Pur essendo sconosciute le date di nascita e di morte, si sa che ha trascorso una parte della sua vita in Nuovo Brunswick, Canada, dove divenne celebre per la sua attività di prestigiatore escapologo: il suo spettacolo prevedeva l'evasione da catene, manette, gogne e persino collari in ferro fatti su misura.
Il suo vero nome è incerto, in quanto fece spesso uso di pseudonimi, cambiandoli con frequenza: durante la prigionia, sostenne che il suo vero nome fosse Henry Moon.
L'inizio della carriera criminale Biografia Di probabile origine inglese, Moon dichiarava di essere nato e cresciuto a Brighton, da una famiglia di mercanti borghesi: non ci sono documenti ufficiali, per cui tutto ciò che si sa sulle sue origini risale a quando dichiarato a più riprese da Moon stesso, il quale però una volta, ad una domanda su dove fosse nato, rispose ridendo e indicando la luna (moon in inglese).
In gioventù avrebbe studiato a Cambridge per poi intraprendere la carriera religiosa, facendo il predicatore metodista. Si sa dai resoconti delle sue detenzioni che era di statura media, dal fisico atletico e slanciato; padroneggiava oltre alla lingua inglese anche un eccellente francese e aveva doti interpretative non comuni. Era in grado di tirare di scherma, cantare e ballare.
Di carattere variabile, ma spesso gioviale e brillante, fu un buon intrattenitore, che sapeva convincere le sue vittime sembrando innocuo pur non provando rimorso per coloro ai quali sottraeva beni e denaro.
Frederick Henry More, sarto Moon sarebbe dunque arrivato in Nuova Scozia intorno al 1812, stabilendosi a Rawdon, prendendo il nome di Frederick Henry More e inizialmente prestando servizio presso un proprietario terriero locale di nome James Bond. Dopo circa un anno, Moon/Smith fuggì con la figlia del padrone, stabilendosi a Windsor, Nuova Scozia, dove intraprese l'attività di sarto ambulante, acquisendo fama di artigiano abile e rapido.
In questo periodo, Smith visse in maniera agiata, ed era noto per fare frequenti viaggi ad Halifax, a 90 miglia di distanza, in cui trascorreva la notte fuori città per poi tornare con carichi di mercanzia. Non passò molto prima che qualcuno collegasse l'arrivo del sarto ambulante ad Halifax e le ondate di furti a danno dei negozi locali: la sua attività illecita venne infine scoperta quando un cliente di Smith in viaggio ad Halifax venne accusato di indossare un abito rubato poche settimane prima proprio in quella città.
Henry More Smith, ladro
Con un mandato di arresto sulla propria testa, Smith fuggì dalla Nuova Scozia, stabilendosi a Saint John, Nuovo Brunswick, dove divenne noto col nome di Henry More Smith. Costruì una rete di amicizie con i soldati del 99º reggimento di stanza in città, e visse di commercio.
Il 24 luglio 1814 Smith venne arrestato e imprigionato a Kingston, Nuovo Brunswick, accusato di abigeato per un furto di un cavallo. La rivendicazione era sostenuta da un uomo di nome Knox: di fronte alle pressanti accuse e alle testimonianze, a nulla valse la pretesa di Smith di aver acquistato regolarmente l'animale da un certo James Churnan.
Smith in realtà era pienamente colpevole: aveva promesso al Colonnello Daniels del Reggimento un cavallo nero, per accoppiarlo ad uno di medesimo colore attaccato al calesse del gentiluomo.
Dopo aver lasciato il proprio cavallo a garanzia, e aver ricevuto 15 sterline di acconto, Smith aveva intenzione di rubare un cavallo in città e cavalcare fino nel Cumberland: lì avrebbe rivenduto il cavallo per non meno di 40 sterline, e rubato un cavallo nero, con cui tornare a Saint John. Infine avrebbe consegnato il nuovo cavallo nero al colonnello, ricevendo altre 35 sterline e il proprio animale.
Il piano non andò in porto: Smith non riuscì a rubare un animale adatto, e fu costretto a camminare, sella in spalla, per quasi cinquanta chilometri prima di trovare un cavallo: stremato dalla camminata, si concesse qualche ora di riposo, ma quando poi alla mattina ripartì col cavallo rubato fu avvistato e riconosciuto.
