Durante la prima guerra mondiale furono effettuate diverse operazioni navali nel mare Adriatico, iniziate con la dichiarazione di guerra tra Francia e Impero austro-ungarico l'11 agosto 1914. Con l'immediato blocco del Canale d'Otranto da parte della marina francese, a cui parteciparono anche unità della Royal Navy, le forze navali austro-ungariche si videro costrette a operare solamente all'interno delle acque dell'Adriatico, senza poter compiere azioni a lungo raggio all'interno del mar Mediterraneo e indotte anzi a proteggere i propri porti, cantieri e divisioni navali dalla superiorità numerica nemica.

Inizialmente il peso delle operazioni alleate ricadde sulla marina francese; l'Italia allo scoppio del conflitto aveva dichiarato la sua neutralità, mentre il Regno Unito era impegnato contro la Kaiserliche Marine nel mare del Nord e nella scorta al traffico mercantile nel Mediterraneo. Nel contempo la k.u.k. Kriegsmarine effettuò soprattutto azioni di disturbo tramite sommergibili e naviglio leggero, avvalendosi di U-Boot forniti dall'alleato tedesco sin dall'agosto 1914, i quali operarono con base nel porto di Pola sotto bandiera austro-ungarica. La situazione cambiò il 23 maggio 1915, giorno in cui l'Italia (nel rispetto degli impegni presi col Patto di Londra) dichiarò guerra all'Austria-Ungheria. La Regia Marina si sobbarcò presto l'onere di intraprendere e gestire la guerra sul fronte dell'Adriatico durante tutto lo svolgimento del conflitto.

Il confronto lasciò subito ampio spazio agli agguati dei sommergibili, alle imprese aeree e in un secondo tempo alle incursioni dei mezzi d'assalto quali i MAS. I due comandanti supremi contrapposti, l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel e l'ammiraglio Anton Haus (in seguito rimpiazzato da Maximilian Njegovan e quindi da Miklós Horthy) non vollero infatti rischiare le grandi corazzate in acque ristrette, puntando invece su rapidi attacchi, sul blocco dei principali scali e sulla strategia della "flotta in potenza"; un'impostazione a cui si attennero in particolare gli austro-ungarici. Le operazioni non videro una netta prevalenza di uno dei contendenti ed ebbero fine con l'entrata in vigore dell'armistizio di Villa Giusti il 4 novembre 1918, giorno in cui la Regia Marina completò o mise in atto una serie di occupazioni anfibie delle maggiori città costiere nemiche.

Situazione generale Negli anni precedenti il conflitto, la crescente ostilità tra la Triplice alleanza e il Regno Unito aveva posto la Regia Marina italiana in una situazione difficile: essa e la k.u.k. Kriegsmarine (la marina da guerra austro-ungarica) potevano, se riunite, fronteggiare la Marine nationale francese, a patto che non fosse appoggiata dalla Royal Navy britannica. La convenzione navale firmata il 23 giugno 1913 nell'ambito della Triplice alleanza garantiva all'Italia l'appoggio della flotta austro-ungarica, la cui utilità era però limitata alla protezione delle coste nazionali, lasciando indifeso il traffico mercantile: la consapevolezza che la sua vitale continuità era nelle mani della Mediterranean Fleet fu causa non ultima della scelta della neutralità nell'estate 1914, quando scoppiò la prima guerra mondiale. Le flotte mediterranee della Francia e del Regno Unito erano superiori, in termini numerici, nel campo dell'artiglieria navale alle squadre italo-austro-ungariche e tale preponderanza sarebbe stata ulteriormente rafforzata qualora le forze navali russe fossero intervenute nel Mediterraneo. Tuttavia, le unità da guerra della Triplice alleanza annoveravano novantanove moderni cannoni da 305 mm L/45 o L/50, mentre l'Intesa disponeva soltanto di ottantaquattro pezzi similari: in caso di battaglia, perciò, la Regia Marina e la k.u.k Kriegsmarine avrebbero goduto di maggior gittata e potenza di fuoco.. Forti di questo vantaggio, l'Impero tedesco, l'Austria-Ungheria e l'Italia firmarono il 10 novembre 1913 una seconda convenzione navale, che assicurava l'utilizzo dei porti di Napoli-Gaeta, Messina e Augusta alle forze navali combinate delle tre nazioni, riunite sotto il comando dell'ammiraglio austro-ungarico Anton Haus. Questa scelta fu fatta per tutelare le flotte mediterranee della Triplice alleanza, le quali allo scoppio del conflitto si sarebbero trovate in posizione avanzata per colpire rapidamente ed efficacemente i trasporti di truppe francesi via mare..

