Il Castelfidardo è stato un cacciatorpediniere (e successivamente una torpediniera) della Regia Marina. Dopo la cattura da parte tedesca ha prestato servizio nella Kriegsmarine come TA 16.
Storia Gli anni venti e trenta Costruito tra il luglio 1920 e il marzo 1924, il Castelfidardo apparteneva alla classe Curtatone. Una volta operativa l'unità fu assegnata alla II Squadriglia Cacciatorpediniere, inquadrata nel Dipartimento di La Spezia, svolgendo l'usuale periodo di iniziale attività addestrativa.
Il 27 luglio 1923, a Livorno, insieme alle altre tre navi gemelle, ricevette la Bandiera di combattimento dalla locale sezione della Lega navale, Madrina della cerimonia la signorina dalla locale sezione della Lega navale, Madrina della cerimonia la signorina Clorinda Ghirardelli.
Nel 1929 il cacciatorpediniere, insieme ai gemelli Monzambano, Curtatone e Calatafimi, costituiva la VIII Squadriglia Cacciatorpediniere, che, insieme alla VII Squadriglia (composta dalle unità della classe Palestro) e all'esploratore Augusto Riboty, formava la 4ª Flottiglia Cacciatorpediniere, appartenente alla II Divisione Siluranti, facente parte della 2ª Squadra Navale avente base a Taranto. Nel 1931 il Castelfidardo, insieme al Riboty, al Calatafimi e alle torpediniere Ippolito Nievo e Fratelli Cairoli, formava la 3ª Flottiglia Cacciatorpediniere, inquadrata nella IV Divisione Navale.
Dal 1929 al 1932 il Castelfidardo fu in disponibilità (in riserva), mentre dal 1932 al 1936 compì vari viaggi che lo portarono a Tripoli, a Costanza, in Libia, in Grecia, nel Dodecaneso e in Nord Africa.
Nel 1930 il Castelfidardo fu temporaneamente posto in disarmo e quindi sottoposto a lavori di modifica che videro l'innalzamento del fumaiolo prodiero.
A metà anni trenta fu comandante della nave il tenente di vascello Ener Bettica. Nel 1936 il cacciatorpediniere passò al dipartimento di Livorno, tornando poi, nel corso dello stesso anno, a quello di La Spezia.
Dal 1937 al 1939 il Castelfidardo ebbe base a Brindisi e fu impiegato insieme come nave appoggio sommergibili. Il 1º ottobre 1938 l'unità fu declassata a torpediniera.
Tra il 1939 e il 1940 la nave, al pari delle altre unità della classe, fu sottoposta ad altri lavori di modifica, che comportarono la sostituzione dei due cannoni da 76/30 mm Armstrong 1914 con 2 (o 4) mitragliere singole Scotti-Isotta-Fraschini 20/70 1939 (collocate al posto dei cannoni) e 2 da 8/80 mm (sistemate sul castello). Successivamente vennero imbarcati anche due scaricabombe antisom per bombe di profondità.
La seconda guerra mondiale 1940 All'ingresso dell'Italia nella seconda guerra mondiale, il 10 giugno 1940, la Castelfidardo (al comando del TV Carlo Gandolfo passato il 18 giugno 1940 al CC compl. Gaetano Foldi) faceva parte della XVI Squadriglia Torpediniere (che formava insieme alle gemelle Monzambano, Curtatone e Calatafimi e alle anziane torpediniere Giacinto Carini e Giuseppe La Masa), avente base a La Spezia. Durante il conflitto l'unità operò nell'Adriatico meridionale e nel Mar Egeo, venendo impiegata principalmente per missioni di scorta.
Il 20 agosto 1940, infatti, con la costituzione del Comando Superiore Traffico Albania (Maritrafalba), divenuto attivo dal 5 settembre successivo, la Castelfidardo venne dislocata a Brindisi e assegnata, con altre unità (due anziani cacciatorpediniere, altre nove torpediniere, tre incrociatori ausiliari e la XIII Squadriglia MAS), a tale Comando, che la adibì a compiti di scorta convogli nel Basso Adriatico, tra Italia e AlbaniaPier Filippo Lupinacci, Vittorio E. Tognelli, La difesa del traffico con l'Albania, la Grecia e l'Egeo, pp. 8, 43, 47-51, 55-56, 75, 116, 123-124, 141, 172-175, 178, 202-203, 205, 209-215, 217-219, 224-228, 231-232, 234, 237-240, 242, 250-252, 254-255, 257-259, 265, 268-269, 273-278, 315, 318, 323, 327, 340, 343-344, 360-363, 365, 367, 369, 371, 373, 375-377, 379, 382, 385-387, 395, 398-399, 406, 408-409, 415, 467, 489, 501-503, 506-507, 509-511, 513, 516-517, 521, 523, 531-533..
