Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti i colori e simboli dell'ACF Fiorentina, società calcistica italiana con sede a Firenze.

Nata in origine nel 1926 sotto i colori bianco e rosso, dal 1929 la tinta sociale di riferimento della squadra è il viola, scelta cromatica voluta dal fondatore del club, il marchese Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano; altri segni distintivi del club sono la Canzone viola, inno ufficiale composto da Marcello Manni e reinterpretato nel 1965 da Narciso Parigi, e lo stemma, caratterizzato da un giglio bottonato rosso su sfondo bianco, a sua volta simbolo della città toscana.

Divisa Prima divisa La Fiorentina utilizza generalmente una divisa di colore viola, data la particolarità della tonalità e lo scarso uso che se ne faceva nel mondo del calcio fino all'esplosione del mercato del merchandising.

Nessuna altra squadra professionistica di alto livello in Italia utilizza il viola, mentre in Europa è utilizzato da poche formazioni e spesso non conosciute fra il grande pubblico, come l' e il Germinal Beerschot; diverso è il caso dell'Újpest FC, del Tolosa e del Real Valladolid che giocano a strisce biancoviola, mentre Anderlecht (in realtà malva) e, saltuariamente, vestono di questo colore solo in trasferta.

Storia Il colore viola viene ormai associato anche alla città di Firenze, la quale è stata da sempre rappresentata nella sua storia araldica coi toni del bianco e del rosso, che proprio la squadra fiorentina indossava agli inizi della sua storia e che prima ancora, nel 1898, erano stati adottati dal Florence Football Club, il più vetusto sodalizio calcistico fiorentino. Il bianco e il rosso furono poi anche i colori, rispettivamente, del Club Sportivo Firenze e della Palestra Ginnastica Fiorentina Libertas. La prima divisa di gioco dunque era metà bianca e metà rossa con sul petto lo scudo cittadino; inizialmente venne però usata una maglia provvisoria interamente in rosso scuro della Libertas.

Le divise biancorosse durarono fino al 22 settembre 1929, quando, in un'amichevole disputata nello stadio di Via Bellini contro la Roma, la Fiorentina indossò per la prima volta la maglia viola con il giglio rosso sul petto; la gara terminò con un successo dei giallorossi per 3-0. Secondo la tradizione, questo colore sarebbe il risultato di un lavaggio errato delle maglie biancorosse in un fiume; in realtà invece venne scelto direttamente da Luigi Ridolfi dopo un'amichevole nel 1928 con la squadra ungherese dell'Újpesti TE, i cui colori sociali sono il bianco e il viola. Il colore piacque subito al pubblico e non venne mai più cambiato.

Indro Montanelli, tifoso della Fiorentina, ha sempre sostenuto che quel colore "appartenesse" alla città al di là dell'errore del lavandaio (una leggenda che a dire il vero si ripete nella storia di molte altre squadre) in quanto a suo giudizio furono proprio degli alchimisti fiorentini del trecento a ottenere artificialmente il viola. Appresi i segreti dalle popolazioni orientali del Mediterraneo, infatti, queste persone fecero di Firenze il più importante centro di produzione occidentale del suddetto colore, ottenuto attraverso un particolare lichene del gruppo delle Roccellaceae (da cui il nome della famiglia fiorentina dei Rucellai), la Roccella tinctoria, alla quale diedero il nome di oricello, dal latino òra, che sta per estremità, confine. Il viola è collocato all'estremo dello spettro cromatico (già allora, ovviamente visibile nel fenomeno dell'arcobaleno) e dopo questo colore si estende un altro territorio, la gamma degli ultravioletti, il mondo dell'invisibile, non percepibile dai sensi ma solo dall'intuito. È questo il viola universalmente associato al fantastico, all'incantesimo e alla magia. Tutti gli aspetti del tema cromatico sono stati pacificamente e definitivamente chiariti nella biografia dedicata al fondatore della Fiorentina Luigi Ridolfi Vay da Verrazzano da Andrea Claudio Galluzzo, più tardi fondatore e presidente del Museo Fiorentina.

