Casatenovo (Casàa o Casanœuff in dialetto brianzolo, anticamente Casate Nuovo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecco in Lombardia.

Geografia fisica Il comune di Casatenovo è posto nell'estremità sud occidentale della provincia di Lecco, nell'area del Meratese, e occupa una superficie di . Confina a ovest e a sud con i comuni di Besana in Brianza, Correzzana, Lesmo, Camparada e Usmate Velate (Provincia di Monza e della Brianza) e a est e a nord con i comuni di Lomagna, Missaglia e Monticello Brianza (Provincia di Lecco). Il territorio presenta ancora delle parti boscate, ma solo lungo i pendii più scoscesi e lungo i corsi d'acqua (Pegorino, Lavandaia e Nava, che costituiscono il sistema idrografico principale e le rogge Molgorana e La Folgora che costituiscono il sistema idrografico secondario). Il Territorio è sito in posizione pressoché equidistante tra Monza e Lecco ed è servito dalla viabilità principale della Strada provinciale 51 della Santa, intermedia tra la Statale 36 e la nuova Valassina; dalla Strada Provinciale 54, che collega le direttrici principali sopra dette in senso est-ovest a nord del centro di Casatenovo; dalla Provinciale 55, che connette il centro con Usmate e i collegamenti con Lomagna e la Tangenziale Est di Milano. Il territorio non è interessato da linee ferroviarie. L'altimetria varia da un massimo di circa 375 m a un minimo di 250 m. Il Patrimonio edilizio di origine storica è notevole e diffuso sia negli abitati sia nelle zone agricole. In Casatenovo vi sono infatti ben venti cascine isolate di particolare pregio, oltre a diverse ville e dimore nobiliari di notevole interesse dal punto di vista storico-architettonico. Casatenovo ha circa abitanti e un'organizzazione urbana policentrica, ricca di aree ad alto contenuto ambientale e paesaggistico.

Storia Nel 1770, presso la Cascina Porrinetti, si registrò il ritrovamento di un cippo sepolcrale databile al IV secolo e riportante un'iscrizione relativa a un tal Lucillio Domestico Valeriano, membro del corpo militare detto "Collegio dei Fabbri e dei Centenari"..

Le prime notizie storiche relative a un "Casale (cioè Casate) Nuovo" si possono far risalire ai tempi di Carlo il Calvo — nipote di Carlo Magno — erede di quel Ludovico il Pio che sottrasse ai Longobardi il predominio sull'Italia e che reintegrò il culto cristiano nelle Terre lombarde sconvolte prima dai Franchi, poi dalle eresie e dalle apostasie barbariche. Ed è in questo tormentato periodo di restaurazione cristiana, con l'insediamento a Monza di una sovrana cattolica, che sorsero e si moltiplicarono nelle terre milanesi le "Pievi", vale a dire le chiese presbiteriali, ove si amministrava la potestà arcivescovile e la cura evangelica del popolo di Dio.

È all'anno 867, infatti, che si può fare riferimento come data di prima menzione di Casatenovo, benché i primi riferimenti documentali d'archivio, sulla presenza d'un nucleo abitato, non siano anteriori all'anno 1110. Il nucleo abitato doveva presumibilmente ascendere alla fine del secolo X - inizi dell'XI quando — al tempo degli Ottoni prima e delle guerre Lotariane poi — il castello esistente fu potenziato e ampliato dalla nobile famiglia dei Casati, in lotta contro l'ormai decadente primato locale dell'aristocrazia Franca. Ma è solo verso l'ultimo scorcio del XIII secolo — al termine delle intricate vicende che contrassegnarono le lotte tra gli Svevi, dal Barbarossa a Ottone IV, contro i Signori locali — che il nome di "Casate Novo" (insieme a quelli di Casate Vegio, Galgiana, Vallis Aperta, etc.) si afferma come precisa realtà comunale, seppure ancora unita alla pieve di Missaglia.

