Il mentalismo è un approccio filosofico e psicologico che riconduce i contenuti della conoscenza a stati mentali interiori, indipendentemente da un loro riscontro oggettivo.

In psicologia il termine è rivolto alla spiegazione del comportamento attraverso il ricorso a processi mentali non osservabili dall'esterno, come desideri, intenzioni o credenze, senza attribuirli in maniera riduzionistica a stimoli fisici o meccanismi fenomenici.

La paternità del termine è ascritta a Henry Sidgwick, il quale pur non avendo creato il neologismo, ne dà una definizione in antitesi al materialismo.«Penso che tale visione sia spesso chiamata Idealismo. Propongo di etichettarla "Mentalismo" in forte antitesi al "Materialismo" («Such view I think is often called Idealism. I propose to label it "Mentalism" in broad antithesis to "Materialism"», Henry Sidgwick in un articolo sulla rivista Mind, gennaio 1901; cfr. anche la voce )

Storia e attribuzioni Nella storia delle idee sono state definite come mentaliste le riflessioni gnoseologiche di Locke, Berkeley e Hume, poiché riducevano la conoscenza a contenuti mentali o «idee», che seppur desunte dall'esperienza, consistevano in una mera rappresentazione soggettiva e nominalistica della realtà.

Altri esponenti del mentalismo moderno come Noam Chomsky hanno invece respinto la tradizione empirista che vedeva la mente come una tabula rasa, a favore di una visione razionalista ed innatista secondo cui la mente possiede strutture autonome e principi suoi interiori per elaborare le conoscenze.

In epoca contemporanea sono considerate mentaliste anche le filosofie di Mill, Moore e Russell. Tra i critici di questa concezione si trovano invece Dewey, Wittgenstein e Quine.

Il termine viene usato in senso polemico dai comportamentisti per indicare la tendenza a fare uso di concetti quali "coscienza" e "intenzione" nell'interpretazione dei fenomeni psichici. In opposizione al comportamentismo, viceversa, il cognitivismo si appropria del termine per indicare la necessità da parte della scienza di formulare ipotesi anche su ciò che non è direttamente osservabile, ritenendo quindi che la psicologia possa legittimamente rivolgersi allo studio degli stati e dei processi mentali.

Note

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