Lesercito macedone fu l'insieme delle forze militari, prevalentemente terrestri, che servirono il Regno di Macedonia nella serie di campagne militari che caratterizzarono la sua espansione sotto i monarchi Filippo II di Macedonia ed Alessandro Magno.

L'esercito macedone comprendeva la cavalleria pesante dei nobili «compagni del re» (eteri), la cavalleria leggera (prodromoi), la fanteria pesante (pezeteri) ordinata in compatte falangi armate con la lunga picca chiamata sarissa, la fanteria leggera (peltasti) e altri corpi tra loro organicamente integrati (come gli arcieri). Nonché macchine d'assedio.

L'esercito macedone fu la più complessa macchina militare fino ad allora costituita. Il poliedrico insieme dei reparti era inquadrato da un vero e proprio corpo di ufficiali, istruiti e preparati da apposite scuole, impegnati nel contempo come guardie del corpo del sovrano, le somatofilachie.

Filippo II e la riforma delle forze armate macedoni

La radicale riforma delle forze armate macedoni venne attuata dal sovrano Filippo II di Macedonia che creò la più efficiente macchina bellica fino ad allora conosciuta. Attuata a partire dal 364 a.C., anno dell'ufficiale ritorno in patria di Filippo II, precedentemente esiliato, la riforma fu un processo durato anni, finanziato con i proventi dei saccheggi a discapito dell'Illirico e della Tracia.

Fanteria: la nascita della falange macedone

Filippo II era stato prigioniero dei Tebani (368-365 a.C.) quando Tebe era divenuta la maggior potenza militare della Grecia Antica grazie alla sconfitta inflitta a Sparta; ebbe così modo di vedere in azione il "Battaglione Sacro" di Epaminonda ed il rivoluzionario schieramento ad "Ordine obliquo". Fatto tesoro dell'esperienza tebana, Filippo riformò le forze di fanteria del Regno di Macedonia, superando il vecchio modello della falange oplitica anche grazie alla rivalutazione dei corpi di fanteria leggera operata dallo stratega ateniese Ificrate i cui peltasti si erano ben portati nella Guerra di Corinto (392 a.C.).

Filippo riorganizzò dunque le sue forze di fanteria attingendo all'esperienza bellica che gli strateghi greci avevano accumulato negli ultimi due secoli: Corpi di fanteria leggera come i peltasti, gli arcieri (toxotes) ed i frombolieri, solitamente utilizzati solo in fase ricognitiva o nell'inseguimento di unità nemiche, vennero integrati nelle operazioni sul campo dell'esercito; La fanteria pesante, da sempre nerbo dell'esercito greco antico, venne riorganizzata in un nuovo strumento bellico, la falange macedone. La falange di Filippo si componeva di una forza d'urto frontale, i pezeteri, pesantemente corazzati ed armati con la lunghissima picca macedone, la sarissa di 5–7 m, disposti su più file fino a divenire un vero e proprio istrice irto di lame, supportati sui fianchi da un corpo di opliti scelti, gli hypaspistai (ὑπασπισταὶ τῶν ἑταίρων, hupaspistaì tỗn hetaírôn o "portatori di scudi dei compagni"), più versatili sul campo di battaglia dei compagni impacciati dalle sarissePedretti, pp. 45-48; Lane Fox, pp. 71-74..

Cavalleria: il superamento del modello militare greco

Durante il V sec. a.C., l'urto della cavalleria macedone aveva sempre sortito un buon effetto sui compatti schieramenti delle falangi grecheLane Fox, p. 69.. Filippo, mentre da una parte riformava la fanteria con le migliori innovazioni che il mondo militare mediterraneo poteva fornire, si assicurò di avere a propria disposizione corpi di cavalleria perfettamente addestrati.

