Pur essendosi caratterizzata negli ultimi secoli come una città essenzialmente industriale, Busto Arsizio conta tra i suoi edifici più pregevoli i numerosi monumenti di carattere ecclesiastico, a testimonianza della profonda religiosità del popolo. In particolare, si ricordano il Santuario di Santa Maria di Piazza, la Basilica di San Giovanni Battista e la Prepositurale di San Michele Arcangelo.

Per quanto riguarda l'architettura civile e l'archeologia industriale, grazie al grande sviluppo economico agli inizi del XX secolo, sono degne di menzione anche alcune ville e diversi palazzi, di cui un buon numero in stile liberty e Art Déco.

Un elemento aggregativo fondamentale di Busto Arsizio, come della maggioranza dei comuni italiani ed europei, è la piazza: sono tre le piazze più importanti del centro storico (santa Maria, san Giovanni e Vittorio Emanuele II) a cui si possono aggiungere le piazze centrali dei due ex-comuni autonomi di Borsano e Sacconago. I prati al di fuori del terrapieno che circondava il centro storico di Busto Arsizio, in diversi casi si sono trasformati in altrettante piazze.

Infine, pur facendo parte di un'area densamente abitata com'è la Conurbazione dell'Olona e in generale l'Altomilanese, la presenza di parchi è garantita sia appena fuori dal centro storico, sia nelle aree periferiche.

Architetture religiose

Attualmente a Busto Arsizio esistono venticinque chiese, tre cimiteri e diverse cappelle (come ad esempio quella molto capiente dell'Istituto Maria Immacolata o quelle dell'ospedale e della casa di riposo).L'ex-prevosto di San Giovanni Battista, monsignor Claudio Livetti li riconosce come un segno di "civitas christiana": Sono presenti inoltre il battistero di San Filippo Neri (accanto alla chiesa parrocchiale di San Giovanni) e diverse edicole votive.

Nel corso della storia, molte chiese sono state abbattute per essere successivamente ricostruite con capienza maggiore. Altre chiese, invece, sono state abbattute definitivamente: tra di esse si possono ricordare, oltre ai ruderi medievali di Santa Croce, sconsacrata nel 1948 e demolita nel 1972,Il Ferrario parla di questo oratorio con le seguenti parole: "bello di sacri dipinti" (cfr. ). la chiesa borsanese di Santa Maria dei Restagni, quella sinaghina di San Donato e quella di Sant'Eurosia in località Cascina Brughetto (demolita nel 1952)

Nel caso di Sacconago, la costruzione della nuova chiesa (1928) non ha comportato l'abbattimento della chiesa settecentesca dato che furono utilizzati a tale scopo i terreni appartenenti al vecchio cimitero.

A sud di piazza santa Maria si trovava un monastero di Umiliate, dedicato a santa Maria Maddalena. Lungo l'attuale via Pozzi esisteva il più recente monastero di Agostiniane, dedicato a san Gerolamo e fondato a metà Quattrocento. Con un atto datato 13 marzo 1576, il cardinal Borromeo unì monache e beni nel primo monastero, che fu dedicato a entrambi i santi.San Carlo per Busto Arsizio. Busto Arsizio per san Carlo. Biblioteca capitolare. 2011.

Anche alcune cappelle ed edicole votive sono state demolite nel corso degli anni. Un esempio è costituito dalla cappelletta di sant'Alò in Vernaschella situata tra l'attuale via Silvio Pellico e il ramo oggi soppresso dell'attuale via Confalonieri (anticamente "Vernaschella"). Altre invece sono tuttora esistenti, come l'edicola di San Carlo Borromeo. La stessa sorte è toccata alla cappella di sant'Ambrogio in Canton Santo, non molto distante dalla chiesa di Santa Maria di Piazza.

Chiese

Alcune delle chiese di Busto Arsizio, in particolare San Giovanni Battista, San Michele Arcangelo e Santa Maria di Piazza, sorsero prima dell'anno mille. In età comunale nacquero le prime rettorie, poi denominate parrocchie. Esse comportavano la presenza di un sacerdote al quale era affidava la cura delle anime e che generalmente era residente presso una chiesa preesistente. Busto Arsizio era sottoposta alla pieve di Olgiate Olona, ma la comunità, sulla base delle sue crescenti disponibilità economiche, costituì cinque "benefici curati" fra il XIII e il XVI secolo: tre presso la chiesa di San Giovanni Battista e due presso quella di San Michele Arcangelo, mentre la chiesa di Santa Maria, situata nella piazza centrale del borgo, si configurava come santuario, senza incombenze parrocchiali.

