Bra (Bra in piemontese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cuneo in Piemonte. Si trova nel territorio del Roero.
Geografia fisica Territorio Bra si trova equidistante da Torino e da Cuneo (50 km rispettivamente a sud e a nord-est). Alba dista 15 km. Fa parte della provincia di Cuneo, di cui è il terzo comune più popoloso e rientra nell'arcidiocesi di Torino. Non è attraversata da fiumi o corsi d'acqua di rilievo, tuttavia la frazione Pollenzo è toccata dal Tanaro nei pressi della ex-tenuta Reale. Il territorio è caratterizzato da una vasta pianura, dove si è sviluppata la città e una collina, che ospita parte del centro storico. Il rilievo collinare del comune di Bra è di fatto l'inizio della zona del Roero.
Clima
Bra è caratterizzata da un clima temperato sub-continentale. Le piogge cadono prevalentemente in autunno ed in primavera. Si hanno due minimi pluviometrici distinti: uno principale in inverno, piuttosto marcato (23 mm a gennaio e 34 mm a febbraio), ed uno secondario estivo (47 mm ad agosto). Gli inverni sono freddi (il mese più freddo, gennaio, ha una media di +1 °C), mentre le estati sono piuttosto afose e soleggiate (+30 °C a luglio).
Origini del nome Il nome "Bra" deriva dalla parola longobarda brayda che indica una proprietà con esteso appezzamento di terreno adibito a pascolo (la stessa origine etimologica di Piazza Bra a Verona e della parola braide in lingua friulana, lingua influenzata abbondantemente dal lingobardo). Un'ipotesi alternativa è l'origine celtica da braille o braye con il significato di "pascolo" o "alpeggio" (cfr. toponimi di La Braille, La Braye, Le Brâ in Savoia e in Svizzera Francese e quello di Brallo di Pregola nell'Oltrepò Pavese).
Storia Le origini e gli insediamenti umani nella zona di Bra sono antichissimi, tanto che la presenza umana è accertata già durante l'era neolitica. Nel periodo romano venne fondata alla fine del II secolo a.C. lungo la valle del Tanaro la città di Pollentia (Pollenzo), importante centro di traffico commerciale e militare tra i porti liguri e la pianura piemontese. Dopo la battaglia di Pollenzo, 6 aprile 402, quando le truppe romane comandate da Stilicone affrontarono e misero in fuga i Goti di Alarico, iniziò la decadenza di Pollentia. Alcuni toponimi nei dintorni di Bra, come la località Gotta, situata sulle colline di Bandito, una frazione tra Bra e Sanfrè, sono da considerarsi, secondo uno storico locale, il prof. Edoardo Mosca, antichi toponimi di origine gotica. Forse, sempre secondo il Mosca, si trattava di stanziamenti in loco di truppe gotiche rimaste tagliate fuori dal grosso dell'esercito di Alarico in ritirata.
A seguito della decadenza di Pollentia, iniziò lo spostamento dei suoi abitanti verso l'altopiano dell'odierna Bra, ritenuto più sicuro.
Bra venne elevata al rango di città da Carlo Emanuele III di Savoia con lettere patenti datate 20 febbraio 1760. Lo stesso sovrano concesse la città di Bra in appannaggio (e dunque non in feudo) al proprio secondogenito Benedetto di Savoia, duca del Chiablese, con il titolo di principe, mediante lettere patenti datate 8 febbraio 1763.
Il Settecento fu il secolo che vide la città di Bra espandersi e fiorire sotto il profilo architettonico, anche grazie alla presenza di Bernardo Antonio Vittone, architetto che realizzò due capolavori dell'arte tardo-barocca: la tondeggiante facciata del Palazzo Municipale e la chiesa di Santa Chiara. L'Ottocento diede a Bra uomini di notevole levatura in più campi. San Giuseppe Benedetto Cottolengo (nato a Bra nel 1786), che fondò la Piccola casa della Divina Provvidenza. Tra gli uomini di studi e scienza si ricordano il latinista G.B. Gandino, l'archeologo Edoardo Brizio, gli scienziati naturalisti Ettore e Federico Craveri, fondatori del Museo di scienze naturali, a loro poi intitolato.
