La gioventù Il primo matrimonio Nacque da una famiglia di locandieri moderatamente benestanti, proprietari della locanda Zum schwarzen Kreuz (Alla Croce nera). Il padre morì quando lei aveva solo diciotto mesi, e all'età di quattro anni perse la madre e il fratello, rimanendo sola. Passò l'infanzia venendo spostata frequentemente tra varie famiglie d'adozione, abitando anche con una zia a Feucht, con cui strinse un legame. Solo due anni dopo, però, dovette tornare a Norimberga, venendo affidata alla vedova di un religioso.
All'età di dieci anni venne affidata in via definitiva ad un ricco mercante di Norimberga. L'uomo non aveva mai avuto prima delle ragazze in affidamento, ma trattò la piccola Anna con grande affetto, cercando di farle dimenticare gli anni difficili e fornendole un'istruzione di primo livello. La ragazza ricevette un'educazione religiosa, fu addestrata a svolgere le mansioni che all'epoca venivano richieste ad una ragazza nella gestione casalinga, e ebbe anche un'istruzione di base in lettura, scrittura e calcolo. Imparò anche alcune parole di francese, ottenendo quindi un'educazione decisamente superiore a molte altre ragazze dell'epoca.
All'età di 15 anni il tutore la promise in sposa ad un ricco notaio di nome ZwanzigerNarratives of Remarkable Criminal Trials Di Lady Duff Gordon, che all'epoca aveva più del doppio dei suoi anni. Inizialmente si rifiutò di vederlo, ma col tempo cedette alle pressioni della sua famiglia di adozione.
Il 5 ottobre 1778 i due convolarono a nozze, ma i primi anni furono tristi per la ragazza, in quanto il marito la trascurava e frequentemente indulgeva all'alcol. Si rifugiò nei romanzi rosa e nella letteratura, appassionandosi de I dolori del giovane Werther e cominciando a meditare il suicidio. Avrebbe voluto uccidersi con una pistola, ma non vi aveva accesso.
Al suo ventunesimo compleanno, con la maggiore età, la ragazza ricevette l'eredità del padre: abbagliata dalla ricchezza e istigata dal marito, la donna visse un breve periodo di ricchezza, tra feste, sperperi e spese per mantenere una ricca apparenza in società. L'eredità ben presto finì, e l'uomo si rivelò essere, oltre che alcolizzato, fedifrago e violento: la Zwanziger, all'epoca ancora piacente, fu costretta a prostituirsi con alcuni conoscenti e notabili cittadini per raccogliere i soldi per sopravvivere e per supportare gli eccessi del marito.
In questo periodo maturò la determinazione a servirsi spietatamente degli altri per aumentare il suo livello sociale: il suo giro di prostituzione le permise di conoscere uomini che sfruttò per ottenere favori.
La donna in seguito avrebbe avuto altre relazioni extraconiugali con ricchi concittadini, nonostante la situazione economica della famiglia fosse nuovamente migliorata un poco per via di una riuscita finanziaria impresa del marito (una lotteria di orologi). La coppia rischiò di rompersi in una occasione, in cui una sua relazione con un luogotenente dell'esercito fu scoperta dal marito. La relativa ricchezza si accompagnò a nuovi sprechi, che misero nuovamente i coniugi in difficoltà.
L'uomo morì il 20 gennaio 1796, per complicanze legate all'alcolismo, non prima di aver generato due figli.Peter Murakami, Julia Murakami: Encyclopedia of the serial killer, München, 2001, ISBN 3-548-35935-3
Le relazioni, la follia e il declino Con i suoi ultimi soldi, si trasferì a Vienna, dove cercò di guadagnarsi da vivere come pasticciera. L'impresa fallì, e dovette ripiegare sul lavoro a servizio di alcune famiglie benestanti.
A Vienna ebbe una relazione con un intellettuale ungherese, impiegato all'ambasciata, da cui ebbe un figlio. Il bambino fu abbandonato in un orfanotrofio, e morì poco dopo.
