LIndice Globale della Fame, in sigla GHI (), è uno strumento multi-statistico che misura il livello di fame in oltre cento Paesi al mondo. Il GHI misura i progressi e i fallimenti nella lotta contro la fame e viene calcolato annualmente, con i risultati raccolti in un report pubblicato ogni anno nel mese di ottobre.
L'Indice è stato adottato e poi stato sviluppato dall'Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari (IFPRI) e pubblicato per la prima volta nel 2006, in collaborazione con l'ONG tedesca Welthungerhilfe. Dal 2007 partecipa alla pubblicazione anche l'ONG irlandese Concern Worldwide. L'edizione 2018 è frutto di un progetto congiunto di Welthungerhilfe e Concern Worldwide, mentre IFPRI ha fatto un passo indietro rispetto al suo coinvolgimento nel report. A partire dall'edizione 2024, è stato coinvolto, in qualità di partner accademico, l'Institute for International Law of Peace and Armed Conflict (IFHV), una delle principali istituzioni accademiche europee che conducono ricerche sulle crisi umanitarie, con una tradizione di studi sul diritto internazionale umanitario e sui diritti umani, oltre a competenze interdisciplinari in scienze sociali, geoscienze e salute pubblica.
Dal 2008 è pubblicato in varie lingue, tra cui l'italiano, quest'ultimo a cura di Cesvi.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2008. Bonn, Washington D.C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2008.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2009. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2009.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2010. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2010.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2011. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2011.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2012. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2012.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2013. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2013.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2014. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2014.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2015. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2015.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2016 Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2016.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2017. Bonn, Washington D. C., Dublino, Milano: Welthungerhilfe, IFPRI e Concern Worldwide. Ottobre 2017.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Cesvi - Indice Globale della Fame 2018. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2018.Traduzione italiana a cura di Cesvi: Indice Globale della Fame 2020. Bonn, Dublino, Milano: Welthungerhilfe e Concern Worldwide. Ottobre 2020
Secondo l'Indice Globale della Fame 2025, apartire dal 2016 la riduzione della fame a livello mondiale è stata minima. Questo stallo dei progressi rende sempre più remota la possibilità di raggiugere l’obiettivo Fame Zero entro il 2030. Il punteggio GHI mondiale del 2025, pari a 18,3, rappresenta solo una lieve diminuzione rispetto al 19,0 del 2016 e ricade nella stessa categoria – moderata. Il punteggio di GHI globale nasconde forti disparità regionali: la fame resta grave sia in Africa a Sud del Sahara sia in Asia meridionale, mentre il modesto miglioramento globale della denutrizione rimanda soprattutto ai progressi registrati in alcune aree dell’Asia meridionale e sud-orientale e dell’America Latina. Al ritmo attuale, almeno 56 Paesi non raggiungeranno un livello di fame basso entro il 2030 – e ancor meno l’obiettivo Fame Zero. Se i progressi dovessero proseguire al ritmo osservato dopo il 2016, la soglia di fame bassa a livello globale verrebbe raggiunta solo nel 2137, cioè tra oltre un secolo.
Focus anno per anno Ogni anno, l'Indice Globale della Fame presenta un focus specifico: Denutrizione infantile tra i bambini di età inferiore ai due anni (2010). Innalzamento e volatilità dei prezzi alimentari durante i recenti anni e i loro effetti sulla fame e la malnutrizione (2011). Come assicurare la sicurezza alimentare e l'uso sostenibile delle risorse, in un contesto di scarsità delle fonti naturali di cibo (2012). Come rafforzare la resilienza comunitaria delle comunità contro la malnutrizione (2013). La fame nascosta, una forma di denutrizione causata da carenze di micronutrienti (2014). La relazione tra fame e conflitti armati (2015). Il raggiungimento dell'Obiettivo di Sviluppo Sostenibile "Fame Zero" entro il 2030 (2016). Le sfide di fame e disuguaglianza (2017). Migrazione forzata e fame (2018). La sfida della fame e del cambiamento climatico (2019). 10 anni all’obiettivo Fame Zero: collegare salute e sistemi alimentari sostenibili (2020). Fame e sistemi alimentari in contesti di conflitto (2021). Trasformazione dei sistemi locali e governance locale (2022). I giovani hanno il potere di cambiare i sistemi alimentari (2023). Come la giustizia di genere può contribuire alla resilienza climatica e all'obiettivo Fame Zero (2024). 20 anni di monitoraggio dei progressi: è tempo di rinnovare l'impegno per l'obiettivo Fame Zero (2025).
Calcolo dell'Indice I punteggi di GHI si basano sui valori di 4 indicatori:
Denutrizione: la percentuale di popolazione con insufficiente assunzione calorica; Deperimento infantile: la percentuale di bambini sotto i cinque anni che hanno un peso insufficiente per la loro altezza, che è indice di sottonutrizione acuta; Arresto della crescita infantile: la percentuale di bambini sotto i cinque anni che hanno un’altezza insufficiente per la loro età, indice di sottonutrizione cronica; Mortalità infantile: il tasso di mortalità tra i bambini sotto i cinque anni, che riflette parzialmente la fatale combinazione di un’alimentazione insufficiente e di ambienti insalubri. Sulla base dei valori dei quattro indicatori, il GHI assegna alla fame un valore da 0 a 100, dove 0 è il risultato migliore (assenza di fame) e 100 è il peggiore, anche se nessuno dei due estremi viene mai raggiunto nella realtà. Di conseguenza, più alto è il valore, peggiore è lo stato nutrizionale di un Paese.
