000 a.C. ha portato da forme di contabilità e protoscrittura ad una letteratura compiuta.Denise Schmandt-Besserat, Dalla contabilità alla letteratura, G. Bocchi e M. Ceruti, pag 58-67 In breve questi i passaggi: 8000 a.C. - utilizzo di piccoli contrassegni di argilla per indicare unità reali, per esempio: un cilindro per una misura di grano, una sfera per un animale. Questo sistema restò in uso per cinquemila anni ed i contrassegni si differenziarono per distinguere ogni tipo di merce. 3500 a.C. - utilizzo di cretule, cioè di contenitori di argilla sferici all'interno dei quali venivano posti i contrassegni in modo da documentare produzioni e scambi affinché le merci non potessero venir trafugate. Sulle cretule erano posti i sigilli dei mercanti interessati alla transazione oltreché impresse tipologie e numero dei contrassegni contenuti, a scopo mnemonico o per identificazione. Il contrassegno è fisicamente impresso sull'argilla in modo da lasciare una impronta. 3300 a.C. - non si usano più i contrassegni, invece si incidono segni sulle tavolette di argilla, un segno per ogni quantità di merce. 3100 a.C. - invenzione del simbolo numerico astratto, sulle tavolette si incide un numero astratto seguito da un simbolo che rappresenta la merce trattata. Per esempio, per indicare otto pecore, invece di incidere otto simboli indicanti la pecora, si incideva un simbolo per il numero 'otto' ed un simbolo per 'pecora'. 3000 a.C. - si incidono fonogrammi, cioè segni semplici che, indicando oggetti reali, prendevano però la funzione di trascrivere il suono della parola. Per esempio, "uomo" si pronunciava 'lu' e "bocca" 'ka', leggendo insieme i simboli "uomo" e "bocca" si pronuncia un nome di persona 'lu'-'ka', Luca. 2700 a.C. - dopo secoli di uso esclusivo in contabilità la scrittura è utilizzata in oggetti deposti nelle tombe, indicando i nomi delle persone di rango, ciò si spiega con la credenza sumerica che pronunciando ad alta voce il nome del defunto si permettesse all'anima di questi di continuare a vivere nell'aldilà. 2600 a.C. - negli oggetti funebri, oltre al nome appaiono anche preghiere agli dei, utilizzando frasi con soggetti, verbi e complementi 2400 a.C. - trascrizione delle gesta di un re. 2000 a.C. - la scrittura completamente sviluppata è usata per redigere testi ad ogni uso: amministrativo, legale, scolastico, religioso, letterario e poetico.

Scrittura La scrittura sumerica, come poi la successiva scrittura mesopotamica, si basava sull'uso di cunei come simboli grafici per la scrittura, per una semplice esigenza: il supporto era formato da tavolette di argilla su cui si imprimevano dei segni mediante uno stilo appuntito. Quindi il segno era dovuto a pressione ed incisione e non a scorrimento, come invece accadeva sui papiri. Questo condizionò la nascita dei segni grafici che, a differenza di quelli egizi, erano fortemente stilizzati. Quindi la scrittura sumerica nasceva di per sé stessa già astratta e poco legata ai pittogrammi tipici ad esempio nella scrittura geroglifica egiziana.

Origine dei segni Le teorie più diffuse sono la "teoria pittografica" e la "teoria economica dei gettoni d'argilla", a cui si possono aggiungere alcune teorie secondarie, tra cui quella della Hertz.

Teoria economica dei gettoni d'argilla Si è sempre pensato che gli ideogrammi usati in epoca sumerica avessero un'origine economica e nascessero dall'esigenza di "contabilità" e di "inventario" per i templi e per i loro immensi possedimenti terrieri. In base alla teoria di D. Schmandt-Besserat, si ritiene che gli ideogrammi di Uruk fossero la riproduzione di più antichi calculi o gettoni d'argilla presenti in gran quantità nel Vicino Oriente fin dall'8000 a.C.

