Il ragno è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l'immaginario umano, entrando - spesso con le caratteristiche di una creatura leggendaria - nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni spiccano in particolare il mito di Aracne e il fenomeno del tarantismo.
Come il serpente, anche il ragno alterna una simbologia positiva ad una negativa, in base a come le sue stesse caratteristiche - anatomiche, comportamentali, persino "psicologiche" - sono state interpretate di volta in volta.
Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l'immaginario umano è la laboriosità del ragno, unita a una grande precisione tecnica, che tale animale dimostra nel tessere la propria tela. Da ciò derivano molti miti (in primis quello greco di Aracne), in cui tali caratteristiche divengono il centro o, quantomeno, lo spunto della narrazione e - spesso - il fulcro del significato morale.
Altro aspetto molto rilevante, questa volta in chiave negativa, è il pericolo potenziale rappresentato dal ragno, predatore, talvolta velenoso, che grazie alla sua tela - o, in alcuni casi, alla caccia - si procura il cibo per divorarlo ancora in vita dopo averlo paralizzato.
Il ragno come simbolo positivo Il ragno creatore e portatore del fuoco Al di fuori della cultura e mitologia occidentale, il ragno è visto da vari popoli come un essere creatore da cui ha avuto origine il mondo o come un benefattore dell'umanità per averle donato il fuoco (svolgendo in questo caso la stessa funzione del Prometeo greco, sebbene in modo del tutto indipendente).
Nereau (il signore dei ragni), venerato nelle isole micronesiane Nauru, è l'esempio più tipico di ragno creatore nei suoi due aspetti di Ragno Antico (Areop-enap) e Ragno GiovaneAnthony S. Mercatante, Dizionario universale dei miti e delle leggende, Newton, 2001.Jack Tresidder, The Complete Dictionary of Symbols, Chronicle Books, 2005.; nella versione diffusa nelle Isole Gilbert, in particolare, Ragno Antico crea il cielo e la terra da una conchiglia. Affine è il mito della donna-ragno Biliku, adorata nelle isole Andamane sia come creatrice sia come portatrice del fuoco. Presso gli Hopi del Nord America, una creatura molto simile di nome Kohyangwuti aiuta Sokutnang a creare gli esseri umani.In India invece, pur non essendo un animale creatore, il ragno è ugualmente legato all'universo in modo molto stretto: la perfezione millimetrica della sua tela rappresenta, infatti, l'ordine cosmico contrapposto al Caos. Il ragno, in questo caso, è dunque un simbolo ordinatore.
Il legame dei ragni con il mito del fuoco è più diffuso e attestato rispetto a quello con l'origine dell'Universo. Nella mitologia africana, un uomo-ragno di nome Yiyi porta il fuoco dal cielo agli uomini, mentre in Nordamerica i Cherokee narrano in modo avventuroso come Kananeski Amaiyehi (un ragno d'acqua o argironeta) sia riuscito ingegnosamente a trasportare il fuoco in una ciotola.
Per il legame ragnatela-universo, vedi anche il paragrafo L'ordine cosmico nella tela del ragno.
Il ragno totemico e benaugurante Presso diverse popolazioni, il ragno - come molti altri animali - è preso da esempio in qualità di totem per le sue caratteristiche. Il caso meglio attestato e documentato è quello degli aborigeni australiani, per i quali
Anche nello sciamanesimo, il ragno può rappresentare un totem, uno spirito-guida saggio che, lasciato temporaneamente il mondo dei morti, appare in visione ad un apprendista sciamano. La forma assunta, di solito, è quella di un nano, ma sono stati registrati dei casi (come dallo psicologo e antropologo inglese Brian Bates) in cui il nano stesso decide di assumere l'aspetto di una "creatura simile ad un ragno" (vedi anche il paragrafo Il ragno spirituale e psicopompo).
