La propaganda del fatto, o propaganda col fatto, è una concezione tipica del movimento anarchico, storicamente concretizzatasi sia in tentativi insurrezionali (un esempio tipico è la cosiddetta Banda del Matese), sia in attentati individuali o collettivi contro sovrani, capi di Stato o altre importanti personalità, sia in atti terroristici. Premesse La propaganda del fatto può imputarsi soprattutto all'azione di singoli, ma può anche, inteso come forma di lotta politica, essere accettato da organizzazioni strutturate.
Aspetto comune di questo fenomeno è tanto il movente quanto il metodo scelto. Obiettivo prediletto delle azioni anarchiche sono state e sono in primo luogo quelle persone che sono chiamate a rappresentare le istituzioni politiche e sociali del presente contingente nonché i luoghi simbolo delle stesse; conseguentemente oggetto di simili atti sono state molte personalità politiche ed istituzionali di spicco nonché luoghi di frequentazione borghese, come importanti ed esclusivi caffè e teatri, dato che la borghesia era e, in parte, ancora è considerata un'istituzione sociale consolidata, dunque, nell'ottica anarchico terroristica, da abbattere.
Teorizzazione L'espressione trova origine nella concezione di Carlo Pisacane secondo cui «profonda mia convinzione di essere la propaganda dell'idea una chimera e l'istruzione popolare un'assurdità. Le idee nascono dai fatti e non questi da quelle, e il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma sarà ben tosto istrutto quando sarà libero»C. Pisacane, Saggio sulla rivoluzione, ed. Universale Economica, Milano 1956 e nelle dichiarazioni di Errico Malatesta e Carlo Cafiero al congresso di Berna (1876) dell'Internazionale antiautoritaria: “La Federazione italiana crede che il fatto insurrezionale, destinato ad affermare con delle azioni il principio socialista, sia il mezzo di propaganda più efficace ed il solo che, senza ingannare e corrompere le masse, possa penetrare nei più profondi strati sociali ed attrarre le forze vive dell'umanità nella lotta che l'Internazionale sostiene”Pier Carlo Masini, Storia degli anarchici italiani da Bakunin a Malatesta, Milano, Rizzoli, 1973, p. 108.. Si tratta cioè di propagandare le idee anarchiche non solo con le parole ma soprattutto con l'esempio concreto che possa essere imitato dalle masse popolari. Storicamente la propaganda del fatto si è concretizzata sia in tentativi insurrezionali (un esempio tipico è la cosiddetta Banda del Matese), sia in attentati individuali o collettivi contro sovrani, capi di Stato o altre importanti personalità, sia in atti terroristici.
La propaganda del fatto prevede quindi la possibilità di colpire i propri avversari ideologici veri o presunti, nonché i simboli del potere e altri obiettivi mediante il ricorso ad attentati terroristici e assassinii. Nell'ambito anarchico, tali azioni sono state giustificate sulla base delle idee dei rivoluzionari e filosofi anarchici Pëtr Kropotkin ed Errico Malatesta, i quali scrivevano in un'epoca in cui monarchie e dittature erano forme di stato comuni: essi tuttavia non vollero mai l'uso della violenza gratuito o indiscriminato, raccomandando che il fatto si sostituisse alla parola solo in casi estremi.Jean Préposiet, Storia dell'anarchismo, ediz. Dedalo, 2006, ISBN 978-88-220-0563-2
Nella pratica, dal XIX secolo ad oggi, ci sono stati molti attentati violenti, indicati comunemente con l'espressione "terrorismo anarchico", che si riferisce: alle organizzazioni anarchiche che praticano la lotta armata di matrice anarco-insurrezionalista; ai singoli attentatori che adducono come movente o tra i moventi delle loro azioni delittuose l'ideologia politica-rivoluzionaria anarcoinsurrezionalista o anarchica; agli attentati motivati o ispirati dal pensiero anarcoinsurrezionalista. Nell'epoca contemporanea l'anarco-insurrezionalismo ha sfruttato internet per la formazione di strutture come quella degli Anarchici Informali: la rete ha infatti amplificato le possibilità di organizzazione e incontro di idee tra persone che in altri tempi sarebbero state tagliate fuori dai movimenti più moderati e ortodossi, permettendo agli esponenti dell'area spontaneista, individualista e autonoma del movimento, una risposta coordinata simile alla "propaganda del fatto" da usare come extrema ratio nella lotta libertaria contro il Potere autocrate.
