La Durgā Pūjā (, AFI: , ; ), anche nota come Durgotsava (, ) oppure Śaradotsava, è una festa annuale indù dell'Asia del sud che celebra la dea Durgā. Si riferisce ai sei giorni denominati Mahalaya, Shashthi, Maha Saptami, Maha Ashtami, Maha Navami, e Bijoya Dashami. Le date della Durgā Pūjā vengono definite ogni anno dal calendario indù e le due settimane nelle quali ricorre vengono chiamate Devī Pakṣa (, ). Il Devī Pakṣa è preceduto dalla Mahalaya (), vigilia della festa Pitṛ Pakṣa (, ) e termina con Kojāgarī lakṣmī pūjā (, ).
Storia La Durgā Pūjā è ampiamente celebrata negli stati indiani di Bengala Occidentale, Assam, Jharkhand, Orissa e Tripura dove si svolgono cinque giorni annui di festa. Nel Bengala Occidentale e nel Tripura, che hanno la maggioranza della loro popolazione indù, è la più importante festa dell'anno. Non solo è la più grande festa indù di tutto lo Stato, ma è anche il maggiore evento socio-culturale della società bengalese. Oltre che nell'India dell'est, la Durgā Pūjā viene celebrata anche negli Stati di Delhi, Uttar Pradesh, Bihar, Maharashtra, Gujarat, Punjab, Kashmir, Karnataka e Kerala. Viene anche annoverata fra le maggiori feste in Nepal e nel Bangladesh dove il 10% della popolazione è costituito da indù. Oggi, molte delle collettività indù all'estero, in paesi come Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Australia, Germania, Francia, Paesi Bassi, Singapore e Kuwait organizzano la festa. Nel 2006, una grande edizione della Durgā Pūjā, venne tenuta in onore della regina Elisabetta II nella Grand Court del British Museum.
L'importanza della Durgā Pūjā andò aumentando gradualmente durante il Raj Britannico in Bengala. Dopo che i riformisti indù identificarono Durga con l'India, essa divenne un'icona del movimento d'indipendenza indiano. . Dopo l'indipendenza, la Durgā Pūjā divenne .
La Durgā Pūjā comprende anche il culto di Śiva, che è il marito di Durgā, oltre che quello di Lakṣmī, Sarasvatī, Gaṇeśa e Karttikeya, considerati figli di Durga.Kinsley, David (1988). Hindu Goddesses: Vision of the Divine Feminine in the Hindu Religious Traditions. University of California Press. ISBN 0-520-06339-2. p. 95. Le tradizioni moderne hanno portato a realizzare strutture permanenti, riccamente decorate (pandal) e artistici (murti) di Durgā.
Nomi In Bengala, la Durgā Pūjā è anche chiamata Akālavodhana (), Śāradīya়ā Pūjā (, ), Śāradōṯsaba (, ), Mahā Pūjā (, ), Māẏēra Pūjā (, ) o semplicemente Pūjā o Pujo. Nell'est del Bengala (Bangladesh), la Durgā Pūjā viene celebrata come Bhagabati Puja. Viene anche chiamata Durgā Pūjā in Bihar, Assam, Orissa, a Delhi e in Madhya Pradesh.
La pūjā viene chiamata Navaratri Puja in Gujarat, Uttar Pradesh, Punjab, Kerala e Maharashtra, Kullu Dussehra nella Valle di Kullu, Himachal Pradesh, Mysore Dussehra a Mysore, Karnataka, Bommai Golu a Tamil Nadu e Bommala koluvu in Andhra Pradesh.
Origini della cerimonia autunnale Śāradīya়ā
L'attuale culto della dea Durgā, come sancito dalle scritture indù, cade nel mese di Chaitra, che corrisponde al periodo a cavallo fra marzo e aprile del calendario occidentale. Questa cerimonia non è tuttavia osservata da molti ed è limitata a un piccolo gruppo di fedeli nello stato del Bengala Occidentale.
L'edizione più popolare, che è anche conosciuta come Śāradīya়ā (autunnale) Durgā Pūjā, si celebra nel corso dell'anno in date che rientrano fra settembre e ottobre. Dal momento che la dea viene festeggiata nel momento sbagliato, si chiama "Akāla bōdhana" in bengalese.
Mentre la ripresa più recente del culto della dea Durga in autunno può essere ricondotta alle tendenze di commemorazione del movimento di liberazione del Bengala, la prima pūjā venne organizzata da Nabakrishna Deb di Calcutta in onore di Lord Clive nel 1757. La pūjā fu organizzata perché Clive volle rendere grazie per la sua vittoria nella battaglia di Plassey. Egli non poté farlo in una chiesa in quanto, l'unica esistente a Calcutta in quel periodo, era stata distrutta da Siraj-ud-Daulah. Molte famiglie di ricchi mercanti e latifondisti (zamindar) del Bengala ebbero come loro ospiti alla pūjā gli ufficiali inglesi della Compagnia delle Indie orientali. I padroni di casa fecero a gara tra di loro per organizzare la festa più sontuosa, le decorazioni ed i cibi più raffinati per i loro ospiti. Ciò venne ritenuto necessario in quanto la Società era responsabile di gran parte dell'India, tra cui il Bengala, dopo le battaglie di Plassey e Buxar.
Storia
Esiste una notevole letteratura, in lingua bengalese, intorno al culto di Durga e le sue forme primitive, compreso avnirnaya (XI secolo), Durgabhaktitarangini di Vidyapati (XIV secolo), ecc. La Durgā Pūjā fu popolare in Bengala nel periodo medievale ed esistono fonti dell'epoca esposte nelle Corti di Rajshahi (XVI secolo) e nel distretto di Nadia (XVIII secolo). Fu nel XVIII secolo, comunque, che il culto di Durga divenne popolare fra i latifondisti del Bengala, Zamindar. Importanti pūjā vennero dai latifondisti, arricchitisi con il dominio britannico, come Raja Nabakrishna Deb, di Shobhabajar, che realizzò un elaborato Puja presso la sua residenza. Molte di queste vecchie pūjā esistono ancora. È interessante notare che il più antico Puja, effettuato presso la stessa sede si trova a Rameswarpur, Orissa, dove continua a realizzarsi negli ultimi quattro secoli, da quando il Mahashays Ghosh di Kotarang vicino a Howrah, migrò assieme ad una parte del contingente Todarmal durante il regno di Akbar. Oggi, la cultura del Durgā Pūjā si è spostata dalle case principesche al Sarbojanin (letteralmente, "che coinvolge tutti"). Il primo pūjā si tenne a Guptipara - venne chiamato barowari (baro uguale a dodici e Yar amici).
Lo spirito del Durgā Pūjā iniziò con il Mahishasuramardini - un programma radiofonico di due ore che divenne popolare negli anni 1950. Mentre nei primi anni veniva trasmesso in diretta, negli anni successivi venne trasmesso in registrata. I bengalesi tradizionalmente erano usi svegliarsi alle 4 del mattino del giorno Mahalaya per ascoltare la voce incantevole del defunto Birendra Krishna Bhadra e di Pankaj Kumar Mullick, su All India Radio, che recitavano inni dalle Scritture dal Devi Mahatmyam o Chandi.Mahalaya ushers in the Puja spirit The Times of India, TNN 19 September 2009.
Durante le settimane della Durgā Pūjā, nell'intero stato del West Bengala, così come nelle grandi enclavi di bengalesi sparsi per il mondo, la vita sembra fermarsi completamente. In campi da gioco, piazze, slarghi e in qualsiasi posto esista uno spazio libero, vengono realizzate strutture provvisorie, chiamate pandal, molte delle quali realizzate con una pianificazione di un intero anno alle spalle. Il termine pandal individua una struttura temporanea, fatta di bambù e stoffa, che viene usata come un tempio temporaneo fino al termine della pūjā. Mentre alcuni pandal sono strutture semplici, altri sono spesso elaborati come opere d'arte con temi che si basano molto sulla storia, l'attualità e talvolta la pura immaginazione.
In queste strutture è inserito un altare su cui è posta la dea Durgā, appoggiata ad un basamento a forma di leone, nell'atteggiamento di brandire dieci armi nelle sue dieci mani. Questo è il centro religioso della festa ed il luogo in cui offrire fiori o pushpanjali al mattino, dal sesto al nono giorno della quindicina della luna crescente nota come Devi Pakshya (Devi = dea; Pakshya = periodo; Devi Pakshya = periodo della dea). Suonatori di tamburi rituali – dhaki e dhak –– mostrano la loro abilità nelle danze rituali chiamate aarati. Il decimo giorno, Durga torna da suo marito, Shiva, con il rito dell'immersione nelle acque - Bishorjon - noto anche come Bhaashan e Niranjan.
