Una persona () è un individuo della specie umana, dotato di autocoscienza e di una propria identità.Cfr. ad esempio Luigi Stefanini e Franco Riva, rilevando che seppur la precisazione della nozione di "persona" è tutt'oggi irta di "dubbi e difficoltà", ritengono che il percorso moderno di questo concetto avrebbe chiarito che con esso si possa intendere: Brian Garrett, domandandosi cosa si possa intendere con "persone" (cfr. Routledge Encyclopedia of Philosophy 1.0, Londra e New York, Routledge, 1998, pp. 6437 e segg), lega direttamente gli approfondimenti di tale nozione alle conclusioni cui giunse già nel XVII secolo John Locke quando sostenne che "persona" è «a thinking, intelligent being, that has reason and reflection, and can consider itself as itself, the same thinking thing, in different times and places». (An Essay Concerning Human Understanding Book II, (27): 9). Anche Giovanni Jervis considera valide alcune conclusioni a cui giunse il filosofo inglese tre secoli fa:

Il termine latino proviene probabilmente dall'etrusco phersum, il quale procede dal greco πρóσωπον [prósôpon]; acquisì il suo significato attuale nelle controversie cristologiche dei secoli IV e V. Nel corso del dibattito tra le differenti scuole teologiche, si svilupparono concetti fino allora sconosciuti. Si cercava di disporre di strumenti di pensiero filosofico, attraverso i quali mantenere un dibattito intellettuale onesto e rigoroso circa i dogmi riferiti al Λóγος (Logos: “Parola”), e che permettessero di chiarire le differenze o similitudini di questi con Dio Padre. Per questo la filosofia prese in prestito dal teatro greco il termine πρόσωπον [prósôpon], e lo trasformò in un termine filosofico, definendo il Λóγος (Logos) come Persona divina. Per affinità, il concetto fu in seguito applicato allo Spirito Santo, agli angeli e agli esseri umani tutti.

Etimologia Il termine "persona" deriva dal latino persōna persōnam derivato probabilmente dall'etruscovoce Persona Vocabolario Treccani φersuPersōna: lat. persōna dall'etrusco phersu 'maschera'? 1219. (dizionario Zanichelli), indi φersunaφ si intende come "p" aspirata adattata in latino come occlusiva semplice., che nelle iscrizioni tombali riportate in questa lingua indica "personaggi mascherati". Tale termine etrusco sarebbe ritenuto un adattamento del greco πρόσωπον (prósōpon) dove indica il volto dell'individuoπρόσωπον, ου faccia, volto, aspetto, letteralmente parte anteriore del viso: v. μέτωπον. Dalla prep. πρός (v.) unità, con la base corrispondente ad accad. āpum < appum (parte superiore, naso, viso 'snout, tip, croun, nose'), sir. appē (viso, 'Gesicht'): cfr. παρειαί. (da Dizionario della lingua greca in Le origini della cultura europea. Vol. II, Dizionari etimologici, Basi semitiche delle lingue indoeuropee, Giovanni Semerano, p. 241), ma anche la maschera dell'attore e il personaggio da esso rappresentato. Secondo Giovanni Semerano originariamente il valore richiamava quello del latino pars ossia parte, funzione, ufficio di un personaggio, mentre quello di maschera è derivato e posteriore come anche per πρόσωπον, che comunque non sarebbe in nessun rapporto etimologico con personapersōna, -ae personaggio, parte, compito, dignità, maschera. Il valore originario richiama quello di lat. «pars» parte, funzione, ufficio (Ter., Eun. 26) di un personaggio, mentre quello di "maschera" è derivato. A fuorviare la ricerca etimologica concorse il costante accostamento a πρόσωπον (v.), con il quale "persona" etimologicamente non ha nulla da vedere: anche per πρόσωπον il significato di "maschera" è posteriore. La base di «persōna» corrisponde a ant. bab. parṣu (compito, parte, ufficio, 'Amt.: es. parṣu šarrūti Königsmat'); cfr. persu (parte, settore, delimitazione, 'Teil, Abtrennung'); per la formazione di «persōna», oltre alla base parṣu calcata su persu (parte), interviene l'afformante -ōna corrispondente a quella accadica -ānu: accad. dā'ikānu (l'assassino) da dâku (uccidere, 'schlagen'), šarrāqānu (il ladro), da šarāqu (rubare, 'stehlen') etc. (da Dizionario della lingua latina e di voci moderne in Le origini della cultura europea. Vol. II, Dizionari etimologici, Basi semitiche delle lingue indeuropee, Giovanni Semerano, p. 514).