Il 5 settembre 1940 la nave iniziò la prima missione di scorta agli ordini di Maritrafalba, scortando da Bari a Durazzo i piroscafi Perla e Antonietta Costa con a bordo 52 militari e 2100 tonnellate di carrette, automobili, motociclette, biciclette e quadrupedi (questi ultimi in numero di 671). Due giorni dopo la torpediniera rientrò da Durazzo a Bari scortando la piccola nave cisterna Abruzzi, il piroscafo da carico Premuda e l'Antonietta Costa, che tornavano scarichi in Italia.
Il 10 settembre la Castelfidardo scortò i piroscafi Polcevera e G. Costa, carichi di 4000 tonnellate di rifornimenti (e più precisamente artiglierie, armi leggere, 19 autoveicoli e materiale di altro genere) da Bari a Valona, via Brindisi. L'indomani l'unità, insieme all'incrociatore ausiliario Capitano A. Cecchi, scortò da Valona a Brindisi e quindi a Bari i piroscafi Nautilus e Pontinia, di ritorno vuoti.
Il 15 settembre la torpediniera fu di scorta alla motonave postale Filippo Grimani, in navigazione da Brindisi a Durazzo, e più tardi nella stessa giornata scortò la gemella della Grimani, la Piero Foscari, sulla rotta inversa. L'indomani la Castelfidardo scortò di nuovo la Foscari da Brindisi a Durazzo e poi la Grimani da Durazzo a Brindsi. Il 23 settembre la Castelfidardo, unitamente al Capitano Cecchi e alla più recente torpediniera Polluce, scortò da Bari a Durazzo le motonavi Catalani e Viminale, che trasportavano 2112 uomini e 70 tonnellate di materiali.
Il 12 ottobre 1940 Maritrafalba venne sciolto, ma già il 21 ottobre tale comando venne ricostituito, e la Castelfidardo venne nuovamente posta alle sue dipendenze (unitamente ai due anziani cacciatorpediniere, altre nove torpediniere, quattro incrociatori ausiliari e la XIII Squadriglia MAS) per compiti di scorta convogli e caccia antisommergibile, nonché di soccorso.
Nel mese di dicembre la torpediniera bombardò con le proprie artiglierie delle installazioni militari sulla costa della Grecia. Alle 5:30 del 6 dicembre la Castelfidardo, che stava arrivando a Brindisi, proveniente da Taranto, ricevette l'ordine di dirigere sul punto del siluramento del piroscafo Olimpia (alle 4:55 tale nave, in navigazione da Durazzo, da dov'era partita alle 23:45 del giorno precedente, a Brindisi insieme al piroscafo Carnia e al cacciatorpediniere Augusto Riboty, era stata colpita da uno o due siluri lanciati dal sommergibile britannico Triton (per altre fonti Regulus) nel punto 41°06' N e 18°39' E, ad una quarantina di miglia da Brindisi) per dare la caccia al sommergibile attaccante. La ricerca dell'unità nemica, cui parteciparono anche il MAS 512 e la XIII Squadriglia MAS, fu infruttuosa (mentre l'Olimpia poté essere rimorchiato in salvo a Brindisi).
L'8 dicembre la Castelfidardo, insieme all'incrociatore ausiliario Barletta, scortò da Bari, da dove partì alle 00:30, a Durazzo, dove giunse alle 11:15, l'incrociatore ausiliario Arborea, impiegato come trasporto, e i piroscafi Galilea e Aventino (i tre mercantili trasportavano in tutto 2755 uomini, 145 quadrupedi e 104 tonnellate di rifornimenti). La nave lasciò Durazzo alle 2:00 del 10 dicembre, di scorta al Galilea e alle motonavi Verdi e Puccini, che rientravano scariche a Bari, dove giunsero alle 18:30.
La Castelfidardo ripartì da Bari a mezzanotte del 15 dicembre, insieme all'incrociatore ausiliario Brindisi, scortando a Valona, dove giunse all'una del pomeriggio del giorno stesso, Verdi, Galilea, Puccini e Arborea, con a bordo il primo scaglione della Divisione Fanteria «Acqui», ossia 3936 uomini e 80 tonnellate di materiali. La torpediniera lasciò Valona alle 8:30 del 17 dicembre, unitamente all'incrociatore ausiliario Città di Genova, per scortare a Brindisi i piroscafi Piemonte e Galilea e le motonavi Città di Savona, Verdi e Puccini, di ritorno vuote. Giunto a Brindisi alle 16:45, il convoglio vi lasciò il Piemonte e proseguì per Bari, ma la Castelfidardo dovette lasciare la formazione e tornare a Brindisi a causa delle avverse condizioni meteomarine.
