L'Unione Sportiva Sambenedettese è una società calcistica italiana con sede nel comune di San Benedetto del Tronto. Milita nel campionato di Serie C, la terza divisione del campionato italiano di calcio.Costituita nel 2023, nasce dal cambio di denominazione della società sportiva del Porto d'Ascoli Calcio dell'omonimo quartiere della città di San Benedetto del Tronto. Nel giugno 2023 la società Porto d'Ascoli Calcio, militante in Serie D, sotto la presidenza di Vittorio Massi, cambiò nome e colori sociali diventando San Benedetto Calcio S.r.l.. Il 10 agosto 2023 la FIGC acconsentì al cambio di denominazione in U.S. Sambenedettese, che mantenne la categoria e disputò il campionato di Serie D 2023-2024.
Originariamente fondata il 4 aprile 1923 in seguito alla fusione di three squadre locali (Fortitudo, Serenissima e Forza e Coraggio), vanta settantadue campionati nell'area del professionismo, di cui ventuno partecipazioni al campionato di Serie B; ha trascorso buona parte della propria storia in Serie C e Serie C1, inoltre ha partecipato trentuno volte alla Coppa Italia. I periodi più vittoriosi della Sambenedettese sono ascrivibili alle presidenze di Domenico Roncarolo, che guidò la società dal 1948 al 1966, e di Ferruccio Zoboletti, alla guida dal 1981 al 1990.
Il suo palmarès annovera, a livello nazionale, un campionato di terza serie a girone unico (1955-1956) e a girone doppio nel (1973-1974), una Coppa Italia Serie C (1991-1992), oltre ad altri due campionati interregionali sempre di terza serie e quattro campionati di Serie D. Soprannominata prima la Superprovinciale e in seguito Regina delle Marche, tali appellativi le sono stati attribuiti durante l'epopea calcistica del club tra gli anni cinquanta e gli anni settanta.
I colori sociali della squadra sono il rosso e il blu, mentre il simbolo è il pescatore. Disputa le sue partite in casa presso lo Stadio Riviera delle Palme.
La squadra si colloca al 49º posto nella classifica perpetua della Serie B e al 60º posto nella graduatoria della tradizione sportiva italiana secondo i criteri stabiliti dalla FIGC.
Storia
Dagli esordi agli anni quaranta La pratica del gioco del calcio nel centro urbano si avviò stabilmente nei primi anni del XX secolo per iniziativa di nuclei di studenti, pescatori e artigiani locali, i quali costituirono le prime compagini pionieristiche a carattere amatoriale e ricreativo. L'Unione Sportiva Sambenedettese fu fondata ufficialmente il 4 aprile 1923 presso Villa Cerulli, situata in via Ugo Bassi a San Benedetto del Tronto. Sotto il profilo istituzionale, la nascita del club si compì per mezzo della fusione paritetica di tre preesistenti sodalizi calcistici cittadini: la Fortitudo, la Serenissima e la Forza e Coraggio. Il nucleo dirigenziale, coadiuvato dall'apporto del politico e dirigente sportivo Italo Foschi (futuro cofondatore e primo presidente della Roma), adottò originariamente come divisa sociale una maglia di colore bianco-verde.
A causa della temporanea assenza di un terreno di gioco regolamentare nel territorio municipale, nei primi anni della propria attività il club non prese parte a nessuna rassegna ufficiale della FIGC. Nel 1926 fu inaugurato lo storico campo sportivo di piazza San Giovanni Battista (colloquialmente soprannominato La trappoletta), infrastruttura che permise l'iscrizione formale della squadra al campionato regionale di Terza Divisione.
Sotto la presidenza di Ludovico Giovannetti, primo massimo dirigente del sodalizio, si verificarono scissioni e liti interne alla compagine sociale che portarono al temporaneo trasferimento di una parte dei calciatori verso la formazione concorrente del Torrione. Nel 1928 compaiono i colori attuali, il rosso e il blu, che riprendono lo stemma cittadino; tra i calciatori spiccano l'attaccante Tommaso Marchegiani, detto "Massì", e il portiere Pietro Cosignani. Tre anni dopo viene inaugurato il campo polisportivo “Littorio”, che nel 1944 viene intitolato proprio a Marchegiani, morto in un bombardamento durante la seconda guerra mondiale. Infine, nel 1949, l'impianto viene intitolato ai fratelli Aldo Ballarin e Dino Ballarin, calciatori del Grande Torino vittime della tragedia di Superga. Nella stagione 1946-1947 la Samb sfiora le fasi finali per l'accesso in Serie B, ma perde il proprio girone arrivando a un solo punto dalla . In quell'annata la squadra riesce a vincere tutte le gare interne, registrando un primato nazionale; viene per questo definita dal Corriere dello Sport come la Superprovinciale. L'attaccante Luigi Traini (I) mette a segno in quella stagione ben 32 gol, un record assoluto in rapporto alle 24 gare da lui disputate (salterà solo due partite sulle 26 totali del torneo).