Un'etimologia alternativa è stata individuata nel verbo latino personareEtimologia : persona; dizionario etimologico redatto da Pianigiani. (per-sonare: parlare attraverso). Ciò spiegherebbe perché il termine persona indicasse in origine la maschera utilizzata dagli attori teatrali, che serviva a dare all'attore le sembianze del personaggio che interpretava, ma anche a permettere alla sua voce di andare sufficientemente lontano per essere udita dagli spettatori. Tuttavia, dal punto di vista fonetico, è necessario ricordare che il verbo latino personare ha vocale radicale breve (ŏ), mentre il sostantivo persona presenta una vocale lunga (ō). È inoltre chiaro che la capacità di farsi sentire da lontano era piuttosto da attribuire alla forma del teatro che non alla maschera indossata dall'attore. Tale etimologia, infine, si scontra con l'assenza in latino di altri sostantivi in -ōna di tipo deverbale, mentre sembra più vicina a termini di origine etrusca in -ōna, da rintracciare in particolare nell'onomastica. Ciononostante, è probabile che i due termini siano stati accostati in ambito latino paretimologicamente sulla base della prossimità semantica e dell'ambito d'uso.

Con lo Stoicismo il termine "persona" iniziò ad indicare l'essere umano che ha un ruolo nel mondo affidatogli dal suo destino.

Alano di Lilla (1125-1202), in Regulae de sacra Theologia (XXXII), sostenne che l'origine del termine andava cercata nell'espressione latina res per se una, etimologia fantasiosa che tuttavia ebbe non pochi seguaci tra gli autori scolastici.

Storia della nozione di "persona" in filosofia Il filosofo greco Aristotele nella sua Politica definisce l'essere umano, per natura, dalla nascita, come "animale razionale", e come "animale politico" (Politica, libro I, 2, 1253a; e III, 6, 1278b, 19-21), che tende per esigenze economiche ed intellettive a abitare e vivere con altre persone, organizzandosi in gruppi, famiglie (oikos), villaggi e città (polis).

La nozione di "persona" nello Stoicismo Il primo autore a trasferire il termine "persona", dall'utilizzo comune di "maschera" teatrale e "faccia", nell'ambito filosofico fu lo stoico greco Panezio (185-109 a.C.)Evidenzia comunque Max Pohlenz:Di Panezio non conserviamo alcuna opera se non frammenti che sono stati raccolti da Modestus Van Straaten in Panaetii Rhodii Fragmenta, Leida, 1946. Il capolavoro dello stoico greco fu comunque il Peri tou kathekontos (Sul dovere), opera perduta, a cui è possibile risalire tramite il De officiis di Cicerone a cui questa si ispira.. L'etica stoica antica sosteneva l'eguaglianza di tutti gli esseri umani i quali condividevano gli stessi doveri morali. Come nota Max PohlenzMax Pohlenz, La Stoa. Milano, Bompiani, 2005, pp. 408 e segg., Panezio era di origine e di sentimenti un aristocratico, convinto assertore delle differenze umane determinate dalle circostanza ambientali, egli sostenne che l'uomo non portava sulla "scena" della vita la sola maschera (prosopon) generica dell'essere umano, ma anche quella che caratterizzava la propria individualità fin dalla nascita alla quale, successivamente, se ne aggiungevano altre due: una terza, determinata dalle vicissitudini della vita, e una quarta caratterizzata dalla sua attività lavorativa. Così chiosa Pohlenz:

anche se il filologo tedesco si affretta a precisare che nell'epoca classica:

Comunque:

La nozione greca di "persona" elaborata da Panezio verrà ripresa e diffusa nel mondo romano da Cicerone (106-43 a.C.):

La nozione di "persona" nel Cristianesimo Il termine greco di "persona" (προσώπων) compare per la prima volta, nella letteratura cristiana, nella Seconda lettera ai Corinzi di Paolo di Tarso:

La nozione di "persona" è essenziale nella formulazione delle due verità di fede cristiana più centrali: la Trinità (Dio è Uno ma in tre Persone) e l'incarnazione del Verbo in Gesù (due nature, divina e umana, in una sola Persona, secondo la dottrina del diofisismo, la Seconda della Trinità, il Figlio o Verbo)Catechismo della Chiesa Cattolica, 253-267 e 461-483.

