Paganica è una frazione dell'Aquila, situata a 669 metri sul livello del mare, ai piedi del Gran Sasso d'Italia, a circa 7 chilometri ad est dal centro storico, lungo la strada statale 17 bis che da Bazzano sale a Campo Imperatore.
Il 6 aprile 2009 il centro è stato colpito dal Terremoto dell'Aquila, che ha causato danni pesantissimi all'abitato. Nel 2011 sono iniziati i lavori di ricostruzione, permettendo il ritorno della popolazione sfollata e il recupero del patrimonio storico danneggiato.
Storia Età preromana: primi popoli della conca Aquilana (VII secolo a.C.)
Paganica sorse negli anni della Roma repubblicana al confine dei popoli italici Sabini e Vestini, presenti nella conca fra le catene del Gran Sasso e del Sirente-Velino. I due nuclei originari dell'Aquila erano quelli di Amiternum (San Vittorino) e Forcona di Civita di Bagno, abitati già dal VII secolo a.C.
Nel suo territorio nei secoli successivi i Romani costruirono la Via Claudia Nova, che dalla città sabina di Amiternum - patria di Caio Crispo Sallustio - congiungeva la città vestina di Peltuinum di Prata d'Ansidonia e quindi Aufinum (Ofena), per poi raccordarsi con la Via Tiburtina Valeria.
Nell'area furono rinvenute diverse testimonianze del periodo italico, come le necropoli di Paganica-Bazzano e Fossa.
Età romana: nascita di Paganica (I secolo d.C.) Sono diverse le teorie sulle origini dell'insediamento, una di queste si fonda sul rinvenimento nell'agro paganichese d'una iscrizione lapidea "JOVI PAGANICO SACRUM", mentre altre l'accostano al vocabolo latino pagus, dunque villaggio. Alcuni reperti lapidei con iscrizioni, presenti nella basilica di San Giustino e nella Villa Dragonetti, come nel Museo Nazionale d'Abruzzo all'Aquila, illustrano la vita nella Roma repubblicana ed imperiale. Due di questi, i cippi di Caius Curtilius e di Caius Festus, sono piantati in uno degli ingressi della villa ducale di Paganica. La basilica di San Giustino, di stile romanico (VIII-XII secolo), reca nelle sue architetture reperti verosimilmente recuperati da preesistenti costruzioni nell'area. Non lontano dalla basilica, sul colle di Cadicchio, si ritiene fosse situata la città di Cutina, espugnata e distrutta nel 430 a.C. dal console romano Junio Bruto Sceva, come lo storico Tito Livio riferisce in uno dei suoi libri. Nel medesimo territorio, nell'anno 281 d.C., San Giustino, il futuro patrono di Paganica, arriva da Siponto e vi predica: alla sua evangelizzazione, e a quella dei suoi familiari, poi martirizzati cinque anni dopo, si attribuisce l'insediamento del cristianesimo nella conca vestina.
Età protocristiana (II secolo d.C.)
Con l'indebolimento dell'Impero Romano, Paganica, assieme ad Amiternum e Forcona, viene colonizzata dai primi cristiani. Dagli antichi templi pagani vengono recuperati i materiali per la costruzione delle chiese. Un esempio sono i resti cospicui della vecchia cattedrale di San Massimo a Forcona, sede della diocesi, spostata nella nuova cattedrale in piazza Duomo all'Aquila nel 1257.
Presso Paganica si sviluppò il santuario della Madonna d'Appari, e successivamente la chiesa di Santa Giusta di Bazzano. Ad Amiternum nel VI secolo fu costruita la chiesa di San Michele Arcangelo con le relative catacombe cristiane, restaurata intorno all'anno 1000.
Primo Medioevo: sviluppo di Paganica (XII secolo - XIV secolo) Al periodo bizantino si fanno risalire le origini di numerose ville o fare (contrade) intorno a Paganica, come numerosi atti notarili provano fossero abitate sin da quei tempi. Negli anni della dominazione longobarda si definisce la struttura urbana con l'agglomerazione delle ville esistenti, a motivo di maggior difesa. Scarse le documentazioni risalenti agli ultimi secoli del I millennio. Nel Chronicon Farfense, nell'anno 981, Paganica compare in un diploma dell'imperatore Ottone I all'abate Giovanni III. Il rinvenimento di fonti storiche si fa meno sporadico a partire dal periodo della conquista normanna.
