La lingua è il sistema, o forma storicamente determinata, attraverso il quale gli appartenenti a una comunità si esprimono e comunicano tra loro attraverso l'utilizzo di un determinato linguaggio ovvero un insieme di segni scritti (simboli) e/o parlati (suoni).
Introduzione Una lingua è un sistema di comunicazione composto da vari sottosistemi.Un sistema di sistemi è definito "diasistema". I principali sistemi che compongono una lingua sono: il lessico, il sistema fonologico, la morfologia, la sintassi e la pragmatica; nel caso vi siano sia una versione scritta sia una orale, anche un sistema di scrittura..
La linguistica è la disciplina che studia le lingue con lo scopo di comprendere l'abilità umana del linguaggio. Ferdinand de Saussure è stato il primo studioso a dotare la linguistica dei metodi empirici e dell'obiettività delle scienze, grazie alle sue teorie raccolte sotto la denominazione di strutturalismo, tanto da essere considerato da alcuni il padre fondatore della linguistica moderna. Ferdinand de Saussure, Cours de linguistique génerale, Lausanne-Paris, Payot, 1916 (traduzione italiana con commento di Tullio De Mauro, Corso di linguistica generale, Bari, Laterza, 1967).
Secondo Ethnologue, nel 2022 esistono 7.151 lingue nel mondo; le 23 lingue più diffuse coprono il 50% della popolazione mondiale, mentre le 200 lingue più diffuse coprono oltre l'88% della popolazione mondiale. Il 40% delle lingue mondiali ha meno di 1000 parlanti ed è a rischio.
Le più diffuse sono il cinese mandarino (concentrato in Cina e nelle limitrofe Taiwan e Singapore), l'inglese (parlato in Gran Bretagna, America del Nord, Oceania e parte dell'Africa), lo spagnolo (presente in Spagna, America meridionale e in alcune zone dell'Africa) e l'hindī (idioma ufficiale dell'India): relativamente al cinese è da notare come essa risulti la lingua col maggior numero di nativi parlanti (dato condizionato dall'enorme popolazione) mentre l'inglese — per via dell'influenza coloniale dell'impero britannico e della cultura americana — è quella con più locutori.
Altre lingue che ricoprono un ruolo significativo sono: francese (conosciuto in Francia, Benelux e parte dell'Africa), arabo (diffuso in Nordafrica e Medio Oriente), russo (lingua ufficiale in Russia e Bielorussia), portoghese (parlato in Portogallo e Brasile), indonesiano (particolarmente rilevante in Indonesia e nell'area asiatica), tedesco (che interessa la Germania nonché le vicine Austria e Svizzera), giapponese (concentrato nello stato nipponico), turco (circoscritto alla Turchia) e italiano (parlato in Italia e Svizzera).
Lo sviluppo delle lingue è influenzato non solo dal contesto storico e geografico, ma anche dallo scenario sociale.
Significato e significante, referente e arbitrarietà del sistema simbolico
È grazie a Saussure di aver definito il segno linguistico come l'unione di un significante e di un significato.
Per significante si intende la produzione verbale, quell'insieme di suoni (vibrazioni acustiche prodotte dalle corde vocali durante la fonazione, se si eccettuano i click come "tsk tsk") che hanno la proprietà, per coloro che parlano quella lingua, di richiamare un certo significato. Più difficile definire il significato in quanto esso si correla al concetto, all'oggetto, al fenomeno, o ad altro che il significante indica. Per esempio, se si pronuncia "torta alla crema" ad alta voce, ciò che si sente è il significante ("ciò che significa qualcosa"), mentre l'idea di torta alla crema nella mente di chi ascolta è il significato. Da qui si evince che il linguaggio è un sistema simbolico che si riferisce indirettamente alla realtà e che può descrivere anche oggetti astratti o esistenti ma assenti nel momento in cui si parla/hic et nunc (ad esempio un antenato, un oggetto smarrito, un oggetto presente altrove...).
L'oggetto reale, in questo caso la torta alla crema autentica e che si può percepire con i sensi (si vede, si tocca, si ascolta mentre si taglia, si annusa, si gusta), si chiama "referente/designatum". Questo sistema simbolico non è assoluto ma è largamente arbitrario, siccome uno stesso referente cambia significante in base alla lingua (ad esempio torta, cake, 蛋糕 dan4gao1), se si eccettua il fenomeno del fonosimbolico e delle onomatopee, che contengono un riferimento ai suoni che si sentono nella realtà o che cercano di replicare la realtà con i suoni (ad esempio tonfo, sciacquare, flauto, vento, morbido, gattino piccino, miao, bau, chicchirichììììì). Ma anche questo fenomeno contiene un fondo di arbitrarietà (ad esempio bau bau, wof wof, 汪汪 wang1 wang1).
Inoltre il significato di una parola dipende dal soggetto psicologico e dalla lingua stessa; l'oggetto non è un "in sé", ma dipende dal soggetto che ne prende coscienza-conoscenza. Il soggetto è condizionato dalle proprie strutture emotive e cognitive, la lingua è determinata dalle scelte del soggetto e della comunità a cui l'individuo appartiene e determina, per molti aspetti, l'organizzazione logica del mondo concettuale.
È quindi più corretto, in linguistica, definire il significato come "significato verbalmente elaborato" piuttosto che usare come punto di riferimento il concetto, l'oggetto, l'azione o la relazione; il significato è quella parte di realtà extra-linguistica a cui un certo significante fa riferimento. Se si considera un segno linguistico si nota che esso possiede due aspetti: l'immagine acustica (cioè i suoni in successione che lo compongono) e il concetto che esso esprime. Al primo si dà il nome di significante e al secondo di significato. Il legame che unisce il significato al significante è arbitrario e ha una motivazione storica.
