Il Duomo di Lonigo è il principale luogo di culto della città di Lonigo in provincia di Vicenza, la chiesa è dedicata al santissimo Redentore, eretta tra il 1877 e il 1895 in stile neoromanico.
Il Duomo venne costruita sul sito in cui si trovava il castello cittadino, al posto della chiesa di San Marco e del convento delle clarisse. L'idea di erigere una nuova chiesa sorse al termine di una processione tenutasi nel 1855 per impetrare la salvezza dal colera e per la necessità di ingrandire la chiesa preesistente.
Storia Il progetto si deve all'architetto Giacomo Franco. Nel 1876 venne abbattuto il convento di San Marco e il 24 giugno 1877 venne posata la prima pietra alla presenza del vescovo di Vicenza Antonio Farina e dell'allora arciprete d. Pietro Laghetto. La direzione dei lavori era stata assunta da Antonio Toffanin che venne assassinato nel cantiere nel 1879 e fu sostituito dal figlio Angelo, appena sedicenne.
Il 22 giugno l'arciprete don Francesco Cera scrisse una lettera ai cittadini annunciando che si era prossimi all'apertura al culto divino del Tempio.
La consacrazione La chiesa venne consacrata il 20 luglio 1895, la sera prima il vescovo di Vicenza Antonio Feruglio giunse in città e alla sera nella Chiesa Vecchia si svolse, secondo l'antico rito, una veglia di preghiera accanto alle reliquie dei martiri da collocare nella mensa dell'altare maggiore del Duomo. Al mattino seguente alle 6:00 ebbe inizio la consacrazione del tempio e dell'altare maggiore presieduta dallo stesso vescovo, che terminò verso mezzogiorno con una messa solenne. Il pomeriggio giunsero in città il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto e il vescovo di Padova Giuseppe Callegari, che la sera parteciparono all'affollata processione che accompagnò il Crocifisso Miracoloso di Lonigo dall'antica pieve all'altare maggiore del Duomo.
Il giorno seguente, domenica 21 luglio, il patriarca di Venezia Giuseppe Sarto celebrò la messa pontificale assistito dai due vescovi di Vicenza e Padova, di alcuni canonici della cattedrale e del clero del vicariato. La giornata si concluse con il solenne Te Deum nel nuovo Tempio.
Il lunedì successivo terza solenne celebrazione pontificale presieduta dal vescovo di Padova mons. Callegari.
Il vescovo di Vicenza dispose per tutti quelli che parteciparono alle celebrazioni un anno di indulgenza, e per coloro che visiteranno il Duomo nel giorno dell'anniversario della sua consacrazione quaranta giorni di vera indulgenza nella forma consueta della Chiesa.
Protonotario apostolico
Nel 1911, proprio durante il pontificato di Papa Pio X, per iniziativa di mons. Francesco Sogaro, leoniceno arcivescovo titolare di Amidia, e di mons. Giovanni Fossà, vescovo di Fiesole prima arciprete di Lonigo, la Santa Sede conferì il privilegio di protonotario apostolico ad instar partecipantium, onorificenza che il Santo Padre concesse in perpetuo a tutti gli arcipreti di Lonigo.
Si trattava comunque di una conferma, infatti anche mons. Giovanni Fossà, in occasione del suo ingresso a Lonigo il 15 dicembre del 1900 venne elevato alla stessa dignità di "protonotario apostolico".
Nel 1947, in occasione del 50º anniversario di sacerdozio, l'allora arciprete di Lonigo mons. Attilio Caldana venne insignito dal pontefice con il titolo di abate mitrato ad personam dei SS. Fermo e Rustico, titolari dell'antichissimo priorato benedettino leoniceno. L'investitura ufficiale avvenne il 21 settembre dello stesso anno presieduta dal vescovo di Vicenza mons. Carlo Zinato.
Descrizione Esterno L'edificio sorge sopra un rialzo del terreno di circa 2 m, superato con una scalinata. La facciata si presenta a fasce alternate di pietra tufacea e di mattoni, su un basamento in pietra di Chiampo. Riprende la facciata della chiesa di San Zeno a Verona. Si articola in tre parti verticali, quella centrale alta 40 m presenta un coronamento triangolare decorato con archetti; tre pinnacoli sovrastano il timpano.
