Lurbanistica medievale è lo studio dell'evoluzione degli insediamenti umani durante il Medioevo e comprende lo studio dei nuclei urbani di nuova fondazione e dei loro schemi tipologici, delle trasformazioni territoriali e dell'evoluzione delle città preesistenti. Costituisce una periodizzazione della storia dell'urbanistica.
Caratteri generali Fino a qualche decennio fa lo studio dell'urbanistica medievale era piuttosto trascurato.Luigi Piccinato, Urbanistica medievale, 1993 (1978) In particolare era trascurato lo studio dei centri di nuova fondazione, rispetto allo studio dell'urbanistica delle grandi città, nonostante i centri urbani nati in tale periodo siano un gran numero. Inoltre l'enfasi data all'urbanistica romana con i suoi chiari tracciati ortogonali e alle teorizzazioni rinascimentali sulla città ideale a schema centrale, faceva trascurare l'urbanistica medievale, anche a causa di pregiudizi relativi alla natura spontanea e disordinata degli insediamenti medievali.
Invece il medioevo fu l'epoca in cui sorsero moltissimi dei centri abitati odierni, secondo modalità insediative complesse che comprendono nuclei nati spontaneamente ed altri sorti sulla base di un preciso progetto urbanistico e costruiti tramite un intervento unitario, di solito realizzato in tempi brevi e con una precisa conformazione geometrica.
Non sempre tuttavia la distinzione tra formazione urbane "spontanee" e "pianificate" è totalmente chiara,Luigi Piccinato, op. cit., 1993, pag.7 soprattutto durante il Medioevo. Durante questo periodo, neppure i tempi brevi della realizzazione e la regolarità della conformazione geometrica sono assolutamente determinanti per distinguere l'intenzionalità della pianificazione urbanistica. Esistono infatti centri urbani dalla geometria irregolare frutto di un preciso piano, strutture regolari determinate solo dalla topografia dei luoghi e nuclei urbani cresciuti lentamente nel tempo secondo un concetto urbanistico preciso e condiviso, come elaborazione anonima e collettiva, anche se non restituibile in uno schema geometrico.Luigi Piccinato, op. cit.,1993, pag.3-10
Alcuni studiosi hanno infatti contestato la consolidata espressione di "crescita spontanea" che inquadra le complesse strutture di centri piccoli e grandi in un concetto casualità, mentre l'apparenza "caotica" di molti insediamenti è il possibile prodotto di stratificazioni storiche più che della mancanza di pianificazione.Guidoni Enrico, L'architettura delle città medievali, in "Mélanges de l'Ecole française de Rome", n.2, 1974, pag.481
L'immagine complessiva della città, dalla sua forma complessiva, anche senza piani determinati, ai rapporti tra edifici privati e spazi pubblici erano sempre frutto della volontà ed al centro della vita sociale e politica della città che si dotava di specifici regolamenti relativi per esempio alla possibilità di creare aggetti, all'obbligo di realizzare portici, alla forma delle finestre, ai materiali utilizzabili, agli allineamenti da tenere.
Accanto ai nuovi insediamenti pianificati che comprendono sia centri piccoli e medi che città (Alessandria, Udine, Cuneo), i maggiori centri urbani continuarono ad essere quelli preesistenti quasi sempre di origine romana. Relativamente all'evoluzione di tali città la storia dell'urbanistica risente del dibattito storiografico generale che esprime diverse valutazioni. Inoltre occorre tener conto la grande durata del periodo che chiamiamo Medioevo che mal si concilia con generalizzazioni eccessive e con le differenze regionali che carattere regionale, che rendono impossibile parlare di un unico modello di città medievale.