In Cina, vedere un ragno ha invece un significato di buon augurio, talvolta codificato. In alcune circostanze, ad esempio, può significare il "ritorno del figliol prodigo". L'abilità di liberare le case dagli insetti, spesso avvertita popolarmente come miracolosa, ha inoltre favorito una nomea positiva in alcuni contesti culturali europei. Di questa rimane una traccia nel proverbio inglese
Il ragno magico e taumaturgico
In diverse culture, il ragno (oltre a essere un animale al limite fra realtà e immaginario) è anche una creatura cui vengono attribuiti dei poteri magici. Secondo i casi, esso diviene dunque uno sciamano, un guaritore, una porta e così via.
In particolare, il potere taumaturgico del ragno è documentato in alcune "ricette" della medicina popolare. Secondo una di queste, ad esempio, per guarire dalla febbre (che in realtà è un sintomo, non una malattia) bisognerebbe spaccare una noce e chiudervi all'interno un ragno vivo, portando addosso l'amuleto per 48 oreTransactions of the Connecticut Academy of Arts and Sciences, Connecticut Academy of Arts and Sciences, Yale University, 1866, pag. 70 (digitalizzato nel 2006).. Secondo un'altra, attestata ad esempio nel Reggiano, far mangiare un ragno ad un infermo (purché ciò avvenga a sua insaputa) guarirebbe dalla malaria. Una pratica simile veniva consigliata anche alle donne lattanti che, al posto del chinino, erano invitate ad assumere ragnatele per evitare il contagio al proprio bambino durante l'allattamento"Atti dell'XI Congresso medico internazionale Roma, 29 marzo-5 aprile 1894", Roma, Ripamonti e Colombo, 1894: "Le donne lattanti eviteranno con sicurezza ogni pericolo di morte pei loro bambini prendendo, anziché chinino, della tela di ragno per liberarsi dalle febbri di malaria"..
In generale, amuleti a forma di ragno o ricavati da esso sono ritenuti particolarmente efficaci. Nei vasi di farmacia in uso un tempo, era anzi un ingrediente immancabile - assieme a diversi altri - la tela di ragno. Inoltre, secondo l'alchimista Crollius, uccidere un ragno da cui si è stati morsi, schiacciandolo sulla ferita, sarebbe un antidoto infallibile contro il veleno immesso nel sangue dall'animale stesso, in accordo con la teoria generale di Athanasius Kircher (deve trattarsi, però, del medesimo ragno, non di un altro esemplare della sua specie). A questo tema è legata la visione negativa del potere magico del ragno, evidente nel fenomeno del tarantismo (vedi il paragrafo Un mostro infido, paziente e velenoso).
Del tutto positiva, invece, la magia operata dai ragni di Se ti tagliassero a pezzetti di Fabrizio De André. Come abili chirurghi, queste creature ricuciono la pelle strappata, ridonandole tono e vita. L'immagine dei ragni che ricoprono un corpo umano è qui in contrasto con l'orrore che, normalmente, una tale vista dovrebbe suscitare: tutti intenti a tessere una tela come un filo chirurgico preciso e resistente, essi ricompongono le disiecta membra della ragazza al centro della canzone, la cui libertà e fantasia sono «continuamente minacciate di morte dalla nostra civiltà, ma indistruttibili nella coscienza dell'uomo» (Fabrizio De André).
Attributi magici simili a quelli della medicina popolare si riscontrano anche al di fuori del folklore, soprattutto in letteratura e nel cinema, a carattere (questa volta) non più antropologico ma di semplice "invenzione" per rendere più accattivante o misterioso il plot. In Supergirl - La ragazza d'acciaio (1984) di Jeannot Szwarc, un ragno intrappolato proprio in un guscio di noce è la "ricetta" per un filtro d'amore: nel momento in cui l'animale uscirà dalla sua piccola prigione, la vittima dell'incantesimo si innamorerà del primo uomo che avrà davanti agli occhi.
In un episodio della terza serie di Angel, un ragno magico è invece utilizzato da Lilah Morgan come password speciale per entrare in un'area riservata degli archivi elettronici della Wolfram & Hart; dopo averlo liberato da una scatola, lo adagia sulla tastiera rendendo così visibili le informazioni richieste.