Queste caratteristiche hanno comportato che, tanto sotto il profilo filosofico, quanto sotto quello politico e organizzativo, sia stato e sia l'individualismo a costituire il fattore determinante nelle azioni, e che spesso non vi sia e non vi sia stata una condivisione terminologica globalmente condivisa, al punto di veder inquadrare, tra i tanti, Gaetano Bresci e Felice Orsini, alternativamente come "terroristi", giustizieri o persino come patrioti.
Contrasto La propaganda del fatto, come fenomeno storico, origina nel XIX secolo e raggiunge una particolare intensità a cavallo tra Ottocento e Novecento, a causa del susseguirsi di numerosi attentati che fecero particolare scalpore.
Il 24 novembre 1898 a Palazzo Corsini a Roma si tenne la Conferenza per la difesa sociale contro gli anarchiciCfr. RICHARD BACH JENSEN, The International Anti-Anarchist Conference of 1898 and the Origins of Interpol, «Journal of Contemporary History», Vol. 16, n. 2, aprile 1981, pp. 323-347 ; RICHARD BACH JENSEN, The Battle against Anarchic Terrorism. An International History, Cambridge, Cambridge University Press, 2014; MATHIEU DEFLEM, “Wild Beasts without Nationality”: The Uncertain Origins of Interpol, 1898-1910, in The Handbook of Transnational Crime and Justice, ed. by PHILIP REICHEL, Thousand Oaks, Sage, 2005, pp. 275-285; FRANCESCO TAMBURINI, La Conferenza internazionale di Roma per la difesa sociale contro gli anarchici (24 novembre-21 dicembre 1898), «Clio. Rivista trimestrale di studi storici», XXXII, n. 2, 1997, pp. 227-265., cui parteciparono 21 paesi, i quali, all'unanimità, stabilirono che l'anarchia non avrebbe dovuto essere considerata una dottrina politica e che gli attentati attuati dagli anarchici erano da punirsi come azioni criminali. Esse sarebbero state oggetto di potenziale estradizione.
Casistica Di seguito si descrivono i tentativi insurrezionali e gli attentati più noti, tanto quelli riusciti quanto quelli falliti, dei moltissimi avvenuti dal 1858 agli anni recenti. La spedizione di Carlo Pisacane
Il socialista libertario Carlo Pisacane, nel 1857 tentò la spedizione di Sapri, assieme ad alcuni patrioti mazziniani e molti detenuti liberati a Ponza, un'insurrezione nel Regno delle Due Sicilie, ma venne massacrato dai filo-borbonici. Nella propria ideologia, Pisacane riteneva indispensabile che la propaganda venisse fatta con l'azione di guerriglia, oltre che con la politica. Pisacane considerato il precursore in Italia di quella che sarebbe poi diventata la "propaganda del fatto", l'azione avanguardista che genera l'insurrezione, l'esempio che consente l'innesco per il propagarsi della necessaria rivoluzione sociale e da questo la necessità di impegnarsi fisicamente e attivamente nell'impresa rivoluzionaria. Solo dopo aver liberato il popolo dalle sue necessità materiali si sarebbe potuto istruirlo ed educarlo per condurlo alla rivoluzione. Ribadiva ancora infatti nel suo testamento politico posto in appendice al Saggio sulla rivoluzione: «profonda mia convinzione di essere la propaganda dell'idea una chimera e l'istruzione popolare un'assurdità. Le idee nascono dai fatti e non questi da quelle, e il popolo non sarà libero perché sarà istrutto, ma sarà ben tosto istrutto quando sarà libero». Questo il senso del suo affermare che «L'Italia trionferà quando il contadino cangerà spontaneamente la marra con il fucile».