Il proprietario del cavallo, il signor Knox per l'appunto, inseguì Smith in compagnia dello sceriffo locale: dopo averlo inseguito fino a Truro e raggiunto, lo riportarono indietro per consegnarlo al carcere di Kings County. Durante il viaggio di ritorno, furono costretti a frequenti soste, per restituire altri beni trafugati da Smith durante la sua camminata. Smith tentò più volte la fuga, senza successo.
La prigionia a Kingston Henry More Smith, prigioniero Smith si dichiarò povero e completamente innocente: ottenne dallo sceriffo Walter Bates di poter vendere un po' dei propri beni personali, conservati a Saint John, per pagarsi un avvocato; la vendita gli fece raccogliere una discreta somma, e va ricordato che buona parte dei beni venduti erano essi stessi rubati.
In carcere, il suo comportamento fu ineccepibile: passava le giornate sostenendo civilmente la propria innocenza, leggendo la Bibbia e pregando.
Gradualmente, iniziò a simulare una grave malattia: disse di essere stato colpito con un calcio dallo stesso Knox, mostrando lividi al torace e sputando sangue, tremando di freddo e febbre.
L'interpretazione fu così convincente che i medici ritennero avesse ancora poche settimane di vita: Smith suscitò la commozione del pubblico, intenerito dalla figura del "povero giovane ingiustamente incarcerato". Ricevette dalle donne della città dei pasti speciali e un letto di piume su cui morire.
Ormai, il 24 settembre 1814, tutti sapevano che Smith sarebbe morto a breve: lui lasciò i soldi avanzati dalla vendita al suo guardiano, e diede ordine di donare, dopo la morte, i propri vestiti al figlio del guardiano.
Henry More Smith, fuggitivo Smith si dileguò dalla cella durante una notte, approfittando del fatto che il figlio guardiano e un prete erano distratti mentre stavano riscaldando una pietra per alleviare i suoi presunti dolori di schiena. Smith riuscì a portare con sé i soldi e i propri averi.
Quando le guardie riferirono allo sceriffo Bates che "Smith se n'era andato", Bates fraintese, chiedendo l'ora della morte.
Bates, umiliato dall'ardita fuga, fu inizialmente accusato di complicità, e per riabilitare la propria immagine pubblica lanciò una spietata caccia all'uomo in tutta la regione, spingendosi fino alla Nuova Scozia. Smith intanto aveva trascorso la notte a poche miglia di distanza e prima di andarsene dalla città svaligiò un'altra casa.
Solo tre giorni dopo arrivarono in città gli ufficiali incaricati di giudicarlo: dopo essere rimasti in attesa di una nuova cattura per quattro giorni, incolparono Bates di negligenza. Intanto Smith continuava a compiere furti: tra questi, si appropriò del secondo cavallo del signor Knox.
Dopo l'evasione, trascorse un periodo di latitanza tra Gageville, Maugerville e Fredericton, cosa che non gli impedì di compiere imprese azzardate e sfrontate. Probabilmente il suo obiettivo era di passare il confine nei pressi di Woodstock.
In più di una occasione, quando oramai le ricerche stavano portando alla sua cattura, riuscì a sfuggire agli uomini raggruppati in posse unendosi di nascosto ad essi.
Venne infine catturato a pochi chilometri dalla frontiera statunitense: rimandato a Fredericton, venne riportato al carcere di Kingston. Durante il viaggio, Smith fuggì, nonostante fosse incatenato, sorvegliato da due guardie e dalla vittima di uno dei suoi furti.
Bates, ricevuta la notizia della nuova fuga, riprese le ricerche: Smith venne avvistato il 26 ottobre 1814 nei pressi di Fredericton, quando ormai tutti pensavano avesse sconfinato definitivamente negli Stati Uniti. Sulla sua testa pendeva una taglia e una certa condanna a morte: ciò nonostante, Smith dormiva in un fienile a poca distanza dalla città e continuava a compiere piccoli furti nei dintorni, spacciandosi per gentiluomo e rapinando locande e chiunque gli desse ospitalità.
