Il cinema italiano di fantascienza, espressione di un genere rimasto minoritario in Italia, è, con alcune eccezioni, un filone cinematografico di intrattenimento popolare, caratterizzato da pellicole nate sulla scia di film statunitensi di successo ma con costi di produzione molto inferiori. Alcuni di questi film realizzati in Italia, pur essendo considerati dei film di serie B, furono conosciuti e ammirati anche all'estero; fra i registi che contribuirono allo sviluppo del filone vi furono Antonio Margheriti (Anthony M. Dawson) e Mario Bava, distintisi rispettivamente nell'avventura spaziale e nel fanta-horror.
La nascita del filone viene tradizionalmente fatta risalire al 1958, ma la riscoperta di opere mute precedenti ha portato a riconsiderare questa data. La cinematografia fantastica e fantascientifica italiana è segnata da una frequente commistione fra generi diversi, con una particolare vicinanza all'horror; satira e parodia rappresentano inoltre uno degli apporti più caratteristici del cinema italiano alla fantascienza. Accanto alla produzione più propriamente di genere, anche alcuni registi del cinema d'autore, attivi nel corso della carriera in generi o forme differenti, si sono misurati occasionalmente con la fantascienza: Elio Petri, Marco Ferreri, Ugo Tognazzi, Pupi Avati e Gabriele Salvatores. Al di fuori dei confini nazionali operarono inoltre figure italiane come il creatore di effetti speciali Carlo Rambaldi, premiato tre volte con l'Oscar, Il documento dell'Academy elenca i premi per King Kong, Alien ed E.T. l'extra-terrestre. oltre a Dino De Laurentiis, produttore anche di un film vincitore dell'Oscar. Il film era La strada, vincitore dell'Oscar al miglior film in lingua straniera; l'Academy indica Dino De Laurentiis e Carlo Ponti come produttori.
Dalla seconda metà degli anni ottanta il cinema italiano di genere entrò in crisi; nel decennio successivo si esaurì la tendenza a produrre fantascienza per il pubblico internazionale. Negli anni duemila acquistarono invece rilievo le produzioni indipendenti: le tecnologie digitali permisero di contenere alcuni costi e ampliarono i modi di distribuire e vedere i film. Dagli anni 2010 la fantascienza italiana è tornata con distopie, eco-distopie, ucronie e racconti post-catastrofici, oltre a storie sui rapporti fra esseri umani, tecnologia e ambiente.
Origini
Per lungo tempo il 1958 è stato indicato come data d'inizio della fantascienza italiana al cinema: in quell'anno uscì La morte viene dallo spazio, film di Paolo Heusch nel quale la Terra è minacciata da una pioggia di asteroidi e che anticipa il filone dei film catastrofici; la successiva riscoperta di opere mute, in particolare L'uomo meccanico (1921), ha però portato a riconsiderare questa data. La seconda metà degli anni cinquanta è un periodo aureo per la science fiction cinematografica d'oltreoceano e Heusch riprende un filone di chiara origine statunitense; fotografia ed effetti speciali sono di Mario Bava. Coproduzione italo-francese, La morte viene dallo spazio attribuisce un ruolo decisivo all'energia atomica: un razzo atomico provoca la minaccia iniziale, mentre nel finale le grandi potenze impiegano missili a testata atomica per distruggere gli asteroidi. Negli Stati Uniti uscì nel 1961 con il titolo The Day the Sky Exploded; in Italia costò 120 milioni di lire e ne incassò 142, mentre il film è stato considerato uno dei migliori film italiani di genere e lodato per l'ingegnosità della trama e la capacità di mantenere la tensione narrativa fino alla conclusione.
