Da giocatore ha esordito in Serie C nel , per poi passare prima alla , con cui ha vinto un campionato italiano e quattro Coppe Italia, e poi al , con cui ha conquistato due scudetti, una Supercoppa italiana, due Coppe dei Campioni, due Supercoppe UEFA e due Coppe intercontinentali.
Dopo aver ricoperto l'incarico di vice dell'ex commissario tecnico della nazionale italiana Arrigo Sacchi, ha iniziato la carriera di allenatore nel 1995 alla , in Serie B. In seguito ha allenato Parma (1996-1998), (1999-2001) e Milan (2001-2009). Alla guida del club bianconero ha vinto una Coppa Intertoto UEFA nel 1999 mentre, alla guida della squadra rossonera, ha vinto uno scudetto, una Coppa Italia, una Supercoppa italiana, due UEFA Champions League, due Supercoppe UEFA e una Coppa del mondo per club FIFA. Tra il 2009 e il 2011 è stato sulla panchina del , aggiudicandosi un campionato inglese e una FA Cup. Dal 2011 al 2013 è allenatore del , con cui ha vinto un campionato francese. Nell'estate del 2013 è stato ingaggiato dal Real Madrid, con cui si è aggiudicato la Coppa del Re, la UEFA Champions League, la Supercoppa UEFA e la Coppa del mondo per club FIFA. Approdato al nel 2016, con i bavaresi ha vinto un campionato tedesco e due Supercoppe di Germania. Dopo un anno sabbatico, tra il 2018 e il 2021 ha allenato prima il e poi l'. Dal 2021 al 2025 siede nuovamente sulla panchina del Real Madrid, dove ha vinto due campionati spagnoli, due Supercoppe spagnole, una Coppa del Re, due UEFA Champions League, due Supercoppe UEFA, una Coppa del mondo per club FIFA e una Coppa Intercontinentale FIFA. Con un palmarès di 31 trofei, è il quinto tecnico più vincente nella storia del calcio.
Soprannominato Carlo Magno, Re Carlo o Carletto, è l'unico allenatore nella storia del calcio ad aver vinto il titolo nei cinque principali campionati europei (Italia, Inghilterra, Francia, Germania e Spagna), il solo ad aver vinto la UEFA Champions League per cinque volte (due col Milan e tre con il Real Madrid), nonché l'unico allenatore ad aver partecipato a sei finali della massima competizione europea per club. Inoltre, detiene il record di presenze e di successi in UEFA Champions League e di vittorie in Supercoppa UEFA (5 trofei) e nelle competizioni UEFA per club (11 trofei).
Nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano, mentre nel 2019 la rivista francese France Football lo ha inserito fra i 50 migliori allenatori della storia del calcio. Nel 2020 – in occasione del cinquantenario del Paris Saint-Germain – viene nominato miglior allenatore della storia del club.
Biografia
È stato sposato per 25 anni, dal 1983 al 2008, con Luisa Gibellini, da cui ha divorziato nel 2010. Da lei ha avuto due figli: Katia e Davide, anch'egli allenatore. Dopo la fine del suo matrimonio, ha avuto una relazione di qualche anno con una giornalista rumena, Marina Cretu. Nel 2011, mentre era al , ha conosciuto Mariann Barrena McClay, una donna d'affari canadese di origini spagnole, con la quale si è sposato nel luglio 2014 a Vancouver.
Il 12 novembre 2007 l'Università bulgara di Plovdiv 'Paisii Hilendarski' gli ha conferito una laurea honoris causa in Comunicazione e sport. L'11 ottobre 2023 l'Università degli Studi di Parma gli ha conferito, invece, una laurea honoris causa in Scienze e Tecniche delle Attività Motorie Preventive e Adattate.
Nel 2009 ha pubblicato l'autobiografia intitolata Preferisco la coppa: vita, partite e miracoli di un normale fuoriclasse, i cui proventi sono stati destinati alla "Fondazione Borgonovo" per la lotta alla SLA.
Caratteristiche tecniche Giocatore
Iniziata la sua carriera come centravanti, è stato spostato indietro prima nel ruolo di trequartista e poi come regista. Centrocampista forte sia fisicamente sia in fase d'interdizione del gioco, possedeva doti tecniche e di manovra oltreché un tiro potente dalla lunga distanza. Durante la sua esperienza al Milan, è stato l'alter ego del tecnico Arrigo Sacchi, imponendosi come perno della squadra rossonera dopo esserlo già stato alla Roma.