Nonostante in età matura fosse, a detta dei giornali che seguirono il caso, una donna talmente priva di fascino da venire definita "brutta, bassa, il cui volto, né figura, né oratoria, possono suscitare attrazione" e "donna deforme, paragonata da alcuni ad un rospo", subito dopo la morte del marito sopravvisse per un breve periodo prostituendosi, facendosi mantenere da un ricco barone amico di suo marito, producendo giocattoli e impiegandosi in lavori occasionali.
Psicologicamente fragile, tendeva a sfuggire alla realtà rifugiandosi in fantasie, arrivando occasionalmente ad uno stato di confusione mentale tra vero e sogno.
La donna abbandonò la protezione del barone per andare a lavorare a Francoforte come domestica, ma perse il lavoro dopo soli tre mesi, quando i proprietari la allontanarono scontenti del suo lavoro, della sua cucina e dei suoi rapporti col personale: questo distrusse tutti i sogni che si era costruita. Nelle sue referenze, la Zwanziger mentì sostenendo di aver lavorato a Francoforte per un anno e mezzo. Trovò lavoretti come parrucchiera, come serva per un gruppo di acrobati equestri che però lasciarono la città dopo solo otto giorni, e nuovamente come parrucchiera.
Lavorò per un mercante della città, ma rimase molto insoddisfatta del proprio lavoro, trasformata da capo-domestica in semplice cameriera. Ebbe una serie di crisi isteriche ed entrò in conflitto con i propri superiori, venendo allontanata.
La donna tornò a Norimberga, sotto l'ala protettiva del barone, che nel frattempo si era sposato e di cui divenne apertamente l'amante. I rapporti non erano buoni come un tempo, soprattutto per via del matrimonio dell'uomo, che cominciò ad avere atteggiamenti più freddi e risultava meno sensibile alle richieste e ai ricatti della donna.
Rimasta incinta all'età di 42 anni sarebbe stata costretta ad un aborto che le rovinò la salute e la fece rimanere nuovamente sola.
Tentò il suicidio ma non riuscì a tagliarsi i polsi e venne scoperta dal proprietario di casa, che informò il barone. La Zwanziger tentò nuovamente il suicidio, buttandosi nel fiume Pegnitz: venne salvata da due pescatori. La voce del secondo suicidio raggiunse il barone, il quale ormai stufo della ragazza, arrivò a imporle di allontanarsi immediatamente da Norimberga.
La povertà La donna la notte stessa raggiunse Ratisbona, la prima tappa di una serie di peregrinazioni che la portarono nuovamente a Vienna, poi di ancora a Norimberga e in seguito, nel 1804, in Turingia, dove entrò a servizio nella casa del ciambellano. Rimase poco in quel posto di lavoro, preferendo una discreta fuga con alcuni gioielli al duro e sottopagato lavoro in casa del notabile: si nascose a Mainbernheim, in casa di una delle figlie sposata ad un legatore. Quando il genero scoprì che c'era un mandato di cattura sulla donna, avvertì le autorità che però trovarono la casa vuota: la Zwanziger era già fuggita a Würzburg.
Con la reputazione macchiata, cambiò brevemente il proprio cognome, dapprima riprendendo quello da nubile, e poi usando nomi fittizi come "Nannette Schönleben, nata Steinacker", cosa che le permise di continuare con lavori saltuari come domestica.
Nel 1805 la donna arrivò a Neumarkt nell Oberpfalz, dove si costruì un piccolo giro d'affari come sarta e insegnante di cucito. Conobbe un uomo, un anziano generale di Monaco, con cui ebbe una breve relazione. La Zwanziger rimase abbagliata dalla possibilità di trasferirsi nuovamente in una città grande e prestigiosa, ma i suoi sogni furono infranti quando l'uomo tornò a Monaco per ricongiungersi con la sua amante. La Zwanziger gli scrisse millantando una gravidanza, e infine insoddisfatta dall'aver ricevuto in cambio solo pochi soldi lo raggiunse abbandonando la sua attività di sarta, convinta che l'uomo la aspettasse per accoglierla in casa propria.
Una volta a Monaco, delusa quando questi si rifiutò di vederla, si trasferì in una casa a fianco di quella del generale, e assunse una serie di atteggiamenti ossessivi nei confronti dell'uomo che si trovò a dover mandare tramite un servitore il messaggio
Quando prese coscienza della propria condizione, la Zwanziger riprese a vagabondare, cercò di guadagnarsi da vivere come domestica.
