Noto soprattutto come scenografo e illustratore, è stato maestro in ogni campo dell'arte applicata.
È stato per due volte candidato al Premio Oscar per i film di animazione La gazza ladra (1964) e Pulcinella (1973).
Biografia L'infanzia e il periodo svizzero Emanuele Luzzati nacque a Genova il 3 giugno 1921 da una famiglia ebraica della buona borghesia genovese, nella casa di via Caffaro 12A dove vivrà tutta la vita, con l'eccezione del periodo svizzeroBiografia in Giorgio Ursini Uršič e Andrea Rauch (a cura di), Emanuele Luzzati. Scenografo, Genova, Tormena,1996.
Nel 1938 a causa delle leggi razziali fu costretto ad interrompere gli studi al Liceo classico Cristoforo Colombo. Decise allora di studiare disegno e perciò iniziò a frequentare gli ateliers dello scultore Edoardo Alfieri e del pittore Onofrio Martinelli.
Nel 1940 la famiglia Luzzati si trasferì a Losanna ed Emanuele s'iscrisse allÉcole des Beaux-Arts et des Arts Appliquées, dove si diplomò quattro anni più tardi. Questi anni furono molto stimolanti per il giovane studente, che entrò in contatto con il regista Louis Jouvet e con lo scenografo Christian Bérard. In particolare rimase colpito da una rappresentazione dellHistoire du soldat di Stravinskij che riproduceva l'allestimento originale del 1918, con la forza delle molteplici sperimentazioni in senso musicale e figurativoUgo Volli, Scenografia del gioco, gioco della scenografia in Giorgio Ursini Uršič e Andrea Rauch (a cura di), Emanuele Luzzati. Scenografo, Genova, Tormena,1996.
Nel periodo svizzero strinse amicizia con altri due espatriati genovesi, Alessandro Fersen e Aldo Trionfo, con i quali collaborerà in seguito. Con loro nel 1944 allestì uno spettacolo teatrale, la pantomima di argomento popolare ebraico Salomone e la regina di Saba. La pièce era scritta da Fersen, le scene dipinte da Luzzati, mentre gli attori erano Aldo Trionfo e Guido Lopez.
Dopo il rientro in Italia alla fine della guerra, nel 1945 lo spettacolo venne ripreso a Genova (al Teatro Augustus) e a Milano (al Teatro Litta): ne rimangono alcune fotografie in bianco e nero dalle quali s'intuisce l'influenza di Chagall, del Kandinskij del Blaue Reiter, dell'Espressionismo tedesco.
L'affermazione Nel 1947 Luzzati firmò la prima scenografia ufficiale. Insieme a Fersen aveva fondato la "Compagnia del Teatro Ebraico" e con essa i due amici rappresentarono al Teatro Nuovo di Milano una storia di argomento ebraico, Lea Lebowitz, su testo di Fersen, con maschere, costumi e scene di Luzzati. Lo spettacolo fu un vero successo di critica e di pubblico e questo permise loro di essere accolti nel mondo del "teatro ufficiale". Lo spettacolo era molto innovativo innanzitutto per l'argomento, visto che a quell'epoca la cultura degli shtetl ebraici non era per nulla conosciuta; ma anche per le originali soluzioni teatrali: la scena del villaggio ebraico era ottenuta attraverso teloni di juta appesi, ma ciò che era più inconsueto erano le grandi maschere di cartapesta disegnate da Luzzati, dalle espressioni rigide e grottesche.
A Genova il giovane scenografo aveva conosciuto il gruppo teatrale che faceva capo a Giannino Galloni e con esso nel 1948 allestì La mandragola di Machiavelli e Il soldato Tanaka di Georg Kaiser, inizio della lunga collaborazione con il Teatro stabile di Genova.
Nel 1949 ricevette il primo incarico di rilievo nazionale. Si trattava de Le allegre comari di Windsor allestite al Teatro dei Parchi di Nervi dall'amico Fersen con attrici del calibro di Paola Borboni, Anna Proclemer e Andreina Pagnani. Sempre nel 1949 riceve l'incarico, assieme a Dario Bernazzoli, di realizzare un grande ciclo di graffiti a tema per decorare il refettorio presso la erigenda mensa operaia delle officine del gas di Genova, in area Gavette. La struttura si completò l'anno successivo e venne inaugurata il 25 aprile.
