La lingua nota oggi come spagnolo deriva da un dialetto del latino parlato sviluppatosi nella parte centro-settentrionale della Penisola iberica, in quella che adesso è la Spagna settentrionale. Nel corso degli ultimi mille anni, la lingua si diffuse a sud verso il Mar Mediterraneo, e successivamente viene esportata nell'impero coloniale spagnolo, in particolare nelle Americhe. Oggi è la lingua ufficiale di 21 nazioni e di numerose organizzazioni internazionali, ed è una delle sei lingue ufficiali delle Nazioni Unite.
Lo sviluppo della fonologia spagnola risulta distinto da quello delle altre lingue romanze per diverse caratteristiche: dittongazione della E e O breve accentate latine in sillaba chiusa come pure aperta (tiempo, puerta); palatalizzazione dei gruppi latini -NN- e -LL- (año, silla); la fusione fonemica di /b/ e /v/, rendendo, per esempio, il nome tubo e il verbo tuvo foneticamente equivalenti (in tutti i contesti tranne quelli di ipercorrezione o pronuncia ortografica).Navarro Tomás (1918/1982), §§90-91. spirantizzazione di /b/, /d/, e /g/ — non solo dal latino originario B, D, e G (come nello sp. probar, sudar, legumbre), ma anche dal latino P, T, e C (come nello sp. sabe, vida, lago); desonorizzazione e ulteriore sviluppo delle sibilanti spagnole medievali, producendo (1) la velare fricativa in parole come caja, hijo, gente, e (2) — in molti dialetti della Spagna, comprese le varietà prestigiose di Madrid, Toledo, ecc. — la interdentale in parole come cinco, hacer, e lazo; e aspirazione ed eventuale perdita della F latina, segnata nella grafia moderna dalla ‹h› muta in parole come hablar, hilo, hoja.
Il sistema latino delle quattro coniugazioni del verbo nello spagnolo viene ridotto a tre. Gli infiniti latini con le terminazioni -ĀRE, -ĒRE, e -ĪRE diventano rispettivamente gli infiniti spagnoli in -ar, -er, e -irLo stesso succede per l'italiano che ha le sue forme in finite in -are, -ere e -ire. La terza coniugazione latina — infiniti terminanti in -ĔRE — viene ridistribuita tra quelle in -er e -ir (per es. FACĔRE > hacer, DICĔRE > decir)La ridistribuzione in italiano implica tutte e tre le coniugazioni. Abbiamo così: FACĔRE > fare (1ª coniug.), PERDĔRE > perdere (2ª coniug.), DICĔRE > dire (3ª coniug.) La morfologia verbale spagnola continua a usare alcune forme sintetiche latine, sostituite da quelle analitiche in francese e italiano (cfr. sp. lavó, fr. il a lavé, it. lavò), e il modo congiuntivo spagnolo mantiene separate le forme del presente e del passato.
La sintassi spagnola fornisce una traccia evidente di alcuni oggetti diretti: il cosiddetto a "personale". Lo spagnolo, unico tra le lingue romanze, mantiene l'uso di un "ridondante" pronome oggetto indiretto (le, les), anche in presenza di un sintagma nominale oggetto indiretto. In merito ai pronomi soggetto, lo spagnolo (come l'italiano) è una lingua pro-drop, vale a dire che il sintagma verbale può spesso stare da solo senza l'uso di un pronome soggetto (o sintagma nominale soggetto). Confrontata ad altre lingue romanze, lo spagnolo ha una sintassi alquanto più libera, con restrizioni relativamente minori per quanto concerne l'ordine dei costituenti della frase soggetto-verbo-oggetto.
A causa del prolungato contatto linguistico con altre lingue, il lessico spagnolo contiene prestiti dal basco, dall'arabo e dalle lingue indigene delle Americhe.
Gli accenti (acuti) — usati nello spagnolo moderno per marcare la vocale della sillaba tonica in parole dove l'accento non è previsto di norma — entra in uso in modo sporadico nel XV secolo, e più massicciamente nel XVI secolo. Il loro uso inizia ad essere standardizzato nel XVIII secolo con l'avvento della Accademia Reale Spagnola.
