È considerato uno degli scrittori italiani più popolari ed influenti di sempre, le sue opere hanno infatti venduto oltre 20 milioni di copie.
L'opera più popolare di Guareschi è il Mondo Piccolo, un insieme di 347 racconti ambientati nella città fittizia di Ponteratto, una località della bassa padana emiliana (divenuta poi Brescello nei fortunati adattamenti cinematografici).Pier Mario Fasanotti, "Il coraggio di Guareschi", Liberal, 26 aprile 2008, pag. 8. Tutte le storie narrano le vicende degli amici-rivali Don Camillo, il parroco, e Peppone, il sindaco comunista del paesino.
L'opera divenne molto popolareSulla fortuna come autore di bestseller nel mondo anglosassone: anche per via delle trasposizioni cinematografiche e per il significato politico che assunsero le vicende ad essa relative in quegli anni.
Biografia Primi anni
Nacque a Fontanelle, frazione di Roccabianca, il 1º maggio 1908, in una famiglia piccolo-borghese. Il suo nome completo era Giovannino Oliviero Giuseppe; da adulto scherzerà spesso su come un uomo diventato corpulento come lui fosse stato chiamato con il diminutivo "Giovannino"G. Guareschi, Chi sogna nuovi gerani? "Autobiografia", Rizzoli, Milano 1993.. Il padre, Primo Augusto Guareschi, amico personale del sindacalista socialista riformista Giovanni FaraboliGuareschi ricordava di come, il giorno in cui nacque, il 1º maggio, festa dei lavoratori, Faraboli si trovasse lì a festeggiare la ricorrenza, e, preso in braccio il piccolo Giovannino, lo avesse sollevato e mostrato ai "compagni" indicandolo come futuro campione dei socialisti. Guareschi, che sarà sempre su posizioni opposte, dichiarerà tuttavia di commuoversi ascoltando lInno dei lavoratori, e alla morte dell'ormai anziano sindacalista nel 1953, gli dedicherà un sentito omaggio sul suo giornale Candido., era commerciante di biciclette, macchine da cucire e macchine agricole, mentre la madre, Lina Maghenzani, devota cattolica e fervente monarchica, era la maestra elementare del paese. Nel 1914 Lina venne trasferita a Marore, un paesino confinante con Parma. I Guareschi trovarono casa nel capoluogo. Giovannino frequentò la Scuola elementare «Jacopo Sanvitale» (1914 – 1918).
Nel 1920 venne iscritto al convitto nazionale Maria Luigia di Parma, l'antico collegio dei nobili, e frequenta il liceo ginnasio «Romagnosi». Il suo professore di greco fu Ferdinando Bernini. Al convitto conobbe Cesare Zavattini, arrivato da Luzzara per fare l'istitutore nel collegioOreste Del Buono, Amici. Amici degli amici. Maestri..., Baldini&Castoldi, Milano 1994, pp. 239-244.. Insieme con Zavattini, Guareschi creò e scrisse il giornale studentesco. La collaborazione con Zavattini, di soli sei anni più grande di Guareschi, fu decisiva per lo sviluppo della sua tecnica e della sua arte. Nel 1925, l'ultimo anno di Ginnasio, l'attività del padre fallì; la famiglia lo ritirò dal collegio e Giovannino dovette frequentare i tre anni di liceo da esterno. Ottenuta la maturità classica (luglio 1928), Guareschi si iscrisse all'Università di Parma.
Studente di giurisprudenza, Guareschi lavorò saltuariamente come correttore di bozze al Corriere Emiliano (nome assunto dalla Gazzetta di Parma nel periodo 1927-1941), chiamato da Zavattini, caporedattore del quotidiano. Nel 1931 entrò in redazione come aiuto-cronista con un contratto di collaborazione fissa. Aveva ventitré anni. In poco tempo fu promosso cronista, poi capo-cronista: scrisse articoli, novelle e rubriche, oltre a fare disegni (anche su temi politici). Firmava i suoi pezzi «Michelaccio». Conobbe Ennia Pallini, commessa in un negozio di scarpe in città, e se ne innamorò.