Nel 1950 venne chiamato da Vittorio Gassman a disegnare le maschere e i costumi di un Peer Gynt allestito dal Teatro d'Arte Italiano. Nello stesso anno venne contattato dall'architetto navale Gustavo Pulitzer-Finali per disegnare tessuti e arazzi per la ditta M.I.T.A. (Manifattura italiana tappeti artistici) di Genova-Nervi. Il disegno dei pannelli per la sala scrittura ed il bar della motonave Conte Biancamano rappresentò l'inizio di una lunga collaborazione.
Nel 1951 Luzzati conobbe il ceramista Bartolomeo Tortarolo, noto come "Il bianco", e cominciò a disegnare ceramiche per la fornace "Pozzo della Garitta" di Albisola.
Nel 1952 arrivò il primo incarico per le scene e i costumi di un'opera lirica: era La diavolessa di Baldassarre Galuppi, messa in scena al Gran Teatro La Fenice di Venezia da Corrado Pavolini e diretta da Carlo Maria Giulini. Del 1953 è invece la prima collaborazione con il Maggio Musicale Fiorentino, nel Mefistofele di Arrigo Boito per la regia di Tat'jana Pavlova e la direzione di Tullio Serafin. Con la manifestazione toscana seguiranno molte altre collaborazioni. Nel 1955 fu la volta del Teatro dell'Opera di Roma con la prima della Burlesca di Antonio Verretti diretta da Gianandrea Gavazzeni.
Negli anni cinquanta continuò a collaborare con il teatro di prosa come scenografo e costumista; lavorerà in quegli anni soprattutto per il Teatro Stabile di Genova e Il Teatro delle Arti di Roma. In particolare nel 1955 la sala ricostruita del Teatro Duse venne inaugurata da L'amo di Fenisia di Lope de Vega diretta da Fersen con scene e costumi di Luzzati.
Nello stesso 1955 vinse il Primo Premio per la Ceramica a Cannes con l'opera I cavalieri della triste figura e pubblicò la prima cartella di litografie, Viaggio alla città di Safed.
Anche il 1957 fu un anno intenso per l'artista genovese. Innanzitutto alla Galleria Rotta di Genova fu allestita una mostra collettiva di ceramiche, in cui esposero anche Lucio Fontana, Aligi Sassu e Stefano d'Amico. A seguire Molto rumore per nulla, allestito al Teatro stabile di Trieste rappresentò la prima collaborazione dello scenografo ligure con il regista Franco Enriquez. In quello stesso anno conobbe Giulio Gianini, l'animatore con cui realizzerà tutti i suoi cartoni animati. Infine partecipò alla fondazione de La Borsa di Arlecchino; il contributo di Lele Luzzati al primo teatro "underground" genovese fu piccolo, ma importante: disegnò la locandina poi usata durante tutte le stagioni, e organizzò e dipinse lo spazio scenicoLivia Cavaglieri e Donatella Orecchia, Memorie sotterranee: Storia e racconti della Borsa di Arlecchino e del Beat 72, Torino, Accademia University Press, 2018, pagg. 45-52.
Al 1958 risale la prima scenografia di un'operetta allestita al Festival dell'Operetta di Trieste, disegnò scene e costumi della Frasquita di Franz Lehár. In quello stesso anno fu particolarmente intensa l'attività di ceramista, fra le altre opere realizzò la decorazione della sede londinese della compagnia aerea El Al.
Il 1959 fu di nuovo un anno di grandi risultati: fu chiamato alla Piccola Scala per disegnare le scenografie de Il cordovano di Goffredo Petrassi; disegnò le scene per il balletto Renard di Stravinskij, collaborando per la prima volta con il coreografo Aurelio Milloss; uscì il suo primo cartone animato, Pulcinella: il gioco dell'oca, realizzato con Giulio Gianini.
Nel 1960 realizzò la prima scenografia per il Teatro alla Scala che metteva in scena la Cenerentola di Prokof'ev.
Nel 1961 Emanuele Luzzati partecipò alla fondazione de La Compagnia dei Quattro, composta da Glauco Mauri e Valeria Moriconi, diretti da Franco Enriquez. Il primo spettacolo messo in scena fu Il Rinoceronte di Eugene Jonesco al Teatro Mercadante di Napoli.