Da questo momento la Casate medievale, vera e propria Corte fortificata, sarà coinvolta in tutte le travagliate vicende che interessarono la Lombardia: dalle lotte tra guelfi e ghibellini, a quelle tra i Visconti, astro nascente dell'aristocrazia italica, e la Serenissima Repubblica di Venezia. Fu punto nevralgico dello scacchiere fortificato alto-lombardo, come già risultava dai lontani tempi di Ariberto, a conferma d'un'antica pergamena ora conservata nell'Archivio del conte del Duomo di Milano, corroborata da un atto testamentario del conte Beato di Casate ai nipoti Marzio e Filippo Casati, risalente all'anno 1270. Fu dunque Casate, per tutto il tempo medievale, una grande fortificazione, a cui si aggregarono, col passar degli anni, varie cascine (tra le quali originariamente quella di Rancate) ove presero dominio alcuni signorotti locali, specie dopo l'infeudazione del 1538. Ma già dal 1450 si potevano contare quelle di Casate Veteri (oltreché Novo), Cassina de' Brangiis, con quelle unite di Rogorea e Columbarino, Valle Aperta, Rimoldo, Galzana, ecc. Il feudo passò, dopo le tragiche vicende legate al dominio visconteo, nelle mani di Gerolamo Brebbia, già tesoriere generale dello Stato di Milano ed è sempre a questo periodo che si debbono gli stanziamenti di nobili famiglie nei palazzi di Rimoldo (i Parravicini) di Galgiana (i d'Adda) di Giovenigo (i Toscani). La comunità locale continuò tuttavia a frazionarsi fino a raggiungere, verso la metà del Cinquecento, anche i nuclei di Cascina Bracchi (in parte già de' Bragiis) e di Campofiorenzo; anche a seguito del passaggio del castello dai Casati agli Sforza e finalmente ai conti Lurani nel 1587.

È quindi nel 1692 che Casate Vecchio si distaccò da Casate Nuovo e quest'ultima fu assegnata definitivamente al marchese don Giulio Casati, uomo ribaldo e violento e noto come "bandito" che, prima personalmente, poi attraverso i suoi discendenti la detenne, anche se in forme giuridiche diverse da quelle feudali, fino a tutto il Settecento.

Resta da dire infine dei due rilevanti monasteri di Santa Margherita e dei Santi Pietro e Paolo, un tempo esistenti tra Casate Vecchio e Nuovo. Entrambi appartenenti all'ordine delle monache Benedettine furono soppressi e distrutti durante il sacco sforzesco del 1451. Sempre del 1451 è l'unificazione — voluta con una bolla del 5 ottobre da papa Niccolò V — della chiesa di San Margherita, con quella di Santa Giustina e la nomina a parroco del sacerdote Giacomo del Torgio, che provvide alla riedificazione dei templi, facendoli abbellire con interessanti affreschi.

A partire poi dalla fine del Settecento e dagli inizi dell'Ottocento, si ebbe un considerevole sviluppo del nucleo comunale, specie con la erezione od il rifacimento di notevoli ville patrizie: quali la Casati-Facchi (già Greppi-Bressi), la Casati-Greppi di Bussero, la Casati-Marocco-Viganò, la Castelbarco-Vismara, la Garavaglia-Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Ghisotti, la Lattuada-Vismara, la Lurani-Cernuschi, nonché la cascina Bracchi-Casati.

Dal secolo XIX Casatenovo entra nella grande vicenda dello sviluppo industriale e commerciale, tipico dell'area briantea, affermandosi — grazie anche all'intraprendenza di dinamiche dinastie imprenditoriali — soprattutto nel settore dei prodotti agro-alimentari e collocandosi a buon diritto tra i comuni più ricchi dell'area lombarda.

Durante la seconda guerra mondiale, nella frazione di Valaperta si compì un eccidio di quattro partigiani da parte delle Brigate Nere, comandate da Giuseppe Gaidoni ed Emilio Formigoni (padre di Roberto Formigoni)

Simboli Lo stemma è stato concesso con regio decreto del 7 febbraio 1938.

Lo stemma civico deriva da quello della famiglia Casati che era blasonato d'argento, alla torre di rosso, coperta, entro a due trecce di rosso piegate in cerchio, con le punte decussate di sotto.

Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 21 gennaio 1958, è costituito da un drappo di bianco.