Storia esterna
Nella Spagna esistono diverse lingue: galiziano o galego, asturiano, catalano e basco, quelle più parlate e diffuse accanto al castigliano, non sono dialetti (il basco addirittura appartiene ad una famiglia linguistica diversa) ma lingue in tutti i sensi del termine. La lingua che al di fuori dei paesi in cui è parlata viene chiamata spagnolo (Spanish, espagnol, e via dicendo) è anche chiamata castigliano, denominazione preferibile dal punto di vista tecnico, ed è parlata e conosciuta con piccole varianti in tutta l'estensione geografica della Spagna accanto alle altre lingue, che hanno ricevuto carattere di co-ufficialità nelle rispettive Comunità autonome nella Costituzione del 1978. Queste lingue si sono sempre sviluppate con alterne sorti parallelamente al castigliano nelle diverse zone della penisola Iberica. In particolare il galego e il catalano vantano una ricca tradizione culturale e letteraria tanto antica quanto quella del castigliano, mentre dal 1978 in poi anche le altre hanno conosciuto un rifiorire nell'uso, anche letterario, e nell'insegnamento. Nelle sue prime forme documentate e approssimativamente fino al XV secolo, il castigliano viene chiamato abitualmente spagnolo antico o medievale, anche se i successivi stati linguistici che si possono osservare nei testi rimasti dal secolo IX al XV sono molto diversificati. Dal XVI secolo in poi, grosso modo, viene chiamato spagnolo moderno. Lo spagnolo del XVI e XVII secolo è talvolta qualificato come "classico", in riferimento alle qualità letterarie di questo periodo. Diversamente dall'inglese e francese, per lo sviluppo dello spagnolo non si è soliti parlare di uno stadio "medio". Lo spagnolo castigliano prosegue, dopo il crollo dell'impero romano, come continuazione del latino parlato nei monti cantabrici, nella Spagna settentrionale, nell'VIII e IX secolo, secondo il parere dei maggiori studiosi.For example Lapesa, 7th ed. (1968), p. 124. Con la Reconquista, questo dialetto settentrionale si diffuse lentamente verso sud, nei territori a mano a mano conquistati ai musulmani araboparlanti, dove in un lungo processo assorbe o sostituisce i dialetti latini locali (rimasti come forme di comunicazione domestica in convivenza con l'arabo), ma al tempo stesso attinge in modo massiccio dal vocabolario degli arabi moreschi e viene influenzato dal mozarabico (il linguaggio romanzo dei cristiani lasciato in territorio moresco) e dal giudeo-spagnolo (ladino), lingue queste, già quasi completamente scomparse nella penisola iberica nel tardo secolo XVI.Penny (2002:11–15Ostler (2005:331–334
Il prestigio di cui godeva la Vecchia Castiglia e la sua lingua viene a propagarsi in parte con le gesta degli eroi castigliani nelle battaglie della Reconquista — tra i quali ricordiamo Fernán González e Rodrigo Díaz de Vivar (El Cid) — e tramite i poemi cavallereschi che di loro parlavano, recitati in castigliano anche fuori dall'originario territorio di questo dialetto.Penny (2002:15)
Secondo la tradizione filologica, si pensa che il "primo spagnolo scritto" si trovi nelle cosiddette glosse emilianensi, dove vi sono appunto "glosse" (traduzioni di parole isolate e frasi in una forma più simile allo spagnolo che al latino) aggiunte tra le righe di un manoscritto scritto precedentemente in latino. La datazione stimata varia dal tardo X all'inizio dell'XI secolo.Lapesa (1942/1981:162)
I primi passi verso la standardizzazione del castigliano scritto vennero fatti nel XIII secolo dal re Alfonso X di Castiglia, noto come Alfonso il Saggio, il quale raggruppò alla sua corte scribi, supervisionando i loro scritti, in castigliano, costituiti da opere di storia, astronomia, giurisprudenza e altri campi della conoscenza.Penny (2002:15–16)Lapesa (1942/1981:235–248)
Antonio de Nebrija scrisse la prima grammatica di lingua spagnola, Gramática de la lengua castellana, e la presentò, nel 1492, alla regina Isabella, quasi prevedendo l'imminenza dell'impero a venire con i viaggi di Colombo.Lapesa (1942/1981:288–290)
Dato che lo spagnolo antico somiglia abbastanza alla lingua scritta moderna, oggi un lettore spagnolo può riuscire a leggere i documenti medievali senza troppa difficoltà.