I gettoni d'argilla neolitici e protostorici studiati dalla Besserat avevano la funzione di memorizzare la qualità e la quantità dell'oggetto scambiato (olio, vestiti, ecc.). In una fase successiva, i gettoni vennero sigillati all'interno di bullae d'argilla di forma sferica e, infine, si ebbe l'idea di disegnare sulla superficie della bulla il segno (ad es. un cerchio) che ricordasse la forma del gettone corrispondente (ad es. una sfera). A quel punto, era pronto il passaggio finale: scomparvero le bullae d'argilla e si cominciò a disegnare gli stessi segni su più pratiche tavolette d'argilla. La teoria della Besserat appare del tutto coerente, ma per essere considerata valida a tutti gli effetti dovrà sapersi confrontare con due tipi di considerazioni. La prima riguarda la funzione stessa dei calculi neolitici. In base allo studio di quanto emerso dagli scavi del sito di Abada, Forest ritiene che i calculi neolitici «[…] non avessero alcun rapporto con la pratica della prestazione/ridistribuzione». La seconda, e forse più decisiva considerazione, riguarda il rapporto tra gettoni e segni di scrittura impressi sulle tavolette. Come ha fatto giustamente notare R. Harris, considerato che soltanto «una trentina di segni sumeri sembrano avere un equivalente nei gettoni, […] il principale punto debole della teoria è che essa non dà una spiegazione per la gran parte dei 1.500 segni sumeri».

La teoria pittografica La teoria pittografica ritiene che nella scrittura sumerica ci siano rapporti con i segni astratti impressi nei sigilli neolitici della zona che tendevano già in epoca antica a rappresentare con simboli concetti più complessi. I sigilli erano come dei rulli che venivano fatti ruotare su tavole di argilla lasciando impressi segni che indicavano il proprietario (in genere il tempio) e altre informazioni utili.

La teoria di Hertz Venne formulata negli anni '20 e '30 dall'archeologa Amelia Hertz. Secondo questa, gli ideogrammi delle scritture dell'Asia anteriore (sumerica e protoelamica) ebbero un'origine comune: gli ideogrammi astratti dipinti sulle ceramiche tardo neolitiche di Susa I e II (Elam). È una teoria completamente diversa, svincolata sia dalla genesi pittografica che da quella economica della scrittura sumerica, ed è collegabile unicamente all'arte astratta preistorica e protostorica (cfr. A. Hertz e M. Gimbutas). L'intento di Hertz è certamente arduo e forse troppo azzardato.

Fonologia Consonanti +Fonemi consonantici  BilabialiAlveolariPostalveolariVelari Nasali Occlusivesorde sorde aspirate Fricative Affricatesordet͡ssorde aspiratet͡sʰ Vibranti Liquide Le consonanti esplosive d e g, e talvolta anche b, r e ẖ, š nella sillaba ES non vengono pronunciate in fine di parola.

In paleosumerico -m ed -n finali sono nasalizzate.

Nella lingua sumera non vi è distinzione tra consonanti sorde e sonore, come del resto in tutte le antiche lingue del Medioriente. Si pensa infatti che tale fenomeno sia stato introdotto dalle lingue semitiche soltanto dopo il II millennio a.C.

Grammatica Caratteristiche fondamentali della lingua sumerica sono: ergatività e agglutinazione (che la distinguono nettamente dalle lingue indoeuropee e semitiche) suddivisione della frase in due parti ben distinte: una catena nominale e una catena verbale, entrambe soggette a precise regole di composizione (vedi infra).

Ergatività Nelle lingue ergative non c'è una distinzione morfologica tra soggetto e oggetto (come invece avviene in lingue indoeuropee come il latino o il greco, dove si oppongono nominativo e accusativo), ma esiste un diverso tipo di opposizione morfologica tra ergativo e assolutivo. In queste lingue il soggetto di un verbo transitivo dotato di complemento oggetto, che abbia quindi il valore di agente, sarà marcato dal caso ergativo, mentre il paziente, o oggetto dell'azione, sarà nel caso assolutivo. Ma anche il soggetto di un verbo intransitivo sarà nel caso assolutivo, caratterizzandosi perciò come paziente. Si possono quindi avere due tipi di proposizioni in sumero:

a un partecipante (paziente) a due partecipanti (paziente ed ergativo/agente)

In sumero il caso marcato è l'ergativo, segnalato dalla desinenza "-e", mentre l'assolutivo è non-marcato, privo cioè di desinenza (da cui il nome), che qui si indicherà come "-ø".

Esempi: lugal-e é-ø mu-un-dù Il re (erg.) la casa (assol.) ha costruito.

é-ø ba-ab-dù La casa fu costruita

Agglutinazione