Nello stesso scritto, egli polemicamente sosteneva che «la dominazione della casa Savoia e la dominazione della casa d'Austria sono precisamente la stessa cosa» e che «il regime costituzionale del Piemonte è più nocivo all'Italia di quello che lo sia la tirannia di Ferdinando II».: «Per quanto mi riguarda, io non farei il più piccolo sacrificio per cambiare un ministero e per ottenere una costituzione, neppure per scacciare gli austriaci della Lombardia e riunire questa provincia al Regno di Sardegna. Per mio avviso la dominazione della Casa di Savoia e la dominazione della casa d'Austria sono precisamente la stessa cosa. Io credo pure che il regime costituzionale del Piemonte è più nocivo all'Italia di quello che lo sia la tirannia di Ferdinando II […] Io credo al socialismo… il socialismo di cui parlo può definirsi in queste due parole: libertà e associazione» /testamento politico di Carlo Pisacane) Il Testamento politico
Espressioni questi di un socialismo radicale avverso a ogni riformismo e alle soluzioni della questione sociale in senso interclassista come auspicava lo stesso Mazzini. Per questo Carlo Pisacane è da molti considerato non solo un patriota e rivoluzionario, ma un precursore dell'anarchismo, se non un vero e proprio anarchico.
L'attentato all'Imperatore dei Francesi Napoleone III
L'anarchico italiano ed ex mazziniano repubblicano Felice Orsini tentò invano di uccidere l'Imperatore Napoleone III, al grido di "Ricordati dell'Italia!". Con ogni probabilità, questo secondo attentato fu motivato dall'accusa di aver tradito il giuramento carbonaro di dedicare la propria vita alla causa dell'unità d'Italia.
L'attentato ebbe luogo a Parigi e fu organizzato con l'aiuto di altri congiurati, tra i quali Giovanni Andrea Pieri, Carlo Di Rudio e Antonio Gomez.
La sera del 14 gennaio 1858 riuscirono a scagliare tre bombe contro la carrozza dell'Imperatore all'ingresso dell'opéra di rue Le Peletier. L'attentato provocò 12 morti e 156 feriti, ma Napoleone fu protetto dalla carrozza blindata e rimase illeso, così come l'imperatrice Eugenia, la quale venne sbalzata sul marciapiede e coperta dal sangue delle vittime. Orsini e i suoi complici, favoriti dal panico scatenatosi, riuscirono a fuggire, ma vennero arrestati dalla polizia poche ore dopo, nei rispettivi alberghi.
Pur non avendo raggiunto l'obiettivo prefissato, l'attentato di Orsini suscitò impressione nell'opinione pubblica, offrendo all'Imperatore l'occasione per attuare un'azione repressiva contro l'opposizione politica violenta al suo regime. Orsini venne arrestato e ghigliottinato.
Orsini venne descritto come anarchico, anche se propriamente era un mazziniano eretico, come Pisacane.
L'inizio della stagione degli attentati anarchici La repressione che i comunardi subiranno alla caduta della Comune di Parigi (1871), portò Michail Bakunin, poco prima della sua morte (1876), a pensare che era finito il tempo delle parole e fosse necessario agire.
Nel 1876, al congresso internazionale di Berna, Errico Malatesta lanciò «la guerra continua alle istituzioni stabilite, ecco ciò che chiamiamo la rivoluzione in modo permanente!». Ciò di fatto presagiva la «propaganda col fatto». Quattro anni più tardi, il 25 dicembre 1880, Kropotkin dichiarò in "Révolté": «la rivolta permanente mediante la parola, lo scritto, il pugnale, il fucile, la dinamite (...), tutto è buono per noi quello che non è la legalità».
Nel 1881, durante il congresso internazionale anarchico di Londra (dove erano presenti anche Louise Michel ed Emile Pouget), questa nuova strategia sarà proclamata ed enunciata come «propaganda col fatto» (per aggiungersi agli scritti ed alle parole). Per molti di questi pensatori, in primis Kropotkin, l'azione col fatto avrebbe scatenato una serie di eventi tra loro legati indissolubilmente (determinismo) che sarebbero sfociati nell'anarchia. Più avanti, nel 1887, sempre in «Révolté», Kropotkin cambierà posizione denunciando l'illusione di tale metodo.
La banda del Matese