Nell'economia marxiana, il plusvalore () è uguale al valore creato durante la giornata lavorativa dai lavoratori che è in eccesso rispetto al valore della loro forza-lavoro.. Viene inteso anche come profitto...

Il concetto ebbe origine nel socialismo ricardiano, con il termine "plusvalore" coniato da William Thompson nel 1824; tuttavia, non era coerentemente distinto dai concetti correlati di pluslavoro e plusprodotto. La teoria è stata successivamente sviluppata e resa popolare da Karl Marx. La formulazione marxiana è il senso standard e la base primaria per gli ulteriori sviluppi, sebbene sia contestato quanto del concetto di Marx sia originale e distinto dal concetto ricardiano.

Origini XVIII secolo Fisiocratici

Il padre della fisiocrazia, l'economista francese François Quesnay, poneva l'agricoltura alla base dell'economia nel Tableau économique ("Tavola economica") del 1759, sostenendo che nel processo agricolo si creava un valore aggiunto noto come "prodotto netto" () dato dalla differenza tra la ricchezza totale prodotta dal contadino e la porzione della stessa consumata per la propria sussistenza. Ritenendo l'agricoltura come l'unico settore realmente produttivo, è la sola in grado di produrre un sovrappiù sotto forma di rendita o profitto..

In Réflexions sur la formation et la distribution des richesses ("Riflessioni sulla formazione e distribuzione delle ricchezze") Anne Robert Jacques Turgot affermò che, quando appena il lavoro dell'agricoltore produceva in misura superiore ai suoi bisogni grazie a un "puro dono" della natura, egli poteva usare l'eccesso per comprare i frutti del lavoro di altri membri della società... L'agricoltore riceveva quindi una ricchezza indipendente da quella necessaria per vivere e che poteva mettere in circolo. Secondo Turgot, con l'introduzione della proprietà privata della terra, nacque la figura del proprietario fondiario che portò a una minor disponibilità di terreni liberi e lasciò alle persone la sola possibilità di lavorare come contadini per i proprietari fondiari... Mentre il singolo coltivatore produceva il proprio salario e in più il reddito che serviva a retribuire tutta la classe degli artigiani e degli altri stipendiati, il proprietario fondiario riceveva dal lavoro del coltivatore i suoi mezzi di sussistenza e la "notevole eccedenza" del raccolto per pagare i lavori degli altri stipendiati...

Altri fisiocratici accennavano a un valore in eccesso prodotto dai lavoratori e sottratto dal "datore di lavoro, il proprietario e tutti gli sfruttatori".

James Steuart Nel 1767, l'economista scozzese James Steuart pubblicò il saggio An Inquiry into the Principles of Political Economy ("Un'inchiesta nei principi dell'economia politica") dove introdusse il concetto di profitto positivo, ottenuto da un "aumento del lavoro, dell'industria o dell'abilità e che ha l'effetto di gonfiare o aumentare il benessere pubblico"... Considerò inoltre nel prezzo di una merce la presenza di un "valore reale", determinato dalla quantità di tempo e materiale necessario per produrre un bene e dal salario dell'operaio, e di un "profitto mediante l'alienazione", determinato al momento della vendita con una sopravvalutazione della merce secondo l'offerta...

Adam Smith

Nel capitolo VI del libro I de La ricchezza delle nazioni (1776), l'economista scozzese Adam Smith affermò che, non appena si accumula del capitale nelle mani di singole persone, qualcuno di loro lo impiega per dar lavoro a persone industriose, fornendole di materie prime e di mezzi di sussistenza, "allo scopo di ritrarre un profitto dalla vendita del loro prodotto, ossia da ciò che il loro lavoro aggiunge al valore delle materie prime"... Nello scambio tra il prodotto finito con del denaro, lavoro o con altri beni, oltre al necessario per pagare i costi di produzione e i salari, gli operai, qualcosa deve essere dato per i profitti dell'imprenditore che rischia il suo capitale per la fabbrica: di conseguenza, il valore aggiunto dagli operai ai materiali si divide nella parte necessaria per pagare il salario e in un'altra che costituisce il profitto dell'imprenditore..

XIX secolo In Nouveaux principes d'économie politique ("Nuovi principi dell'economia politica") del 1819, l'economista svizzero Jean Charles Léonard Simonde de Sismondi affermò che, vendendo la propria merce, un imprenditore guadagnava un "valore extra" ottenuto dalla differenza tra il valore di scambio di una merce e il suo costo di produzione.

I socialisti ricardiani, iniziarono a usare il termine "plusvalore" decenni dopo, in seguito alla sua coniazione da parte di William Thompson nel 1824.

William Godwin e Charles Hall sono anche accreditati come i primi sviluppatori del concetto. I primi autori usavano anche i termini "lavoro in eccesso" e "prodotto in eccesso" (nel linguaggio di Marx, pluslavoro e plusprodotto), che hanno significati distinti nell'economia marxiana: il pluslavoro produce un plusprodotto, che ha un plusvalore. Alcuni autori considerano il concetto di Marx come completamente mutuato da Thompson, in particolare Anton Menger:

Questa rivendicazione di priorità è stata vigorosamente contestata in un articolo di Friedrich Engels, completato da Karl Kautsky e pubblicato in forma anonima nel 1887, in cui reagiva e criticava Menger in una recensione del suo The Right to the Whole Produce of Labour ("Il diritto all'intero prodotto del lavoro"), sostenendo che era in comune soltanto il termine "plusvalore".

