In latino Ekkehardus Maior o Senex (il Vecchio) e in tedesco Ekkehart I, detto comunemente il "Decano", fu autore di inni e sequenze, ma è particolarmente noto in quanto un tempo impropriamente considerato l’autore del poema epico Waltharius.
Biografia Tutto ciò che sappiamo di Ekkeardo I si basa esclusivamente sulle informazioni che Ekkeardo IV ci ha trasmesso al capitolo 80 dei Casus sancti Galli.
Primo della stirpe di monaci famosi con questo nome, nacque in Turgovia, nell’attuale Svizzera orientale, nel 910 circa. Di nobile famiglia, fu educato nell'abbazia di San Gallo, dove entrò a far parte dell'ordine benedettino, per poi diventare a sua volta insegnante nella scuola del chiostro.
Divenne presto uno dei monaci più rispettati, per questo, sotto l'abate Kralo, fu eletto decano - oggi si direbbe priore - e proposto per la carica abbaziale. Subito dopo la morte di Kralo nel 958, guidò il monastero, ma, prima di ricevere l'effettiva investitura, una caduta da cavallo gli provocò una frattura alla gamba, lasciandolo zoppo. Per questo, temendo di apparire troppo poco rappresentativo, rinunciò a diventare la massima autorità di San Gallo, ottenendo tuttavia che al suo posto fosse eletto abate Burcardo, figlio del conte Ulrico V, che governò con il suo consiglio e la sua collaborazioneBrunhölzl (; ) riferisce che Burcardo sarebbe uno dei quattro nipoti che Ekkeardo aveva portato al monastero. Effettivamente un Burcardo nipote di Ekkeardo viene citato anche nella parte del Casus Sancti Galli redatta da Ekkeardo IV, e viene detto di lui che fu abate: Obtulit autem ille Sancto Gallo ad monachatum quatuor ex fratribus vel sororibus nepotes suos, duos sibi equivocos, Burchardum quoque post abbatem, Notkerum magistrum nostrum (). Si è preferito però riportare la notizia presente nella perché più recente..
Durante un pellegrinaggio a Roma conobbe Papa Giovanni XII, il quale gli donò delle reliquie di San Giovanni Battista, santo particolarmente venerato da Ekkeardo e per il quale egli fece costruire una nuova chiesa.
Scrisse numerosi inni religiosi e sequenze ecclesiastiche nello stile di Notker.
Morì il 14 gennaio 973.
Da quanto riportano i Casus sancti Galli Ekkeardo era rispettato e amato dai fratelli; la tradizione del monastero ha particolarmente elogiato la sua natura mite e amabile.
Se nel corso del tempo, per mancanza di studi critici, la sua reputazione è rimasta invariata, l’immagine letteraria che si aveva del decano di San Gallo ha subito di recente notevoli stravolgimenti. Per lungo tempo la critica gli attribuì la stesura del poema epico Waltharius, che ha per protagonista Gualtiero di Aquitania, leggendario eroe della tradizione germanica, ma tale attribuzione è oggi abbandonata in favore di una datazione del poema al IX secolo.
Egli è però stato riconosciuto come l'autore dell'epilogo alla Vita di Santa Viborada, scritta da Erimanno di San Gallo.
Opere Nella cerchia dei suoi colleghi, Ekkeardo è stato particolarmente apprezzato come autore di poesie religiose; la precoce inclusione di queste poesie nella liturgia di San Gallo testimonia l'apprezzamento dei contemporanei. Tali scritti, grazie ai quali la sua fama è sopravvissuta nella memoria del monastero, sono conservati ancora oggi.
Ekkeardo IV sempre al cap. 80 dei Casus sancti Galli ci fornisce anche un elenco delle sue opere:
Oltre a queste poesie attribuisce anche ad Ekkeardo la stesura di una Vita Waltharii manufortis.
Quello che ci dice l’autore dei Casus è supportato dal fatto che quelle fra le poesie elencate che sono sopravvissute fino a noi provengono principalmente dal monastero di San Gallo. Tuttavia l’elenco è incompleto e presenta opere che ad oggi non è sicuro si possano attribuire a Ekkeardo.
