Non sono noti rinvenimenti archeologici per il territorio di ImbersagoSecondo alcuni autori la mancata segnalazione di ritrovamenti nel territorio di Imbersago (vedi Carta archeologica della provincia di Lecco. IV. La provincia di Lecco, Modena, 1994), potrebbe essere dovuta allo sviluppo in epoca moderna, che potrebbe aver sacrificato resti antichi. . Nel territorio circostante sono note tuttavia frequentazioni umane a partire dal Paleolitico medioDue campagne di scavi archeologici condotte a Rovagnate (località Fornace Barbarella di Bagaggera) nel 1980 e 1986 hanno permesso di recuperare attestazioni della presenza umana a partire dal 35 000 a.C. circa: Cremaschi M. ed altri, "Sedimentary and Paleological processes in the Upper Pleistocene Loesses of Northern Italy, The Bagaggera Sequence", in Quaternary International, 5, pp.23-28. Nella zona a insediamenti su palafitte subentrarono i Celti, sottomessi a loro volta dai RomaniI Galli furono cacciati dal Comasco ad opera del console Marco Claudio Marcello nel 196 a.C.: Tito Livio, XXXIII, 36, 9-18; Virginio Riva, Le origini della Brianza, Merate, 1987.

Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente la toponomastica attesta nella zona circostante la presenza longobarda (Cernusco Lombardone, da Cixinuscolo Longobardorum e Lomagna, da Lemania, evoluzione di Alemania e Arimannia).

Secondo Guasco di Bisio, autore ai primi del Novecento di un Dizionario feudale degli antichi Stati Sardi e della Lombardia. i signori di Caltignaga, discendenti dal visconte Gherardo di VienneBiblioteca della Società Storica Subalpina, 78, 229, atto del 20 gennaio 1014 ...Ego Gisulfus iudex... de casis et omnibus rebus illis qui fuerunt iuris tui et abere visus fuisti tam infra castra Calteniaca quanque et fortis..., ebbero in concessione nel 920 dal conte Gerardo di Lecco i territori lungo il fiume Adda, comprendenti anche Imbersago.: la famiglia dei Caltignaga si sarebbe suddivisa in due rami, di cui quello che comandò ad Imbersago discendeva da Adamo da Caltignaga. Dopo qualche passaggio di proprietà Imbersago finì nelle mani di tre fratelli figli di Ildeprando: Ratburno, Ademaro e Riccardo. Secondo Guasco fu da questo ramo che discesero i signori di Imbersago ed Ornago. Nella tabella a destra del testo si può osservare la cronologia degli eventi proposta da Guasco di Bisio. La discendenza dei signori di Imbersago dai nobili di Caltignaga è suffragata da Giancarlo Andenna"Grandi patrimoni, funzioni pubbliche e famiglie sul territorio: il "Comitatus Plubiensis" e i suoi conti dal IX all'XI secolo" , in Formazione e strutture dei ceti dominanti nel Medioevo: marchesi, conti e visconti nel Regno Italico (secc. IX-XII), Roma, 1988, p.206..

Imbersago è citata per la prima volta in un documento del 975 come vico Ambeciago, con residenti di nazionalità longobardaIl documento riguarda un contratto di vendita stipulato il 15 ottobre del 975 da parte di due coniugi (Andrea e Gisla, longobardi) a un prete milanese.. Nel 988 un certo Ghisalberto, signore di Imbersago fa da testimone ad un atto di permuta concluso nel 988 da Ermengarda, sposa del conte di Verona, sua parente e sorella del conte Attone di Lecco: . Secondo Giovanni Dozio la famiglia di Giselberto da Imbersago potrebbe essere la stessa a cui nel secolo seguente venne assegnato il titolo di capitani o valvassori di Imbersago.. Ghisalberto ebbe due figli, Dedila (sposata a Guglielmo da Palosco) e Odelberto, che successe al padre nel comando di Imbersago.. In quest'epoca non si trattava di un vero e proprio centro abitato, ma di una serie di possedimenti, che sotto l'imperatore Ottone I si trovavano controllati dal vescovo di Milano.