L'8 novembre 1934, avendo lasciato l'università, partì per il servizio militare a Potenza, dove frequentò la Scuola allievi ufficiali di complemento. L'anno dopo i proprietari del Corriere Emiliano lo licenziarono per esubero di personale. Nello stesso periodo Guareschi ricevette un'altra proposta da Cesare Zavattini, che nel frattempo si era trasferito a Milano alla Rizzoli Editore: quella di entrare in un giornale umoristico che stava per vedere la luce. In attesa del varo del nuovo giornale, Guareschi inviò disegni e articoli ad altre riviste Rizzoli: Il Secolo Illustrato e Cinema IllustrazioneG. C. Ferretti, G. Iannuzzi, Storie di uomini e libri, minimum fax, Roma 2014.. Un suo disegno comparve sulla Domenica del Corriere (“Le Cartoline del pubblico”). Da febbraio a luglio del 1936 svolse il servizio di prima nomina al Sesto Reggimento d'Artiglieria di Corpo d'Armata di Modena con il grado di sottotenente di complemento.
Il Bertoldo (1936-1943) La nuova rivista che Zavattini stava creando doveva essere pungente (pur nell'ambito del regime) e diretta agli strati sociali medio-alti, in concorrenza con il popolarissimo bisettimanale romano Marc'Aurelio. Vi avrebbero collaborato importanti giornalisti e illustratori del tempo. Il primo numero del Bertoldo, quindicinale di satira diretto da Zavattini, apparve nelle edicole il 14 luglio 1936. Guareschi vi collaborò inizialmente in qualità di illustratore e quando giunse l'offerta da parte di Andrea Rizzoli di un posto da redattore, Guareschi colse al volo l'occasione. In settembre si trasferì a Milano, andando a vivere con la fidanzata Ennia Pallini (1906 - 1984) in un monolocale in via Gustavo Modena (nel 1938 la coppia trovò un appartamento più grande in via Ciro Menotti).
Nel 1937 Cesare Zavattini lasciò la Rizzoli. La direzione del Bertoldo venne affidata a Giovanni Mosca, con Giovannino Guareschi caporedattore (febbraio 1937). In capo a tre anni la rivista divenne settimanale, con tirature di 500-600 000 copie, e prima tra tutti i giornali umoristici. Fedele al suo carattere di "bastian contrario", Guareschi, contrapponendosi alla dilagante moda del momento che voleva, anche sul Bertoldo, illustrazioni in gran quantità di seducenti figure femminili, iniziò a disegnare la serie delle vedovone, donne che curavano poco l'aspetto fisico e la sensualità.
Il 10 febbraio 1940 Guareschi si sposò con Ennia Pallini. In novembre uscì il suo primo libro, La scoperta di Milano e nel 1942 il secondo, Il destino si chiama Clotilde. Nel 1941 effettuò un lunghissimo reportage fotografico per il «Corriere della Sera». Viaggiò per tutta la Pianura Padana con la sua bicicletta (una Dei) alla scoperta di luoghi caratteristici. Partì da Milano ed arrivò a Rimini percorrendo tutta la SS 9 Via Emilia. Al ritorno passò da Ravenna, Ferrara, il Polesine e i laghi lombardi, percorrendo addirittura anche alcuni tratti d'autostrada. L'insolito reportage uscì nell'edizione pomeridiana del «Corriere»Egidio Bandini, Il Guareschi fotografo racconta il suo Giro d'Italia in bianco e nero, in «Libero», 8 aprile 2026, pag. 25.. Il protrarsi della seconda guerra mondiale portò alla chiusura del Bertoldo nel settembre 1943, dopo un bombardamento anglo-americano che semidistrusse la sede della Rizzoli.
La guerra
Il 14 ottobre 1942 Guareschi venne raggiunto dalla notizia (poi rivelatasi falsa) della scomparsa di suo fratello sul fronte russo. Di carattere ribelle, pronto ad attaccare senza timore alcuno chi più gli sembrava meritevole di critica, inveì a lungo contro Benito Mussolini: lo stesso giorno venne arrestato a causa della delazione fatta da un convinto fascista. Venne rilasciato, ma il fatto gli costò la revoca della collaborazione con il «Corriere della Sera», «La Stampa» e l'E.I.A.R.