L'Accademia Reale Spagnola venne fondata nel 1713, in gran parte con lo scopo di preservare la "purezza" della lingua, e pubblicò il suo primo dizionario in sei volumi durante il periodo 1726–1739, e la sua prima grammatica nel 1771,Lapesa (1942/1981:419–420), continuando di volta in volta a produrre nuove edizioni sia dell'uno che dell'altraIl dizionario dell'Accademia è adesso accessibile su Internet.. Oggi, ogni nazione di lingua spagnola ha un'analoga accademia linguistica, e nel 1951 viene fondata l'Associazione delle Accademie di Lingua Spagnola.
All'inizio del XVI secolo, la colonizzazione spagnola portò la lingua nelle Americhe (Messico, America centrale e da un capo all'altro del Sud America), dove è parlata ancora oggi, come pure in misura molto minore in molti arcipelaghi e isole del Pacifico: le Filippine, Palau, le Marianne (compresa Guam), e in ciò che oggi sono gli Stati Federati della Micronesia.
L'uso della lingua nelle Americhe venne continuato dai discendenti degli spagnoli, sia dai creoli spagnoli che da coloro che diventeranno in maggior parte di sangue misto spagnolo-amerindio (i cosiddetti mestizo). Dopo le guerre di indipendenza combattute da queste colonie nel XIX secolo (1810-1825), la nuova élite governante estese il loro spagnolo all'intera popolazione onde rafforzare l'unità nazionale; l'incoraggiamento verso tutti i nativi a parlare fluentemente lo spagnolo ha avuto un grande successo, tranne nelle parti isolate delle precedenti colonie spagnole.Ostler (2005:335–347)
Nel tardo secolo XIX, le colonie ancora spagnole di Cuba e Porto Rico favoriranno l'immigrazione dalla Spagna, e similmente le altre nazioni dell'America Latina come Argentina, Uruguay e in misura minore Cile, Colombia, Messico, Panama e Venezuela, attraendo ondate di immigrazione europea, spagnola e non, nel tardo XIX e inizio del XX secolo. Grandi gruppi di popolazione delle nazioni (una minoranza piuttosto consistente) dei discendenti della seconda e terza generazione adottarono la lingua spagnola in seguito alle politiche di assimilazione ufficiale dei governi latinoamericani, compresi gli europei di religione cattolica, favorevoli a prestare giuramento di fedeltà al governo della loro nazione prescelta.
Quando gli Stati Uniti entrarono in possesso di Porto Rico in conseguenza della guerra ispano-americana, la sua popolazione — costituita quasi interamente da spagnoli e da afro-caraibici di sangue misto (mulato e mestizo) — conservò l'eredità del suo spagnolo come lingua madre, insieme all'inglese-americano imposta come lingua co-ufficiale. Nel XX secolo, più di un milione portoricani emigrarono negli Stati Uniti
Una situazione similare si verificò nell'America sud-occidentale, tra cui California, Arizona, Nuovo Messico e Texas, dove gli spagnoli, i creoli (tejanos, californios, ecc.) seguiti dai chicanos (americani messicani) e successivamente da immigranti messicani, conservarono viva la lingua spagnola, prima, durante e dopo l'appropriazione americana di quei territori in seguito alla guerra messico-statunitense. Lo spagnolo continua ad essere usato da milioni di cittadini statunitensi e immigranti provenienti dall'America Latina (per esempio, molti cubani arrivati a Miami (Florida), allorché iniziava la rivoluzione cubana nel 1959, e seguiti da altri gruppi latino-americani; la maggioranza locale è adesso di lingua spagnola. Lo spagnolo è ora considerato come la "seconda lingua" della nazione, mentre oltre il 5% della popolazione statunitense parla lo spagnolo, ma la maggior parte degli americani latino/ispanici sono bilingui o parlano regolarmente l'inglese.
La presenza dello spagnolo nella Guinea Equatoriale risale al tardo XVIII secolo, e venne adottato come lingua ufficiale quando nel 1968 venne concessa l'indipendenza.