Nel XII secolo Paganica è il maggior centro della conca, ove convergono interessi e mercati che contribuiscono a renderla sempre più popolosa, . La sua posizione alle falde del Gran Sasso, in un'area ricca d'acque sorgive, rende forte la sua economia fondata su un agro seminativo irrigabile tutto l'anno e con colture differenziate, sulla presenza di vari mulini, concerie e gualcherie, cartiere e ramerie. Forte incidenza hanno le produzioni agricole, ortofrutticole e dello zafferano, ma soprattutto il vasto territorio di montagna per gli alpeggi estivi delle greggi e del bestiame.
Fondazione dell'Aquila (anno 1254)
Nel 1254, Paganica partecipa alla fondazione dell'Aquila, la civitas nova, con i 99 castelli della tradizione (stimati in realtà in una settantina), ciascuno realizzando sul sito assegnato il proprio quartiere. Nel suo quartiere assegnato a Paganica la chiesa di Santa Maria Assunta (poi Santa Maria Paganica) assume per la sua imponenza il rango di tempio capoquarto.
La Guerra dell'Aquila: assedio di Braccio da Montone (1423)
In quest'anno il condottiero umbro Braccio da Montone, a capo di un folto esercito mercenario parteggiante per Alfonso V d'Aragona, pretendente al trono del Regno di Napoli, marcia contro L'Aquila, schierata al fianco dei sovrani Angioini e di Papa Martino V. Braccio da Montone volle punire l'oltraggio di infedeltà ed iniziò l'assedio distruggendo tutti i castelli fondatori della città, come San Pio delle Camere, Ocre e Fossa. Anche Paganica e Bazzano furono saccheggiate, e le chiese bruciate.
Braccio da Montone tenne per numerosi mesi la città sotto assedio, accampandosi sotto le mura medievali, presso la piana di Collemaggio, cercando di prendere la città per fame, tagliando i viveri. Ma la popolazione fu raggiunta dal condottiero Jacopo Caldora, che dette man forte alla città, sconfiggendo il Montone, che morì nell'assedio.
Età moderna: dal Cinquecento al Seicento (XVI secolo - XVII secolo)
Altre incrinature con gli Aragona avvengono nel 1528, quando i moti assumono dimensioni di vera sollevazione popolare, solo infine rivolta contro il dominatore spagnolo, subentrato agli Angioini nel 1442. Ma la causa scatenante gli storici l'attribuiscono al latente conflitto tra i cittadini intus moenia, che tendono ad accrescere i propri privilegi sul demanio, con i villici del contado, sempre più vessati da tassazioni esose. In questa sollevazione il primo moto di ribellione è a Paganica. È proprio Paganica, insieme a Pizzoli, a guidare la rivolta, ma questa venne presto repressa dagli Aragonesi.
Crisi del dominio aquilano e il terremoto del 1703 Il territorio aquilano sarà investito all'epidemia di peste del 1656, che colpirà Paganica, mentre saranno numerose le distruzioni causate dal terremoto dell'Aquila del 1703, compreso il parziale crollo della chiesa di Santa Maria del Presepe, sorta nel 1605 sul sito del castello già raso al suolo dal Camponeschi, per iniziativa del vescovo locale Giuseppe de Rubeis.
