Il Museo di Torcello è un museo archeologico e di arte medievale-moderna situato nell'isola di Torcello, nella laguna settentrionale di Venezia.

All'interno del museo, gestito dalla Fondazione Musei Civici di Venezia, è esposta una collezione di reperti archeologici e opere d'arte che documentano la grande storia dell'isola e della laguna veneziana, incluse le origini della stessa città di Venezia.

Il museo si colloca in un contesto storico e artistico di notevole prestigio, in un'isola che è uno scrigno di arte se si considera che sui pochi metri che costituiscono la piazza di Torcello si affacciano ben quattro edifici storici e religiosi di alto valore culturale quali la Basilica di Santa Maria Assunta con il suo campanile, la chiesa di Santa Fosca e i due Palazzi del Consiglio e dell'Archivio, nei quali ha sede il museo provinciale.

Storia Il museo nasce nel 1870, pochi anni dopo l'unificazione del Veneto al Regno d'Italia, quando il conte Luigi Torelli, allora Prefetto di Venezia, acquistò e restaurò, sottraendolo al degrado e all'abbandono, il trecentesco Palazzo del Consiglio per farne il centro di raccolta di reperti rinvenuti a Torcello, nelle isole adiacenti e nella vicina terraferma.

Nel 1872 l'immobile e la raccolta furono donate alla Provincia di Venezia (dal 2015 denominata Città metropolitana di Venezia) e fu così istituito il museo provinciale.

Nel 1887 fu nominato direttore Cesare Augusto Levi (1856-1927), archeologo e appassionato di antichità, che ampliò la raccolta museale con manufatti di provenienza locale e appartenenti alla sua collezione privata. Al Levi si deve infatti l'allestimento della raccolta archeologica nel Palazzo dell'Archivio, edificio dell'XI-XII secolo, che fu da lui appositamente acquistato e restaurato nel 1887, dando così vita al “Museo dell'Estuario” poi donato alla Provincia, seguendo l'esempio del Torelli. Furono questi lasciti a consentire l'inaugurazione, avvenuta il 14 maggio 1889, del Museo Provinciale di Torcello.Un generale riordino delle collezioni fu affidato tra il 1928 e il 1930, al direttore Adolfo Callegari, che provvide, oltre alla redazione di un nuovo inventario e del catalogo, alla suddivisione cronologica della collezione, collocando i reperti archeologici nel Palazzo dell'Archivio e le opere di epoca medievale e moderna nel Palazzo del Consiglio. Il 27 dicembre 1928 la Provincia di Venezia acquistò il terreno situato dietro alla basilica di Torcello per ampliare l'area espositiva del museo.

Dopo alterne vicende e destinazioni inusuali degli spazi museali, come scuola, casa del Fascio e alloggio per sinistrati, tra il 1972 e il 1974, la Provincia dispose un radicale restauro del Palazzo del Consiglio e contemporaneamente di tutto il materiale in esso esposto. Negli anni successivi si provvide al restauro del Palazzo dell'Archivio e ad un nuovo allestimento che consentì di inaugurare, nell'estate del 1990, l'attuale Sezione Archeologica.

Nel 2005-2006 il Palazzo del Consiglio è stato oggetto di restauro conservativo, recupero funzionale e adeguamento alle norme di sicurezza. Le collezioni conservate in museo sono composte da materiale eterogeneo, data la natura stessa della loro provenienza. Sono costituite da opere provenienti da collezioni private, da reperti acquistati da studiosi appassionati, come anche da manufatti rinvenuti a Torcello, nelle isole adiacenti e nella vicina terraferma, che testimoniano quindi la storia della laguna. Le collezioni sono organizzate in due nuclei principali: la raccolta archeologica e la raccolta medievale e moderna.

Il Museo di Torcello - Palazzo del Consiglio e Palazzo dell’Archivio, con le rispettive collezioni - è stato concesso al Comune di Venezia per la durata di nove anni ad uso gratuito con il decreto del Sindaco Metropolitano n. 55/2025 del 30 giugno 2025. Il Comune di Venezia si occupa della gestione del complesso museale, attraverso la Fondazione Musei Civici di Venezia, operativamente dall'autunno del 2025.