Il club perciò iniziò gli anni 30 con la nuova scelta cromatica che non abbandonò di fatto mai più, scendendo in campo per i successivi quarant'anni con divise pressoché invariate. Il colore base della maglia, di produzione artigianale e generalmente in lana, fu sempre il viola, mentre i calzoncini erano di colore nero o, più comunemente, bianco. Inizialmente si utilizzò il colletto a V, mentre, dalla fine degli anni 40, vi fu un'alternanza tra questa tipologia e il girocollo e, dal 1947, anche il colletto a camicia. L'unico elemento che cambiava maggiormente era il giglio, basato sullo stemma di Firenze, facendosi talvolta più stilizzato.

La Fiorentina vinse il suo primo scudetto, nella stagione 1955-56 proprio con la più tradizionale delle sue tenute, ovvero un completo composto da maglia viola con giglio sul petto, pantaloncini bianchi e calzettoni viola. Medesima scelta cromatica riguardò originariamente anche la finale di Coppa Campioni dell'anno successivo, persa a Madrid contro il Real, dove però l'arbitro olandese Horn impose una tenuta il più possibile monocromatica ai viola, che non avendo pantaloncini viola nella muta a disposizione, giocarono con i pantaloncini blu della divisa da trasferta dei madridisti. Nella stagione che portò i gigliati alla vittoria del secondo scudetto nel 1968-69, la squadra scese in campo col completo coi pantaloncini neri, utilizzati in meno occasioni di quelli bianchi ma comunque abbastanza di frequente. Nella stagione successiva i viola tornarono al pantaloncino bianco abbinato alla maglia viola scudettata.

Nel 1978, durante il campionato, l'Adidas divenne il primo sponsor tecnico della società viola, introducendo tre linee nei fianchi delle maniche e dei pantaloncini; le nuove divise furono in tessuto acrilico.

Gli anni 80 segnarono una svolta determinante relativamente alle divise della squadra, introducendo per la prima volta quella che sarebbe divenuta col tempo la combinazione principale della Fiorentina, ovvero in tenuta interamente viola. Ciò fu determinato dai grossi cambiamenti societari e di immagine imposti dalla nuova proprietà della famiglia Pontello, che immediatamente sostituì il tradizionale giglio bottonato fiorentino con un nuovo controverso logo, contraddistinto da un grosso cerchio contenente un giglio molto stilizzato a richiamare una F e più simile a un'alabarda, tanto da venir presto etichettato come "giglio alabardato". A partire dalla stagione 1981-82 J.D.Farrow's divenne sponsor tecnico e ufficiale propose una divisa innovativa e particolarmente in rottura con la tradizione, che prevedeva pantaloncini viola e inediti colletto e polsini rossi ma soprattutto il nuovo logo societario giganteggiante al centro della maglia. La divisa divenne iconica sia per i suoi tratti insoliti che per il fatto, soprattutto, che la Fiorentina tornò a sfiorare la vittoria dello scudetto dopo molti anni.

Nella stagione 1983-84 a J.D. Farrow's subentrò Ennerre nell'abbigliamento, che propose divise sulla falsariga delle precedenti, ulteriormente arricchite da una inedita banda orizzontale bianca su cui venne inserito il nuovo sponsor, Opel; mentre lo stemma dei Pontello, sebbene ridotto, venne spostato sotto la striscia bianca all'altezza del ventre. La maglia fasciata venne proposta per altri tre anni, con la differenza che nella stagione 1985-86 il logo societario venne ricollocato nella sua consona posizione sul petto e vennero abbandonati i dettagli rossi. Nel 1986, insieme allo sponsor "Crodino" e, successivamente, a "La Nazione", la divisa tornò interamente viola, con la scritta dello sponsor e i numeri gialli e il colletto a camicia. A cambiare colore furono i calzettoni, divenuti bianchi nel 1988 per tornare poi viola, mentre ci fu una fugace riapparizine del pantaloncino bianco dal 1989 al 1990.