Negli anni della seconda guerra mondiale, tra il 1940 e il 1943, furono internati a Bra 17 profughi ebrei, incluse famiglie con bambini. Dopo l'8 settembre 1943, con l'occupazione tedesca, il gruppo prontamente si disperse. Alla fine tutti gli internati riuscirono a salvarsi, alcuni rimanendo nascosti in zona, altri dirigendosi verso sud incontro all'esercito alleato.Ebrei stranieri internati in Piemonte.
Simboli Lo stemma, riconosciuto con decreto del Capo del Governo del 4 febbraio 1935, è così blasonato:
All'atto pratico, lo stemma è declinato in due fogge: in quella arcaica, è un ancile accartocciato, sostenuto da due grifoni rimiranti (col capo rivolto all'indietro). Nell'epoca fascista le forme vennero nettamente semplificate, eliminando il cartoccio e trasformandolo in uno scudo francese moderno, retto da due grifoni rampanti affrontati "al naturale", accompagnato in punta dalla lista bifida di azzurro con il motto latino Ornat non onerat ("È un ornamento e non un peso") in lettere maiuscole d'argento. Stemma e motto sono ripresi dall'arma della famiglia Bra del Piemonte: di rosso, a due croci d'argento, 1 ed 1, ornate dalla corona comitale. Alla caduta del fascismo venne abraso il Capo del Littorio.
Il gonfalone, concesso con regio decreto dell'8 marzo 1937, è costituito da un drappo di rosso su cui campeggia l'arma sopra descritta nelle forme "semplificate".
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Chiesa parrocchiale di Sant'Andrea in stile barocco, eretta su disegno di Gian Lorenzo Bernini sotto la guida di Guarino Guarini. Chiesa parrocchiale di Sant'Antonino Martire conserva le statue del 1728 Sant'Anna con la Vergine bambina e di San Gioacchino con la Vergine bambina dello scultore Carlo Giuseppe Plura ed i dipinti di Rodolfo Morgari Madonna con la Cintura e santi e La Vergine con san Gioacchino, del 1874. Chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Santuario della Madonna dei Fiori, patrona di Bra. Fa parte della parrocchia di San Giovanni Battista, e conserva la statua della Vergine dello scultore Giuseppe Realini.. La facciata del santuario presenta uno dei più importanti mosaici realizzati da Marko Ivan Rupnik. Il nome del santuario è dovuto alla tradizione secondo la quale a Bra, il 29 dicembre 1336, a una giovane donna incinta, Egidia Mathis, sarebbe apparsa la Madonna. La giovane, minacciata da alcuni mercenari presso un piloncino votivo con l'effigie di Maria, sarebbe stata salvata dall'improvvisa apparizione che mise in fuga i malfattori, mentre tutt'intorno, pur in pieno inverno, i cespugli di pruno selvatico sarebbero fioriti improvvisamente. Tuttora questi cespugli fioriscono inspiegabilmente in pieno inverno, anziché in primaveraRino Cammilleri, Tutti i giorni con Maria, calendario delle apparizioni, Edizioni Ares, 2020, p. 610 (formato Kindle).. Chiesa di Santa Maria degli Angeli ora cappuccina.
Chiesa di San Rocco ora sede della parrocchia ortodossa di Santa Caterina d'Alessandria Chiesa di San Giovanni Decollato (o dei Battuti Neri) sede della Confraternita della Misericordia Chiesa di San Giovanni "Lontano" Chiesa di Santa Chiara progettata da Bernardo Antonio Vittone fu fatta costruire dalle Monache Clarisse. I lavori iniziarono il 27 maggio 1742 e fu aperta al pubblico nel 1748 anche se non completata. La pianta è quadrilobata e tutta la costruzione è impostata su quattro grandi pilastri che sorreggono il complesso gioco dei coretti, della doppia cupola e del cupolino. La doppia cupola è traforata (cupola diafana). Attraverso le quattro aperture mistilinee della cupola inferiore si possono vedere le pitture affrescate nella cupola inferiore, illuminate dalla luce che proviene da diverse aperture. Gli stucchi sono di Bernardino Barelli mentre la decorazione pittorica è opera del braidese Pierpaolo Operti. Le clarisse abbandonarono la chiesa nel 1883 e nel 1892 iniziarono la costruzione di un monastero in viale Madonna dei Fiori; Santa Chiara è quindi passata di proprietà ai frati cappuccini. Chiesa parrocchiale di San Vittore in località Pollenzo Chiesa parrocchiale di San Lorenzo in località Riva Chiesa della Trinità (o dei Battuti Bianchi) di epoca Secentesca
Architetture civili
Castello di Pollenzo, patrimonio dell'umanità dell'Unesco in quanto fra le Residenze sabaude in Piemonte. Tutti gli edifici sono in stile neogotico.