Un segno linguistico si può paragonare a una banconota. Il significante è il rettangolo di carta di una certa dimensione, con certe immagini e con certi colori, il significato è il valore (in oro o in merci) che viene attribuito a tale rettangolo di carta. Il legame tra il rettangolo di carta e un determinato valore è arbitrario: cioè non ha una motivazione logica, ma dipende da una convenzione.
Langue e parole Saussure crea una famosa dicotomia siccome distingue tra lingua (langue) come insieme di competenze condivise socialmente che deve essere distinto dallo studio dei proferimenti linguistici occasionali (parole), ovvero della lingua in uso negli eventi comunicativi. Ovvero, la langue è la lingua come concetto astratto e legata al modello del parlante ideale: studiarla significa praticare linguistica teorica. La parole è la lingua usata in contesto dai parlanti concreti. Studiarla significa, per esempio, capire come la lingua permette l'esecuzione di atti di discorso e obiettivi a monte (pragmatica) o come una lingua evolve nel tempo (linguistica storica, spesso legata a filologia) o come una lingua si suddivide in varietà di pronuncia.
La lingua come sistema di segni Una lingua è composta da segni che vanno però distinti tra segni naturali (detti anche indici) e segni artificiali.
I segni naturali sono legati ai loro rispettivi significati (una colonna di fumo indica un incendio, un rossore improvviso indica vergogna o imbarazzo), mentre i segni artificiali sono arbitrari (per indicare via libera al semaforo si sarebbe potuto scegliere un colore diverso dal verde o per indicare le lettere dell'alfabeto si sarebbero potuti scegliere segni differenti) e quindi sono segni convenzionali che, a differenza dei segni naturali, devono essere imparati.
I segni arbitrari, combinati con altri segni dello stesso tipo costituiscono un sistema di segni. La lingua può essere considerata un sistema in quanto essa mette in relazione un insieme di significanti all'universo dei significati di quella lingua stessa.
La relazione non è strettamente biunivoca perché:
ad un significante possono corrispondere più significati (polisemia); ad un significato possono corrispondere più significanti (sinonimia); un insieme di significanti può concorrere ad indicare un significato diverso dalla pura somma dei significati (ad esempio: il cane della pistola); alcuni significanti includono o coprono parzialmente aree di significato appartenenti ad altri (ad esempio: animale, vertebrato, mammifero, canide, volpe; ragazza, bambina, fanciulla, pre-adolescente).
Affinché un "sistema di segni" funzioni è regola inderogabile che i segni (ciascuno dei quali è portatore di un concetto riconducibile a infiniti significati), per diventare tali devono essere attribuiti alla lingua dalla maggior parte della comunità sociale che è parte della lingua stessa.
Caratteristiche dei segni La caratteristica dei segni linguistici sono la duplicità, l'arbitrarietà e la convenzionalità.
La duplicità sottolinea il fatto che nel segno linguistico entrano in relazione, tranne alcune eccezioni, significato e significante.
L'arbitrarietà significa che non esiste una relazione evidente fra significato e significante. A prova di ciò basti pensare ai diversi significanti, usati da lingue diverse, per indicare lo stesso significato e come, all'interno di una stessa lingua, in tempi storici diversi, la stessa parola assuma significati diversi e, a volte, opposti.
Secondo alcuni le onomatopee contravvengono a questo principio perché il confronto con parole onomatopeiche di lingue diverse permette di osservare come le caratteristiche sonore di uno stesso oggetto, animale, situazione, siano espresse in modo verbalmente differente da una lingua all'altra.
La convenzionalità sta invece ad indicare che fra emittente e destinatario appartenenti alla stessa comunità linguistica, esiste una convenzione, un accordo comunicativo.
Una caratteristica importante di tutta la lingua è invece la proprietà riflessiva: con il linguaggio, si può parlare del linguaggio (che è parte di quello che si fa in questo articolo di Wikipedia o che si fa in un libro di linguistica generale).
La lingua come struttura di sistemi correlati La lingua è composta da un insieme di elementi tra di loro interdipendenti e ciascun elemento ha un valore e un funzionamento in rapporto al valore e al funzionamento degli elementi che gli sono vicini.
Secondo lo strutturalismo la lingua è un sistema costituito da più sistemi tra loro correlati.
Si ha così un sistema della lingua che si suddivide in:
sistema fonologico che è costituito dai fonemi; sistema morfologico-sintattico che è costituito dai morfemi (o monemi grammaticali) e dalle strutture sintattiche; sistema lessicale che è costituito dai lessemi (o monemi lessicali).
Questi sistemi se si correlano tra di loro rappresentano altrettanti livelli di analisi e ogni unità presente in un livello può essere scomposta in unità definite e minime.
La doppia articolazione
Nella realizzazione di un codice esistono due tipi di rischio:
l'estrema specificità del segnale che è antieconomico in quanto richiede una grande quantità di segnali ed un notevole impegno mnemonico per l'apprendimento (come negli ideogrammi delle scritture ideografiche); l'estrema generalizzazione del segnale che può diventare poco chiaro in quanto portatore di informazioni generiche o di più significati.
La lingua umana ha evitato questi due rischi utilizzando il sistema della doppia articolazione (concetto illustrato in particolare da André MartinetÉléments de linguistique générale, Paris, Armand Colin, 1960; nuova edizione aggiornata 1980. Trad. it.: Elementi di linguistica generale, Roma-Bari, Laterza, 1966), caratteristica che viene considerata dai linguisti un "universale", cioè una caratteristica propria di tutte le lingue.
La prima articolazione riguarda le unità minime fornite di significato (cioè i monemi o morfemi), il combinarsi dei morfemi a costituire le parole, e queste a formare le frasi, le frasi a collegarsi in testi.