Per fissare i concetti è stata particolarmente importante la definizione che Boezio ha dato di "persona" nel De consolatione philosophiae (fra le altre opere), come “rationalis naturae individua substantia”, (sostanza individuale di natura razionale).Boezio, Liber de persona et duabus naturis contra Eutychen et Nestorium, capitolo III, Migne, PL 64, 1343. Come in tutte le definizioni aristoteliche, sono presenti il genere e la differenza specifica (quella che determina la specie): il genere è lindividua substantia, mentre la differenza specifica è il rationalis naturae che identifica le persone con le specie dotate di intelletto o ragione (Dio, gli angeli e l'uomo).Battista Mondin, Ontologia e metafisica, ESD, 2022, p. 260 Tommaso d'Aquino chiarì che gli esseri di natura razionale sono quelli che hanno il dominio dei propri atti e che si muovono da se stessi e non per la spinta di altri.Summa Theologiae, I, q. 28, a. 2. Citata in Mondin, Ontologia e metafisica, ESD, Bologna 2022, p. 262

Un'altra definizione, più completa, è quella di Giovanni Damasceno: "La persona, esprimendo sé stessa attraverso le sue operazioni e proprietà, pone di sé una manifestazione che la distingue dalle altre della stessa specie."Dialectica (cap. 43), in: Die Schriften des Johannes von Damaskos, Vol.I, Institutio elementaris. Capita philosophica (Dialectica), a cura di Bonifatius Kotter, (Patristische Texte und Studien 7), Berlino, 1969; la Dialectica è alle pp. 47-146.

La nozione di "persona" nel dogma della Trinità La presenza di un credo trinitario non è chiaramente espressa nei vangeli canonici: esistono formule triadiche,Cfr. ad esempio il Vangelo di Matteo 28,19 dove Gesù comanda ai suoi discepoli di battezzare nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo: ma occorre aspettare il II secolo, con le opere di Teofilo di Antiochia (II secolo)Teofilo di Antiochia, apologeta di lingua greca, utilizzò nel suo Apologia ad Autolycum (II,15) il termine τριας triás e di Tertulliano (155-230)Tertulliano, apologeta di lingua latina, utilizzò nel suo De pudicitia (XXI) il termine trinitas., per arrivare ad una più precisa nozione teologica e al conseguente termine di "Trinità".

In questo ambito il termine latino di "persona" fu utilizzato da Tertulliano (155-230) per indicare la distinta realtà del FiglioTertulliano, Adversus Praxean VII e dello Spirito santoTertulliano, Adversus Praxean XI. dal PadreL'utilizzo di questo termine in tale contesto teologico cristiano lo si deve per analogia, ovvero al fatto di cercare di: : "una sostanza, tre persone" (una substantia, tres personae)Tertulliano, Adversus Praxean (Contro Prassea), 12, 7; 18,2. Joseph Ratzinger, Dogma e predicazione. Brescia, Queriniana, 1973, p. 174; mentre con Gregorio Nazianzeno (329-390) tale termine assume anche nella tradizione cristiana un significato ulteriore e differente da quello di maschera riguardando invece l'umana indipendenza e intelligenzaLuigi Stefanini e Franco Riva, Op.cit...

Il termine "persona" venne dunque impiegato da Tertulliano per tentare di spiegare in termini comprensibili alla ragione umana il dogma della Trinità. Si trattava, da questo punto di vista, soprattutto di difendersi dalle accuse di politeismo e di arginare le varie eresie cristologiche, tendenti a negare ora l'umanità ora la divinità di Cristo. "Dio è un'unica sostanza in tre Persone" (una substantia tres personae). Da questa posizione emerge la nozione di "persona" come relazione all'interno di Dio tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, e quindi relazione con gli uomini. Per analogia tra il Creatore e la creatura, inoltre, il termine "persona" risultava applicabile all'uomo stesso.