Sequenze Ekkeardo fu uno tra i primi e principali scrittori della cosiddetta “scuola di Notker“, espressione che designa tutti i monaci di San Gallo che, sulla scia di Notker il Balbuziente e da lui stimolati, composero sequenze prendendolo a modello, ma anche tutti coloro che, senza aver vissuto a San Gallo stesso, composero sequenze di vecchio stile, cioè “alla maniera di Notker”.
Ekkeardo non conobbe mai Notker poiché quando entrò in monastero egli era già morto, tuttavia apprese la tecnica di questo dal suo insegnante, Geraldo, che era stato discepolo e amico del poeta.
L'essenza della poesia spirituale di Ekkeardo è quindi costituita dalle sequenze, delle quali però il catalogo degli incipit riportato nei Casus sancti Galli non è completo; manca infatti quella dedicata a San Paolo.
La poesia delle sequenze di Ekkeardo mostra chiarezza di pensiero e padronanza della forma ma risulta maggiormente rigorosa rispetto a quella di Notker, manca di una certa libertà che il suo modello si era permesso.
Sequentia de Sanctissima Trinitate La Sequentia de Sanctissima Trinitate, (incipit: «Prompta mente Trinitati canamus individuae») come dice il titolo, riguarda la dottrina della divina trinità. Le idee e le formule usate da Ekkeardo in questa composizione, che hanno per la maggior parte la loro fonte nella teologia tradizionale, invitano, in termini semplici, l'ascoltatore e il cantante a contemplare verità di fede assai note. Questo brano termina, come d’abitudine, con una dossologia.
Sequentia de Sancto Benedicto La sequenza in onore di San Benedetto, Sequentia de Sancto Benedicto (incipit: «Qui benedici cupitis huc festini currite»), è collegata in diversi modi alla sequenza, che si vedrà in seguito, dedicata a Giovanni Battista.
Con un linguaggio semplice Ekkeardo, dopo un gioco di parole sul nome del santo, presenta il padre dei monaci d’Occidente, e in particolare dell’ordine al quale è consacrato, come modello per i suoi discepoli, ma anche per tutti coloro che sono pronti a venerarlo. Facendo questo egli conserva alcuni tratti della vita di Benedetto ma allo stesso tempo riporta una serie di vicende meravigliose, contenute nei Dialogi di Gregorio Magno, che erano assai note agli ascoltatori.
Paragona poi Benedetto a personaggi biblici come Mosè, Elia e l’apostolo Pietro; infine conclude la poesia, come la precedente, con una breve richiesta di aiuto al santo.
Sequentia de Sancto Columbano Mentre la sequenza per Benedetto inizia con un gioco di parole sul nome del santo, la sequenza per la ricorrenza di San Colombano (incipit: «A solis occasu usque ad exortum»), inizia con una lode di Dio, che risuona nell'orecchio di ogni ascoltatore medievale come l’eco del famoso inno di Sedulio per la festa del Natale.
La poesia prosegue con la spiegazione etimologica, molto nota ai tempi di Ekkeardo, del nome del santo («Hic Columbanus nomine columbinae vitae fuit»), dunque ne vengono descritte vita e l’opera. Anche Colombano, come Benedetto, viene paragonato a figure bibliche quali Abramo, Giovanni Battista, Mosè, Giosuè, Elia, Daniele e gli apostoli. Troviamo in calce una breve preghiera.
Sequentia de Sancto Paulo La più lunga di tutte le sequenze di Ekkeardo che conosciamo, anche se non è citata nei Casus sancti Galli, è consacrata all'apostolo Paolo in occasione della sua commemorazione il 30 giugno (incipit: «Concurrite huc populi et insulae»). Nella struttura l’autore sembra essersi ispirato a una forma già esistente.
Anche questa sequenza inizia con l’esortazione agli uditori di riunirsi per lodare il santo; continua con una sezione biografica, che dapprima sviluppa l'opposizione Saulo-Paolo, poi menziona gli eventi più importanti nella vita dell’apostolo. Come nelle poesie precedenti anche qui è presente una preghiera finale che questa volta però è sviluppata più estesamente.