Il livello di fame di ogni Paese è classificato su una scala di gravità che va da basso a estremamente allarmante, secondo i seguenti intervalli di valori: +Scala di Gravità GHILivelloValoriMolto basso≤ 9,9Basso10 - 19,9Medio20 - 34,9Alto35 - 49,9Molto alto≥ 50
I dati per il calcolo dei punteggi provengono da fonti Nazioni Unite (FAO, OMS, UNICEF e Gruppo inter-agenzie per la stima della mortalità infantile UN IGME), dalla Banca Mondiale (World Bank) e dalle Indagini demografiche e sanitarie (Demographic and Health Surveys, DHS).
Nel report di quest'anno, 136 Paesi soddisfacevano i criteri per essere inclusi nell'Indice Globale della Fame, ma 13 non avevano dati sufficienti a calcolarne il punteggio di GHI 2025. Per fare fronte a questa lacuna e fornire un quadro preliminare della situazione nei Paesi con carenze di dati, sono state calcolate delle classificazioni provvisorie della gravità della fame sulla base di diversi fattori noti:
i valori degli indicatori del GHI disponibili; l’ultima classificazione di gravità nota del Paese; l’ultimo dato noto sulla prevalenza della denutrizione nel Paese; la prevalenza della denutrizione nella sottoregione in cui si trova il Paese; e/o una valutazione dei risultati pertinenti delle edizioni 2023, 2024 e 2025 del Rapporto globale sulle crisi alimentari.
In alcuni casi, la mancanza di dati è dovuta a conflitti o disordini politici, che sono importanti indicatori di fame e malnutrizione. I Paesi sprovvisti di dati sono spesso proprio quelli i cui cittadini sono maggiormente esposti alla fame. Dei 2 Paesi designati provvisoriamente come allarmanti – Burundi e Yemen – è possibile che, se ci fossero dati completi, uno o più Paesi potrebbero rientrare nella categoria estremamente allarmante. Allo stesso modo, la Corea del Nord, il Lesotho e il Sudan potrebbero passare da una fame grave a una allarmante, e la Repubblica Democratica Popolare del Laos e il Nicaragua da un livello di fame moderato a uno grave. Tuttavia, in assenza di informazioni sufficienti per confermare che sia così, abbiamo classificato questi Paesi in modo conservativo come allarmanti, gravi o moderati. In alcuni casi non è stato possibile determinare nemmeno una classificazione provvisoria della gravità, per esempio se il Paese non aveva mai avuto un valore di prevalenza della denutrizione, un punteggio di GHI o una classificazione di gravità da quando è stato pubblicato il primo report sull'Indice Globale della Fame, nel 2006.
Tendenze globali e regionali Dopo un periodo di progressi concreti durato fino al 2016, il punteggio di GHI mondiale è rimasto pressoché invariato e la fame continua a essere di categoria moderata. Sebbene il punteggio di GHI mondiale sia leggermente sceso tra il 2016 e il 2025 (passando da 19,0 a 18,3), le tendenze di fondo restano molto preoccupanti. La denutrizione mondiale è aumentata all’improvviso durante la pandemia di COVID-19, raggiungendo un picco dell’8,8 per cento nel 2021, per poi calare solo modestamente, fino a raggiungere l’8,2 per cento nel 2024 – una percentuale a cui corrispondono circa 673 milioni di persone. Tuttavia, ci sono quasi 100 milioni di denutriti in più rispetto al 2016. Nel frattempo, gli altri indicatori nutrizionali utilizzati per calcolare il GHI – arresto della crescita, deperimento e mortalità infantili – hanno fatto pochi passi in avanti nell’ultimo decennio. Il punteggio del mondo nasconde anche forti disparità a livello regionale: la fame resta grave sia in Africa a Sud del Sahara sia in Asia meridionale, le due regioni più colpite. In sette Paesi – Burundi, Repubblica Democratica del Congo, Haiti, Madagascar, Somalia, Sud Sudan e Yemen – i punteggi di GHI sono attualmente allarmanti, e in due terzi di tutti i Paesi la situazione non è migliorata o è addirittura peggiorata. Il modesto miglioramento globale nella denutrizione è determinato soprattutto dai progressi registrati in alcune aree di Asia meridionale e Sud-Est Asiatico e dell’America Latina, mentre la fame ha continuato a crescere nelle regioni colpite da conflitti e crisi climatiche, o che si trovano sotto pressione dal punto di vista economico. La realtà del 2025 potrebbe essere peggiore di quanto suggeriscano gli attuali punteggi di GHI, visto che si basano sui dati del periodo 2020-2024 e non rispecchiano ancora appieno gli effetti delle evoluzioni più recenti, tra cui l’intensificarsi dei conflitti, l’aggravarsi degli shock climatici, il peggioramento delle crisi economiche e i gravi tagli ai finanziamenti. Queste dinamiche segnano il passaggio da una stagnazione dei progressi nella lotta contro la fame a un probabile peggioramento della situazione, che si rifletterà verosimilmente nel GHI del prossimo anno. Raggiungere l’obiettivo Fame Zero entro il 2030 sembra ormai fuori portata – un fatto che sottolinea l’urgente necessità di un rinnovato impegno e di maggiori sforzi.