Uno dei termini del dibattito riguarda la continuità tra le città del periodo altomedievale con l'epoca tardoantica per quel che riguarda la struttura economica, il controllo del territorio e le strutture urbanistiche stesse ed in particolare le muraLewis Mumford, La città nella storia, 1963.. A sottolineare una sostanziale discontinuità furono gli intellettuali del Risorgimento che nella nascita dei liberi comuni videro una rinascita politica e una rifondazione materiale. Gli studi di Henri Pirenne misero in evidenza invece gli aspetti economici nei processi di crescita urbana rimarcardo la presenza di un centro commerciale e di un centro difensivo nella nascita o nella rinascita di tutte le città medievaliHenri Pirenne, Le città del Medioevo, Laterza, Bari, 1974(1927).. Nel secondo dopoguerra hanno prevalso le tesi di continuità tra città antica e città medievale, precomunale e comunale, sia per quel che riguarda le funzioni amministrative,Edith Ennen, Storia della città medievale, 1956. che le attività economiche e le strutture fisiche ed urbanistiche; questo quanto meno per l'Italia ed in genere l'Europa mediterranea.
I nuovi insediamenti Fasi storiche
I nuovi insediamenti nascono in successive fasi storiche nel lungo periodo costituito dal medioevo. Nel VI e VII secolo sorgono Comacchio e Ferrara fondate dai bizantini dell'Esarcato,La creazione di nuovi insediamenti da parte dei bizantini non si limitò all'Esarcato. Si veda per esempio Cittanova (Croazia) insieme a centri oggi minori come Voghenza (Ferrara), come castrum per la difesa del territorio.Sauro Gelichi, Le città in Emilia-Romagna tra tardo-antico ed alto-medioevoin "La Storia dell'alto medioevo italiano alla luce dell'archeologia", a cura di R. Francovich, G. Noyé, Firenze 1994, Rari sono invece i centri sorti nell'VIII secolo, come Villanova (Modena), sotto il dominio longobardo.
Tra X e XI secolo vengono creati, soprattutto per iniziativa signorile, nuovi insediamenti recintati, ubicati in posizione sommitale. Essi sono caratterizzati da scarso sviluppo dimensionale e scarsa regolarità d'impianto e avevano come obiettivo il popolamento e il controllo del territorio. Tale fenomeno, definito incastellamento a partire dagli studi dello storico francese Pierre Toubert sull'area laziale, consistette nella trasformazione dagli insediamenti sparsi in villaggi fortificati (castrum o castellum). Studi successivi hanno tuttavia mostrato come l'incastellamento possa riguardare anche la fortificazione di villaggi preesistenti, caratterizzati da forme di organizzazione curtense.
A tale tipologia di insediamenti corrispondono anche i castelnau francesi ed anche gli agglomerati sorti intorno a centri monastici. Probabilmente a questo periodo sono dovuti i primi schemi urbanistici radiali, dovuti alla posizione su un'altura tondeggiante che determina un perimetro tendente al circolare ed a un doppio sistema stradale concentrico o radiale. Oltre alla presenza di strutture difensive, altri elementi contribuiscono a creare le condizioni di un habitat sparso sul territorio, fuori dalle città: insediamenti monastici, pievi rurali, luoghi di fiere.
Invece a partire dal XII secolo, ma soprattutto tra XIII e XIV secolo, sorsero in tutta Europa numerosi centri urbani di "colonizzazione", al fine di popolare o ripopolare e controllare aree poco urbanizzate o rimaste in posizione marginale durante l'Alto medioevo, ed in particolare alle aree di pianura, impaludate. Le cause di questo fenomeno, particolarmente imponente nelle aree fuori dall'Italia, meno urbanizzate in epoca romanaLuigi Piccinato, op. cit., 1993, pag. 5, ma anche nell'Italia centro-settentrionale, sono molteplici e variabili a seconda delle regioni geografiche.
Caratteri delle nuove fondazioni Si impose nuovamente lo schema urbanistico ortogonale sia pure con notevoli varianti; generalmente i nuovi insediamenti presentavano cioè una struttura con due serie di assi stradali tra di loro perpendicolari, a formare una griglia più o meno regolare. Il modello, che si impone fin dal XIII secolo, trovò piena maturazione nel XIV secolo con esempi complessi in cui si trovano elementi complessi come la regolarità geometrica dell'impianto, l'impianto ortogonale e la tendenziale rettilineità delle strade, la differenziazione e la gerarchia degli spazi pubblici, la formazione di effetti di prospettiva centrale che rappresentano un'anticipazione della cultura urbana propria del Rinascimento.