Allenatore Caratterizzato dalla capacità unica di adattarsi ad ambiente, rosa e richieste della dirigenza – diventata con l'andare degli anni il suo tratto distintivo –, in panchina Ancelotti ha saputo farsi apprezzare in primis sul piano umano: ciò grazie soprattutto alla sua cosiddetta «leadership calma», incentrata sul confronto diretto e onesto tra calciatore e tecnico. Ritrovatosi ad allenare calciatori anche molto diversi tra loro, ha sempre trovato il modo di farli coesistere, riuscendo così a vincere svariati trofei in ogni club in cui ha lavorato.
La filosofia calcistica di Ancelotti ricalca inizialmente quella del suo mentore Arrigo Sacchi, risultando rigidamente improntata sul 4-4-2, studiato da vice dello stesso Sacchi in nazionale. Schierando il con questo modulo, ha lanciato la prolifica coppia d'attacco Crespo-Chiesa, esportando poi questi dettami alla , prima di modificarli durante le sue otto stagioni alla guida del : sulla panchina rossonera ha avuto il merito di arretrare definitivamente Andrea Pirlo da trequartista a regista (esperimento già avviato da Carlo Mazzone al ), virando verso un 4-3-2-1 nel quale il tecnico poteva così disporre in campo, contemporaneamente, ben quattro potenziali numeri dieci – il succitato Pirlo, Seedorf, Rui Costa e Kaká – a supporto di un'unica punta; con questa particolare disposizione in campo, il suo Milan ha vinto, tra gli altri, uno scudetto e due Champions League.
Nelle successive esperienze in giro per l'Europa, che lo hanno portato in Inghilterra, in Francia, in Spagna e in Germania, Ancelotti ha continuato a sperimentare ogni genere di modulo calcistico, optando anche per il 4-3-3, il 4-2-3-1 o il 4-3-1-2.
Carriera Giocatore Club Gli inizi, Parma
Ancelotti inizia a giocare a calcio nella squadra del suo paese natale, il Reggiolo, dove entra a far parte della formazione Juniores. A 16 anni passa alle giovanili del . Dopo l'esordio nella stagione 1976-1977, e le 21 presenze (con 8 reti) dell'anno successivo, nel maggio del 1978 andò in prova all', con cui disputò il Torneo del Tirreno contro l'; il passaggio a Milano non venne formalizzato a causa del costo del cartellino, ritenuto eccessivo dal club nerazzurro..
Tornato in Emilia, nel campionato 1978-1979 Ancelotti è ormai diventato un tassello fondamentale della formazione parmense: in panchina è arrivato Cesare Maldini, che ha intuito le doti di centrocampista di Ancelotti ma anche il suo fiuto per il gol, e lo schiera come attaccante arretrato alle spalle delle punte di ruolo. Il secondo posto conquistato nel girone A della C1 porta il Parma allo spareggio. A Vicenza, contro la , il diciannovenne Ancelotti è l'eroe della promozione: sull'1-1 segna la doppietta che regala la Serie B al Parma.
Quel giorno, in tribuna al Menti, c'è lo stato maggiore della Roma al completo: il presidente Dino Viola, il tecnico Liedholm, il ds Luciano Moggi.
Roma Una volta in forza ai capitolini, il tecnico Nils Liedholm decide di spostare Ancelotti in una posizione arretrata, impiegandolo come mediano, ruolo che ne esaltava le doti. L'esordio in Serie A arriva il 16 settembre 1979, in un Roma-Milan terminato a reti inviolate, e conclusa la sua prima stagione in giallorosso, porta a casa il suo primo trofeo in carriera: la Coppa Italia 1979-1980.
Riuscito a superare un normale primo attimo di sbandamento, Carletto ci mette poco a farsi voler bene dai tifosi e introdursi nei meccanismi della squadra, la quale sfiora il titolo di campione d'Italia 1980-1981 e vince ancora la Coppa Italia, nella cui finale Ancelotti va a segno. Durante la stagione 1981-1982 inizia però ad essere afflitto da problemi alle ginocchia: dapprima nell'ottobre 1981 (durante una partita contro la ), e poi in un allenamento del gennaio 1982 (alla vigilia dell'incontro con l') si infortuna infatti al ginocchio destro, collezionando così appena 5 presenze in campionato, chiuso al terzo posto dalla Roma, ed è costretto a saltare il vittorioso mondiale di Spagna del 1982 in maglia azzurra.