Sedi del museo Palazzo dell'Archivio La sezione archeologica del museo provinciale è ospitata nel Palazzo dell'Archivio, edificio in cui era custodito l'archivio (andato disperso) del Vescovado di Torcello. Il palazzo è un tipico palazzo pubblico del XIII secolo: i quattro pilastri dell'ampia loggia sorreggono la facciata, decorata al piano superiore con una trifora veneto-bizantina.

La collezione archeologica

A far parte della raccolta archeologica, conservata nella sede del palazzo dell'Archivio, sono dei reperti che vanno dall'epoca preistorica al periodo paleocristiano, comprendendo manufatti di tipologie differenti tra cui ben rappresentata è la ceramica greca, italiota, etrusca e romana, nelle sue varie forme decorative e tecniche di produzione e i bronzi protostorici di fabbrica etrusca, centro-italica e paleoveneta, a destinazione funeraria e votiva: suppellettili da mensa, piccola plastica votiva a figura umana e animale, oggetti di ornamento e di uso personale in parte di sicura provenienza locale. Di epoca romana sono bronzetti figurati a carattere sacro, provenienti da luoghi di culto e larari domestici, ex voto, amuleti, suppellettili da mensa, chiavi, pesi, fibule, anelli e pendagli, strumenti chirurgici ed oggetti da toilette.

Esempi di ceramica romana sono rappresentati da suppellettili da cucina e da mensa per uso funerario, legate ai riti delle libagioni e da bicchieri e coppe di area altoadriatica, accompagnati da diverse tipologie di lucerne in terracotta, al tornio, a matrice, figurate con decorazione religiosa, temi privati, giochi circensi, motivi vegetali e animali.

Sono presenti, inoltre, iscrizioni e sculture romane e alcuni esempi di scultura greca di alta qualità stilistica, databili alla piena età classica.

Esempi di opere esposte nella Sezione archeologica

Il vaso ha corpo ovoidale, con collo tronco-conico, orlo piatto e piede a tondello; le tre anse sono a bastoncello, di cui due retroflesse. Nella zona figurata, delimitata da due motivi ad ovuli, sono tre figure femminili vestite di peplo altocinto che reggono tra le mani sciarpe frangiate, specchi, un vaso per profumi e una cesta di vimini. Lo stile di questa scena, che genericamente possiamo definire di gineceo, è fluido e sicuro nel movimento aggraziato delle tre figure avvolte nel panneggio a pieghe sottili che evidenziano il seno e la gamba piegata. Vi sono però innegabili pesantezze nel disegno delle mani e dei piedi e una certa volgarità nei tratti del volto dall'occhio sbarrato che denunciano l'appartenenza delle figure a motivi di repertorio, reimpiegati con quell'innato senso di armonia e di sapiente composizione che i ceramografi attici seppero conservare anche il quel periodo tardo. Questa forma di vaso destinata alla raccolta dell'acqua si trova frequentemente anche in piccole dimensioni negli ultimi decenni del V secolo a.C.

Testa maschile velata in argilla nocciola, con disegni di policromia in rosso e in azzurro sulla superficie del volto e dei capelli, modellata con matrice bivalva. Analogalmente alle altre teste velate maschili e femminili esposte nella medesima vetrina, l'esemplare rientra nel repertorio della coroplastica medio-italicae campana e riproduce l'immagine simbolica di un devoto. Tali manufatti, prodotti in serie per essere offerti in dono nei santuari, sono ottenuti con l'uso di due matrici, una per il volto e una per la parte occipitale, generalmente costituita da una semplice placca. La testa in esame è quella di un giovane uomo, con velo sporgente ad aureola; i capelli a grosse ciocche sovrapposte ricoprono la fronte, le tempie e le orecchie. Il modellato eseguito con tecnica raffinata, denomina un sobrio plasticismo, sia nella resa delle pieghe del velo, sia nel trattamento del volto, caratterizzato da occhi grandi con palpebre contornate e iride e pupille incise, naso dritto, bocca socchiusa con labbra prominenti e carnose, gote e mento rotondeggianti. I lineamenti, fermi e convenzionali, rivelano un linguaggio classicheggiante proprio di officine medio-italiche operanti nel II secolo a.C.