Esistono tuttavia film fantastico-fantascientifici molto precedenti al 1958, che impediscono di fissare con certezza l'inizio del filone nel secondo dopoguerra. Se si includono anche queste pellicole, la fantascienza cinematografica italiana risale almeno al 1910, con il cortometraggio Un matrimonio interplanetario di Enrico Novelli (Yambo), una commedia che narra la storia di un amore tra un terrestre e una bella marziana, innescato da un'osservazione al telescopio e nutrito da segnali radiotelegrafici. Tra le prime espressioni della fantascienza cinematografica italiana figura anche Le avventure straordinarissime di Saturnino Farandola (1913), film comico fantastico interpretato e diretto da Marcel Fabre e tratto dal romanzo di Albert Robida. Anche un film perduto del 1920, Il mostro di Frankenstein per la regia di Eugenio Testa, spesso identificato come il primo film dell'orrore italiano, anche se la perdita della pellicola e la scarsità dei materiali superstiti non permettono di stabilirne con certezza il genere, si può considerare a sua volta una delle primissime pellicole di fantascienza in Italia. La vicenda presenta uno scienziato che fabbrica un uomo mediante una formula chimica; la creatura si ribella al proprio creatore e provoca una serie di disastri prima di essere fermata. La vicenda nasce quindi da un elemento scientifico o tecnologico.
La produzione muta comprendeva inoltre filoni legati alle invenzioni scientifiche e alla medicina, alla guerra aerea e al futurismo. In L'altro io (1917) di Mario Bonnard un trapianto di parte del cervello provoca nel protagonista la comparsa di due coscienze distinte, mentre Il sole e i pazzi (1920) di Umberto Paradisi ruota attorno a una macchina alimentata dall'elettricità ricavata dai raggi solari e concepita per influire sul comportamento dei malati mentali. La guerra aerea compare nel quarto episodio delle Avventure straordinarissime di Saturnino Farandola, con dirigibili e altre macchine volanti impegnate in una guerra tecnologica; ritorna in La guerra e il sogno di Momi, dove il sogno del protagonista comprende il bombardamento di un villaggio da parte di dirigibili e biplani, con soldatini animati a passo uno. Sul versante futurista, Mondo Baldoria (1914) di Aldo Molinari fu presentato come il primo film futurista, benché Marinetti lo respingesse come una contraffazione del movimento, mentre Vita futurista (1916) di Arnaldo Ginna fu la prima effettiva produzione cinematografica futurista e ne sopravvivono soltanto pochi frammenti.
Ancora in piena era del cinema muto, nel 1921 André Deed (noto in italiano per il suo personaggio comico Cretinetti) scrisse, diresse e interpretò L'uomo meccanico, tra i primissimi film della storia del cinema incentrati su un robot (in questo caso telecomandato) e il primo a mostrare uno scontro tra un robot buono e uno cattivo; il controllo della macchina da parte di una donna straniera richiama inoltre i rapporti di genere e fa ricadere su chi la manovra le conseguenze del suo impiego distruttivo. Sul tema dell'automa è inoltre La bambola vivente del 1924 di Luigi Maggi, nel quale uno scienziato costruisce un automa prendendo la figlia come modello. Il primo film animato italiano ascrivibile al genere è Dalla Terra alla Luna, pellicola a disegni animati realizzata nel 1920 da Carlo Alberto Zambonelli per la Tiziano Film; l'anno seguente Gino Zaccaria realizzò Un viaggio nella Luna, "dove, in un gruppo di pupazzi, ne troviamo uno che con i suoi sogni arriva a viaggiare nello spazio e a giungere sulla Luna".
