La monetazione del Picenum è costituita delle emissioni monetarie delle comunità della zona che, sotto l'imperatore Augusto fu inserita nella regio V della suddivisione dell'Italia.
Tradizionalmente i numismatici trattano le monete delle comunità del Picenum come parte della monetazione greca.Eckhel: Doctrina numorum veterum.
Contesto storico
Le emissioni monetarie dell'area si concentrano nel III secolo a.C.. In questo periodo, i Piceni ed i Romani strinsero un'alleanza militare per contrastare l'avanzata dei Galli Senoni,Tito Livio, Ab Urbe condita libri, X, 10. giunti sino a nord del Tevere; nel 299 a.C. si verificò la prima azione militare romana in territorio piceno, ai danni degli insediamenti gallici a settentrione del fiume Esino. Ulteriore conferma del patto militare fra Romani e Piceni venne data da questi ultimi qualche anno dopo, quando i Sanniti, cercando di coinvolgere i Piceni nell'imminente conflitto contro Roma, avvertirono gli alleati Romani della guerra che i Sanniti, coalizzati con i Galli, gli Etruschi e gli Umbri, avevano intenzione di intraprendere.Tito Livio, op. cit., X, 11.Alessandro Naso, I Piceni. Storia e archeologia delle Marche in epoca preromana, Milano, 2000, Longanesi, p. 271. Il conflitto sfociò in una serie di scontri fra i Romani e le popolazioni alleate dei Sanniti, dei quali quello decisivo fu la battaglia di Sentino (295 a.C.), a seguito della quale si accentuò l'espansione romana verso l'Adriatico; nel 290 a.C. circa, Roma espanse i propri domini fino ad assorbire il territorio dei Pretuzi, a sud del Picenum. Nello stesso periodo, si acuirono anche le tensioni fra i Romani e i Galli Senoni: questi ultimi furono sconfitti grazie anche all'appoggio dei Piceni, che si schierarono contro le popolazioni celtiche acconsentendo al passaggio dell'esercito romano nel Picenum. A seguito della sconfitta dei Senoni, Roma acquisì anche i territori gallici, che confinavano a nord con quelli piceni.Naso, op. cit., p. 272.
Le conquiste romane mutarono sensibilmente il contesto geopolitico nell'Italia centrale: i domini di Roma si estendevano a nord, ovest e sud del Picenum, circondato dallo Stato romano. La mancanza di autonomia scaturita da ciò indusse i Piceni a rompere l'alleanza con Roma e a rivoltarsi contro l'indiretta dominazione romana. La rivolta, guidata dalla città di Asculum, non ebbe successo e venne sedata dai Romani in due campagne distinte, nel 269 e nel 268 a.C.. Conseguentemente, una parte della popolazione picena fu deportata in Campania, nei pressi di Salerno;Strabone, Γεωγραφικά, 5, 4-12. il resto dei Piceni fu parzialmente romanizzato, mentre Asculum fu considerata civitas foederata, ovvero alleata di Roma; onde tenere sotto controllo Asculum, nel 264 a.C. fu dedotta a Firmum una colonia di diritto latino.Giacomo Devoto, Gli antichi Italici, 2ª ed. Firenze, Vallecchi, 1951, p. 307.
Contesto storico di Ankón (Ancona)
La città di Ancona (Ankón in greco, Ancon o Ancona in Latino) fu fondata, secondo StraboneStrabone, V. 4. 2. intorno al 387 a.C. da greci di stirpe dorica, esuli siracusani; la colonia, con il nome di Ankón, fu fondata, come spesso avveniva, in un luogo in cui era già presente un emporio greco.Maurizio Landolfi, Dalle origini alla città del tardo impero, in AA. VV., ANKON, Vol. I, p. 18. Il nome deriva dalla parola greca ἀγκῶν (gomito); riferimenti storici alla collocazione di Ancona e alla conformazione geografica "a gomito", da cui la città prende il nome, sono presenti negli scritti di Strabone, Pomponio Mela,Pomponio Mela, Cosmographia, II 64. Plinio il VecchioPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, III, 111. e Procopio.Procopio, De bello Gotico, II, 13. Questa etimologia si rispecchia nel tipo presente sulla moneta, un gomito. Ad Ancona si trovavano due famosi tempi: un dedicato a DiomedeA.L. Prosdocimi, G. Baldelli, La religione, in AA. VV., Piceni popolo d'Europa, p. 86. ed un altro ad AfroditeGiovenale, IV. 40:
Nel III secolo a.C., la progressiva espansione di Roma nel territorio del Picenum indusse la città di Ancona ad accettare l'alleanza con i Romani; nel 178 a.C. la città acconsentì all'uso del proprio porto da parte dei duumviri navali C. Furio e L. Cornelio Dolabella, che con una flotta di venti imbarcazioni avevano il compito di contrastare le incursioni piratesche degli Illiri.Tito Livio, op. cit., XLI, I 2.
