Social TV (o Social Television) è la convergenza di media sociale e televisione. Più precisamente s'intende per social TV l'attività di interagire attraverso le reti sociali – ad esempio pubblicando commenti, opinioni o voti – con i prodotti fruibili attraverso la televisione come trasmissioni d'intrattenimento, talkshow, film o telefilm. Milioni di spettatori condividono attualmente le loro esperienze con altri spettatori su social media come Twitter e Facebook, grazie soprattutto all'ausilio di smartphone e tablet.

L'interazione è bidirezionale (dai Media sociali alla TV e viceversa) e può avvenire direttamente attraverso il televisore (definizione forte di Social TV) oppure attraverso altri dispositivi (definizione debole di Social TV), in contemporanea con la visione televisiva oppure no.

Il mercato della social TV comprende sia le tecnologie che supportano la comunicazione e le interazioni attorno alla TV, sia imprese e organizzazioni che studiano i comportamenti degli spettatori legati a specifiche trasmissioni misurandone l'attività sui social media. L'analisi di tali comportamenti è sempre più utilizzata per stabilire e predire il successo di programmi e serie televisive, divenendo così un fattore centrale nel valutare il rinnovo dei programmi. Quello della Social TV è un mercato in forte crescita: è stato stimato che il valore di tale mercato raggiungerà nel 2017 i 256 milioni di dollari.

Definizione

Il termine Social TV – spesso utilizzato come sinonimo di Connected TV, Interactive TV o Second Screen TV – non trova nell'attuale dibattito sui media e le tecnologie digitali una definizione univoca e accettata all'unanimità. Di fatto la televisione ha avuto sin dai suoi inizi una propensione a farsi oggetto di discussione e relazione. Comunemente il termine è però utilizzato per riferirsi a quel vasto insieme di pratiche di consumo che tramite le tecnologie digitali rafforzano la componente sociale e relazionale della fruizione televisiva (un passaggio quindi dalle attività attorno alla TV alle attività tramite la TV), le quali comprendono l'interazione a distanza con altri telespettatori, la pubblicazione online di commenti e UGC relativi ai contenuti televisivi, la possibilità di interagire con lo show (tramite voti o commenti), di espandere l'esperienza di intrattenimento, e di ottenere informazioni correlate al contenuto televisivo in questione (come pubblicità pertinenti, approfondimenti e contenuti speciali).

La diffusione di tali pratiche segna la quotidianizzazione di un tipo di consumo dei media che avviene tramite la modalità del “multischermo”, per cui le persone utilizzano contemporaneamente e in modo sequenziale molteplici schermi di diversa natura funzionale, come lo schermo televisivo e quello di un dispositivo digitale mobile (tablet o smartphone). La normalizzazione di tale modalità sta cambiando radicalmente l'esperienza del consumo televisivo, il quale va verso la spartizione dell'attenzione dello spettatore fra più schermi e l'ibridazione fra modalità di visione in privato e in gruppo (laddove il second screen può essere utilizzato per attività private all'interno di una visione di gruppo o al contrario per connettersi con altre persone nel mezzo di un'attività di visione in privato).

Il fenomeno della Social TV va inquadrato all'interno di quel più generale processo di convergenza fra sistema televisivo e reti digitali che Alberto Marinelli indica con il termine di “connected television”. Tale fenomeno, diffusosi a partire dal primo decennio del nuovo millennio, riguarda l'assottigliarsi della netta separazione fra il broadcasting come forma culturale del medium televisivo e le tecnologie IP-based (IpTv, Web Tv, Online Video Aggregators e Catch Up TV sono esempi di forme ibride emblematiche di tale processo di convergenza). Secondo Marinelli la connected television non va intesa semplicemente come un complesso di tecnologie, ma come una tendenza evolutiva che si sviluppa in maniera non coordinata e che ridefinisce il ruolo di una pluralità di attori dell'attuale ecosistema tecnologico, come: I emittenti tradizionali, che seppur mantenendo la loro centralità devono ora tenere conto dei nuovi produttori di contenuti, delle nuove piattaforme di distribuzione e delle nuove pratiche di consumo degli utenti. Gli operatori di telecomunicazione (Telco), ossia i fornitori di servizi di connettività i quali si trovano sempre più a dover diversificare la propria offerta includendovi la vendita di contenuti e di dispositivi come i Set-top box. I produttori/distributori di apparecchi televisivi e consolle video ludiche, i quali tendono ora ad integrare nei loro dispositivi funzionalità di connessione e interazione. I principali attori dell'Over the Top TV, ossia quell'insieme di soggetti emersi con lo sviluppo del Web, i quali forniscono contenuti digitali e che sempre più spesso si interfacciano con le Telco e i produttori di hardware al fine di trovare nuovi canali distributivi per la propria offerta. Riguardo alle definizioni esistenti della Social TV, Gunnar Harboe distingue fra definizioni “strette” e definizione “allargate”. Sotto le definizioni strette Harboe comprende quelle che intendono la Social TV come quell'insieme di dispositivi tecnologici che producono un'esperienza di fruizione condivisa a distanza; il termine “social” è qui riferito alle possibilità tecnologiche che permettono una visione di gruppo digitalmente mediata. Quelle che invece vengono raggruppate sotto le “definizioni “allargate” comprendono nella Social TV tutte quelle tecnologie permettono pratiche sociali associate alla televisione; l'enfasi è qui posta sulla possibilità di creare conversazioni, contenuti e relazioni a partire da materiale di provenienza televisiva, indipendentemente dal supporto tecnologico utilizzato o da un'esperienza di fruizione avvenuta in sincrono.