Real Borgo di Pollenzo. Pollentia era un'antica città romana che raggiunse i massimi splendori nell'età Giulio-Claudia. Molti reperti, ritrovati in diverse campagne di scavo sono conservati nel Museo archeologico di Palazzo Traversa. Durante il Medioevo si ridusse a modesto borgo agricolo e presidio di comunità religiose, fra cui i benedettini di Novalesa-Breme. Una fortificazione era già presente prima del 1238 ma bisogna attendere molti secoli per arrivare alla forma definitiva del castello ed in particolare quando passa al patrimonio dei Savoia, nel 1838. Carlo Alberto avvierà imponenti lavori affidandone la cura agli architetti di corte Pelagio Palagi e Ernesto Melano. Oltre al restauro del castello, fu realizzato il borgo con la chiesa di San Vittore, la piazza con il porticato, l'Agenzia e una grande torre quadrata munita di merli. Nella chiesa si trova il coro ligneo proveniente dall'abbazia di Staffarda. Il castello e la immensa tenuta agricola sono proprietà privata, mentre gli edifici dell'Agenzia sono stati al centro di un'iniziativa promossa da Slow Food, dalla Regione Piemonte e dall'amministrazione comunale. Ne è nata una società mista denominata "Agenzia di Pollenzo" che ha completamente restaurato l'area e avviato, fra l'altro, l'Università di Scienze Gastronomiche e la Banca del Vino. Gli spazi esterni, piazza e vie della frazione di Pollenzo, sono stati oggetto di opere di restauro finanziate dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo. La Zizzola: edificio simbolo della Città. A pianta ottagonale con due piani sormontati al centro da una torretta, è situata sul punto più alto della Città: la collina di Monteguglielmo in prossimità del quale fino al XVI secolo era situato l'antico castello. La guida di Bra del 1875: ".. di proprietà dell'avv. Maffei, elegante e graziosa rotonda che domina la città. Vuole la tradizione che dietro questa villa, su di uno spianato che ancora si ammira, le streghe convenissero una volta a festeggiare il sabato". Dunque era una villa di campagna che i ricchi padroni aprivano ad amici per feste e ricevimenti. Nel 1962 la Zizzola fu donata al comune di Bra da Guido Fasola, alla cui famiglia apparteneva dal 1915 con il vincolo che l'edificio fosse destinato a sede di convegni o di museo o di altre attività di carattere pubblico e il terreno destinato a giardino o parco pubblico. Nel parco si tengono manifestazioni culturali e di intrattenimento organizzate prevalentemente nella bella stagione.
Palazzo Traversa: il nucleo originario risale alla metà del XV secolo ed è adibito, dopo i lavori di restauro compiuti negli anni ottanta, a Museo di Archeologia e Storia dell'Arte. Raggruppa reperti provenienti dall'antica Pollenzo (fondata dai romani) e opere d'arte locale dal Seicento all'epoca contemporanea. Fa parte del sistema dei "Castelli Aperti" del Basso Piemonte. È il solo edificio di forme gotiche rimasto in città e nel corso dei secoli è stato oggetto di vari interventi. Fu costruito da un ramo della famiglia dei Malabayla di Asti. Dopo vari passaggi pervenne agli Alberione che lo fecero ornare di merli ghibellini dopo il 1666. Nella Guida di Bra del 1907 l'edificio è indicato come proprietà di Don Traversa, da cui il nome. Nel 1935 gli allora proprietari, la famiglia Boglione, lo donarono al Comune affinché fosse allestito un museo. La parte più interessante dell'edificio, che è anche quella che presenta la qualità architettonica più alta, è il prospetto sui via Parpera.