I commerci anconetani, già fiorenti nel periodo greco, assunsero ancor più grande rilevanza fra II e I secolo a.C., a seguito delle conquiste romane in Oriente che consentirono l'apertura di canali commerciali con Alessandria d'Egitto, Taranto, Delo e Rodi.
Pur mantenendo l'aspetto culturale greco, la polis di Ancona assunse caratteri via via sempre più romani, divenendo, nel 90 a.C. municipio romano; successivamente, fu inizialmente colonia triumvirale e poi, in occasione delle assegnazioni viritane augustee, colonia augustea.Liber Coloniarum, I, 225 4-13.
Contesto storico di Asculum (Ascoli)
Asculum corrisponde all'odierna Ascoli Piceno. L'etnogenesi principale del popolo italico osco-umbro dei Piceni riferisce di una civiltà preromana, allogena del medio Adriatico ma originaria dell'alta Sabina, che in età antica aveva come capitale Asculum.Gianluca Tagliamonte, L'origine sabina dei Piceni, in Piceni popolo d'Europa, p. 12. Questa etnogenesi trae forza dalla tradizione letteraria romana che pone all'origine della civiltà picena un ver sacrum compiuto da popolazioni sabine.
Nel 299 a.C. i Piceni strinsero alleanza con i Romani per contrastare le incursioni dei Galli Senoni, ed in seguito furono al fianco di Roma nel conflitto contro i Sanniti, gli Etruschi, gli Umbri ed i Galli. Attorno al 269 a.C., i Piceni spezzarono l'alleanza con i Romani, a seguito del sensibile mutamento geopolitico intervenuto nel contesto del Picenum, sostanzialmente egemonizzato da Roma. La rivolta, condotta da Asculum, fu soppressa in due campagne militari successive, compiute da Roma nel 269 e nel 268 a.C.. Per Asculum il conflitto si risolse in modo meno radicale, rispetto al resto delle città picene; infatti, a differenza di queste,Le città picene subirono un processo di progressiva romanizzazione. Inizialmente, furono nominate civitas sine suffragio (268 a.C.), poi civitas optimo iure (241 a.C.). venne considerata civitas foederata, alleata i Roma.
Contesto storico di Firmum (Fermo)
A Firmum, che si trovava nel sito della moderna Fermo, nel 266 a.C. fu dedotta una colonia romana.Velleio, I. Lo scopo di questa deduzione, oltre al mantenimento di un forte controllo politico sulla regione, fu anche quello di stabilire degli avamposti fedeli sul versante adriatico dell'Italia centrale, nel caso di invasioni dal mare. I coloni romani che giunsero nel fermano furono numerosi, in considerazione del fatto che i Piceni da lì deportati furono inviati a fondare e rimpinguare numerose città italiche; inoltre, il processo di romanizzazione fu piuttosto veloce.Giuseppe Michetti, Fermo nella storia. Fermo nella letteratura latina, Vol. I, p. 37-38. I Romani realizzarono diverse opere urbanistiche per rafforzare la posizione strategica di Firmum; situata sul colle Sabulo, la città venne via via ad allargarsi sul versante orientale, dove sorsero le abitazioni dei coloni. Vennero costruiti un foro, delle terme ed un teatro. La riuscita romanizzazione del territorio è confermata dalla fedeltà che, nel corso del tempo, fu dimostrata in battaglia dagli abitanti di Firmum.
Nel 220 a.C., molti dei cittadini fermani presero parte alla battaglia di Talamone, in cui Roma sconfisse i Galli e ampliò i suoi possedimenti nel nord Italia.Michetti, op. cit., pp. 39-40. Durante la Guerra Sociale, gli eserciti dei popoli italici insorti che avevano conquistato le numerose colonie romane adriatiche, non riuscirono ad occupare Firmum per la strenua resistenza opposta.Michetti, op. cit., p. 42.