Dall'Unità d'Italia alla fine del ventennio
Con l'abolizione del feudalesimo nobiliare e la decadenza dei suoi diritti, anche Paganica venne riorganizzata in un comune retto da un sindaco e da un consiglio comunale. Nel 1816 Paganica venne elevata a capoluogo del circondario, con l'aggregazione delle contrade di Onna, Bazzano e Tempera. Nel corso del Risorgimento, anche a Paganica venne fondata una società patriottica segreta, attiva nel contrastare i sostenitori borbonici. L'amnistia del 21 ottobre 1860 mise fine alla prigionia dei patrioti detenuti. Il 2 gennaio 1927 il Re Vittorio Emanuele III emanò il Decreto n. 1 sul riordino delle circoscrizioni provinciali, operando una serie di riforme che, in Abruzzo, porteranno alla nascita delle province di Pescara e di Rieti, sottraendo alla provincia dell'Aquila i comuni di Bussi sul Tirino e Popoli e l'intero circondario di Cittaducale. Contestualmente fu adoperato il provvedimento noto come Grande Aquila, che riunirà al capoluogo aquilano otto comuni circostanti (Arischia, Bagno, Camarda, Lucoli, Paganica, Preturo, Roio, Sassa e San Vittorino, quest'ultima frazione di Pizzoli), tra i quali Paganica. La popolazione totale dei comuni annessi raggiungeva circa ventottomila abitanti, mentre il comune dell'Aquila ne contava circa ventiquattromila; in particolare Paganica contava abitanti. L'annessione avvenne il 29 luglio 1927 (R.D. n.1564) e il 5 settembre il podestà Adelchi Serena annunciò l'avvenuta fusione con una serie di affissioni. L'impegno finanziario per la fusione dei comuni comportò una gravosa esposizione debitoria. Intenso e sistematico fu il prelievo tributario dai centri aggregati, quattro o cinque volte quello precedente. Dopo la sollevazione del 1930, da parte dei comuni soppressi, la più veemente protesta si registrò nel 1934 a Paganica, dove diversi abitanti, dopo scontri con la forza pubblica, furono arrestati. Nello stesso anno si costituì il movimento autonomistico per la ricostituzione del comune soppresso, ai sensi del Testo unico della legge comunale e provinciale (R.D. 3 marzo 1934), prontamente represso dal nuovo podestà Gianlorenzo Centi Colella, uomo di fiducia di Adelchi Serena. Contestualmente procedeva la centralizzazione nel capoluogo aquilano delle amministrazioni pubbliche, e a Paganica fu soppressa la Pretura.
La seconda guerra mondiale Nel 1943 Paganica fu occupata dai nazisti e il 12 settembre, quattro giorni dopo l'armistizio, la vallata del torrente Raiale venne percorsa dalla colonna tedesca che partecipò all'operazione "Quercia" con lo scopo la liberazione di Mussolini dalla sua prigionia sul Gran Sasso d'Italia. Fra l'altro, temendo una reazione ostile da parte di uomini della Resistenza, soldati tedeschi mitragliarono la bombarda (un vecchio reperto bellico della Grande Guerra) che si trovava davanti al monumento ai caduti, ferendo una donna.
I tedeschi si stabilirono poi in paese occupando con una loro guarnigione il rione sant'Antonio, alcune case private e le chiese della Concezione e del Castello, il convento dei Frati Minori, il palazzo Ducale e il palazzo Dragonetti. Il paese non fu direttamente toccato dagli eventi bellici e non si registrarono particolari distruzioni.
Dalla nascita della Repubblica a oggi Dal 1945 riprese forza il tema della reistituzione del comune di Paganica, ma nonostante diversi tentativi politici non vi furono riscontri.
Il 10 giugno 1990 si tennero dei referendum consultivi per l'istituzione dei comuni di Paganica e Arischia, e in seguito all'esito positivo il 5 marzo 1992 il consiglio regionale approvò la legge regionale di ricostituzione dei comuni, tuttavia il 5 luglio il Governo impugnò la legge e la vertenza passò alla Corte Costituzionale, che il 18 dicembre 1992 esprimeva il proprio parere negativo.
Con le sue antiche cinque frazioni (Bazzano, Onna, Pescomaggiore, San Gregorio e Tempera) Paganica è la X tra le dodici Circoscrizioni in cui è strutturato il comune dell'Aquila.
I terremoti
Nel terremoto del 9 e 10 settembre 1349 crollò la chiesa di Santa Maria di Paganica. Il paese fu quasi distrutto dal terremoto del 1703 (dal 14 gennaio al 2 febbraio). Il terremoto dell'Aquila del 2009 ha devastato il centro storico con lesioni e crolli parziali su tutti gli edifici, provocando due vittime. La chiesa della Concezione, qui a fianco, ha subito gravissimi danni in seguito alla scossa e il 26 luglio 2026 dopo un lungo restauro è stata riaperta al culto.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Santuario della Madonna d'Appari