Infine, si era costruita una fantasia che la perseguitava: presentarsi come domestica a qualche ricco uomo solo, per poi sedurlo con le sue abilità di cuoca e di donna di casa, e infine sposarlo. Per legarsi agli uomini, spesso li avvelenava con piccole dosi di veleno, per poi "curarli" riducendo e via via eliminando l'intossicazione.
Gli avvelenamenti La signora Glaser La Zwanziger, che all'epoca si faceva chiamare Schönleben, nel 1808 arrivò a lavorare a Kasendorf, presso un ricco giudice cinquantenne di nome Wolfgang Conrad Glaser. Lì tentò di mettere in pratica il suo piano.
L'uomo tuttavia, pur essendo separato di fatto, era ancora formalmente sposato. La Zwanziger dunque cercò di far riconciliare i coniugi, scrivendo in segreto lettere alla donna e agli amici di lei, facendo offerte in denaro al prete cattolico di Holfeld, dove la donna viveva, affinché contribuisse a farle cambiare idea.
Quando infine il 22 luglio la moglie del giudice si ritrasferì nella casa del marito la domestica organizzò un ricevimento ricco e sontuoso, con fiori, addobbi e rinfreschi. Sul letto della donna lasciò dei fiori con scritto un minaccioso
Già dal 13 agosto, la domestica cominciò a servirle tè con mezzo cucchiaino di arsenico. Il 15 agosto le servì un tè con un intero cucchiaio di veleno per topi.
La donna peggiorò rapidamente in salute, e morì dopo poco tempo, il 26 agosto.
Anna Maria Zwanziger aveva avuto poca difficoltà a trovare dell'arsenico grigio, poiché era un ingrediente comune in molti insetticidi.
Con il campo libero, la Zwanziger attese la proposta di matrimonio del giudice, il quale però temporeggiò: la donna per vendetta tentò di avvelenare alcuni ospiti del giudice. Sbagliò però la dose, e questi sopravvissero. Nessuno tuttavia pensò ad un avvelenamento.
Il signor Grohmann Licenziatasi dal giudice Glaser, il 26 settembre 1808 trovò lavoro presso un altro impiegato del tribunale, di nome Grohmann. L'uomo era piuttosto giovane e di bell'aspetto, e a 38 anni aveva ben dieci anni meno di Anna Maria Zwanziger. La Zwanziger si innamorò dell'uomo, immaginando nelle proprie fantasie che egli ricambiasse.
La donna inoltre cominciò a pianificare le proprie azioni successive, volte a conquistarlo: innanzitutto mise del veleno per topi nella birra di due domestici, Lawrence e Johann Dorsch: questi erano i servitori più vicini al padrone, con cui la Zwanziger aveva un rapporto conflittuale poiché spesso li accusava di bere troppo. Questi sopravvissero, riconoscendo nella birra un sapore insolito, ma la bevanda avvelenata nei giorni successivi venne servita anche a diversi ospiti del padrone di casa, che riportarono forti malesseri, nausee e spasmi. Pochi giorni dopo la stessa birra fu servita al giudice Christopher Hoffmann da Wiesenfels, ospite di Grohmann, il quale non subì effetti immediati ma ebbe violenti dolori e convulsioni dopo poche ore, mentre continuava la sua visita andando a trovare il giudice Gebhard.
Cominciò ad somministrare all'uomo piccole dosi di veleno, acuendo i numerosi dolori di cui l'uomo soffriva per via della gotta e di altre malattie. Nonostante le condizioni di salute, dopo poco tempo il giudice annunciò ufficialmente il suo fidanzamento con un'altra ragazza, la figlia del giudice Herrgott di Dachsbach.
La Zwanziger si lamentò pubblicamente della decisione, sostenendo che l'uomo avrebbe dovuto curarsi più della sua salute, ed esserle riconoscente poiché lei stessa lo accudiva con affetto. Arrivò a lamentarsi, oltre che con gli amici e la sorella dell'uomo, anche con Grohmann stesso, il quale a sua volta si lagnò con gli amici del comportamento della invadente - e per nulla attraente - domestica.