Contesto storico di Hatria (Atri)
Hatria ricopre il sito della moderna Atri; vi fu dedotta una colonia latina poco dopo il 290 a.C. Le monete, fuse, furono emesse dopo questa data, nella prima metà del III secolo.
Le monete di Hatria furono da prima ritenute le più pesanti e le più antiche d’Italia; poi furono riabbassate di data. Jacopo Mazzocchi, un tipografo e collezionista di monete, ; la datazione scende con , dopo la deduzione della colonia.
Contesto monetario I contesti monetari più rilevanti del Picenum sono due. Da una parte c'è quello della polis di origine greca Ankón (attuale Ancona), con monete coniate; d'altra parte c'è il contesto delle comunità italiche, caratterizzato da monete fuse (aes grave), e solo in un secondo tempo da monetazione al martello.
In particolare le monete fuse presentano una libbra suddivisa in base 10 anziché in base 12. Questa suddivisione è caratteristica di una serie di comunità tutte collocate nella costa adriatica. Oltre a quelle del Picenum hanno questa suddivisione alcune comunità dell'Umbria (Ariminum), dei Vestini e della Apulia (Luceria, Venosa)F. Catalli,Monete dell'Italia antica, p. 98 La suddivisione decimale fu usata anche da Capua.
In questo caso le frazioni prendono nomi differenti rispetto a quelli utilizzati nella costa tirrenica. Si parla quindi di biuncia, teruncia, quadruncia, e quincuncia, cioè dal valore di 2, 3, 4 o 5 onceI nomi delle frazioni della libbra suddivisa in 12 once sono dati da frazioni: semisse, (semi asse: 1/2) triente (1/3),quadrante (1/4) sestante (1/16). La libbra di riferimento è comunque diversa tra le comunità: circa 379 g ad Ariminum, Hatria, o di circa 341 g in Apulia.
Monetazione di Ankón (Ancona)
Della monetazione di Ankón, l'attuale AnconaPer tutte le tesi formulate nel tempo sulla monetazione greca di Ancona, si veda: ., ci è pervenuto un unico tipoRutter et al. Historia Numorum Italy, p. 17. La datazione non è ancora stata definita con precisione, ma esemplari sono stati ritrovati nelle tombe del III e II secolo a.C. La moneta è battuta al martello e riporta la scritta in greco ΑΓΚΟΝ, ossia "Ankón", il nome della città in greco antico.
La moneta greca di Ancona è la prima mai emessa nella città dorica e reca le immagini descritte di seguito. Sul dritto è raffigurato il profilo di Afrodite, rivolto verso destra; è coronata di mirto, pianta sacra alla dea, ha i capelli raccolti in un nodo e porta gli orecchini; è presente la sigla "Σ" (sigma o mi, a seconda del verso di lettura). Il bordo è perlato. L'identificazione con Afrodite è fornita dai passi sotto riportati di Catullo e di Giovenale, che testimoniano la presenza in città di un tempio dedicato alla dea. L'identificazione della figura femminile al dritto con Afrodite è già presente in Eckhel, considerato il fondatore della numismatica come scienza; al proposito cita anch'egli il brano di CatulloJoseph Eckhel, Doctrina nvmorvm vetervm, p. 98.
Sul rovescio è presente un braccio destro nudo piegato a gomito, con la mano che stringe un ramoscello, forse di mirto, o di palma; nello stemma della Provincia di Ancona, che ne riproduce l'immagine, è interpretato invece come corbezzolo. Sotto il braccio si legge la scritta ΑΓΚΩΝ (Ankōn) e sopra ad esso ci sono due stelle a otto raggiIn alcuni esemplari i raggi sono sette., interpretate come la costellazione dei Gemelli, ossia i Dioscuri, protettori dei naviganti. Nel complesso, il rovescio della moneta è analogo ad uno stemma parlante, dato che l'immagine del braccio richiama il nome della città e le due stelle dei Dioscuri ricordano la funzione protettiva del promontorio a forma di gomito nei confronti dei flutti marini. Anche il bordo del rovescio è perlato.