Intorno all'anno 1000 Imbersago si doveva presentare dunque come un insieme di residenze fortificate, a controllo del traffico sul fiume Adda, dipendenti dalla famiglia dei Capitanei di Vimercate, che controllavano il castello di BrivioCapitanei de Vicomercato: Virginio Longoni, Fonti per la storia dell'alta Valle di San Martino, Calolziocorte, 1995, p. 45 e ss.. In seguito una perdita di importanza di Imbersago è confermata dalla mancanza del paese tra i traversagium, ovvero tra i passaggi sull'Adda per cui il comune di Milano richiedeva un pedaggioAntonio Noto , Liber datii mercantie communis Mediolani. Registro del XV secolo, Milano 1950, p.98.

Gli Airoldi, domini de Robiate nel XII secolo, furono sostenitori dei Visconti, soprattutto durante il conflitto con i Torriani nel XIII secolo del 1279 la battaglia era arrivata fino al castello di Brivio. A questo periodo risale la chiesa di San Paolo (XIII secolo) e la torre conservata nel centro del paese, e parte di un'antica fortificazione, è fatta risalire al XIV secoloLa presenza di un "castellazzo" (termine utilizzato per indicare un castello in rovina, compare a Imbersago nella Mappa Como, Archivio di Stato, Catasto cessato. Un'antica fortezza è citata da Girolamo Vitali, Annali della Madonna del Bosco, 1646: "Nel mezzo di questo villaggio vedesi un'antica fortezza, che con diversi corridori et alta torre va signoreggiando tutto il contorno"..

Nel 1348 il prontuario del comune di Milano con l'elenco dei contributi in braccia per la manutenzione delle principali strade della BrianzaStatuti delle strade del Contado di Milano fatti nel 1348, a cura di G. Porro Lamberteghi, in Miscellanea di storia italiana, VII, 1869, Torino attesta che il comune di Imbersago aveva un peso rilevante nel circondario, e che le località di Sartirana, Cassina e Cazzulino erano ancora entità indipendenti.

A partire dal 1385 il contado vedeva contrapporsi gli Annoni ed i Vimercati (guelfi) ai Mari ed agli Airoldi (ghibellini)

Nel 1408 il "castellazzo" di Imbersago era in possesso dei Mauri di Cormeno<; . Sotto i Visconti troviamo come signori del paese nella Matricola delle nobili famiglie milanesiCastiglioni Carlo, Gli ordinari della Metropolitana attraverso i secoli, in Memorie storiche della diocesi di Milano, I 1954, 20 i nobiles de Imbersago scilicet capitanei. Il 16 marzo 1443 il console di Imbersago, in seguito ad una riunione dei capi-famiglia, fece redigere ad un notaio meratese un documento in cui ci si accordava sul metodo da seguire per il censimento delle proprietà.. Nel 1449 gli Airoldi, associati a Robbiate e ad Imbersago furono invitati a prestare giuramento di fedeltà al comune di Milano in opposizione a Francesco SforzaMilano, Archivio di Stato, Registri Panigarola, Registro 5, fol. 50; . Come sostenitori dello Sforza, dopo la sua presa di potere ebbero diversi beneficiMilano, Archivio di Stato, Fondo Famiglie, 2: gli Airoldi chiesero a Sforza l'esenzione dai tributi (Milano, Archivio di Stato, Fondo Famiglie, 2) e questi rispose positivamente, riconfermando i benefici già accordati prima di lui, ed estendendoli fino a comprendere anche ImbersagoBeretta Rinaldo, Compartizione dell'estimo del Monte di Brianza fatto l'anno 1456, Carate Brianza, 1952, 13. Sotto il dominio degli Sforza Imbersago fece parte del vicariato del Monte di Brianza.

Il fatto di abitare sul confine con la Serenissima favoriva un certo contrabbando in paese, nonostante l'embargo imposto dal ducato, tanto che lo stesso Sforza minacciò di abrogare i benefici fiscali in caso di reiterazione del reato (13 febbraio 1451)Milano, Archivio di Stato, Missive, 3.

Nel dicembre del 1435 alcuni comuni della zona si unirono per nominare un esperto che oggi chiameremmo commercialista, con il compito di difenderli dall'esosità del fiscoLongoni Virgino, I castelli medievali della Bevera, Oggiono, 1995, 309. Il nome del consorzio fu Università del Colle di Brianza (università nel senso di unione). Ben presto il Vicario di nomina ducale divenne un titolo ad elezione diretta tra gli anziani del luogo. Il consorzio ebbe uno stupefacente sviluppo civico, portando alla nascita dei figure professionali, esperti in ogni settore della vita sociale. Nel 1485 nacque la Banca del Monte di Brianza; in realtà si trattava di una tesoreria che però già faceva prestiti ad interesse. In questo periodo Imbersago viveva grazie ad alcune produzioni locali: tessuti in lana, vino e cereali, oltre alle solite agricoltura e pesca..