L'élite della cavalleria macedone era composta dagli hetairoi (indicati dagli storici antichi come la miglior cavalleria mai apparsa al mondoArriano; Diodoro Siculo.), il corpo di cavalleria pesante composto dai nobili delle montagne macedoni. Armati di una lunga lancia in legno di corniolo, lo xiston, e privi di scudo o schinieriLonsdale, p.40; Lane Fox, p. 69, gli hetairoi scompaginavano la fanteria nemica, facendosi largo nella mischia per il corpo-a-corpo con la spada monofilare makhaira, raccomandata da Senofonte come la più indicata per la cavalleriaSenofonte, Sull'equitazione (testo greco); Truppe di cavalieri della Tessaglia vennero impiegate dai macedoni fino all'annessione del regno da parte di Roma. I tessali erano equipaggiati più o meno come i macedoni; l'unica differenza stava nell'armamento più leggero (lance più corte e giavellotti); Truppe di cavalleria leggera (prodromoi) venivano utilizzate per ricognizioni e schermaglie. Questi esploratori erano forniti di lunghe lance, forse una particolare variante dello xiston ma certamente non della sarissaLane Fox, p. 70..

Gli hetairoi ed i tessali erano solitamente schierati in formazione “romboidale”, una tattica che le popolazioni dell'areale greco avevano appreso dai cavalieri nomadi sciti. Questa formazione era facilmente manovrabile, pronta ad una virata in senso diagonale, poiché, come osservato dallo storico Asclepiodoto TatticoAsclepiodoto, 7.3.:

Gli hetairoi erano disposti sul fianco destro della fanteria pesante, il fianco tradizionalmente più debole della falange oplitica. Ai tessali era invece riservato il fianco sinistro dello schieramento macedone. Durante le battaglie più impegnative, i prodromoi vennero uniti ai numeri di hetairoi e tessali per aumentare il peso delle loro cariche.

Il genio militare: le macchine d'assedio Quasi certamente già in possesso di un discreto arsenale lasciatogli dai predecessori, Filippo II chiamò alla sua corte un ingegnere greco, Polido, e finanziò i suoi studi per ottenere nuove risorse in caso di assedio: mura dentellate, torri d'assedio, il principio della torsione applicato alla corda per la catapulta etc.Lane Fox, p. 67.

Battaglia di Cheronea (338 a.C.)

Per contrastare l'invasione di Filippo l'esercito alleato aveva condotto una campagna dilatoria, ma il macedone riuscì ugualmente a costringere il nemico alla battaglia presso l'acropoli di Cheronea in Beozia.

Cheronea contiene in sé gli elementi che saranno tipici della tattica macedone alla base delle vittorie di Alessandro Magno, ovvero la collaborazione tra fanteria e cavalleria come armi combinate: la falange di picchieri utilizzata come elemento di arresto del nemico e la cavalleria come forza decisiva dello scontro (incudine e martello). Con l'andare del tempo entrerà nel meccanismo con un ruolo sempre più attivo anche la fanteria leggera, che a Cheronea non sembra aver avuto un ruolo particolarmente significativo, ma la macchina bellica macedone è già pronta a conquistare il mondo.

L'esercito di Alessandro Magno il magnifico

A detta dello storico inglese Robin Lane FoxLane Fox, p. 74., Filippo II di Macedonia aveva:

Scomparso il genitore, Alessandro ereditò questa formidabile macchina bellica e, con la sua genialità strategica e la sua incredibile fortuna, le garantì il passo sostanziale che meritò all'esercito macedone una fama di invincibilità durata due secoli.

Valutare la consistenza dell'esercito macedone all'avvio della campagna contro l'Impero Persiano risulta ad oggi molto complesso. Le fonti più antiche ed autorevoli presentano infatti una notevole discordanza: Tolomeo I: fanti e 3000 cavalieri Aristobulo di Cassandreia: fanti e 4000 cavalieri Anassimene di Lampsaco: fanti e 5500 cavalieri Callistene: fanti e 4500 cavalieri

Battaglia del Granico (334 a.C.)

Secondo lo storico Arriano, i persiani posizionarono la loro cavalleria di fronte alla fanteria e avanzarono sul lato destro (est) del fiume. L'esercito di Alessandro li incontrò il terzo giorno di maggio, avanzando da Abido. Le varie fonti riportano due versioni: in una Alessandro attaccò immediatamente, mentre nell'altra egli attraversò il fiume a monte e attaccò all'alba del giorno successivo (su suggerimento del suo secondo in comando, Parmenione).