Il 22 dicembre, alle 23:30, la nave salpò da Brindisi alla volta di Bari, scortando i piroscafi scarichi Sant'Agata ed Hermada, con i quali giunse in porto alle 11:30 del mattino successivo. Due giorni più tardi, la vigilia di Natale, la Castelfidardo lasciò Bari alle 00:30 insieme al Capitano Cecchi, scortando i piroscafi Quirinale e Marin Sanudo e le motonavi Donizetti e Città di Savona, con il primo scaglione della Divisione Fanteria «Brennero» (2663 uomini, 186 autoveicoli e 558,5 tonnellate di materiali), a Durazzo, dove arrivarono alle 15:15 dello stesso giorno. Alle 18:30 del 26 dicembre la Castelfidardo ripartì dal porto albanese scortando i piroscafi scarichi Carnia e Monstella, con i quali giunse a Bari alle 9.30 del 27.
Alle 10:36 del 28 dicembre la Castelfidardo partì da Bari per Brindisi, dove giunse alle 16 dello stesso giorno, scortando il Galilea, vuoto. La torpediniera salpò da Brindisi alle 23:05 del giorno seguente, insieme al Brindisi, per scortare a Durazzo la Viminale e i piroscafi Zena e Monrosa, arrivando a destinazione alle 9:00 del 30 dicembre. Alle 7:00 del 31 dicembre la nave lasciò Valona, dove si era spostata, per scortare a Brindisi i piroscafi Absirtea e Argentina e la motonave Città di Agrigento. Il convoglio, giunto a Brindisi alle 23:05 di quello stesso giorno, fu l'ultimo ad arrivare nel porto pugliese prima dell'anno nuovo.
1941 Alle 3:00 del 2 gennaio la Castelfidardo lasciò Brindisi insieme al Brindisi, scortando a Valona la motonave Città di Trapani e il piroscafo Aprilia, aventi a bordo 497 uomini e 1111 tonnellate di vestiario, provviste e altri rifornimenti. Il convoglio giunse a destinazione alle 17:40, e la torpediniera ripartì da Valona alle 12:30 del 4 gennaio, di scorta ai piroscafi Zena (scarico) e Luisa (adibito al traffico civile), con i quali giunse a Brindisi alle 23:35 dello stesso giorno.
La torpediniera ripartì da Brindisi alle 4:45 del 6 gennaio, di scorta ai piroscafi Titania e Dea Mazzella (quest'ultimo assegnato al traffico civile), cui più tardi si aggiunse il piroscafo Verbano. Il convoglio, il cui carico complessivo assommava a 92 uomini, 649 quadrupedi e 156 tonnellate di rifornimenti, arrivò a Valona alle 15:15 di quel giorno. La Castelfidardo ne ripartì già alle 14 del 7 gennaio, scortando i piroscafi vuoti Piemonte e Galilea a Brindisi, dove giunse alle 21:30.
Il 10 gennaio, alle 11:45, la nave salpò da Brindisi unitamente al Brindisi, per scortare a Valona il piroscafo Piemonte e la motonave Città di Agrigento, aventi a bordo 3148 uomini, un automezzo, nove quadrupedi e 380 tonnellate di munizioni e altri rifornimenti: il convoglio giunse in porto alle 20:05. Due giorni più tardi la Castelfidardo, tornata in Italia, scortò da Bari a Brindisi la Città di Agrigento e i piroscafi Milano e Monstella, scarichi.
Il 24 gennaio la torpediniera, unitamente all'incrociatore ausiliario Egeo, salpò da Bari a mezzanotte e mezza, di scorta al piroscafo Quirinale e alle motonavi Città di Savona e Puccini, aventi a bordo 1911 uomini e 765 tonnellate di rifornimenti. Le navi arrivarono a Durazzo alle 14 di quel giorno. L'indomani alle 20 la Castelfidardo lasciò Durazzo scortando il piroscafo Quirinale e le motonavi Barbarigo e Città di Savona, che rientravano scariche a Bari, dove arrivarono dopo dodici ore, alle 8:00 del 26.
Alle 21 del 26 gennaio la nave, insieme al Città di Genova, salpò da Bari per scortare a Durazzo le motonavi Verdi e Donizetti e i piroscafi Argentina e Città di Tripoli, aventi a bordo il primo scaglione della Divisione Fanteria «Cagliari», costituito da 2634 uomini e 1162 tonnellate di materiali: il convoglio giunse a destinazione alle 9:15 del 27. Il 27, alle 20:40, la Castelfidardo lasciò Durazzo di scorta a Verdi, Argentina e Città di Tripoli, che tornavano vuoti a Bari, dove giunsero alle 9:30 del 28.