Società Evoluzione demografica nel 1751 con Campo Fiorenzo e Rogoredo nel 1771 nel 1803 nel 1809 dopo annessione di Cassina de' Bracchi e Monticello nel 1853 nel 1861 nel 1871 nel 1881 dopo annessione di Cassina de' Bracchi nel 1874

Etnie e minoranze straniere Gli stranieri residenti nel comune sono 788, ovvero il 6,2% della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:

Albania, 151 Marocco, 123 Romania, 81 Moldavia, 54 Ucraina, 41 Senegal, 36 Perù, 34 Ecuador, 25 Egitto, 23 Costa d'Avorio, 23

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture civili Villa Lattuada Eretta nel 1858, su progetto di Antonio Tagliaferri e di casati per volere della famiglia Lattuada, la villa sorge in località San Giacomo. L'edificio, la cui architettura richiama quella delle cattedrali gotiche, presenta una forma quadrangolare, arricchita da due torri elevate sul versante occidentale. Di stile barocco, invece, il portico sul fronte della villa.

Villa Casati-Facchi

II nome di questa residenza patrizia deriva da quello dei suoi primi proprietari, i Casati, che qui abitarono per tutto il XVIII secolo, e da quello della famiglia Facchi, che entrò in possesso della villa nel 1881, inaugurando importanti lavori di restauro. La villa, in origine in stile barocco, fu risistemata in stile neoclassico attorno alla fine del XVIII secolo.. Dell'impianto originario, collocato ai margini del nucleo storico di Casatenovo, si sono conservate sia la pianta a "U" sia la facciata rivolta al paese, inalterata nella distribuzione regolare delle finestre e negli angoli a bugnato. Al XIX secolo risale il giardino. Nel corso del tempo la villa si è ampliata grazie alla costruzione del corpo della portineria con scuderie annesse e del portico laterale a sud. Furono, inoltre, restaurati gli affreschi che abbelliscono le stanze della villa. Dal 1989, una parte dell'edificio ospita la Biblioteca Comunale.

Villa Casati-Greppi Poco distante da Villa Facchi, questa maestosa residenza fu costruita nel 1775. da un nuovo ramo marchionale della famiglia Casati, il cui ultimo erede, Francesco Casati, la elesse quale residenza invernale. Alla sua scomparsa, i suoi beni vennero ereditati dall'Ospedale Maggiore di Milano, che vendette poi la villa al conte Giuseppe Greppi in Bussero. La struttura, molto più imponente di Villa Facchi e omogenea nella fattura, si presenta in perfetto stile neoclassico. Alla villa si accede tramite un monumentale ingresso dorico a tre archi, preceduto da uno splendido viale alberato e accompagnato dalla presenza di un piccolo oratorio. La chiesetta, consacrata ai Santi Carlo e Francesco nel 1828, fu eretta a fianco dell'atrio.. L'edificio sacro, a pianta rettangolare, conserva affreschi dell'Alberta che decorano la volta, il busto di Giuseppe Greppi, una pala d'altare raffigurante la Vergine e i santi patroni, opera di Giuseppe Diotti, e il monumento funebre a Francesco Casati, realizzato da Giovanni Antonio Labus.

Villa D'Adda-Mariani In località Galgiana, sorge questa residenza, la cui edificazione sembra risalire alla seconda metà del XVI secolo, quando il banchiere Rinaldo D'Adda di Olginate, capostipite dei marchesi di Pandino, acquistò alcuni immobili presso questa frazione. Nel 1963 l'edificio fu donato in parte all'istituto milanese dei sordomuti e in parte all'Amministrazione Comunale. Attualmente ospita la Civica Scuola di Musica e l'auditorium “Graziella Fumagalli”. II complesso si compone di due corpi di dimensioni diverse, posti uno di fronte all'altro ai lati del cortile d'onore. Essi furono entrambi rimaneggiati agli inizi del XVIII secolo per volontà del marchese Benedetto. Allo stesso periodo risalgono i giardini all'italiana presso la corte e prospicienti la villa. Una cancellata in barocchetto costituisce l'ingresso alla struttura.

Villa Lurani-Cernuschi