Dame Marina Sarah Warner (Londra, 9 novembre 1946) è una scrittrice, antropologa e mitografa britannica.

Biografia Marina Warner è nata a Londra da madre italiana, Emilia, e padre inglese, Esmond. Ha trascorso l'infanzia nell'Egitto coloniale, dove il padre, dopo la seconda guerra mondiale, affascinato dall'atmosfera cosmopolita del Cairo, aveva aperto una libreria. È cresciuta parlando inglese in famiglia, francese a scuola e arabo con la popolazione locale. In seguito ai primi tumulti nazionalisti del 1952, la famiglia fu costretta a lasciare il Paese.

Dopo un soggiorno a Londra e un trasferimento a Bruxelles, in Inghilterra ha frequentato la St Mary's School di Ascot. A diciassette anni si è iscritta all'Università di Oxford, presso il Lady Margaret Hall, dove si è formata in filologia e medievistica, specializzandosi in italianistica e francesistica; durante gli studi universitari è maturata la sua passione per la mitologia.

Dopo la laurea ha lavorato per il Daily Telegraph e per Vogue fino al 1971, anno in cui si è dedicata a tempo pieno alla ricerca e alla saggistica. Ha seguito negli Stati Uniti d'America il giornalista William Shawcross, con il quale si è sposata e dal quale ha avuto il figlio Conrad nel 1977, prima di divorziare. Nel 1981 si è unita in matrimonio con il pittore John Dewe Matthews, da cui si è successivamente separata.

Negli anni 2000 ha insegnato presso l'Università di Exeter.

Attività letteraria

I romanzi Nel 1977 ha pubblicato il romanzo d'esordio In a Dark Wood, incentrato sulla crisi religiosa del protagonista che scopre la propria omosessualità, opera nella quale l'autrice esprime un esplicito distacco dal Cattolicesimo.

Nel 1982, dopo la pubblicazione dello studio storico su Giovanna d'Arco, è uscito il romanzo The Skating Party, caratterizzato dai personaggi contrapposti dell'antropologo e della giovane "strega".

Il suo terzo romanzo, The Lost Father (1988), è stato selezionato tra i finalisti del Booker Prize insieme ad opere di Bruce Chatwin, David Lodge, Penelope Fitzgerald, Salman Rushdie e Peter Carey (vincitore finale con Oscar e Lucinda). Per la stesura dell'opera l'autrice ha attinto dalle riflessioni sull'iconografia femminile già analizzate a livello antropologico nel saggio Monuments and Maidens.

Il romanzo maggiormente analizzato dalla critica è Indigo (1992), incentrato sul ruolo della famiglia paterna nei processi di colonizzazione del XVII secolo. L'autrice vi affronta le tematiche del colonialismo, dello sfruttamento e della schiavitù, proponendo un'ambientazione caraibica rivisitata de La tempesta di William Shakespeare.

Le opere The Lost Father, Indigo e The Leto Bundle (2000, ambientato nella penisola balcanica) condividono e approfondiscono il tema dello sradicamento culturale ed esistenziale.

Saggi letterari e antropologici Il suo primo libro saggistico è la biografia dell'ultima imperatrice regnante della Cina, The Dragon Empress: The Life and Times of Tz'u-hsi 1851-1908, Empress Dowager of China (1972).

In Alone of All Her Sex: The Myth and the Cult of the Virgin Mary (1976), frutto delle ricerche condotte presso la Biblioteca del Congresso, affronta lo studio del culto della Madonna e i relativi modelli di femminilità generati nella cultura occidentale.

Nel 1981 ha pubblicato Joan of Arc: The Image of Female Heroism, disamina sulle differenti rielaborazioni del mito di Giovanna d'Arco nell'arte e nella cultura europea. Il successivo Monuments & Maidens: The Allegory of the Female Form (1985) analizza l'iconografia di Stato e l'allegoria della figura femminile.

Con From the Beast to the Blonde: On Fairy Tales and Their Tellers (1995), la scrittrice ha indagato le origini e le metamorfosi delle fiabe e delle leggende popolari. Nello stesso anno ha raccolto nel volume Managing Monsters: Six Myths of Our Time le lezioni tenute per la BBC nel 1994, dedicate alle modalità di sopravvivenza e mutazione dei miti contemporanei.

L'analisi dei simboli e delle rielaborazioni mitico-favolistiche è stata ripresa in Fantastic Metamorphoses, Other Worlds: Ways of Telling the Self (2002), raccolta delle "Clarendon Lectures" incentrata in particolare sul "gotico imperiale" inglese.

Critica d'arte Nell'ambito della critica d'arte si segnala il saggio The Inner Eye: Art Beyond the Visible (1996), dedicato alle rappresentazioni visive dell'invisibile e del spirituale.

Stile e tematiche Fondamentale per l'ispirazione narrativa di Marina Warner è stata l'educazione cattolica ricevuta negli anni scolastici alla St Mary's School, pur avendo maturato in seguito una posizione agnostica. L'agiografia, la pittura sacra, i riti liturgici e le immagini cultuali costituiscono, assieme al patrimonio mitologico occidentale e orientale, un bacino iconografico e narrativo ricorrente nella sua produzione.

L'analisi delle forme e delle rappresentazioni del femminile è una costante della sua opera, evolutasi nel tempo dalla disamina delle figure eroiche alla critica dei miti mediatici quotidiani. La sua riflessione teorica verte sui processi attraverso cui allegorie e simboli si riflettono nella cultura di massa e sul ruolo dell'iconografia nell'immaginario collettivo.

