Le sue nove o dieci poesie sopravvissute mostrano l'influenza del suo contemporaneo Marcabru e il fatto che conobbe Peire d'Alvernha, il quale, in un componimento, viene accusato di abbandonare gli ordini sacri. Insieme a Peire, Gavaudan e Bernart de Venzac, viene talvolta collocato in un'ipotetica scuola marcabruniana. La sua opera è "enigmatica, ironica e satirica" ma, a dire di Gaunt e Kay, non avrà seguito tra i successivi trovatori.

Opere A, senhors, qui so cuges Amar dei Belha m'es la flors d'aguilen Bel m'es lai latz la fontana Companho, per companhia D'entier vers far ieu non pes Farai un vers ab son novelh Lancan lo douz temps s'esclaire Quan l'erb'es reverdezida Qant la pluei'e.l vens e.l tempiersI dieci componimenti di Bernart sono disponibili in lingua originale online su Trobar.org

Note

Bibliografia Simon Gaunt, Sarah Kay, "Appendix I: Major Troubadours", pp. 279–291), in The Troubadours: An Introduction, a cura di Simon Gaunt e Sarah Kay, Cambridge, Cambridge University Press, 1999. ISBN 0-521-57473-0. Fabrizio Beggiato, Il trovatore Bernart Marti, Modena, 1984.

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