Per quanto socialmente encomiabile, l'università non sopravvisse molto dopo la caduta del ducato, l'invasione francese del 1499 ed il successivo dominio spagnolo. Tra il 1530 ed il 1540 il ducato venne diviso in feudi. Il catasto che aveva fatto litigare per decenni gli imbersaghesi venne rivisto nell'Estimo di Carlo V, di cui è stata ritrovata la copia riguardante Imbesrago.. Questo documento rappresenta anche il più antico censimento di Imbersago, e si può notare come la percentuale di Vimercati ed Airoldi sia drasticamente diminuita nell'ultimo secolo.

Storia Il declino delle torri Con la fine del Medioevo i castelli locali finirono in rovina. Nonostante tutti gli sforzi il Ducato di Milano stava cadendo, e questo era dimostrato dalla presenza nel Meratese di 3000 lanzichenecchiMilano, Archivio di Stato, AN, Notai, 6335, atto del 23-11-1515. La severità del dominio straniero costrinse gli abitanti di Imbersago ad arrangiarsi, ristabilendo il traffico illegale sull'Adda che aveva già fatto disperare i dominatori precedenti. Ben prima che Renzo Tramaglino tenti la traversata dell'Adda, gli abitanti locali si dedicavano al contrabbando ed al trasporto di persone da una sponda all'altra..

Il tempo di San Carlo Nel XVI secolo San Carlo Borromeo iniziò a spedire emissari in tutta la regione per fare un inventario della situazione economico-religiosa. L'incaricato che raggiunse Imbersago trovò una situazione tutt'altro che pia. Registrò la presenza di gioco d'azzardo nei giorni festivi, e la susseguente fuga dalle funzioni religiose. Arrivò addirittura a minacciare Bernardo Micheloni, padrone della taverna in cui si giocava a zarra, di comminare una scomunica ed una multa di 10 scudi.. Tutte le chiese del paese giacevano in pessime condizioni, soprattutto a causa della refrattarietà della popolazione a pagare di tasca propria i necessari interventi di manutenzione..

La prima visita di San Carlo ad Imbersago risale al 26 settembre 1571, dopo che i suoi inviati avevano redatto una dettagliata descrizione quattro anni prima. Dal rapporto si deduce che la chiesa di San Marcellino era piccola rispetto alla popolazione servita, ma tutto sommato completa. Vantava anche un sacrario, un campanile, e due altari.

Le funzioni in San Paolo erano celebrate da un certo Gregorio Nava, quasi quotidianamente. In questo caso la chiesa sembra messa in condizioni migliori, anche grazie ai Landriani che sostengono economicamente il curato.

Il visitatore chiude il rapporto segnalando una lista di lavori da fare. I lavori suggeriti per San Paolo non vennero svolti, mentre per San Marcellino il rettore fece tutto il possibile, pagando di tasca propria l'imbiancatura delle pareti, la rimozione delle predelle, e l'acquisto di paramenti.

Anche Imbersago si stava adattando ai rinnovamenti voluti da San Carlo. Nel suo viaggio il santo propagandava una maggiore attenzione del curato alle proprie anime, ed il rettore di Imbersago mise in atto un preciso censimento della popolazione che, oltre ai dati anagrafici, elencava i sacramenti ricevuti da ogni abitante. Questo censimento riporta la data del 6 dicembre 1571,. e permette una conta di 510 abitanti, di cui 372 adulti, con il 68% di cresimati ed il 90% che partecipava alla comunione. Il fatto che il 27% della popolazione fosse considerata composta di fanciulli indica un'età media molto bassa.

La dominazione spagnola Il 9 aprile 1617 le apparizioni della Madonna portarono alla costruzione della cappella che, pochi anni dopo e grazie alle offerte raccolte, permisero la costruzione della chiesa dei Santi Marcellino e Pietro e del Santuario della Madonna del Bosco.