Si riscatta però nella stagione seguente, in cui è una delle colonne - assieme a Pruzzo, Conti, Vierchowod e Falcao - della formazione che si aggiudica lo scudetto 1982-1983, il secondo nella storia dei giallorossi. Nel dicembre 1983, durante una gara contro la Juventus, Ancelotti si infortuna al ginocchio sinistro, restando di conseguenza fuori dalla fase conclusiva della Coppa dei Campioni di quell'anno, persa dai capitolini in casa contro il dopo i tiri di rigore; torna però in campo riuscendo ad aggiudicarsi la Coppa Italia 1983-1984.
La stagione seguente Sven Goran Eriksson prende il posto di Liedholm in panchina, e schiera Carletto costantemente, rendendolo leader del centrocampo. Nel 1985, Ancelotti diventa capitano della Roma, e la sua squadra arriva a un passo dallo scudetto nella stagione 1985-1986, ma vince ancora la Coppa Italia. Dopo un altro anno di Carletto nella Capitale, il presidente Viola pensa di aver già spremuto il meglio dall’Ancelotti giocatore, lasciandolo così partire dopo otto anni in giallorosso coronati da uno scudetto (1982-1983) e 4 Coppe Italia (1979-1980, 1980-1981, 1983-1984 e 1985-1986).
Milan
Il nuovo allenatore rossonero Arrigo Sacchi è convinto che un giocatore come Carletto possa far comodo al suo rivoluzionario , e così nel 1987 convince il presidente Silvio Berlusconi a sborsare 5,8 miliardi di lire per prelevarlo dai capitolini.. Ancelotti diventa l’uomo nuovo del calcio sacchiano, nonché suo miglior interprete e perfetto intermediario tra tecnico e squadra, imponendosi fin da subito e vincendo lo scudetto 1987-1988.
La sorte continua però ad accanirsi contro di lui, e nel 1988 si blocca di nuovo per l’asportazione del menisco del ginocchio destro; riesce però a riprendersi e a tornare in campo, vincendo la Supercoppa Italiana e la sua prima Coppa dei Campioni, della quale si ricorda il suo gol segnato con tiro dalla lunga distanza nella semifinale vinta per 5 a 0 contro il .
La stagione seguente, dopo aver trionfato in Supercoppa UEFA e Coppa Intercontinentale, si infortuna al ginocchio sinistro nei quarti di finale della Coppa dei Campioni 1989-1990 contro il , saltando le semifinali ma facendo in tempo a presentarsi in campo per la finale di Vienna vinta sul .
Bissa i trionfi in Supercoppa UEFA e Coppa Intercontinentale nella stagione 1990-1991, mentre nella sua ultima stagione al Milan Carlo Ancelotti trova in panchina Fabio Capello, nuovo tecnico che guida la squadra verso lo scudetto utilizzando con parsimonia il vecchio campione, al terzo successo personale. Il 17 maggio 1992, nella sua ultima partita a San Siro vinta per 4-0 dai rossoneri sul , realizza una doppietta prima di chiudere la carriera a 33 anni.
Nazionale Conta 26 presenze e un gol con la maglia della nazionale italiana, con la quale prende parte (pur senza scendere in campo) al e, successivamente, al e al , durante i quali è protagonista attivo in campo.
Il suo unico gol azzurro risale all'esordio in nazionale, il 6 gennaio 1981, durante la gara -Italia (1-1), valida per il Mundialito 1980-1981; nel torneo, risulta l'unico marcatore azzurro. Gli infortuni al ginocchio gli impediscono di prender parte alla spedizione di Spagna 1982, così, per rivederlo nella lista dei convocati azzurri in un grande torneo occorre attendere il 1986: è l'anno del Mondiale in Messico. Ancelotti è nella lista dei 22 convocati da Bearzot, ma le caratteristiche altimetriche della zona (circa 2.000 m s.l.m.) lo penalizzano nei test atletici, tanto che il centrocampista reggiano rimane in tribuna per tutta la durata del torneo, a vantaggio di Fernando De Napoli.