Fu signore di Antegnate, Calcinate, Castell'Arquato, Cavenago d'Adda, Cologno al Serio, Covo, Malpaga, Martinengo, Mornico al Serio, Romano di Lombardia, Solza e Urgnano.

La Regia Marina gli intitolò un incrociatore.

Biografia La nascita

Bartolomeo Colleoni nacque a Solza, un villaggio della sponda bergamasca dell'Adda, nel castello che porta il suo nome. Sulla sua data di nascita non vi è certezza, anche se in una targa bronzea rinvenuta nel suo sepolcro il 21 novembre 1969Umberto Zanetti, ex AA. VV, Bartolomeo Colleoni..., p. 344, op. cit. in bibliografia. è indicata, assieme alla data della morte, l'età di ottant'anni: da ciò deriverebbe che l'anno di nascita sia il 1395..

Contro questa indicazione vi è la biografia, che si potrebbe dire ufficiale, in quanto ispirata dallo stesso Colleoni che l'ha commissionata., del contemporaneo Antonio Cornazzano.

Cornazzano indicava quale data di nascita l'anno 1400. in contraddizione con la predetta targa. Si potrebbe pensare che il Colleoni abbia voluto ringiovanirsi, ma se si considera che l'anno 1400 era ritenuto, erroneamente, un anno giubilare, quindi particolarmente importante per la cristianità tanto da rimanere impresso nelle coscienze dei fedeli, e che nello stesso anno assunse una grande rinomanza il movimento devozionale dei Bianchi, non meraviglia che il Colleoni volesse collocare la propria nascita in un anno da tutti sentito, quasi con fede millenarista, come l'inizio di un cambiamento rinnovatore..

Il 1400 era considerato un anno eccezionale, carico di valori simbolici, che bene si addicevano alla biografia eroica di un grande condottiero. Non mancano, d'altra parte, testimonianze contemporanee che indirettamente collocano la sua nascita prima del 1400.

La famiglia

Di stirpe longobarda., figlio di Paolo o Poho, e Riccadonna Saiguini de' Vavassori di Medolago, apparteneva alla nobiltà cittadina, come indicava la sua arma araldica, che è del genere delle armi parlanti, cioè di quelle che rappresentano graficamente il cognome. Si hanno notizie storiche della sua famiglia fin dalla seconda metà dell'XI secolo con un Gisalbertus Attonis, figlio di un Attone della famiglia Suardi, appartenente alla gens nova che incominciava a imporsi sulla declinante società feudale.

Erano giudici e notai, di sicura fede ghibellina per quasi tutto il XIII secolo, mentre successivamente diventò incerta la loro appartenenza politica in quanto erano sempre più attenti ad appoggiare una parte anziché un'altra secondo le proprie convenienze del momento. Questo Gisalberto, che può essere considerato il capostipite della famiglia Colleoni, viene indicato per la prima volta con l'appellativo che sarà proprio della famiglia: Colione. Appare già ben inserito in una Bergamo, che come tutte le comunità dell'epoca, partecipava, tra il XI e il XII secolo, a quel movimento sociopolitico che vide il prevalere del comune sul feudo, il prevalere della nuova società, la borghesia, sulla società feudale.

Bergamo Fino alla prima metà del XII secolo Bergamo era governata dai Conti GisalbertiniJ. Jarnut, op. cit. in bibliografia. in un regime del tutto feudale, ma la gens nova scalpitava e nel 1168 il comune bandì i Conti che furono, così, costretti ad allontanarsi portandosi dietro quel mondo che ormai stava per sparire.

Nella nuova situazione si evidenziarono due famiglie, spesso imparentate tra di loro ma anche a seconda delle circostanza nemiche: quella dei Suardi e quella dei Colleoni. Esse ricoprirono incarichi pubblici e dignità ecclesiastiche, ma la loro azione si svolse sempre nell'ambito bergamasco. Solo con Bartolomeo la famiglia Colleoni avrebbe assunto rilevanza italiana e internazionale.

I Suardi e i Colleoni si fecero valere presto, parteggiando, anche in contrasto tra di loro, per opposte fazioni. Le contingenze politiche del momento videro queste due famiglie spesso su fronti opposti, alternando periodi di pace a periodi di scontri, ma accrescendo sempre ricchezza e potere.

Alla fine fu Bartolomeo Colleoni ad oscurare gli altri e ad imporsi, forte della gloria e della ricchezza accumulata sui campi di battaglia, come condottiero di Venezia prima, di Milano poi, e infine ancora di Venezia, al cui servizio terminò la propria carriera.

Gisalberto, il capostipite

Gisalberto, che si considera il capostipite, fu attivo nella compravendita e scambi di terreni, ma anche nella brachaniaBrachania, ossia prestito su pegno., e ciò lo faceva rientrare nel ceto dei negotiatores; fu attivo anche nel settore pubblico, infatti nel 1117 fu console di Bergamo.

È certo che i Colleoni avevano acquisito un ingente patrimonio immobiliare che spaziava dalla Valle Brembana all'Isola BergamascaL'Isola bergamasca è costituita dal comprensorio territoriale racchiuso a est dal fiume Brembo, a nord dai rilievi dell'Albenza, a ovest dal fiume Adda e a sud dalla confluenza del Brembo nell'Adda. e che comprendeva fra l'altro l'importante posizione strategica del castrum di Baccanello di Calusco, distrutto nel 1298 dai ghibellini quando apparteneva ancora ai Colleoni.

I rapporti con la chiesa di Bergamo erano molto solidi e di lunga data: se ne ha notizia certa fin dal 1126 quando Gisalberto Colleoni e Pietro del Brolo, prevosto di Sant'Alessandro, comperarono dei terreni.

I rapporti con la chiesa venivano coltivati assiduamente da Gisalberto, come dimostrano diversi atti di compravendita e di scambi di terreni, e dai suoi discendenti che avranno con la Chiesa un rapporto privilegiato. Godevano anche di privilegi imperiali quale quello di appello concesso da Federico II a un Colleoni:

Il patrimonio familiare Il patrimonio immobiliare dei Colleoni si consolidò specialmente nell'Isola Bergamasca, in quella parte del territorio inclusa tra il fiume Brembo e il fiume Adda la cui posizione strategica ne aumentava l'importanza e la funzione politica.

Partendo da questo territorio Paolo Colleoni, padre di Bartolomeo, con alcuni parenti, occupò in maniera fortunosa il castello di Trezzo sull'Adda, impadronendosene il 23 ottobre 1404 e facendone una base per scorrerie nei territori circostanti. Questo territorio costituì, di fatto, un piccolo stato indipendente che fronteggiò per parecchi anni e con fortuna i Signori di Milano e la nuova signoria di Pandolfo Malatesta.

Il castello di Trezzo, situato sulla sponda milanese dell'Adda e vicino alla sua confluenza con il Brembo, era stato costruito da Bernabò Visconti e aveva una grande importanza strategica in quanto controllava una delle vie di accesso al Ducato di Milano. Era lo stesso castello possente e maestoso dove Bernabò Visconti fu imprigionato, per opera del nipote Gian Galeazzo Visconti, che con l'aiuto di Jacopo Dal Verme lo fece prigioniero in una vera e propria congiura e imboscata, e dove morì il 18 dicembre 1385, forse ucciso per ordine del nipote stesso.

La guerra familiare

La conquista del castello di Trezzo sull'Adda segnò l'infanzia di Bartolomeo in quanto il padre Paolo, che vi prese parte e che per liberalità avrebbe associato al potere i parenti che parteciparono all'impresa, sarebbe poi stato ucciso da questi ultimi.. Qui il racconto si intreccia con la leggenda costruita a maggior gloria di Bartolomeo.

È chiaro il tentativo dei suoi apologeti, e particolarmente del Cornazzano, di rendere da un lato più importante il contributo del padre nell'azione di conquista nonché la sua munificenza per avere associato al potere alcuni parenti e al contempo la perfidia e l'ingratitudine di questi ultimi che non solo lo uccidono, per usurparne il potere, ma ne imprigionano la moglie gettando in grosse difficoltà il giovinetto Bartolomeo: quanta maggiore è la gloria se le basi di partenza per la sua conquista sono molto basse.

La conquista del castello di Trezzo avvenne per opera dei cugini Colleoni ma non vi è certezza storica del ruolo svolto da Paolo, il padre di Bartolomeo. Vi fu compartecipazione nella gestione del potere ma essa va fatta risalire, più propriamente, al tradizionale organamento agnatizio piuttosto che alla generosità del Paolo. Due erano, quindi, i rami colleoneschi che reggevano Trezzo e fra essi assunsero la preminenza i cugini Giovanni, figlio di Guardinus de' Collionibus e il cugino Paolo figlio di Guidotus de' Collionibus. Si deve, tuttavia, rilevare una certa preminenza di Giovanni dal fatto che, nei documenti in cui era presente, la sua firma precedeva quella degli altri ivi compreso lo stesso Paolo.

È verosimile che tra i due rami siano nate delle rivalità e che in queste soccombesse Paolo, ma non è altrettanto vero che sua moglie e il figlio Bartolomeo siano stati gettati in miseria o in difficoltà economiche. Esistono, infatti, diversi atti di disposizioni patrimoniali che provano il contrario. L'affermazione del Corio: va presa in senso ampio e d'altra parte altri documenti fanno dubitare della stessa uccisione di Paolo. Un contributo alle incertezze è dato dal fatto che la fama raggiunta da Bartolomeo Colleoni fu abbastanza tarda, così degli avvenimenti narrati dai suoi biografi non vi era un ricordo certo, il che faceva aggio al desiderio di magnificare il condottiero, di esaltarne le origini e le conseguenti virtù circondandole di quell'aura di mito che la leggenda e la compiacenza esigevano.

Il periodo della conquista di Trezzo era quello della reggenza del Ducato di Milano da parte di Caterina Visconti e della signoria di Giovanni Maria Visconti, caratterizzato da torbidi politici e dalla debolezza del potere locale, situazioni di cui seppero approfittare i Colleoni al pari di altri.

Il Cornazzano nella sua opera cercò di sottrarre i Colleoni dal numero di coloro che si gettarono come iene sul cadavere del Ducato, lacerandolo a brani e soprattutto di sottolineare la vocazione antiviscontea e antitirannica, quasi un'eredità morale, della diretta ascendenza di Bartolomeo..

I Colleoni, che avevano resistito con successo a Facino Cane e a Jacopo Dal Verme, persero il castello di Trezzo il 2 gennaio 1417 per opera del Carmagnola ottenendo peraltro condizioni onorevoli e una considerevole somma di denaro.

Questo era lo scenario da cui partì il giovane Bartolomeo Colleoni per quell'avventura che, seppure tardi, lo portò all'apice di quella carriera militare che, tra luci e ombre, gli diede grande fama e ricchezza anche se non una Signoria personale.

La sua ambizione era il comando generale dell'esercito veneziano e questo gli verrà affidato il 2 giugno 1455, solo alla fine della sua carriera.

Il nome

È appena il caso di accennare all'orgoglio che Bartolomeo dimostrò nell'uso del proprio patronimico Coglione. Solo alcuni suoi apologeti, più tardi, cercheranno di dargli un significato diverso da quello letterale, ipotizzando una derivazione mitologica del tipo cum lione o caput leonis, da cui per sintesi fonetica si sarebbe arrivato a Colleoni, smentendo così tutti i documenti ufficiali dove fu sempre usato il termine Coleus, vale a dire Coglione. Il nome della famiglia e il blasone non derivano da lui. Il nome risulta attestato nel 1123. ed era attribuito al capostipite della famiglia, Gisalbertus Attonis detto "Il Colione", figlio del notaio Attone (1044-1081), che discendeva da un ramo della famiglia Suardi, e che nel 1123 risulta console di Bergamo.

Il condottiero era talmente orgoglioso del proprio cognome da farne il temuto grido di guerra Coglia, Coglia, cioè Coglioni, Coglioni e da continuare a rappresentarli, con realismo, nel suo stemma anche quando gli fu concesso di aggiungervi i gigli d'oro dello stemma dei d'Angiò e le fasce di BorgognaIl Colleoni non amò molto lo stemma con le fasce borgognone, che usò raramente, mentre era orgoglioso di quello con i gigli angioini.. Era il condottiero stesso che precisava in un atto pubblico che la sua arme gentilizia era quella che esibiva: che, araldicamente, vuol dire: troncato d'argento e di rosso a tre paia di coglioni, dall'uno all'altro.