I suoi metodi di ricerca, caratterizzati dalla contaminazione tra differenti discipline (letteratura, storia, folklore e storia dell'arte), sono stati inizialmente accolti con riserva dalla critica accademica britannica.

Nei romanzi e nei saggi l'autrice evidenzia il legame tra rielaborazione mitica e strutture di potere: In The Skating Party (1982) i protagonisti incarnano rispettivamente una figura assimilabile a Giovanna d'Arco e un inquisitore del XX secolo che manipola la figura della "strega" per fini politici. In Indigo (1992) affronta il concetto di razza e la storia coloniale riscritta dal punto di vista della figura di Sicorace. In Managing Monsters (1995) dimostra come le immagini popolari e mitiche vengano ciclicamente inglobate e riutilizzate all'interno dei sistemi di potere istituzionali.

Nella saggistica della maturità l'attenzione dell'autrice si è spostata dalle sole conseguenze delle discriminazioni di classe, genere e razza alle risorse culturali e narrative impiegate dalle comunità come strategie di sopravvivenza.

È caratteristica della Warner la trasposizione nella narrativa di finzione degli esiti dei suoi studi antropologici, come evidenziato dalla corrispondenza cronologica e tematica tra saggistica e produzione romanzesca:

+ Corrispondenza tra saggistica e narrativa Anni Saggio Romanzo 1976 - 1977 Alone of All Her Sex In a Dark Wood 1981 - 1982 Joan of Arc The Skating Party 1985 - 1988 Monuments & Maidens The Lost Father 1992 - 1995 Managing Monsters Indigo 2000 - 2002 Fantastic Metamorphoses The Leto Bundle

Onorificenze

Note

Bibliografia Nicholas Tredell, Conversations with Critics, Manchester, Carcanet Press, 1994, ISBN 978-1857540581. Lisa Hopkins, An Interview with Marina Warner, in Sheffield Thursday, n. 4/5, autunno 1994, pp. 81-95. Mary Condé, Finding a Voice for Martha: Marina Warner's «Mary Takes the Better Part», in Journal of the Short Story in English, n. 22, estate 1994, pp. 89-98. Chantal Zabus, Spinning a Yarn with Marina Warner, in Kunapipi: Post Colonial Women's Writing, vol. 16, n. 1, 1994, pp. 519-529. Lisa Hopkins, Revisiting The Tempest: Marina Warner's Indigo, in Sheffield Thursday, estate 1995. Richard Todd, Marina Warner, in Post-War Literatures in English, settembre 1995. Richard Kearney (a cura di), States of Mind: Dialogues with Contemporary Thinkers on the European Mind, Dublino, Wolfhound Press, 1995. Steven Connor, The English Novel in History 1950-1995, Londra, Routledge, 1996, pp. 186-198. Richard Todd, Consuming Fictions: The Booker Prize and Fiction in Britain Today, Londra, Bloomsbury, 1996. Chantal Zabus, The Power of the Blue-Eyed Hag, in H. Jelinek et al. (a cura di), A Talent(ed) Digger, Amsterdam, Rodopi, 1996. E. Kilian, Visitations from the Past: The Fiction of Marina Warner, in H. Maassen et al. (a cura di), Anglistik und Englischunterricht: (Sub)versions of Realism, Heidelberg, Universitätsverlag C. Winter, 1997. Laurence Coupe, Myth, Londra, Routledge, 1997. M. Roberts, On Fairy Tales and Their Tellers, in M. Roberts, Food, Sex and God: On Inspiration and Writing, Londra, Virago, 1998. Tobias Doering, Chains of Memory: English-Caribbean Cross-Currents in Marina Warner's «Indigo» and David Dabydeen's «Turner», in Across the Lines: Intertextuality and Transcultural Communication, "Cross/Cultures" n. 32, Rodopi, 1998. Kari Boyd McBride, Marina Warner, in Merritt Moseley (a cura di), British Novelists Since 1960, Columbia, Bruccoli Clark Layman, 1999. Laurence Coupe, The Comedy of Terrors: Reading Myth with Marina Warner, in PN Review, n. 128, vol. 25, n. 6, luglio-agosto 1999, pp. 52-55. C. Cakebread, Sycorax Speaks: Marina Warner's «Indigo» and «The Tempest», in M. Novy (a cura di), Transforming Shakespeare: Contemporary Women's Re-Visions in Literature and Performance, Basingstoke, Macmillan, 1999. S. Sellers, Bodies of Power: Beauty Myths in Tales by Marina Warner, Emma Donoghue, Sheri Tepper and Alice Thompson, in Myth and Fairy Tale in Contemporary Women's Fiction, Basingstoke, Palgrave, 2001. Jane Aikins Haslett, Marina Warner: Feminist Mythographer, tesi di dottorato, University of Alberta, Edmonton, 2001. Daniela Babos, Postmodern Issues in Marina Warner's Indigo and The Lost Father, Cluj-Napoca, 2002. Chantal Zabus, Tempests After Shakespeare, Basingstoke, Palgrave, 2002. Eleonora Federici, Weaving Identities: M. Warner's Rewriting of Western Traditions, in Englishes, n. 21, 2003. A. Atilla, Regaining the Lost Memory in Marina Warner's «Indigo», in Interactions, vol. 13.2, Ege University, 2004. Laurence Coupe, Marina Warner, serie Writers and Their Work, Londra, British Council / Northcote House, 2006. Lisa Propst, Marina Warner and the Ethics of Telling Silenced Stories, Montreal, McGill-Queen's University Press, 2020.

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