Il primo film sonoro italiano di genere è Mille chilometri al minuto! (1939); la farsesca escursione nel fantastico di Mario Mattoli porta per la prima volta il cinema sonoro italiano nello spazio con un volo verso Marte, che però s'interrompe quasi sul nascere: invece di raggiungere il Pianeta rosso, a causa di un errore di calcolo il razzo ricade sulla Terra dopo alcuni giorni di viaggio. La scheda registra il nulla osta del 19 dicembre 1939. La scheda riporta una recensione di Arnaldo Frateili pubblicata su La Tribuna il 5 aprile 1940. Degli elementi fantascientifici sono presenti in La casa senza tempo (1945), diretta da Andrea Forzano (con lo pseudonimo di Andrea Della Sabbia) che ne curò anche soggetto e sceneggiatura, che è stata definita "uno stravagante esempio di fantaspionaggio "giallo-rosa" all'italiana realizzato in pieno conflitto mondiale". Con protagonisti Rossano Brazzi e Vivi Gioi assieme a molti altri popolari attori del "cinema dei telefoni bianchi", nacque inizialmente come film di propaganda del regime: una storia di spionaggio di un gruppo di fascisti che cerca di scoprire dei progetti militari per la costruzione di un nuovo aereo da guerra da parte delle forze angloamericane, innescando una serie di misteriose sparizioni e omicidi, anche se alla fine i protagonisti riusciranno a trionfare sui nemici. Dopo la fine della guerra e il crollo del regime fascista, il film venne ridoppiato e riadattato e così il gruppo di fascisti divenne un gruppo di partigiani e le forze nemiche da angloamericane divennero naziste. Un precedente film di spionaggio era stato diretto nel 1938 da Domenico Gambino: Lotte nell'ombra, con Antonio Centa e Paola Barbara, la cui trama ruota attorno al furto della formula di un nuovo esplosivo militare.
Macario contro Zagomar (1944), di Giorgio Ferroni, mette al centro della vicenda l'invenzione di un professore, capace di imporre gli stessi movimenti a tutte le persone che si trovano nel raggio d'azione della macchina, della quale un criminale tenta di impadronirsi. È comunque negli anni cinquanta che la fantascienza inizia ad avere successo in Italia: la fantascienza letteraria italiana vede il suo riconoscimento come genere nel 1952, con la pubblicazione delle prime riviste specializzate, Scienza fantastica, Mondi nuovi e Urania. Il termine italiano "fantascienza" nasce nello stesso anno, creato da Giorgio Monicelli come calco libero dell'americano science fiction.
La bisarca (1950), di Giorgio Simonelli, include, nel sogno del protagonista, un uomo che dopo avere inghiottito per errore dell'uranio finisce per esplodere facendo saltare l'arca sulla quale si trovano i personaggi. È l'amor che mi rovina (1951), di Mario Soldati, inserisce nella trama comica un intrigo spionistico incentrato su un anello contenente una sostanza atomica sottratta a laboratori segreti, capace di provocare violente esplosioni a contatto con la neve. Stasera sciopero (1951), di Mario Bonnard, adotta come espediente comico un trapianto di cervello, con il cervello di un uomo morto impiantato nel cranio dell'avaro protagonista e la conseguente alternanza dei due caratteri. In Noi due soli del 1952, diretto da Marcello Marchesi, Vittorio Metz e Marino Girolami, il protagonista sogna invece che un esperimento atomico abbia sterminato il genere umano lasciando soltanto tre superstiti. La coproduzione franco-italiana Allarme a sud di Jean Devaivre incentra l'intrigo spionistico su un raggio sviluppato in una base segreta tedesca, capace di paralizzare e uccidere.
Un altro dei primi film italiani definiti "di fantascienza" è Baracca e burattini del 1954 per la regia di Sergio Corbucci, ispirato all'omonima rivista di Maccari e Amendola. Narra di un abitante della Luna che, dopo lo scoppio di una bomba, cade sulla Terra; un pupazzo, appena toccato dall'extraterrestre, si anima e gli illustra la natura e la funzione di diversi oggetti terrestri. Io piaccio (1955), di Giorgio Bianchi, adotta come espediente comico un preparato ormonale che dovrebbe infondere coraggio ma rende invece il protagonista irresistibile alle donne. I vampiri (1957), di Riccardo Freda, presenta una metamorfosi per invecchiamento accelerato; nella sceneggiatura originaria compare una figura di vampiro scientifico che si alimenta tramite trasfusioni di sangue.