Con la definizione sistema bismarckiano o politica bismarckiana si fa riferimento alla politica estera dell'Impero tedesco e all'evolversi dell'intreccio delle relazioni tra gli Stati europei come conseguenza del ruolo centrale esercitato da Otto von Bismarck in quanto cancelliere del Reich, dalla fondazione del Impero tedesco nel 1871 fino alla rimozione dello stesso Bismarck dall'incarico governativo nel 1890.

Otto von Bismarck-Schönhausen raggiunse la carica di cancelliere nel 1862. Per risolvere la crisi politica e contrastare il rafforzamento della maggioranza liberale alla camera bassa, Guglielmo I scelse un esponente di spicco dell'aristocrazia Junker, votata fortemente ad una politica conservatrice e nazionalista.Detti, Gozzini 2000, p. 189 In quell'anno il neocancelliere dichiarò al parlamento che "non con discorsi né con le delibere della maggioranza si risolvono i grandi problemi della nostra epoca, ma con sangue e ferro".

Con queste parole Bismarck inaugurò un nuovo modo di fare politica, introducendo un elemento nuovo nel vocabolario della gestione dello Stato: il concetto di Realpolitik.Detti, Gozzini 2000, pp. 189-190 Da quel momento la Prussia avrebbe agito non più sulla base delle costruzioni teoriche, ma avrebbe ricorso ai rapporti di forza. Tale condotta spregiudicata, risolutamente decisa a sfidare anche le regole costituzionali e diplomatiche, avrebbe avuto un ruolo fondamentale non solo nel contesto della politica interna prussiana, ma anche e soprattutto sul piano dei rapporti con gli altri Stati all'interno dello scenario europeo.

La costruzione della Germania sotto l'egemonia prussiana

La politica estera bismarckiana è apparsa volta, sin dai primissimi anni, ad un atteggiamento esplicitamente aggressivo, mirato a creare le premesse e le condizioni più favorevoli perché si potesse realizzare, anche a detrimento degli interessi di altre nazioni, il progetto dell'unificazione territoriale e politica tedesca sotto l'influenza del potere prussiano e l'autorità della casa reale Hohenzollern. Già un altro illustre prussiano, il re di Prussia Federico il Grande, aveva saputo innalzare al ruolo di grande potenza europea un piccolo regno, sfruttando le sue doti di abile stratega e di sovrano illuminato, nonché le sue competenze in campo economico, culturale e amministrativo. Non è chiaro però se Bismarck pensasse all'unificazione della Germania già dai primi anni del suo incarico. Sta di fatto che la politica del cancelliere nei dieci anni successivi avrebbe condotto all'ingrandimento della Prussia e alla riunione sotto la sovranità di quest'ultima dell'intera compagine degli stati germanici. L'affare dei ducati della Danimarca, contesi tra quest'ultima, la Prussia e la Confederazione Tedesca del Nord, costituì il banco di prova degli audaci propositi di Otto von Bismarck.

La firma dello Statuto di marzo da parte di Cristiano IX nel 1863, appena salito al trono di Danimarca, aveva decretato l'annessione di fatto dei territori dello Schleswig-Holstein alla corona danese. Tale evento scosse le coscienze del movimento nazionale tedesco e, dopo varie vicissitudini, costrinse all'intervento armato prima la Dieta federale tedesca e successivamente le forze di Austria e Prussia (che agirono indipendentemente dal parlamento della confederazione), unite in una sorta di transitoria complicità "di comodo". L'Austria non aveva interessi specifici nei territori contesi, tranne per quanto riguardava la propria posizione di responsabilità in Germania (riaffermata ad Olmütz il 29 novembre 1850 quando venne sottoscritto un accordo tra Austria e Prussia - Olmützer Punktation - in virtù del quale questa si impegnava ad abbandonare il progetto della creazione dellUnione di Erfurt e accettava il predominio della Confederazione),Breuilly 2004, p. 165 che la costringeva ad affrontare di petto i problemi della confederazione. La guerra in Schleswig e la rotta di collisione con l'Austria

Attraverso la guerra in Schleswig, rapidamente girata in favore dell'esercito austro-prussiano militarmente superiore, Bismarck riuscì a far decadere la candidatura degli Augustenburg (principali candidati al dominio sui due ducati) ponendo, a prescindere dall'Austria, condizioni draconiane per l'ottenimento da parte del casato dei ducati dello Schleswig-Holstein (nel far questo ingaggiando un duro scontro con l'Austria). Soprattutto aveva messo con le spalle al muro gli asburgici: costoro, impegnati nell'occupazione di territori lontani, stavano lasciando cadere nelle mani dei prussiani due stati che avrebbero dovuto, come stati autonomi, rientrare all'interno della Confederazione germanica.

Intorno alla questione dei ducati si stava svolgendo una prova di forza tra le due maggiori potenze tedesche. Tale contesa avrebbe designato quale delle due avrebbe ceduto il passo all'altra e strappato la supremazia nella Confederazione. Le conflittualità che si svilupparono avrebbero fornito al partito della guerra di Bismarck a Berlino la situazione appropriata per favorire l'esplosione del conflitto contro l'Austria.Breuilly 2004, pp. 80-95 Quello dello Schleswig-Holstein si rivelò un indiscusso successo della politica bismarckiana, in quanto aveva procurato alla Prussia i giusti pretesti per una guerra con l'Austria e perché aveva posto la monarchia Hohenzollern in una posizione di maggiore forza rispetto alla rivale.Breuilly 2004, p. 88