L'iniziativa degli insediamenti di nuova fondazione fu delle città comunali, ma anche di sovrani e signori o di leghe di città (Cherasco, Fossano, Alessandria). Talora i borghi nuovi sorsero anche dalla convergenza spontanea di comunità, come nel caso di Cuneo. La fondazione era causata principalmente dall'esigenza di presidiare il territorio con insediamenti che assicurassero contemporaneamente la difesa, il controllo e la colonizzazione di parti di territorio, spesso da bonificare con il disboscamento e la realizzazione di opere idrauliche ed avviare allo sfruttamento agricolo, richiamando nuovi abitanti con agevolazioni fiscali e con la concessione di nuovi diritti, tali da mutarne spesso la condizione di servi in quella di uomini liberi ovvero mediante atti d'imposizione.
Tale tipo d'insediamenti era spesso chiamato "villa nuova o terra nuova" oppure "castello nuovo" o "borgo nuovo o borgo franco" come ancora ricordano diversi toponimi in Germania, come in Inghilterra, Italia (Castelfranco, Villanova, Terranova, Borgonovo, Castelnuovo), e Francia (Villefranche, Franqueville, Francheville, Neuville, Villeneuve, Villenouvelle).
Italia
Un esempio dei nuovi insediamenti italiani sono le "terre nove" fiorentine: Castelfranco, San Giovanni Valdarno e Terranuova Bracciolini, edificate nel Valdarno Superiore, in cui Firenze voleva consolidare il controllo, secondo uno schema ortogonale attribuito ad Arnolfo di CambioEnrico Guidoni, Arte e urbanistica in Toscana, 1000-1305, Roma, 1970, pag.224 e sgg. e munite di cinte murarie. Dai fiorentini furono fondate anche Firenzuola e Scarperia nel Mugello.
Tra gli altri centri di nuova fondazione si possono ricordare quelli fondati da: Genova (Chiavari, Villanova) Albenga (Villanova d'Albenga) Siena (Monteriggioni, Lucignano, Talamone) Lucca (Pietrasanta, Camaiore) Pisa (Castelfranco) Volterra (Lustignano, Castel Volterrano) Mantova (Borgofranco) Bergamo (Romano di Lombardia, Comun Nuovo) Brescia (Orzinuovi) Cremona (Soncino) Piacenza (Borgonovo) Treviso (Castelfranco Veneto) Padova (Cittadella, Montagnana), Verona (Villafranca) Bologna (Castelfranco Emilia, Castel Bolognese) Novara (Borgomanero) Vercelli (Gattinara, Serravalle Sesia, Piverone, Crescentino, Tricerro) Asti (Cuneo, Montechiaro, Magliano Alfieri, Costigliole, Villafranca, Dusino, Poirino, Villanova)Giampiero Vigliano, Borghi nuovi medioevali in Piemonte, in "Rivista di storia arte archeologia" 1969/70, quaderno unico, pp. 97/127).
Nel solo Nord Italia si possono enumerare centinaia di nuovi borghi. Una ricerca non esaustiva enumera 222 nuovi borghi così distribuiti nelle cinque regioni del Nord: Veneto 53, Lombardia 43, Piemonte 62, Liguria 23, Emilia 41.Gina Fasoli, Ricerche sui borghi franchi dell'Alta Italia, in «Rivista di Storia del Diritto Italiano », maggio-agosto 1942, Zanichelli, Bologna, pag.139.
Non mancano casi di fondazione dovuta non all'iniziativa delle città ma dei poteri signorili. Troviamo feudatari piccoli o grandi impegnati nella realizzazione di nuovi centri abitati per assicurarsi il controllo del territorio. In Piemonte furono attivi i duchi di Savoia.
Particolari casi di città di fondazione furono Alessandria, fondata non da una città madre ma dall'intera Lega Lombarda in funzione anti imperiale.
Nelle Marche troviamo nuovi centri urbani voluti dal papato (Altidona, Appignano, Castelraimondo) Non mancarono fondazioni dovute all'iniziativa regia, soprattutto nel sud Italia, come Manfredonia, Antrodoco, Cittareale, Alcamo, Cittaducale e soprattutto L'Aquila, fondata come centro di un'intera comunità, formato da numerosi villaggi rurali incastellati posti sui rilievi intorno al punto prescelto per la nuova città.
Europa