La statuina di sinistra riproduce la figura di un suonatore di siringa, in posizione frontale, con la gamba destra leggermente avanzata e flessa, in atto di incedere. Il suonatore, a torso nudo, indossa una gonna svasata, cinta in vita da un doppio cordone e decorata da motivi a losanga, ottenuti a freddo a bulino. Il capo, rotondeggiante, è ricoperto da una cuffia aderente bordata da un cordoncino. La seconda statuina riproduce la figura di un guerriero, soggetto presente con numerosi esemplari nella collezione dei bronzi di Torcello e caratterizzato, pur con varianti, da un medesimo schema tipologico, e da elementi stilistico-tecnici comuni alla maggior parte della produzione paleoveneta. Il guerriero è raffigurante a sé stante, con l'avambraccio destro sollevato a sostenere originariamente la lancia, il braccio sinistro abbassato, conformato a moncherino. I tratti del volto sono relativamente accurati: grandi arcate sopraccigliari, occhi ad amigdala, naso sporgente, bocca con labbra a cordoncino. Le gambe sono scostate, quella destra avanzata. Il modellato del corpo è alquanto semplificato, con torso piatto ed allungato, gambe corte, tubolari e braccia informi.

Sono presentati alcuni cucchiai del tipo chiamato ligula (dalla forma della conca simile alla lingua), con manico a verghetta poligonale raccordato alla conca con un attacco retto. La conca è di forma ovale più o meno regolare, talvolta quasi trapezoidale. L'estremità del manico è decorata con una figura a pigna, a gemma o a zoccolo di animale. Gli esemplari di forchetta, a due o tre rebbi, con manico a verghetta quadrangolare che termina con vari motivi decorativi, anche figurati (da notare un piccolo busto femminile) e talvolta mosso a varie modanature. L'utilizzo della forchetta in età antica era molto inferiore a quello attuale e limitato alla cucina (non compariva sulla tavola). La datazione della maggior parte degli esemplari può essere riferita all'età tardoantica o altomedievale.

Palazzo del Consiglio

La sezione medievale e moderna del museo provinciale ha sede nell'adiacente Palazzo del Consiglio, edificio molto antico, modificato ed ampliato duranti i secoli precedenti, come riscontrato nel corso del restauro degli anni 1970. Il palazzo del XIV secolo presenta due piani a pianta rettangolare, con una piccola torre (che conserva tutt'oggi la campana originale dell'orologio del 1414, che un tempo vi era installato) inglobata nel lato meridionale e una scala esterna che porta al piano superiore. La facciata occidentale ovest, prospettante sulla piazza, vi sono due bifore ad arco trilobato in stile gotico, in armonia con l'edicola gotica sulla torre. Al centro della sala al piano terra, una colonna di spoglio con un capitello gotico sorregge una lunga trave rompitratta.

La collezione medievale e moderna di Palazzo del Consiglio

La sezione medievale e moderna conservata nel Palazzo del Consiglio comprende opere e documenti, in gran parte collegati alla storia di Torcello come centro urbano, datati dal VI al XIX secolo.

Numerosi sono i manufatti lapidei e i frammenti architettonici, anche di riuso, databili dal VI all'XIII secolo, che testimoniano gli influssi bizantini in area lagunare e la progressiva acquisizione di modelli decorativi occidentali: trecce viminee, cornici a gattoni, intrecci geometrici con fiori stilizzati sino ad un più variato repertorio comprendente animali e motivi vegetali sempre più complessi. Dalla Basilica di Santa Maria Assunta in Torcello, provengono i frammenti musivi del XII secolo, tolti d'opera nel corso dei restauri dell'Ottocento e la pala d'altare in argento dorato opera di orefici veneziani dei primi decenni del XIII secolo.

Di provenienza bizantina è una piccola raccolta di oggetti in bronzo dei secoli VI-XII comprendente lucerne, enkolpion, borchie, medaglie, anelli e fibule.