Una posizione intermedia riconosce il primo sviluppo ai socialisti ricardiani e altri economisti, ma attribuisce a Marx uno sviluppo sostanziale del concetto. John Spargo afferma:

Thomas Hodgskin (1787-1869), a cui ci si riferisce spesso come un ricardiano socialista o ricardiano di sinistra, considerava immorale per i lavoratori creare un prodotto in eccedenza di cui i capitalisti si sarebbero poi appropriati..

Johann Karl Rodbertus sviluppò una teoria del plusvalore negli anni trenta e quaranta del XIX secolo, in particolare in Zur Erkenntnis unserer staatswirthschaftlichen Zustände ("Verso un apprezzamento della nostra situazione economica") del 1842, e rivendicava la priorità su Marx, in particolare per aver "mostrato praticamente allo stesso modo di Marx, solo più brevemente e chiaramente, la fonte del plusvalore dei capitalisti". Il dibattito, schierandosi dalla parte di Marx, è dettagliato nella prefazione di Engels al secondo volume del Capitale.

Marx elaborò per la prima volta la sua dottrina del plusvalore nei manoscritti del 1857-1858 pubblicati in Per la critica dell'economia politica nel 1859, seguendo i precedenti sviluppi nei suoi scritti del 1840. Costituì l'argomento del suo manoscritto del 1862-1863 Teorie del plusvalore (successivamente pubblicato come IV volume del Capitale) e comparve nel primo volume del Capitale del 1867. Marx criticò i classici Adam Smith e David Ricardo per non aver sviluppato un concetto generale di plusvalore e sviluppando invece il plusvalore solo nelle sue varie forme..

Marx si ispirò ai socialisti ricardiani, ma la sua teoria del valore e del plusvalore è differente: non considerava la produzione mercantile come il modo di produzione appropriato o naturale per l'essenza dell'uomo e non comprendeva il principio dello scambio di equivalenti come giustizia naturale. Marx volle spiegare come sia possibile lo sfruttamento sotto il capitalismo.. Secondo Marx, il plusvalore non è da intendersi come un fenomeno casuale, ma come un momento necessario dello sviluppo capitalistico..

Teoria marxiana Società capitalista L'obiettivo economico di tutte le società pre-capitaliste era la produzione di valori d'uso. Nella misura in cui i produttori diretti (ad esempio gli agricoltori) producevano più valore d'uso di quanto ne consumassero essi stessi, vi era un prodotto in eccedenza del quale si appropriavano le classi dirigenti generalmente tramite la coercizione (ad esempio come lavoro obbligatorio).. Secondo la teoria marxiana, la produzione di plusvalore rappresenta una "legge assoluta" del modo di produzione capitalista e tale processo avviene secondo la legge del valore.La legge del valore descrive lo scambio economico dei prodotti del lavoro umano, vale a dire che il relativo valore di scambio di questi prodotti nel commercio, solitamente espresso in prezzi monetari, è proporzionale alla quantità media di lavoro umano necessario per produrli..

Il modo di produzione capitalistico non si occupa principalmente dell'appropriazione dei valori d'uso, ma implica la generalizzazione della produzione di merci ed è orientato al valore di scambio.

Secondo Marx, una società socialista o comunista è caratterizzata, tra l'altro, dal fatto che non ha proprietà privata dei mezzi di produzione, né merci, né denaro, né capitale.. Nel primo volume del Capitale, Marx osservò che in una società post-capitalista la giornata lavorativa sarebbe ridotta al solo lavoro necessario.

Fonte del plusvalore Forma di denaro e capitale Il problema di spiegare la fonte del plusvalore è così espresso da Friedrich Engels nell'Anti-Dühring:

Nel Capitale, Marx analizzò i rapporti di mercato capitalisti secondo la formula generale del capitale che descrive la metamorfosi del denaro in capitale. Il denaro viene usato dal capitalista per comprare una merce da trasformare e/o rivendere per ottenere una somma di denaro maggiore di quella anticipata.. è uguale al denaro originariamente anticipato più un incremento di denaro che serve per aumentare il capitale (). Tale denaro in eccesso viene identificato da Marx come plusvalore, la cui origine risiede nel lavoro umano. Afferma infatti:

Nel dettaglio, Marx introdusse il plusvalore a partire dall'analisi del processo di formazione dei capitali: il capitalista anticipa un capitale totale , formato dal capitale costante (equivalente al valore dei mezzi di produzione). e dal capitale variabile (equivalente al valore della forza-lavoro),. per ottenere un capitale realizzato ottenuto dalla somma del capitale totale con il plusvalore .. In formula:

Il plusvalore rappresenta quindi il profitto del capitalista. In una lettera a Engels del 30 aprile 1868, Marx affermò:

Lavoro non necessario (pluslavoro) Il presupposto per la produzione del plusvalore è la trasformazione della forza lavoro in merce. Non possedendo i mezzi di produzione, i lavoratori sono costretti a vendere la loro forza lavoro al capitalista secondo il suo valore e in cambio di denaro, come se si trattasse di una merce. Il valore della forza lavoro è rappresentato dal totale del tempo di lavoro socialmente necessario richiesto per la sua riproduzione, ovvero il lavoro e il tempo medio richiesto per creare una determinata merce. Il capitalista compra la forza lavoro perché essa è in grado di generare altro valore..