Gli anni cinquanta e sessanta
Il campionato di Serie C a girone unico 1955-1956 decreta la prima promozione in Serie B della Sambenedettese, che totalizza 44 punti a pari merito con il . La Samb mantiene il proprio campo imbattuto e, con 61 reti segnate, esprime il miglior attacco del torneo. Il presidente è Domenico Roncarolo (sua l'idea di chiedere il sostegno finanziario ai pescatori locali), l'allenatore Bruno Biagini e il capitano Alberto Astraceli.
Nei sette campionati cadetti del primo ciclo (1956-1963), la Sambenedettese affronta compagini blasonate come , , , , , , e . Grazie ai successi conquistati sul campo, San Benedetto del Tronto, città di appena abitanti, riceve l'appellativo di Regina delle Marche.
Dal 1963 e per un decennio la Sambenedettese milita ininterrottamente in Serie C nei gironi B e C, stabilizzandosi sempre nelle prime posizioni e tentando la risalita in Serie B. Nel 1965, nel corso di un derby con l', l'attaccante rossoblù Alfiero Caposciutti è protagonista di un involontario scontro di gioco che costa la vita al portiere ascolano Roberto Strulli.
Gli anni settanta
Nel 1974 la Sambenedettese stravince il campionato, guidata in panchina da Marino Bergamasco, per anni l’ombra di Nereo Rocco al e al . Il tecnico triestino, così come Eliani, guida la squadra per sei campionati in anni diversi. La Sambenedettese gioca con un libero fisso (Anzuini) e un centrocampo in stile olandese formato da Castronaro, Valà e Simonato. Le ali sono Ripa e Basilico, mentre il centravanti è Francesco Chimenti: è lui il capocannoniere dei rossoblù, con 20 dei 49 gol realizzati, per un totale di 54 punti. Nel 1975-1976 si ripete, dopo 14 anni, la sfida di Coppa Italia con la : i campioni d'Italia uscenti vengono fermati in casa sul 2-2.
Terminata la prima era di Bergamasco, sulla panchina approda Eugenio Fantini, che tuttavia non ha fortuna e viene ben presto esonerato. È quindi il turno del duo Tribuiani-Traini. In questa formazione militano Sandro Vanello, Franco Colomba e Otello Catania, calciatori che vantano trascorsi in Serie A con , , , e . Tra i giovani si mette in luce Arcadio Spinozzi, che in seguito si trasferirà al in massima serie insieme al portiere Pippo Pozzani. La Samb ottiene la salvezza matematica nella gara interna con il . Nel campionato di Serie B 1977-1978 torna sulla panchina rossoblù Bergamasco. Il bomber della squadra è ancora Chimenti, autore di dieci gol, mentre si pone in evidenza un giovanissimo Francesco Guidolin, che colleziona 35 presenze. In quella stagione la Samb sfiora la promozione in Serie A.
Gli anni ottanta e novanta
Durante il campionato 1980-1981 il presidente Arduino Caioni passa il testimone a Ferruccio Zoboletti, reggiano di nascita ma sambenedettese d'adozione. L'allenatore è l'emergente Nedo Sonetti, che conquista l'immediata promozione in Serie B; tra i protagonisti spiccano il giovane portiere Walter Zenga, in prestito dall'Inter, e Luigi Cagni. Nel 1983-1984 Sonetti abbandona la Samb, che viene affidata a Roberto Clagluna: da segnalare la storica vittoria per 2-0 in Coppa Italia contro l'Inter, firmata da una doppietta di Paolo Alberto Faccini.