Per i poteri magici attribuiti al ragno-porta e alla ragnatela, vedi i paragrafi Il ragno spirituale e psicopompo e La ragnatela come "oggetto magico"; per il ragno in letteratura, cinema e musica vedi il paragrafo Ragni d'autore con i relativi sottoparagrafi.
Il ragno come simbolo negativo Un mostro infido, paziente e velenoso La simbologia negativa del ragno è attestata in ogni continente, sebbene risulti più radicata in Occidente e presso le popolazioni dei deserti. Deriva, con ogni probabilità, dalla paura atavica (e dunque preistorica) dell'uomo nei confronti di tale creatura. La consapevolezza che il suo morso - oltre ad essere spesso particolarmente doloroso - è anche in più di un caso velenoso (se non mortale), deve aver ingenerato ben presto un'associazione immediata e inconscia tra l'aspetto dell'animale predatore e le conseguenze del morso stesso. Di qui l'equazione "otto zampe"="pericolo"="terrore/disgusto" fin nelle prime specie del genere Homo.A rendere più infido il ragno, devono inoltre aver contribuito la sua pazienza nell'attendere la preda, l'intelligenza dimostrata nelle varie tecniche di caccia (dalla ragnatela alle buche nascoste, al mimetismo), l'agilità e velocità nei movimenti. Tutti fattori che aumentano la pericolosità in un eventuale incontro con l'uomo.
Questa visione, inizialmente istintiva e psicologica, diviene poco a poco parte integrante dei vari aspetti della cultura presso i popoli che la condividono. Ecco allora che il ragno acquista una sua fisionomia e un suo ruolo nella mitologia e nella religione. Molte popolazioni, ad esempio, prevedono rituali specifici per guarire dal veleno del ragno, oppure per placare o allontanare la creatura, vista in tal caso come una semi-divinità o una divinità vera e propria. S'inserisce in questo contesto il noto fenomeno del tarantismo.Col passare del tempo, anche in altri settori il ragno fa la sua comparsa, più o meno da protagonista, a partire da arte, letteratura e musica, fino alle attestazioni più recenti nel cinema e nella televisione. Per approfondimenti sul fenomeno del tarantismo, vedi tale voce.
Il ragno gigante Racconti, miti e leggende sui ragni giganti si inseriscono nel contesto più ampio del folklore legato ai mostri teriomorfi (o zoomorfi) affetti da gigantismo. Si tratta dunque, in generale, di aracnidi dalle fattezze simili o identiche a quelle di specie esistenti in natura ma dalle dimensioni abnormi. La paura atavica nei confronti dei ragni è dunque amplificata dalla loro smisurata e portentosa crescita. Ne sono esempi le creature dei film Tarantola, La vendetta del ragno nero e Krull, Ungoliant e Shelob nelle opere di J. R. R. Tolkien, Aragog nella saga di Harry Potter, la vera forma di It nell'omonimo romanzo di Stephen King. Al gigantismo degli aracnidi corrisponde talvolta, secondo la specie di riferimento, quello delle ragnatele, trappole mortali o comunque ostacoli per gli stessi esseri umani.Storie riguardanti i ragni giganti sono attestate in Europa, Asia, Africa e Americhe. In una leggenda giapponese, ad esempio, Raikō e la sua banda, attirati in una caverna dall'apparizione di una bella donna, si ritrovano invischiati nella tela tessuta da un magico ragno gigante; Raikō, dopo aver pregato Shōki lo scacciademoni, si sbarazza del mostro con la spadaMichael Ashkenazi, Handbook of Japanese mythology, Library of Congress, 2003, pag. 237.. Una leggenda birmana, originatasi nella città di Pindaya (il cui simbolo, pin-gu, significa ragno), narra invece di sette principesse che facevano il bagno nel lago Boutalake e si rifugiarono in una grotta perché sorprese da una tempesta; qui furono imprigionate da un ragno gigante e poi liberate da un principe che aveva udito le loro suppliche e che uccise il mostro.Robert Reid, Michael Grosberg, Myanmar (Burma), Lonely Planet, 2005, pag. 179..
Metamorfosi da uomo a ragno: la punizione divina