L'inizio del 1865 inaugurò una fase di duro scontro tra Austria e Prussia che si concluderà soltanto con la sottoscrizione della convenzione di Gastein che ritardò la rottura definitiva tra le due potenze tedesche, ormai avviate verso la guerra. La meta di Bismarck era l'annessione dei due ducati ed egli operava le proprie mosse in vista di tale obiettivo da una posizione molto più vantaggiosa. Il cancelliere poteva infatti contare sul controllo militare dei territori, aveva la possibilità di gestire a proprio favore il mantenimento delle truppe in quei luoghi (avendo obbligato provocatoriamente l'Austria a un'occupazione sine die dei ducati) e poteva trincerarsi sulla questione dell'opposizione alla candidatura Augustenburg, che aveva portato al braccio di ferro con Vienna. C'erano due alternative in questo periodo alla guerra: che la Prussia si sottomettesse all'Austria accettando la candidatura oppure che l'Austria permettesse a Bismarck di procedere all'annessione dei ducati.Breuilly 2004, p. 98 La sottrazione dell'egemonia all'Austria Forte di un accordo della durata di tre mesi con l'Italia, che impegnava quest'ultima ad intervenire qualora la Prussia si fosse mossa per prima contro l'Austria, Bismarck poté imboccare definitivamente la strada della guerra. Superata la riluttanza di Guglielmo I al decretamento della mobilitazione (Guglielmo era profondamente ostile alla rottura dell'amicizia con l'Austria), per i primi di maggio del 1866 le armate prussiane furono in via di raccoglimento. La guerra austro-prussiana era cominciata e il suo esito non appariva per nulla scontato: essa avrebbe segnato la nascita di un forte impero o sotto gli Asburgo o sotto gli Hohenzollern. Gli ampi margini di vantaggio offerti dalla rapidità della mobilitazione, una maggiore organizzazione e un migliore armamento andarono nondimeno a favore della strategia di Von Moltke e dello stato maggiore prussiano.Breuilly 2004, pp. 104-106

Come esito del conflitto la Prussia annetté Hannover e Holstein (strappato all'Austria), nonché ducati dell'Assia-Nassau e Francoforte, mentre l'Italia si annetté il Veneto, il Friuli e la provincia di Mantova. Bismarck poté costituire la Confederazione Tedesca del Nord, sottraendo alla rivale l'egemonia nell'area tedesca e sbilanciando i rapporti di forza all'interno dello stesso Impero austriaco che divenne, a partire dal compromesso del 1867, Impero austro-ungarico, con il rafforzamento del polo ungherese, che si pose su un piano sostanzialmente paritario con Vienna.

I difficili rapporti con Napoleone III

Napoleone III aspirava ad ottenere la supremazia in Europa, ma i suoi tentativi furono vani e il suo impero "non ebbe nulla di imperiale tranne il nome".Taylor 1977, p. 14 L'imperatore aveva tentato velleitariamente di guadagnare qualcosa dalla guerra tra Austria e Prussia e all'indomani della vittoria di Bismarck era impegnato ancora a garantirsi il giusto "compenso" per la neutralità mantenuta nel corso del conflitto. Tramontate le ambizioni sul Belgio e sulla Renania (territori che la rapida vittoria prussiana precluse di tentare di annettere), alle quali si era sempre opposta la Prussia, Luigi Napoleone indirizzò le proprie aspirazioni territoriali sul Lussemburgo.Detti, Gozzini 2000, p. 151 Bismarck, che aveva inizialmente dato il suo assenso all'acquisizione del Lussemburgo da parte dei francesi, successivamente modificò la propria posizione opponendosi fermamente al controllo francese del ducato, che sarà dichiarato neutrale nella Conferenza di Londra del 1867.

La guerra

Bismarck era a conoscenza del fatto che un sempre maggiore potere nelle mani prussiane avrebbe significato un parallelo declino della posizione di Napoleone III. Egli infatti sostenne: "non avevo dubbi che, prima della realizzazione di una Germania unita, avremmo dovuto condurre una guerra franco-tedesca".Herre 1994, p. 241 L'occasione per la guerra contro la Francia venne nel 1870, quando al trono di Spagna venne chiamato un esponente della famiglia regnante prussiana, Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen. Tuttavia, non è possibile affermare con certezza che Bismarck sperasse di ricorrere alle armi contro Napoleone usando il pretesto della candidatura Hohenzollern. Può essere plausibile ritenere che il cancelliere intendesse ottenere vantaggi in Spagna, ma al solo scopo di usarli come strumento di pressione e di ricatto sulla Francia.Breuilly 2004, p. 124 Risulta ugualmente, e forse maggiormente, suffragata l'ipotesi della candidatura Hohenzollern come "trappola" nella quale far precipitare Napoleone. Quando i Sigmaringen infatti rifiutarono il trono, Bismarck sostenne il 13 maggio che "la palese ragion di stato è stata subordinata alle personali inclinazioni principesche".Herre 1994, p. 247

Nell'estate del 1870 Bismarck aveva, ad ogni modo, deciso per la guerra. In luglio, la proposta tedesca al trono di Spagna venne ritirata, ma Napoleone volle che dalla Prussia giungesse la rassicurazione che neppure in futuro un Hohenzollern sarebbe diventato re di Spagna. Guglielmo I ribadì al conte Vincent Benedetti, ambasciatore francese, il ritiro della candidatura, ma non si prestò a fornire ulteriori rassicurazioni e inviò a Berlino un resoconto dell'incontro con Benedetti. Bismarck modificò intenzionalmente il testo del dispaccio (dispaccio di Ems) da rilasciare alla stampa, facendo apparire provocatorio il tono delle dichiarazioni del re prussiano. L'incontro con l'ambasciatore, diffuso dai giornali berlinesi, fu interpretato dall'opinione pubblica francese come umiliante e profondamente offensivo.