San Carlo Borromeo nel 1583 trasferì a Busto Arsizio le dignità ecclesiastiche della pieve (cioè del distretto) Nello stesso anno, come si legge alla stessa pagina del libro citato, rovinò l'ultima delle sette torri della Busto medievale. e i curati di San Giovanni e di San Michele vennero innalzati al grado di canonici, come coadiutori del prevosto nella cura delle anime (Busto Arsizio fu pertanto considerata formalmente parrocchia unica).

Nel Seicento un nuovo fervore religioso portò alla costruzione di nuove chiese, come san Gregorio in Camposanto (1632), Madonna in Veroncora (1639) e san Bernardino (1665), oltre che alla ricostruzione delle chiese di san Giovanni Battista (1609) e san Michele Arcangelo (1652). Nel Settecento sorsero Madonna in Campagna (1702), san Rocco (1706), la chiesa vecchia di Sacconago (1708), la chiesa di sant'Anna (1710, poi Tempio Civico), la chiesa di sant'Antonio da Padova (1717, nel territorio di Borsano).

Busto rimase di fatto una sola parrocchia fino al 1906, quando venne attribuita anche a San Michele tale funzione.. Successivamente, nel 1928, Borsano e Sacconago vennero annesse al comune, portando a quattro il numero delle parrocchie. Nel corso del Novecento si sono poi formate le altre parrocchie fino ad arrivare al numero attuale, di tredici. È stato il secolo in cui sono state costruite più chiese (ben undici, a cui si può aggiungere quella dei Frati minori, sorta in realtà a partire dal 1898, ma terminata durante tale secolo).

Cimitero monumentale

Il Cimitero monumentale è uno dei tre cimiteri attualmente esistenti nel territorio di Busto Arsizio, oltre ai cimiteri di Sacconago e di Borsano. È situato all'inizio di via Favana, strada che prende il nome da una cascina che si trova sul suo percorso.

Alla fine del XIX secolo il precedente campo santo, situato appena fuori dai confini dell'abitato, sul terreno oggi occupato dal parco "Ugo Foscolo", divenuto troppo piccolo, venne rimpiazzato da un nuovo e più spazioso cimitero, progettato dall'ingegner Ercole Seves sul modello del cimitero di Milano di Carlo Maciachini e inaugurato nel 1894,. in un luogo allora lontano dall'abitato, all'incrocio tra la via per Lonate e la via Corbetta.

Una delle realizzazioni più significative è il mausoleo della famiglia Ottolini, progettato dall'architetto Camillo Crespi Balbi.

Nel corso degli anni il cimitero ha subito diversi ampliamenti, fino a ricoprire una superficie circa doppia di quella iniziale. Nel frattempo anche la città è cresciuta e il nuovo quartiere sorto intorno alla chiesa di Santa Maria Regina ha circondato l'area.

Cimitero di Sacconago

Verso la metà del Settecento, quando si rese inadeguato l'antico cimitero che si trovava accanto alla vecchia chiesa parrocchiale dei santi apostoli Pietro e Paolo, un nuovo cimitero venne costruito al di fuori del nucleo storico dell'ex-municipio di Sacconago, nell'area in cui dal 1928 sorge la nuova chiesa parrocchiale.

Alla fine dell'Ottocento si decise di spostare di nuovo il cimitero in un'area a sud-ovest del centro urbano, sulla via Bienate, che collega Sacconago con l'ex-comune autonomo di Bienate. Il nuovo cimitero fu progettato dall'ingegner Ercole Seves nel 1898, che qualche anno prima aveva già progettato il Cimitero monumentale di Busto Arsizio. La prima tumulazione avvenne nel 1908. Nel corso degli anni sono state realizzate opere per ottenere un sempre maggior numero di loculi disponibili.

Data la sua posizione nella campagna che si estende tra il centro abitato e la nuova zona industriale, il cimitero di Sacconago è, tra i tre attuali cimiteri cittadini, quello che permette più facilmente futuri ampliamenti. Alcuni dei terreni circostanti, sono già di proprietà comunale.

