Il Calatafimi è stato un cacciatorpediniere (e successivamente una torpediniera) della Regia Marina. Dopo la cattura da parte tedesca, all'armistizio, ha prestato servizio nella Kriegsmarine come Achilles, poi come TA 15 e infine come TA 19.
Storia Il periodo interbellico Costruita tra il dicembre 1920 e il maggio 1924, la nave apparteneva alla classe Curtatone. Inquadrato nella III Squadriglia Cacciatorpediniere, il 1º luglio 1924 il Calatafimi iniziò l'attività addestrativa nel Mar Tirreno.
Il 27 luglio 1924, a Livorno, insieme alle altre tre navi gemelle, ricevette la Bandiera di combattimento dalla locale sezione della Lega navale, Madrina della cerimonia la signorina Maria Augusta Scaravelli.
Negli anni venti e trenta l'unità compì varie crociere in Mediterraneo. Nel dicembre 1925 il Calatafimi fu trasferito alla IV Squadriglia Cacciatorpediniere, facente parte della Divisione Siluranti (aggregata, nel 1927, alla II Squadra Navale), prendendo parte a varie esercitazioni (pressoché tutte le manovre navali del periodo).
Il 4 novembre 1927 il cacciatorpediniere ospitò a bordo il re di Spagna in visita in Italia con la sua corte. Nell'aprile 1928 il Calatafimi si recò a Corinto, colpita da un terremoto, per rifornire i terremotati di medicinali e personale della Croce Rossa. Nel 1930 la nave fu sottoposta a lavori di modifica che videro l'innalzamento del fumaiolo prodiero.
Nel 1929 il cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Castelfidardo, Curtatone e Monzambano, costituiva la VIII Squadriglia Cacciatorpediniere, che, insieme alla VII Squadriglia (composta dalle unità della classe Palestro) e all'esploratore Augusto Riboty, formava la 4ª Flottiglia Cacciatorpediniere, appartenente alla II Divisione Siluranti, facente parte della 2ª Squadra Navale avente base a Taranto. Nel 1931 il Calatafimi, unitamente al Riboty, al Castelfidardo e alle torpediniere Ippolito Nievo e Fratelli Cairoli, formava la 3ª Flottiglia Cacciatorpediniere, inquadrata nella IV Divisione Navale.
Tra il 1929 e il 1932 la nave, insieme ad unità della Squadra, prese parte a varie crociere a Costantinopoli, nel Dodecaneso, in Libia, in Grecia, in Cirenaica, in Egitto, nel Libano e poi nuovamente nel Dodecaneso e in Grecia. Nell'ottobre 1929, in particolare, il Calatafimi compì una crociera in Turchia e nel Dodecaneso, mentre nell'estate del 1930 compì una crociera che lo portò in Libia e in vari porti della Grecia. A bordo della nave, in questo periodo, prestò servizio anche il sottotenente di vascello Mario Milano, futura Medaglia d'oro al valor militare.
Nel 1933 il cacciatorpediniere venne sottoposto ad un periodo di grandi lavori a Brindisi. Tra il 1934 e il 1935 la nave stazionò nel Dodecaneso, operando intensamente in quelle acque. L'unità fu poi destinata alla VI Squadriglia Cacciatorpediniere, con base dapprima a Messina, poi in Cirenaica (dove il Calatafimi venne distaccato temporaneamente) e infine a La Spezia. Di frequente la nave operò per conto dell'Accademia Navale di Livorno.
L'11 aprile 1937 il cacciatorpediniere, in uscita dal porto di Livorno, speronò il piroscafo Marzamemi, dovendo trascorrere quindi qualche mese ai lavori per le riparazioni dei gravi danni alla prua.
Il 1º ottobre 1938 il Calatafimi fu declassato a torpediniera venne e assegnato alla XVI Squadriglia Torpediniere.
Tra il 1939 e il 1940 la nave, al pari delle altre unità della classe, fu sottoposta ad altri lavori di modifica, che comportarono la sostituzione dei due cannoni da 76/30 Armstrong 1914 con 2 (o 4) mitragliere singole da Scotti-Isotta-Fraschini 20/70 1939 (collocate al posto dei cannoni) e 2 da 8/80 mm (sistemate sul castello). Successivamente vennero imbarcati anche due scaricabombe antisom per bombe di profondità.