In ogni caso i Persiani avevano parte della cavalleria che entrò in contatto con le prime unità macedoni arrivate sul posto. Alessandro guidò gli Eteri in una carica vincente, mentre i fanti coprivano il resto della colonna da battaglia che si formò contro i Persiani. La linea macedone era disposta con le pesanti falangi al centro e la cavalleria su entrambi i lati. Schieramento iniziale e principali movimenti

La battaglia ebbe inizio con una finta della cavalleria e della fanteria leggera della sinistra macedone, al comando di Parmenione. I Persiani rinforzarono pesantemente quel lato e la finta fu respinta ma, a quel punto, Alessandro aveva guidato la cavalleria nella sua classica carica a cuneo e irruppe nel centro della linea persiana. I Persiani contrattaccarono con uno squadrone di nobili a cavallo. I resoconti mostrano che nella mischia diversi nobili persiani di alto rango vennero uccisi da Alessandro in persona o dalle sue guardie del corpo. Il re macedone venne intontito da un colpo d'ascia di un nobile persiano ma, prima che questi potesse colpire definitivamente il condottiero, gli venne reciso il braccio con cui stava per infliggere il colpo mortale da Clito il Nero. Alessandro si riprese rapidamente.

La cavalleria macedone piegò quindi verso sinistra e iniziò a circondare quella persiana, la quale era impegnata con il fianco sinistro della linea macedone dopo un'avanzata generale. Si aprì quindi un vuoto nella parte della linea di battaglia lasciata da poco sguarnita. La falla venne tappata dalla fanteria macedone che in questo modo impegnò la fanteria persiana di scarsa qualità delle retrovie. A questa mossa entrambi i fianchi della cavalleria persiana si ritirarono, vedendo il collasso del centro. Anche la fanteria si diede alla fuga e molti vennero abbattuti durante la ritirata.

Le perdite totali dei Macedoni furono tra i 300 e i 400 uomini. I Persiani ebbero 2.000 fanti catturati, mentre circa 1.000 cavalieri e 3.000 fanti vennero uccisi, la gran parte dei quali durante la ritirata.

Lo storico moderno Peter Green suggerisce che le differenze riscontrate nei vari resoconti della battaglia e l'ordine di battaglia apparentemente suicida dei Persiani (la cavalleria che difende un fiume dove non poteva eseguire nessuna carica e la posizione arretrata dei mercenari greci dove non potevano essere di alcuna utilità) furono dovuti ad uno stallo di Alessandro durante le prime fasi della battaglia. Secondo la versione di Green, Alessandro trascurò il consiglio di Parmenione e attaccò immediatamente le posizioni persiane. L'argine ripido era adeguatamente sorvegliato dalla fanteria nemica, la quale fece piovere giavellotti su Alessandro e le sue forze. Queste vennero pesantemente colpite e costrette a ritirarsi. Alessandro allora accettò risentito il suggerimento di Parmenione, attraversò il fiume nella notte in un punto sguarnito e combatté la battaglia all'alba del giorno seguente. La seconda parte della battaglia del Granico, che ritroviamo descritta nei vari resoconti, si svolse quindi senza l'attraversamento del fiume (che avvenne il giorno prima). Questo spiegherebbe gli insensati ordini di battaglia dei Persiani. La cavalleria persiana si sarebbe affrettata verso la posizione in cui di notte Alessandro aveva attraversato il fiume e avrebbe raggiunto il punto del primo scontro, con la fanteria più lenta che si affrettava a raggiungere la battaglia. Anche se Alessandro alla fine vinse la battaglia, avrebbe avuto ampi motivi per nascondere la sua iniziale prima sconfitta sul suolo asiatico e sarebbe stato riluttante ad ammettere di essersi sbagliato mentre Parmenione era nel giusto.

Battaglia di Gaugamela (331 a.C.)