Nel 1962 l'artista pubblicò il primo libro come unico autore sia dei testi sia delle illustrazioni: si trattava de I Paladini di Francia, edito da Mursia, tratto dal cartone animato del 1960. Nello stesso anno disegnò le scene e i costumi per una memorabile edizione de La bisbetica domata messa in scena dalla Compagnia dei Quattro, che verrà replicata per dieci anni, in Italia e all'estero. Sempre nel 1962 vinse il Premio San Genesio per le scene de La baracca, un collage di atti unici di Garcia Lorca rappresentato alla Biennale di Venezia del 1960.
La maturità Il 1963 fu l'anno della consacrazione internazionale di Luzzati: grazie al successo ottenuto al Festival di Glyndebourne con Il flauto magico di Mozart per la regia di Franco Enriquez, lo scenografo genovese divenne per un decennio un collaboratore abituale del Festival e di altri teatri inglesi. Lo stesso Luzzati ammise che questo allestimento rivoluzionò la sua idea di scenografia per l'opera lirica; capì infatti le esigenze musicali dei personaggi, ma soprattutto comprese che una scena può cambiare a tempo di musica e che "è la musica a dettare il ritmo dei movimenti delle immagini, dei colori". Nello stesso 1963 iniziò anche la lunga collaborazione con Gianfranco De Bosio: il primo spettacolo firmato insieme fu Il bugiardo di Goldoni al Teatro Stabile di Torino.
Nel 1965 il successo di Luzzati arrivò oltreoceano: l'Opera di Chicago gli commissionò le scenografie di due spettacoli, i Carmina Burana di Carl Orff e L'heure espagnole di Maurice Ravel. Nello stesso anno lo spettacolo che univa due testi di Ruzante, lAnconitana e la Bilora, per la regia di Gianfranco De Bosio, ottenne un ampio successo, sia in Italia che all'estero.
Nel 1966 l'affermazione a livello mondiale di Luzzati fu confermata dalla nomination al Premio Oscar nella categoria del migliore cortometraggio animato, ottenuta dal film d'animazione La gazza ladra, realizzato due anni primaLa gazza ladra sinfonia: Awards su IMDb.com.. Nel 1966 aveva realizzato un altro cartone animato che accompagnava i titoli di testa del film L'armata Brancaleone di Mario Monicelli. Nello stesso anno fu invitato per la prima volta dalla Wiener Staatsoper di Vienna per disegnare le scenografie del balletto sulle musiche delle Danze polovesiane da Il principe Igor' di Borodin.
Nel 1967 arrivò anche un riconoscimento da Oltrecortina con il primo premio alla Biennale dell'Illustrazione di Bratislava. Proseguiva intanto la collaborazione con i teatri inglesi che quell'anno si concretizzò nella scenografia del Sogno di una notte di mezz'estate di Benjamin Britten allestito dall'English Opera Group.
Nel 1968, con lUbu re di Alfred Jarry, iniziò il lungo sodalizio con il regista Tonino ConteEmanuele Luzzati, Il Teatro come decalcomania, a cura di Tonino Conte, Firenze, La Casa Usher, 1985 che s'interromperà solo nel 2007 con la morte di Luzzati. Il 1968 iniziò la collaborazione con la casa editrice Emme Edizioni di Milano, specializzata in libri per ragazzi: il primo titolo pubblicato fu Alì Babà. Nello stesso anno espose alla Wright Hepburn Gallery di Londra disegni per il teatro e litografie.
Nel 1969 tornò a collaborare con Fersen per un'opera di argomento ebraico: disegnò infatti le scene per la prima del Golem, scritto e diretto dall'amico per il Maggio Musicale Fiorentino. Firmò inoltre la scenografia del Così fan tutte di Mozart alla Bayerische Staatsoper di Monaco di Baviera.
Nel 1970 Luzzati disegnò le scene ed i costumi per il Don Chisciotte di Ludwig Minkus messo in scena al London Festival Ballet. Diresse inoltre un cortometraggio di 10 minuti d'animazione intitolato Alì Babà, nonché il cartone animato che costituisce i titoli di testa del film Brancaleone alle crociate di Mario Monicelli. Nel 1970 Luzzati disegnò anche la sigla animata e le scenografie del programma televisivo per ragazzi Il paese di Giocagiò, ideato da Gianni Rodari.
Nel 1972 iniziò la lunga collaborazione con il regista Egisto Marcucci: il primo lavoro insieme fu il Sogno di una notte di mezza estate realizzato dal Gruppo della Rocca. Nello stesso anno espose alla Biennale di Venezia nella sezione Grafica Sperimentale.