Il 24 aprile dello stesso anno assunse il comando della Calatafimi il tenente di vascello Giuseppe Brignole, che rimase comandante dell'unità per i tre successivi anni e mezzo, sino alla cattura conseguente l'armistizio.
La seconda guerra mondiale 1940 All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, la Calatafimi (al comando del TV compl. Giuseppe Brignole dal 22 aprile 1940) faceva parte della XVI Squadriglia Torpediniere (che formava insieme alle gemelle Monzambano, Curtatone e Castelfidardo e alle anziane torpediniere Giacinto Carini e Giuseppe La Masa), avente base a La Spezia. La nave venne impiegata in missioni di scorta, posa di mine e caccia antisommergibile.
Alle 20 del 13 giugno 1940 la torpediniera lasciò La Spezia di scorta al posamine ausiliario Elbano Gasperi, incaricato della posa di sbarramenti di mine nel tratto di mare prospiciente la costa tra Genova e Savona. Alle 4:10 del 14 giugno una vedetta della Calatafimi avvistò alcune unità al binocolo: il comandante Brignole identificò tali navi come cacciatorpediniere francesi. Le unità appartenevano infatti a una formazione francese, composta dagli incrociatori pesanti Dupleix e Colbert (appartenenti alla III Divisione incrociatori della Marine Nationale) e dai cacciatorpediniere Vautour, Albatros, Guépard, Valmy e Verdun (questi ultimi tre inizialmente separati e in avanscoperta), diretta su Genova per bombardarne gli impianti industriali e l'area portuale (un'altra formazione francese era diretta contro Savona e Vado Ligure). Dopo aver ordinato al Gasperi di portarsi sotto costa e tornare a Genova alla massima velocità (il posamine invertì subito la rotta e si portò sotto costa come ordinato, nascondendosi nella foschia), il comandante Brignole ordinò il posto di combattimento, e la Calatafimi diresse a tutta forza verso la formazione nemica, avvistando poco dopo anche due incrociatori (al centro) e altri tre cacciatorpediniere (ai lati). Nonostante la disparità di forze, la Calatafimi, riferito dell'avvistamento a Supermarina, si portò a distanza ravvicinata, puntando i cannoni e preparando i tubi lanciasiluri al lancio: fidando nelle condizioni meteorologiche favorevoli (foschia e pioggia che rendevano difficile l'avvistamente, oltre al fatto che la sagoma della torpediniera si sarebbe confusa con la costa), Brignole pensava di potersi avvicinare senza essere avvistato per poter lanciare dalla minima distanza possibile, per aumentare le probabilità di successo. Il comandante della nave italiana pensò anche di attaccare gli incrociatori, bersaglio di maggior pregio, ma, per non rendersi più facilmente individuabile, la nave avrebbe dovuto evitare di modificare di molto la rotta, manovrando con le sole macchine, pertanto Brignole decise di attaccare i cacciatorpediniere, più vicini, come aveva pianificato precedentemente. Mentre venivano preparati i dati da fornire ai tubi lanciasiluri, la formazione francese, disposta in linea di rilevamento, si portò in linea di fila, per impiegare tutti i grossi calibri.