Cesar e Geerts propongono una classificazione delle tipologie di Social TV basata sulle diverse configurazioni che il rapporto fra contenuto televisivo e reti sociali può assumere, rapporto che può essere osservato lungo cinque dimensioni: Dispositivo: che tipo di apparecchiatura permette la fruizione? (alcune applicazioni di Social TV sono pensate per l'ambiente televisivo classico mentre altre per i dispositivi mobile). Modalità: in che modo comunicano i vari utenti? Presenza: in che modo gli utenti sono resi visibili dal servizio? Sincronizzazione: l'interazione sociale ha luogo in maniera sincrona o asincrona? Forza del legame: qual è l'ampiezza della rete sociale raggiungibile? Si limita ad amici e familiari o favorisce anche le connessioni fra sconosciuti?

Il ruolo dell'utente nella Social TV

Fra gli aspetti maggiormente osservabili nello sviluppo della Social TV troviamo il cambiamento del ruolo dell'utente rispetto al contenuto televisivo. La Social TV amplifica infatti la capacità di feedback degli spettatori sulla televisione. Si tratta di una facoltà di feedback che si stanzia su una lunga cronologia dello sviluppo delle possibilità di interazione fra spettatori e broadcaster, che dalle telefonate da casa, alle forme di coinvolgimento della neotelevisione arrivano alla SMS-TV. Tuttavia tali possibilità di interazione si fanno ora più cospicue e sfaccettate, in linea anche con quella tendenza degli utenti a pensarsi in un ruolo attivo rispetto ai media che Giovanni Boccia Artieri definisce “cambiamento di senso della posizione nella comunicazione”. José Alberto García-Avilés propone otto categorie per schematizzare il nuovo ruolo dello spettatore nella Social TV: Consumatore: la capacità di agire dello spettatore è limitata alla definizione delle sue attività di consumo e all'interazione con servizi di vendita e pubblicità. Giocatore: l'interazione dello spettatore è legata alla partecipazione a giochi e competizioni. Fan: quando le conversazioni degli spettatori agiscono come riscontro dell'audience sul programma. Commentatore: i commenti degli utenti entrano a far parte del programma. Cittadino: lo spettatore è chiamato ad esprimere la propria opinione su tematiche politiche e sociali. Collaboratore: lo spettatore collabora alla costruzione del programma fornendo i suoi contenuti oppure condividendo i contenuti del broadcaster. Benefattore: l'interazione riguarda il sostegno economico a campagne di solidarietà. Attivista: lo spettatore mostrando la sua presenza e attività funziona da stimolo alla partecipazione collettiva. Amanda Lotz fa notare come all'interno di tale processo di ridefinizione del rapporto fra spettatore e broadcaster a mutare è anche la natura degli eventi mediali, in quanto aumenta la capacità degli spettatori di inquadrare in maniera coordinata determinati programmi come “eventi”, anche in autonomia dalla lettura proposta dal broadcaster.

Sviluppo della Social TV Il periodo di sviluppo della Social TV può essere indicato tra il 2007 e il 2010. Ad agire come catalizzatore di tale sviluppo hanno contribuito in particolare la diffusione delle principali reti sociali (tra cui Facebook, Twitter e [chat]) e la rapida crescita del mercato di smartphone e tablet.

La Social TV è stata quindi nominata una delle tecnologie emergenti dal MIT Technology Review on Social TV nel 2010. Durante la conferenza Digital Life Design (DLD - Gennaio 2011) il CEO di Endemol ha dichiarato: social media meets television is the next big thing.

David Rowan, direttore dell'edizione inglese di Wired ha messo la Social TV al terzo posto su sei nella classifica dei trend tecnologici del 2011.

Nell'anno successivo la Social TV è stato uno dei temi centrali del Social Media World Forum 2012 di Londra.

Una ricerca congiunta Nielsen-Yahoo ha misurato che l'86% dei possessori di smartphone continua ad utilizzare il proprio cellulare durante la visione dei programmi televisivi.

Un'altra ricerca di un'agenzia di marketing del Regno Unito condotta su un campione di 1.300 ragazzi al di sotto dei 25 anni ha misurato che l'80% di loro utilizza un il proprio smartphone o il proprio computer per continuare a comunicare con i propri amici mentre sta guardando la Televisione.

La Warner Bros. è stato il primo studio ad offrire il noleggio di film direttamente su Facebook, pagando tramite Facebook Credits, con il lancio dell'ultimo episodio di Batman.

Il 25 aprile Yahoo! ha annunciato l'acquisto dell'app per iOS IntoNow, che ascoltando l'audio del televisore, riconosce lo spettacolo in onda. Questa app sembra che più di altre possa riscuotere un certo successo, grazie alla facilità che da all'utente di effettuare il ”check in”, oltre diverse interessanti funzioni come l'integrazione a Netflix e la capacità di vedere cosa c'è ora in onda e che i tuoi amici hanno già visto in passato.

Yidio, al suo terzo anno di vita ha raggiunto 1,5 milioni di utenti registrati e 500 000 fan su Facebook, di fatto si è affermata come la social TV più popolare su Facebook. Tra i motivi del successo di Yidio vi è l'uso di crediti convertibili in download su Amazon Video on Demand. I crediti si accumulano con l'utilizzo di Yidio: con il check-in e segnalando quali sono i programmi preferiti sia su Yidio che su Facebook.

Altre startup di successo sono Tunerfish e Philo (disponibile anche come app per iPhone), che permettono agli utenti di scoprire cosa stanno guardando gli altri utenti, interagire con loro e guadagnare premi reali in base alle proprie abitudini televisive. La californiana Clipsync è invece una piattaforma tecnologica che permette ai broadcaster sincronizzare la trasmissione televisiva con le interazioni sociali degli utenti. Esistono applicazioni per iPhone e Android (molto diffuse anche in Italia) interamente dedicate all'attività di Social TV, come ad esempio Miso e Getglue.