Smith ritornò all'attenzione delle cronache quando svaligiò la casa del Procuratore Generale, rubando cappotti e vestiario mentre nella casa stessa il procuratore teneva una festa.
Fu ricatturato solo perché il proprietario del fienile, Jack Paterson, lo vide rientrare di nascosto e chiese aiuto per sorprendere lo sconosciuto. Una volta scoperto chi fosse realmente, venne prontamente riconsegnato allo sceriffo Bates.
Henry More Smith, escapologo Quando infine venne ricatturato e rimesso in carcere in attesa di processo, venne ammanettato ai polsi, al colle e alle gambe per impedire altre fughe: tramite un complesso gioco di muscoli, Smith riuscì a piegare e spezzare la barra da un pollice e mezzo in ferro che gli bloccava il collo.
La cella era un rettangolo di sei metri per cinque, con tre pareti in pietra da quasi un metro e una quarta in legno spesso quasi trenta centimetri: una sola finestra dava sull'esterno, con due griglie di barre di ferro e un vetro.
Successivamente, Smith tentò più volte la fuga: dopo soli dodici giorni di prigionia, venne scoperto mentre si era liberato dalle catene e aveva quasi completato il taglio delle sbarre della cella. Un'ispezione trovò un piccolo seghetto nascosto nella cella: Smith in un primo interrogatorio aveva consegnato ai guardiani un rudimentale coltello seghettato, costruito apposta per non far scoprire quello più piccolo ed efficace.
Per punizione per le sue evasioni fu incatenato nuovamente, con ferri più pesanti, ma la mattina dopo venne nuovamente trovato libero, mentre si lamentava del fatto che era costretto a portare oggetti così pesanti e scomodi. Una ispezione accurata della cella scoprì un minuscolo seghetto realizzato creando intaccature in una molla a spirale da orologio. Questo tentativo spinse Bates a far murare quasi completamente la finestra della cella, cosa che fece perdere a Smith ogni contegno: il suo comportamento peggiorò, divenne aggressivo e rumoroso e si temette stesse impazzendo.
Smith fu nuovamente trovato libero dalle catene in seguito, questa volta però le catene erano spezzate, e non tagliate. Lo sceriffo Walter Bates e il guardiano James Reid non riuscirono mai a scoprire come aveva fatto il prigioniero a spezzare la pesante catena di ferro, e si convinsero di avere a che fare con un mago. Bates tenne un resoconto scritto delle imprese di Smith in carcere, che poi pubblicò col titolo The Mysterious Stranger.
Dopo l'ennesima tentata fuga, il 16 novembre 1814 le catene vennero sostituite con nuove catene da cavallo prima e poi da bue, inchiodate al pavimento e lunghe solo due metri: Smith ruppe anche queste.
Henry Moon, marionettista Nel 1815, poco prima dell'inizio del processo e dopo mesi di isolamento, Smith arrivò alla follia, probabilmente simulata. Affermò di chiamarsi in realtà Henry Moon: anche in tribunale, si comportò in modo assurdo e spensierato. Il piano non riuscì, e venne condannato a morte. Il procuratore richiese però di rimandare la condanna, per poter osservare meglio l'uomo, forse incerto sull'effettiva colpevolezza.
Le fughe e la follia di Moon sicuramente contribuirono al verdetto negativo: il suo avvocato non riuscì ad annullare il processo per un cavillo burocratico (il secondo nome di Knox era stato scritto erroneamente, Willis al posto di Wills), ma riuscì facilmente a sostenere che durante l'arresto Moon/More/Smith si era comportato da gentiluomo, apparendo onestamente stupito e non aveva avuto obiezioni nel mostrare il cavallo agli accusatori.
Riportato in cella, in attesa dell'esecuzione, Moon si comportava ormai apertamente in modo delirante, trascorrendo i giorni in un sonno agitato o intrecciando paglia, e passando la notte a urlare e fare rumori insopportabili, che portarono uno dei guardiani all'esaurimento. Continuò a rompere o aprire di frequente i congegni con cui lo sceriffo Bates lo incatenava, finché lo stesso sceriffo scrisse: