L'economia della Repubblica Popolare Cinese è oggi un'economia socialista di mercato, come risultato di anni di trasformazioni a partire già dal 1992 con lo storico documento approvato dal XIV Congresso del Partito che introdusse ufficialmente tale termine (). Dopo la rivoluzione culturale, Deng Xiaoping (邓小平) e i suoi alleati hanno lanciato la "riforma e apertura (改革开放)" della Cina dal 1978. Le riforme furono ulteriormente enfatizzate nel 1992 durante il famoso "Tour del Sud" di Deng.
Oggi persistono ancora alcune forme tipicamente socialiste, come il piano quinquennale e la proprietà della terra che rimane dello stato, ma sussistono in alcuni settori forme economiche simili a quelle dei paesi capitalisti. Fino al 2013 il PIL del paese è cresciuto con una media del 10% per circa 30 anni, trasformando la Cina da una arretrata economia agricola ad una potenza economica mondiale. Bloomberg Economics stima per il 2021 una crescita del PIL della Cina che va dal 8,2% al 9,3%.
In quanto a PIL pro capite nominale, la Cina si classifica 59ª al mondo nel 2020 a 10.582 $, e 73ª per PIL PPA a 17.205 $ secondo il Fondo Monetario Internazionale. La Cina è l'esportatore più grande al mondo, mentre è il secondo importatore più grande dopo gli Stati Uniti. Le province costiere della Cina quali Zhejiang, Jiangsu, Fujian e Guangdong sono generalmente più industrializzate e sviluppate delle province interne alla Cina.
L'economia cinese sta tuttora vivendo un momento di transizione e di grandissima crescita e cambiamento. Lo sradicamento completo della povertà, la diminuzione della diseguaglianza sociale, la soluzione dei problemi ambientali sono grandi sfide, definite dal presidente della Repubblica Popolare Cinese Xi Jinping parte del sogno cinese (), nuovo slogan entrato a far parte del gergo socialista cinese.
Storia Era maoista
Nel 1949, alla presa del potere del Partito Comunista Cinese, la Cina si trovava devastata da anni di guerra civile e guerra con il Giappone, con infrastrutture carenti ed una economia fragilissima. La fuga del partito nazionalista Kuomintang nell'isola di Taiwan nel 1948 aveva inoltre lasciate vuote le casse dell'erario in quanto il Kuomintang aveva trasferito le riserve aurifere e le riserve di valute estere nell'isola lasciando il governo del partito comunista senza alcuna valuta estera per il commercio.
Sin dalla creazione del partito comunista, vi fu un grande sforzo nel riportare crescita economica al paese. Forti controlli sull'erario e sulla funzione monetaria ridussero la rampante inflazione verso la fine del 1950. Tuttavia tale obiettivo fu raggiunto reprimendo il settore privato, da piccole a grandi imprese dal 1951 al 1952. Ciò fu eseguito in campagne anti-capitaliste, le quali imponevano pesanti multe ai privatiSpence, Jonathan D. (1991). The Search for Modern China. WW Norton & Company publishing. ISBN 0-393-30780-8. I leader comunisti erano d'accordo nell'obiettivo di costruire un forte settore di industria pesante (assente al tempo) e ridurre la produzione di beni secondari, ed utilizzare le risorse dei privati per costruire la "nuova Cina".Zhou Enlai: Twenty years since the building of the nation, Ch.1.
Il nuovo governo nazionalizzò il sistema bancario del paese e portò valute e credito sotto rigido controllo statale. Controllò i prezzi stabilendo associazioni per il commercio, e incrementò le entrate dell'erario tassando il settore agricolo. A metà anni cinquanta, tuttavia, il partito non era ancora riuscito a rilanciare l'economia, le ferrovie rimanevano per buona parte inagibili e la produzione agricola ed industriale erano ancora a livelli prebellici.
I leader comunisti riuscirono a ridistribuire i terreni agricoli come promesso due anni dopo la presa del potere, eliminando, spesso violentemente, i proprietari terrieri ed elargendo i loro beni ai meno abbienti. Nel 1958 Mao cercò di rilanciare l'economia cinese: cominciò in quel periodo il programma economico del Grande Balzo in Avanti. I contadini furono riorganizzati in enormi comuni dove ciascuno riceveva un impiego assegnato in stile militare. I contadini furono persuasi a non affidarsi alla famiglia ma ad un sistema comunale di cucine, mense e asili nido. Gli stipendi venivano assegnati secondo la morale comunista del "Dare a ciascuno secondo la sua necessità". I cittadini furono incitati ad incrementare la produzione di acciaio del Paese stabilendo fornaci nel proprio cortile, così da poter raggiungere e superare l'Occidente. Tuttavia, il programma si rivelò un grande balzo all'indietro. Obiettivi esagerati resero le produzioni inefficienti o ridussero all'inutilizzabilità la produzione di acciaio, mentre statistiche falsificate fecero credere ai leader cinesi di vivere in un miracolo industriale ed economico. Nel 1960 la produzione agricola si ridusse pericolosamente, e larghe fette della popolazione dovettero subire malnutrizione se non devastanti carestie.
Gli anni successivi furono migliori e la Cina riuscì a crescere ed a consolidare in parte la propria economia. La produzione agricola e quella industriale ritornarono ai livelli di base e la produttività aumentò. La calma finì nel 1966, quando Mao decise di avviare la rivoluzione culturale cinese. Sotto i suoi ordini, dovevano esser distrutti i "quattro vecchi": "vecchie idee, vecchia cultura, vecchie usanze e vecchie abitudini". Vennero chiuse università e scuole, e gli studenti divennero parte delle guardie rosse, le quali furono poi mandate in giro per il paese ad esportare la rivoluzione. Il progetto si concretizzò in pestaggi, torture e violenza di ogni genere contro chiunque fosse minimamente sospettato di essere portatore del vecchio, oppure contro le idee di Mao o delle guardie rosse stesse.
1978-1990
Nel 1978 cominciarono le riforme economiche di Deng Xiaoping, Hu Yaobang e Zhao Ziyang, leader pragmatici che al contrario di Mao non diedero grande peso all'ideologia o alla coerenza con il pensiero marxista/maoista. Ciò venne espresso in modo sintetico da Deng: "Non importa se un gatto è bianco o nero, basta che catturi topi". Una volta consolidato il loro potere, cominciarono un processo di riforma istituzionale e di ristrutturazione economica per poter risollevare il Paese dal disastro economico ed umanitario dell'era maoista. Assumendo un approccio più pragmatico all'economia ed ai problemi sociali della Cina, furono gradualmente ed in maniera sperimentale introdotti elementi basilari di mercato. Inoltre, nel pensiero socialista cinese si consolidò l'idea che la stabilità politica e sociale del paese era strettamente correlata alla produttività economica ed al benessere economico dei suoi cittadini. Incrementare i propri averi od il proprio stipendio non venivano più considerati tabù.
Il progetto si presentava arduo, dato lo stato in cui si trovava l'economia del paese. I grandi progetti economici del passato avevano fallito e la leadership non si poteva permettere altri gravi errori. Ciò rese la leadership maggiormente favorevole ad un approccio graduale e sperimentale, che vide le riforme economiche implementate unicamente in particolari regioni (invece che in tutto il Paese). Tale approccio permise alla leadership di capire quali sistemi produttivi fossero più adatti alla condizione cinese o locale (date le massicce differenze geografiche ed economiche della Cina) e, qualvolta un esperimento si dimostrava di successo, veniva imitato da altre simili regioni o veniva sponsorizzato dal governo centrale. Ad aiutare tale approccio fu la struttura amministrativa della Cina, la quale è altamente decentralizzata. Il fallimento di una regione non significava fallimento in altre province, permettendo dunque continua sperimentazione regionale.
Una delle iniziali riforme fu quella dell'agricoltura. Uno dei gravi problemi della agricoltura maoista era la pianificazione centrale, la quale non prendeva in considerazione le caratteristiche territoriali delle regioni in cui veniva programmata, portando all'esaurimento del suolo e ad inefficienza. Deng promosse la sperimentazione in alcune regioni di modelli alternativi di agricoltura, senza tuttavia rendere il terreno ufficialmente privato. A cominciare furono le povere aree montuose dello Anhui, per poi essere successivamente imitato da altre regioni. L'esperimento di maggior successo fu quello di lasciare ai contadini il diritto di tenere le produzioni che sorpassavano le quote di produzione (le quali erano generalmente basse). Ciò, anche se non ufficialmente, consisteva praticamente nel dare in affitto il terreno ai contadini, con l'affitto consistente nella quota consegnata allo Stato. Il rimanente poteva essere venduto dai contadini, incentivandoli dunque a coltivare in modo più produttivo. Le comuni in tale sistema vennero dissolti, ed i terreni assegnati a singole famiglie. Nel giro di un solo anno la produzione di grano nelle regioni riformate incrementò del 30%, e fu raddoppiata la produzione di cotone, canna da zucchero, tabacco e frutta. Negli anni successivi tutte le province della Cina abbandonarono il sistema delle comuni ed introdussero tali riforme agrarie, facendo balzare la produzione agricola del paese.
Produzione industriale e commercio con l'estero erano altri nodi importanti da risolvere. Anche in questo caso fu critico l'approccio sperimentale. Furono in questo caso aperte zone economiche speciali, nelle quali furono permessi investimenti stranieri, fra cui molto nota è la zona di Shenzhen, seguita da numerose zone costiere le quali erano adatte all'esportazione. Nel Paese erano completamente assenti necessarie istituzioni, conoscenza delle pratiche di commercio internazionale e fiducia negli investitori stranieri. Negli anni ottanta furono aumentate le zone che potevano ricevere investimenti stranieri con ridotta burocrazia, necessarie infrastrutture (porti, ferrovie e strade) ed esenzioni fiscali. Ulteriori leggi quali regolamenti per i contratti e diritti d'autore furono passate per aumentare la fiducia di imprese straniere. Fra i più grandi investitori iniziali fu Hong Kong, la quale fu il motore principale degli investimenti stranieri, a causa principalmente della prossimità culturale e geografica con la Cina. Seguirono riforme nell'industria, fisco, finanza, prezzi e forza lavoro, implementate diversamente attorno alla Cina.
1990-2000 Dopo il massacro di piazza Tiananmen nel 1989, riformisti di alto livello come Zhao Ziyang furono rimossi dalle loro posizioni e le riforme economiche entrarono in stagnazione. All'inizio del 1992, Deng Xiaoping fece il suo famoso "Tour del Sud" a Shenzhen, Zhuhai e in altri luoghi della Cina meridionale, rilanciando le riforme economiche e salvando il mercato dei capitali cinese. I riformisti, incluso Zhu Rongji, furono promossi a posizioni di primo piano.
Durante gli anni novanta l'economia cinese continuò a crescere rapidamente con una media del 10,43%, tuttavia subendo una forte inflazione, la quale raggiunse il 20% nel 1994. La crisi finanziaria asiatica colpì il Paese solo marginalmente, per via dei forti controlli sui capitali investiti nel Paese ed in particolare a causa della inconvertibilità internazionale dello yuan. Ciò permise al paese di crescere nonostante il forte rallentamento delle economie della regione. Tuttavia in questo periodo la Cina fu affetta da forti livelli di disoccupazione causati dalla privatizzazione massiccia delle aziende statali.