La formazione che aveva diretto su Vado Ligure aprì il fuoco per prima, contrastata (benché senza risultati di particolare rilievo) dalle batterie costiere e da alcuni MAS, e poco dopo, alle 4:26, anche il gruppo diretto contro Genova aprì il fuoco da 6000-7000 metri, tirando contro il porto e gli impianti dell'Ansaldo, proseguendo sino alle 4:40. Subito dopo la Calatafimi iniziò a sua volta il tiro, contro le unità francesi, che fino ad allora non si erano però ancora accorte della nave italiana: avendola a questo punto avvistata, le unità nemiche spostarono il tiro sulla torpediniera, che, manovrando a zig zag tra le salve che cadevano molto vicine, continuò a sparare con il cannone di prua (il cui tiro era forzatamente impreciso per via delle continue accostate) e ad avvicinarsi alla formazione avversaria, contro la quale, giunta a meno di 3000 metri, lanciò due siluri; poco più tardi, ridotta ulteriormente la distanza, dopo un'accostata più marcata, la Calatafimi lanciò altri due siluri. A questo punto il cacciatorpediniere Albatros fu seriamente danneggiato da un proiettile tirato dalle batterie costiere (la batteria Mameli di Genova), che colpì la sala macchine, e il danneggiamento fu accolto dall'equipaggio della torpediniera al grido di «Viva l'Italia, viva il Re!», dato che molti credevano che il colpo venisse dalla Calatafimi: Brignole riportò tuttavia l'ordine con il megafono, dovendo proseguire l'azione. Nonostante il fatto che nessuno dei quattro siluri lanciati fosse andato a segno, la formazione francese, stupita dalla reazione inattesa, presa di mira dal tiro sempre più preciso dalla batteria Mameli e non avendo idea di quale fosse la reale consistenza delle forze italiane, invertì la rotta e si ritirò ad elevata velocità, temendo una trappola, alle 4:48. La Calatafimi inizialmente inseguì la formazione francese, lanciando, nonostante la distanza e la disparità di velocità, altri due siluri, il primo dei quali, tuttavia, andò fuori punteria per un'accostata troppo veloce, mentre il secondo, difettoso, rimase incastrato metà dentro e metà fuori il tubo. L'equipaggio, spinto dall'entusiasmo, avrebbe voluto perseverare ancora nell'inseguimento, ma il comandante Brignole, considerato che la Calatafimi era del tutto indenne, che la scorta dei siluri era esaurita e che sembrava che Genova non avesse subito danni (in realtà vi erano stati alcuni danni e perdite, molto ridotte), ritenne ormai inutile continuare, correndo rischi ormai superflui. La torpediniera invertì perciò la rotta, dirigendo su Genova mentre il cannone di poppa continuava ancora a sparare, per un po' di tempo, sulla formazione francese che si allontanava.
Inizialmente la torpediniera venne inseguita dal cacciatorpediniere Vautour, rispondendo al fuoco con le proprie artiglierie: la nave italiana non fu colpita, pur riportando leggeri danni da schegge, mentre l'unità francese dovette infine rinunciare all'inseguimento per raggiungere la propria formazioneErminio Bagnasco, «In guerra sul mare. Navi e marina italiani nella seconda guerra mondiale», ristampa su «Storia Dossier» n. 1 (marzo-aprile 2012), pp. 56-57. La Calatafimi entrò a Genova con la bandiera di combattimento a riva e il gran pavese issato. Per l'azione contro la formazione francese il comandante Brignole fu insignito della Medaglia d'oro al valor militare. Pochi giorni dopo l'azione di Genova, la torpediniera venne utilizzata, nel ruolo di sé stessa, per un filmato propagandistico dell'Istituto Luce, «Alba di guerra sul Mar Ligure», in cui venne riprodotto il combattimento del 14 giugno 1940.
In seguito la Calatafimi fu destinata alle scorte sulle rotte del Basso Adriatico tra Italia ed Albania, con base a Brindisi e inquadramento nel VI Gruppo Torpediniere. Il 21 ottobre 1940, infatti, con la ricostituzione del Comando Superiore Traffico Albania (Maritrafalba, già in precedenza attivo dal 5 settembre 1940 al suo primo scioglimento, il 12 ottobre 1940, ma senza la Calatafimi alle sue dipendenze), la nave venne dislocata a Brindisi e destinata, con altre unità (due anziani cacciatorpediniere, altre nove torpediniere, quattro incrociatori ausiliari e la XIII Squadriglia MAS), a tale Comando, a compiti di scorta convogli da e per l'Albania nonché di ricerca e caccia antisommergibilePier Filippo Lupinacci, Vittorio E. Tognelli, La difesa del traffico con l'Albania, la Grecia e l'Egeo, pp. 43, 75, 110, 141, 184-185, 196-199, 201-202, 204-205, 208-211, 215-216, 218-223, 226, 228, 230-233, 236-239, 241-243, 267-268, 270-271, 277-281, 296, 315, 329, 332, 348, 351, 361, 365, 367, 402-403, 408-413, 415-416, 418-419, 422, 424-425, 428-4431, 436-438, 447-448, 450, 453-456, 466-467, 474-475, 478-481, 483-484, 486, 488, 490-496, 498, 500, 513, 518-519, 521, 523-529, 532, 534..