Originario di Cimego e fabbro di professione, attorno al 1300 incontrò fra Dolcino rimanendo affascinato dalla sua predicazione e nel 1302 lo seguì con la moglie a Bologna, divenendo uno dei più ferventi seguaci. Giunto a Bologna con il maestro, lo ospitò nella sua nuova casa assieme a Silva da Trento, Secondino da Brescia e altri dolciniani.
Condannato alla penitentia de crucibus, mentre la moglie finiva sul rogo, tornò da Dolcino e lo avrebbe seguito sino alla sconfitta sul monte Rubello. Imprigionato per qualche tempo, fu arso vivo dopo il 1307.
Bibliografia Raoul Manselli, «ALBERTO da Cimego (da Trento, erroneamente indicato anche come Carentino, Tarentino)», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 1, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1960.
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