Al centro si trova un rosone, affiancato da mensole sulle quali hanno trovato posto nel 1995 le statue di San Pietro e di San Paolo.
Il portale centrale, più grande dei laterali, reca sulla lunetta un mosaico realizzato da mosaicisti veneziani, su disegno del pittore Cacciatori (Cristo in trono fra angeli), ispirato alla tradizione bizantino-veneziana.
Interno La pianta è a croce latina, con braccio lungo di 78 m e braccio corto di 55 m. L'incrocio del transetto è coperto da una cupola ottagonale.
Dall'ingresso si entra in un basso nartece e quindi alle tre navate, separate da colonne in marmo e coperte a capriata a vista. Il pavimento è in lastre di marmo bianco e grigio. Nella parte alta della navata centrale si aprono bifore di tipo gotico.
Le navate minori terminano con piccole absidi semicircolari. L'altar maggiore presenta un ciborio che trae ispirazione da quello della chiesa di Sant'Ambrogio a Milano. Il tabernacolo è stato scolpito da Egisto Caldana.
Sopra l'altar maggiore è esposto un Crocifisso cinquecentesco, precedentemente collocato nella cappella Vandinelli della chiesa di San Daniele e di cui si narra il miracoloso ritrovamento nei campi chiamati “Le Sante” dopo che i buoi si erano inginocchiati non volendo più muoversi.
Alle spalle dell'altare è stato montato nel 1909 un organo, coprendo le finestre e cambiando l'illuminazione degli spazi interni rispetto al progetto.
Alle pareti delle navate minori sono presenti quadri della Via Crucis a mosaico realizzati a Murano e inaugurati nel 1930, con cornice disegnata da Ferdinando Forlati ed eseguita da Giuseppe Regagioli.
Sulla controfacciata, sopra il nartece è stata collocata il 20 luglio 1919 una statua in pietra del Cristo redentore.
Il Crocifisso Miracoloso
Tanto venerata a Lonigo è l'effige del Crocifisso Miracoloso, la cui storia e devozione viene tramandata da oltre cinque secoli.
La tradizione popolare racconta ancora oggi la storia del ritrovamento miracoloso del prodigioso Crocifisso: un contadino stava arando i campi nella località denominata "Le Sante" attorno al colle di San Daniele, i buoi arrivati vicino al luogo in cui stava sepolto il Crocifisso si fermarono e si misero in ginocchio senza più muoversi, fu allora che scavando nel terreno venne rinvenuto il Cristo, che fu poi collocato nella cappella Vandinelli a S. Daniele. Ancora oggi a ricordo di questo prodigioso evento sulla via di S. Daniele vi è situato un capitello a perenne memoria.
L'autore di un manifesto pubblicato nel luglio del 1895 in occasione della dedicazione del Duomo ritiene che la venerazione del Crocifisso risalga all'inizio del 1500 e precisamente al venerabile Antonio Pagani dei Minori, che fu a Lonigo al tempo del Concilio di Trento (1545).
L'immagine è scolpita in legno di tiglio, la testa nella espressione rivela un buon artista che poi si smentisce nel corpo e negli arti piuttosto brevi e tozzi. Il volto del Cristo è dolce e severo insieme, il naso affilato dalla morte, gli occhi infossati, la fronte ancora contratta e la bocca socchiusa nell'ultimo respiro. Il capo è reclinato sulla spalla su cui cadono i capelli appiccicati dal sudore dell'agonia. L'aureola è costituita da un disco di metallo come una volta si usava per le statue esposte all'aperto per costituire una sorta di riparo. Il Crocifisso non finisce di stupire per la sua silenziosa tragicità: tutto si è concluso ma quel povero corpo piccolo e quasi senile continua a mostrare il dono supremo della Redenzione. Il Cristo era affisso ad una croce semplice di legno d'ulivo, dalla quale fu in seguito trasportato su una di abete e da qualche anno (prima del 1895) su un'altra più decorosa. L'antica croce d'ulivo fu portata il 24 giugno 1877 nel sito in cui si sarebbe costruito il Duomo e rimase ad indicare il luogo dell'altare maggiore, rimanendo poi sepolta sotto l'altare stesso.