Tra i monumenti degni di nota, si trova la cappella Gagliardi, opera dell'architetto Silvio Gambini.

Cimitero di Borsano

Il cimitero di Borsano è uno dei tre cimiteri della città di Busto Arsizio, in particolare è il più ridotto in quanto a dimensioni. Fu probabilmente costruito in seguito all'editto napoleonico del 1804, che vietava le sepolture nei centri abitati.. In precedenza, parroci, sacerdoti e famiglie importanti venivano seppelliti nella navata della chiesa parrocchiale. Gli altri abitanti di Borsano erano sepolti nel cimitero adiacente.

Il nuovo cimitero venne costruito nelle vicinanze della chiesa parrocchiale, in prossimità della chiesa campestre di Santa Maria dei Restagni, demolita nel 1954. A seguito dell'ampliamento del 1928 la superficie quasi rappoppiò. Il cimitero fu ulteriormente ampliato verso est, ma non verso nord, per controversie legate alle distanze minime dalle abitazioni. Sempre per questa ragione, un'area verrà dismessa a breve.

Ai lati dell'ingresso del cimitero, sul lato interno della recinzione, si trovano le pietre tombali di Ermenegilda ("Gilda") Rossi (maestra a Borsano dal 1858, la cui targa riporta la seguente dicitura: "con 40 anni di insegnamento diffuse con cura sapiente e affetto materno il triplice amore a Dio alla Famiglia e alla Patria") e di Giuseppe Usuelli (nato a Menzago o Vanzago nel 1826 circa e morto a Borsano nel 1894, il quale nominò sue eredi universali le Stelline, le orfanelle di Milano, che ogni anno, alla ricorrenza dei defunti, gli portano un mazzo di fiori).

Nel giugno 2008, il largo davanti all'entrata principale, fu dedicato a don Alessandro Bossi, ex-parroco, imprenditore e scrittore. Nel 2017 fu costruito il nuovo ingresso.

Cappelle ed edicole votive

Tra le cappelle esistenti nel territorio si possono menzionare quella settecentesca dedicata alla Madonna di Caravaggio al biforcamento tra la via Quintino Sella ed il viale della Repubblica (nella quale si trovano due tele di Carlo Farioli del 1992 che raffigurano i beati bustesi Bernardino e Giuliana) e quella ottocentesca di Santa Maria Nascente in via Daniele Crespi, nei pressi della piazza Trento e Trieste. Quest'ultima era in origine un'edicola campestre situata in quella che è oggi la piazza. Fu poi demolita nel 1802 per far posto alla via Daniele Crespi. Ricostruita due anni dopo, negli anni tra il 1862 e il 1864 fu spostata nella posizione attuale per poi venire inglobata dal palazzo che gli è sorto intorno.. Nell'affresco sulla parete si trova una raffigurazione della peste, sovrastata dalla figura della Vergine Maria. Sulla sinistra la accompagna il pellegrino san Rocco e sulla destra si trova san Sebastiano.

Tra le cappelle scomparse è da menzionare quella di sant'Alò in Vernaschella, la cui intitolazione, secondo alcune ipotesi, farebbe riferimento a sant'Egidio, vescovo francese vissuto tra il 590 e il 660, e secondo altre a sant'Anatalone, primo vescovo ambrosiano. L'edificio si trovava nel mezzo del bivio tra l'attuale via Silvio Pellico (anticamente "Vernasca") e il ramo oggi soppresso dell'attuale via Confalonieri (anticamente "Vernaschella"). La cappella, le cui prime notizie scritte risalgono al 1630, fu demolita nel 1914 con la promessa di costruirne un'altra all'incrocio tra la via Silvio Pellico e la strada Piombina (oggi via Venegoni), ma il progetto non fu mai attuato. La stessa sorte è toccata alla cappella di sant'Ambrogio in Canton Santo.

Tra le edicole votive tuttora esistenti di Busto Arsizio si possono ricordare quella secentesca di San Carlo Borromeo in via Matteotti e quella settecentesca della Madonna in via Matteotti (angolo via Ariberto), restaurata nel 1990, con il dipinto di Biagio Bellotti.

Ville e palazzi