Oggi le Puia sono comunque molto distanti dall'aspetto religioso. Visitando i pandal negli anni recenti, si può soltanto dire che Durgā Pūjā è la più grande festa all'aperto sulla terra. Negli anni 1990, gli elementi architettonici apparivano per lo più negli esterni dei pandal, ma oggi essi si estendono all'interno, con opere elaborate, eseguite da artigiani famosi, coerenti con gli elementi stilistici, eseguite con cura e che portano il nome dell'esecutore.
Anche la scultura dell'idolo in se stesso ha subito un'evoluzione. Il culto prevede la rappresentazione di Durgā con i suoi quattro figli e, occasionalmente, con due altre divinità ed alcuni alberi di banana. In tempi passati, tutti e cinque gli idoli erano rappresentati nella stessa figura, tradizionalmente chiamata pata. Dagli anni 1980, comunque, la tendenza è indirizzata a realizzare gli idoli separatamente.
Alla fine dei sei giorni di festa, l'idolo viene portato in processione per essere immerso nel fiume, tra canti, ad alta voce, di Bolo Durga mai-ki jai (gloria alla Madre Durgā) e aashchhe bochhor abar hobe e il suono di tamburi schierati lungo il fiume. L'idolo viene quindi immerso nelle acque a simboleggiare la partenza della divinità verso casa sua in Himalaya, assieme al suo sposo. Dopo questo episodio, in una tradizione chiamata Vijaya Dashami, le famiglie si fanno visita l'un l'altra e vengono offerti confetti ai visitatori (Dashami è letteralmente "decimo giorno" e Vijay è la "vittoria").
La Durgā Pūjā commemora la visita annuale della dea, con i suoi figli, alla casa di suo padre, partendo poi il giorno di Dashami per riunificarsi con Shiva. Questa cerimonia della partenza è simbolizzata dall'immersione degli idoli nelle acque il giorno di Dashami.
La Durgā Pūjā è anche la festività del bene (Ma Durga) che vince sul male (Mahishasur il demone). Si tratta del culto del bene che sempre vince sul male.
Evoluzione della Comunità o Sarbajanin puja
All'inizio la pūjā era organizzata da famiglie abbienti che avevano i mezzi per realizzare la festa. Durante il tardo XIX secolo e gli inizi del XX, la classe media, principalmente a Calcutta, amò ricordare la pūjā. Essi crearono allora delle Comunità o Sarbojanin Puja per raccogliere sottoscrizioni di fondi necessari a coprire gli elevati costi organizzativi.
Queste pūjā sono organizzate da un comitato che rappresenta un intero paese o quartiere. Raccolgono fondi denominati "chaanda" attraverso sottoscrizioni porta a porta, lotterie, concerti ecc. Questi fondi sono raccolti e utilizzati per le spese di costruzione dei pandal, cerimonie, ecc. I fondi non spesi vengono generalmente donati in beneficenza secondo quanto deciso dal comitato. Sponsorizzazioni aziendali delle pūjā hanno acquisito slancio dalla fine del 1990. Le maggiori pūjā vengono realizzate a Calcutta e nelle aree metropolitane importanti come Delhi e Chennai che derivano quasi tutti i loro fondi da sponsorizzazioni aziendali.
Nonostante le grandi quantità di risorse utilizzate per organizzare una pūjā, l'ingresso dei visitatori nei pandal è generalmente gratuito. Ogni anno vengono realizzati nuovi esperimenti per valorizzare le pūjā a Calcutta con idee sempre più innovative. Le Comunità hanno creato premi per il miglior pandal, miglior pūjā e altre categorie.
Creazione degli idoli
L'intero processo di creazione degli idoli (murti), dalla raccolta dell'argilla alla decorazione, è un processo sacro, realizzato seguendo riti e rituali. Dal tempo di Akshaya Tritiya, l'argilla per gli idoli viene raccolta dalle rive di un fiume, preferibilmente il Gange. Dopo i riti necessari, l'argilla viene trasportata presso gli artigiani che la debbono modellare. Un evento importante è il Chakkhu Daan, letteralmente donazione degli occhi. A partire da Devi Durga, gli occhi degli idoli sono dipinti il giorno di Mahalaya o il primo giorno della pūjā. Prima di dipingere sugli occhi, gli artigiani debbono digiunare per un giorno intero mangiando solo cibo vegetariano.
Molte pūjā intorno alla città di Calcutta acquistano i loro idoli a Kumartuli (anche Kumortuli), un quartiere di artigiani nella zona nord di Calcutta.