I Francescani muovevano l'effige una volta all'anno: la sera del giovedì santo una solenne processione partiva dalla chiesa di S. Daniele recandosi in parrocchia e attraversando le vie principali del paese, la croce rimaneva nella chiesa cittadina fino alla conclusione dell'azione liturgica del Venerdì Santo, quando poi sempre in processione tornava dai frati minori.
Dopo i decreti napoleonici di repressione degli ordini religiosi la croce rimase per qualche tempo a S. Daniele, ma poi la chiesa venne spogliata e così essa fu trasportata alla pieve nel 1811 e collocata in una nicchia della sacrestia. La devozione non diminuì ma anzi aumentò nel momento in cui si decise di mettere il Crocifisso su un altare della chiesa.
Sorsero poi delle controversie tra il convento e la parrocchia sull'appartenenza della croce, così il Municipio intervenne avocando a sè il giuspatronato della croce e tenne anche la chiave della custodia dove era esposta la croce nella Chiesa vecchia. Il 1 aprile 1879 una delibera comunale rimise nelle mani dell'allora arciprete don Pietro Laghetto la chiave della nicchia e nel 1884 il Comune rinunciò a tutti i suoi diritti nei confronti del Crocifisso a favore della parrocchia.
Sabato 20 luglio 1895, alla vigilia della solenne consacrazione del Duomo, alla presenza del patriarca di Venezia Giuseppe Sarto e del vescovo di Padova Giuseppe Callegari, una gran folla di persone accompagnò il Crocifisso in Duomo trovando posto sull'altare dell'abside a sinistra.
Dal 1955 circa fino ad oggi, si trova sopra l'altare maggiore del Duomo.
La Tradizione Popolare Fino a prima della pandemia, vale a dire il 2019, il Crocifisso veniva tolto dall'altare maggiore una volta all'anno il Venerdì Santo. La mattina sulle spalle di un penitente scalzo il Crocifisso attraversava in silenzio il paese facendo ritorno a San Daniele, percorrendo cioè a ritroso il cammino processionale che si compiva un tempo il giovedì santo. La sera dello stesso giorno con un'affollatissima processione il Cristo tornava per le strade della città rivivendo la Via Crucis dalla chiesa dei Frati Minori al Duomo, dove poi vi si celebrava l'azione liturgica.
Da dopo la pandemia le liturgie quaresimali riguardanti la devozione del Crocifisso sono state riviste. Il Crocifisso durante la quaresima torna al convento di San Daniele fino alla sera del giovedì della V settimana di Quaresima, vale a dire prima della Domenica delle Palme, quando dopo la Liturgia della Parola viene portato processionalmente tra le vie della città fino a raggiungere l'antica pieve, chiamata Chiesa Vecchia. Lì vi rimane fino al mattino del Venerdì Santo, quando a mezzogiorno viene silenziosamente riportato in Duomo per la solenne azione liturgica del pomeriggio.
Madonna Addolorata e il sacrilegio
A seguito di una terribile pestilenza che colpì la Lombardia e il Veneto, i leoniceni nel 1631 affidarono, ad un autore ignoto, il compito di scolpire in legno policromo la venerata immagine della Madonna Addolorata che per secoli rimase esposta al pubblico nel Palazzo Pretorio, ora Palazzo dei Congressi. Con l'edificazione del Duomo venne rimossa dalla sua sede tradizionale e affidata alla parrocchia.
Il Sacrilegio e l'incoronazione Nel nuovo tempio fu eretto un altare dedicato all'Addolorata, ma un furto sacrilego avvenuto tra la notte del 28 e il 29 ottobre del 1925 privò l'immagine dei suoi preziosi ori votivi. Questo evento scaturì enorme dolore nei leoniceni tanto che una folla di persone assiepò il Duomo durante una funzione riparatrice.
L'allora arciprete di Lonigo, mons. Attilio Caldana, propose allora di offrire alla Vergine una nuova e più preziosa corona e mobilitò tutte le classi sociali di Lonigo: dalle operaie del cotonificio Crespi, ai poveri contadini, alle famiglie della borghesia cittadina.