Con la vendita della società da parte della famiglia Pontello a quella Cecchi Gori, dal 1991-92 venne sostituito il controverso "giglio alabardato" che aveva caratterizzato gli anni 80 con una versione ridisegnata dell'antico simbolo viola, comunque vicina alla storia della Fiorentina. Le divise casalinghe di quell'epoca si contraddistinguono per essere a tinta unita, nonostante vengano spesso utilizzate varie sfumature di viola, in ossequio alla moda del momento, con a volte delle rifiniture bianche.

Dopo un biennio con fornitore Lotto, le divise successive vennero prodotte da Uhlsport mantenendo lo stesso stile. Nel 1995-96 la fornitura tecnica passò all'azienda britannica Reebok che, pur mantenendo una divisa viola monocromatica, introdusse alcune novità come un giglio sfumato sul petto e dettagli bianco-rossi su maniche e pantaloncini. Le divise di quel biennio divennero iconiche poiché legate all'esplosione definitiva di Gabriel Batistuta e alla vittoria della Coppa Italia del 1996 e della conseguente Supercoppa Italiana.

Nella stagione 1997-98 a Reebok subentrò Fila, che nella sua stagione di esordio presentò una maglia di un viola più brillante arricchita da delle linee dorate all'altezza delle spalle, inizialmente richiamanti la F del logo dell'azienda, poi semplificate in quanto non in linea coi regolamenti ufficiali. Il giallo venne abbandonato nella stagione successiva: la Fiorentina rischiò la vittoria del titolo con una divisa più semplice ma rimasta particolarmente impressa nell'immaginario collettivo: la maglia viola con strisce bianche interrotte sulle maniche e con main sponsor Nintendo fu quella con cui Batistuta cominciò a esultare con l'iconico gesto della mitraglia e con cui la Fiorentina si laureò campione d'inverno, salvo poi capitolare nei mesi successivi ottenendo comunque la qualificazione alla Champions League. L'ultima maglia marchiata Fila fu quella che vide i viola giocare la massima competizione continentale ed era contraddistinta da ampi inserti bianchi sui fianchi e sulle maniche oltre che dalle consuete strisce interrotte sulle maniche.

Dopo l'esperienza con Fila, la Fiorentina tornò a delle maglie più sobrie viola con dettagli bianchi, fornite da Diadora e con le quali vinse nuovamente la Coppa Italia. L'ultima travagliata stagione della presidenza Cecchi Gori vide infine delle divise Mizuno con inserti bianchi sotto le ascelle e dettagli rossi.

Dopo il fallimento della società, la neocostituita Florentia Viola, per evitare problemi di continuità con la precedente società, optò per una prima maglia bianca. Lo sponsor La Fondiaria, che disponeva di un logo con un ampio riquadro viola, permise l'adozione di una fascia orizzontale dello storico colore. Sul petto campeggiava lo stemma del comune di Firenze, il tradizionale giglio bottonato rosso, concesso dall'amministrazione cittadina. Dopo l'acquisto del logotipo e della tradizione sportiva da parte dei Della Valle, la Fiorentina poté tornare a indossare la maglia viola e assumere la storica denominazione (seppur variata in minima parte). Ciò avvenne già a una partita celebrativa per festeggiare la vittoria del campionato di Serie C2 contro leggende della storia del club, dove la squadra scese in campo con un completo viola col giglio rosso usato nella stagione appena terminata sul petto.

Già nella stagione successiva la tenuta tornò interamente viola con lo storico logotipo. Il fornitore fu Adidas che propose per due stagioni una divisa con le tradizionali tre strisce bianche tipiche dell'azienda. Nelle stagioni successive la fornitura passò a Lotto che propose delle divise viola con dettagli bianchi e, meno frequentemente, color oro. Nel 2007, la divisa viola si è classificata 19ª nella lista delle 50 maglie più belle della storia del calcio redatta dal quotidiano britannico The Times.