Sequentia in decollatione Sancti Iohannis Baptistae Al suo santo prediletto, Giovanni Battista, del quale, si ricorda, aveva ricevuto in dono da papa Giovanni XII le reliquie, e al quale aveva fatto costruire una chiesa, Ekkeardo dedica la grande sequenza Sequentia in decollatione Sancti Iohannis Baptistae (incipit: «Summum praeconem Christi collaudemus laeti»).
Facendo eco, in modo diretto, alla sequenza di Notker per l'Ascensione (incipit: «Summi triumphum regis prosequamur laude») e imitandola sin dall'inizio, descrive la vita del Battista e la sua missione nella storia della salvezza, e gli chiede di poterlo guidare sulla via della vita.
Nel testo si nota la presenza di parole greche: questa scelta può essere intesa come una conseguenza dell'idea specificamente medievale che termini di un'altra lingua “sacra” abbelliscano il discorso. Questa in ogni caso è una caratteristica propria della poesia di Ekkeardo.
Antifone Antiphonae de Sancta Afra (?) Secondo i Casus sancti Galli Ekkeardo avrebbe anche scritto per il vescovo Luitpold di Augusta delle sequenze su Sant’Afra, ma è dubbio che siano sue, anche perché le opere sono andate perdute.
Alcuni studiosi ritengono siano state composte da Ekkeardo II, detto Palatino, nipote del nostro Ekkeardo.
Antiphonae de Sancto Andrea Delle due antifone che Ekkeardo avrebbe composto in onore di Sant’Andrea non abbiamo particolari notizie, vengono spesso citate fra le opere del decano, come nei Casus, ma non sono mai descritte, né per quanto riguarda la forma, né per il contenuto. Conosciamo solamente i loro incipit: antifona 1: «Adoremus gloriosissimum (sive victoriosissimum) regem Christum»; antifona 2: «Ambulans Iesus iuxta mare Galilaeae».
Altre opere Hymnus in natale unius martyris Tra le poesie religiose conservate e ricordate nella tradizione letteraria del monastero di San Gallo, è presente un breve inno per la festa di un martire, scritto da Ekkeardo (incipit: «O martyr aeterni patris»), il quale unisce la preghiera di intercessione e l'invocazione del martire alla sua lode e a quella delle persone divine.
Questo testo si inserisce perfettamente nella tradizione della poesia degli inni.
Hexametri de Sancta Rachilda Questa opera è menzionata in diverse fonti come composta da Ekkeardo, tuttavia non sappiamo nulla a riguardo.
Vita Waltharii manufortis Abbiamo notizia dai Casus sancti Galli della stesura da parte di Ekkeardo di una Vita Waltharii manufortis in versi metrici, sicuramente esametri, per il suo maestro Geraldo. Ekkeardo IV, dopo averci fornito queste informazioni, precisa che questo testo fu poi da lui corretto, durante il soggiorno a Magonza, per ordine dell’arcivescovo Aribon, perché troppo “barbaro”, ossia linguisticamente molto più vicino al tedesco che non al latino.
Purtroppo però l’opera in questione è andata perduta nel corso del tempo. Non possedendo nessun testimone che riporti il testo di questa vita, gli studiosi negli anni hanno formulato diverse ipotesi, alcune delle quali hanno contribuito a creare una falsa immagine di Ekkeardo.
Si è creduto per molto tempo - e molti studiosi mantengono ancora oggi questo punto di vista - che questa vita non fosse altro che il Waltharius, ossia famoso poema epico narrante le vicende di Gualtiero di Aquitania. Di conseguenza il nostro Ekkeardo avrebbe dovuto essere l’autore della più importante opera letteraria del X secolo.
Oggi però tale attribuzione è stata abbandonata, in favore di una datazione del poema al IX secolo. Invece di identificare questo poema epico, il cui eroe non è mai chiamato “Waltharius manufortis” e la cui designazione come “vita” sarebbe per lo meno molto insolita, non appare infatti in nessun manoscritto, con il lavoro giovanile di Ekkeardo di cui ci parlano i Casus sancti Galli, sembra più probabile riconoscere che non siamo più in possesso di questa Vita e che il suo eroe si presentava in modo molto diverso da quello dell'epopea.