Il campionato 1984-1985 è l'ultimo disputato al "Ballarin": tra le file dei rossoblù figurano Stefano Borgonovo, Tiziano Manfrin, Maccoppi, Turrini e Di Fabio, con Gigi Cagni nel ruolo di capitano.
Il 13 agosto 1985 viene inaugurato il nuovo Stadio Riviera delle Palme, realizzato per circa spettatori. Nel campionato di Serie B 1985-1986 torna il derby con l'. Entrambe le sfide terminano in parità: al Riviera delle Palme finisce 1-1 con reti di Sauro Fattori per la Sambenedettese e Massimo Barbuti per l'Ascoli, mentre al ritorno al Del Duca il punteggio è di 0-0. La Sambenedettese disputa una stagione altalenante, salvandosi nelle ultime giornate grazie alle vittorie per 4-1 contro il in casa e per 2-1 contro il allo Stadio Luigi Ferraris.
Nella stagione 1986-1987 la Sambenedettese è protagonista di una salvezza miracolosa all'ultima giornata, ottenuta vincendo 4-3 in trasferta allo Stadio della Vittoria contro il Bari. La rosa comprende elementi come Franco Selvaggi, Francesco Turrini, Enrico Annoni, Tiziano Manfrin, Massimo Ficcadenti, Guido Di Fabio e il portiere Fabrizio Ferron.
Nel campionato 1988-1989 Clagluna lascia il posto, dopo quattro giornate, a Enzo Riccomini, che non riesce a evitare la retrocessione in Serie C1; in rosa vi sono Luca Marcato, Aladino Valoti e il portiere Adriano Bonaiuti. Il successivo campionato 1989-1990 vede la seconda retrocessione consecutiva della Sambenedettese, stavolta in Serie C2, categoria mai affrontata in precedenza.
La squadra risale in terza serie e, nella stagione 1991-1992, vanta la conquista della Coppa Italia Serie C 1991-1992, battendo in finale il . La stagione 1992-1993 (in cui per la prima volta la Samb è inserita nel girone A) vede l'alternarsi in panchina di Claudio Tobia, Zibì Boniek e l'esordiente Ivo Iaconi, che centra la salvezza. Nel 1994 sopraggiunge il primo fallimento societario e la Sambenedettese è costretta a ripartire dal campionato di Eccellenza Marche.
Gli anni duemila e duemiladieci Nell'estate del 2000 si verifica una svolta: la Sambenedettese viene acquistata da Luciano Gaucci, già proprietario di e e neoacquirente del . Dopo un'iniziale crisi di risultati, la squadra viene affidata all'allenatore Giovanni Mei e vince il campionato di Serie D 2000-2001 con un ampio vantaggio sulle inseguitrici; tra i protagonisti della rosa figurano il bomber Fabrizio Fermanelli, lo stopper Stefano Colantuono e il portiere Stefano Visi.
Il campionato di Serie C2 (girone B) 2001-2002 si rivela complesso per i rossoblù: si alternano in panchina Mei, Paolo Beruatto, Enrico Nicolini e infine Stefano Colantuono, che decide di smettere di giocare per accomodarsi direttamente in panchina. Al momento del suo insediamento la Samb si trova in bassa classifica a nove giornate dal termine, ma grazie a una serie di nove vittorie consecutive riesce ad agguantare il quinto posto, l'ultimo utile per i play-off. La Sambenedettese supera in semifinale il e in finale il davanti a circa 11 000 spettatori (la gara di ritorno, disputata allo Stadio Ennio Tardini di Parma, vede l'esodo di oltre 7 000 tifosi rossoblù al seguito), conquistando la promozione in Serie C1.
Il 4 agosto 2015 l'industriale Franco Fedeli rileva ufficialmente le quote di Gianni Moneti, diventando l'azionista di maggioranza e il presidente dell'A.S.D. Sambenedettese Calcio. Il 10 aprile 2016, vincendo il girone F del campionato di Serie D con quattro giornate di anticipo, la Sambenedettese, allenata da Ottavio Palladini, viene promossa in Lega Pro, tornando nel calcio professionistico dopo sette anni di assenza.
Al termine della stagione 2020-2021, la Società Sportiva Sambenedettese dichiara il fallimento e conclude l'anno in esercizio provvisorio, non riuscendo poi a iscriversi al successivo campionato di Serie C.
Dagli anni duemilaventi