In dicembre fu richiamato nell'esercito e destinato ad Alessandria con il grado di tenente di artiglieria. Quando, l'8 settembre 1943, fu dato l'annuncio dell'armistizio dell'Italia con gli Alleati, egli si trovava in caserma ed il giorno successivo venne arrestato dai tedeschi e imprigionato nella Cittadella di Alessandria. Venne quindi inviato nei campi di prigionia tedeschi di Częstochowa e Beniaminów in Polonia e poi in Germania, a Wietzendorf e Sandbostel, dove rimase due anni assieme agli altri Internati Militari Italiani. In prigionia rifiutò di combattere per la Repubblica Sociale. Qui compose La favola di Natale, racconto musicato di un sogno di libertà nel suo Natale da prigioniero. Riguardo al duro periodo di prigionia, disse: «Non abbiamo vissuto come i bruti. Non ci siamo rinchiusi nel nostro egoismo. La fame, la sporcizia, il freddo, le malattie, la disperata nostalgia delle nostre mamme e dei nostri figli, il cupo dolore per l'infelicità della nostra terra non ci hanno sconfitti. Non abbiamo dimenticato mai di essere uomini civili, con un passato e un avvenire». Guareschi tornò dal lager che pesava 40 chili. A Pescantina, tra Verona e il Lago di Garda, venne accolto in una struttura creata da volontari per offrire un primo soccorso a quanti rientravano dalla prigionia. Qui avvenne l'incontro con padre Paolino Beltrame Quattrocchi. Lo scrittore rimase colpito dal religioso che ebbe modo di rivedere più volte in seguito. Guareschi descriverà il periodo di prigionia nel Diario clandestino.
Candido (1945-1957)
Dopo la guerra Guareschi fece ritorno in Italia e fondò, con Giovanni Mosca e Giacinto "Giaci" Mondaini, una rivista indipendente con simpatie monarchiche, il Candido. Condirettore della rivista con Giovanni Mosca fino al 1950, Guareschi rimase poi unico direttore fino al 1957, anno in cui gli subentrò Alessandro MinardiAlberto e Carlotta Guareschi, «Giovannino Guareschi - Note Bibliografiche», in Giovannino Guareschi, Don Camillo, Guareschi. Opere, 1 Don Camillo, Rizzoli-Corriere della Sera, Milano 2014. Nella rivista, insieme ad altre famose penne della satira italiana, curava numerose rubriche, tra cui quella a firma "Il Forbiciastro" che spigolava nella cronaca spicciola italiana.
Guareschi era rimasto un fervente monarchico e lo dimostrò sempre. In occasione del referendum istituzionale del 2 giugno 1946 sostenne apertamente Umberto II e la monarchia, denunciando i brogli che secondo lui avevano ribaltato l'esito del voto popolare.
Oltre a fare satira Guareschi denunciò gli omicidi politici compiuti dai partigiani comunisti nel cosiddetto "triangolo della morte":
Don Camillo Nel 1948 uscì il primo romanzo su Don Camillo e Peppone. Fu il primo episodio di una serie ventennale in 346 puntate - da cui vennero tratti cinque film - conosciuta in tutto il mondo. Il nome del paese, Ponteratto, è presente solo nel primo racconto della serie, Don Camillo. Negli altri racconti viene sostituito con un più generico "borgo"Per la precisione il nome Ponteratto appare solo nella prima riga della prima edizione del primo racconto (vedi l'articolo Ponteratto).; i film tratti dall'opera di Guareschi sono stati invece girati a Brescello e Boretto, cosicché Brescello è divenuto universalmente noto come "il paese di Don Camillo". In quegli anni lo scrittore non abbandonò i luoghi in cui era cresciuto: viveva a Busseto; solo due volte alla settimana si recava a Milano per dirigere la stesura del CandidoPaolo Di Paolo, Tutte le speranze. Montanelli raccontato da chi non c’era, Rizzoli, Milano 2014, pag. 162..
I "trinariciuti"
La profonda fede cattolica, l'attaccamento alla monarchia e il fervente anticomunismo fecero di Guareschi uno dei più ferventi e convinti critici del Partito Comunista Italiano. Famosissime le sue vignette intitolate "Obbedienza cieca, pronta, assoluta", dove sbeffeggiava i militanti comunisti che lui definiva trinariciuti, ma la definizione identificava chiunque, privo di spirito critico e di indipendenza di pensiero, si limitava ad eseguire ordini dettati da altri, i quali prendevano alla lettera le direttive che arrivavano dall'alto, nonostante i chiari errori di stampa, poi corretti con la frase "Contrordine, compagni!".