Dopo l'attentato di Sarajevo, la marina austro-ungarica si mobilitò in fretta; il 18 luglio 1914 l'ipotesi di attuazione del Kriegsfall B ("Piano di guerra Balcani") giustificò l'ordine alle unità della squadra di completare le provviste di carbone a Pola. Il 22 luglio la II Divisione navale, composta dalle navi della classe Radetzky, si dislocò a Cattaro; il giorno seguente fu messa in allarme la flottiglia del Danubio (Donauflottille). Il 24 luglio l'incrociatore leggero , i cacciatorpediniere Uskoke, Ulan, Streiner, le torpediniere 61, 66 e 68 e gli idrovolanti E18, E20 ed E21 furono inviati da Pola a Kumbor (golfo di Cattaro); al contempo la II Divisione fu informata dal comando della Marina che avrebbe operato alle dirette dipendenze del VI Corpo d'armata, il quale dal 28 luglio avrebbe iniziato a muovere verso le coste della Dalmazia.. Fu inoltre assicurata la disponibilità delle unità in costruzione, che potevano essere rimorchiate a Pola (nave da battaglia Szent Istvan, incrociatori protetti Saida, Helgoland, Novara, cacciatorpediniere Chamäleon, Pola, Teodo, le torpediniere da 79 a 81 e da 98 a 100). A Porto Re rimasero le torpediniere da 82 a 97..

Il 3 agosto, infine, il governo italiano annunciò la propria neutralità. Tale decisione bloccava i movimenti della Regia Marina che, in vista della collaborazione con la flotta austro-ungarica, aveva stanziato a Brindisi la I Squadra (in attesa di prendere il mare), a Gaeta una divisione della II Squadra, a La Spezia le altre tre divisioni della II Squadra, pronte queste a contrastare la flotta francese.. Pochi giorni prima, e cioè il 30 luglio, la flotta britannica aveva concluso i rifornimenti alla base di Malta e la Marine nationale, mentre si concentrava a Tolone, inviava navi da trasporto vuote verso le colonie dell'Africa. La marina da guerra austro-ungarica, immediatamente dopo aver ricevuto l'ordine di mobilitazione generale, procedette all'attuazione dei provvedimenti previsti per tale eventualità. Essi comprendevano l'organizzazione del comando in capo della flotta, il quale era assunto dal comandante della marina ed esercitava le proprie funzioni (eccezion fatta per la flottiglia del Danubio) direttamente in tutte le questioni di carattere operativo; per il tramite del Ministero della guerra, Sezione marina, poteva intervenire in problemi di altra natura. Anche l'ammiraglio del porto di Pola e i comandi militari marittimi di Trieste e di Sebenico furono posti alle dipendenze del comando della flotta dal punto di vista marittimo-operativo..

Le forze in campo K.u.k. Kriegsmarine

La k.u.k. Kriegsmarine non era assolutamente attrezzata per una guerra offensiva. Sebbene le sue quattro moderne navi da battaglia monocalibro della classe Tegetthoff fossero il fulcro di una potente squadra da battaglia, insieme alle varie pre-dreadnought tra cui la classe Habsburg (tre unità) e le navi da difesa costiera come la classe Monarch (tre unità), dotate però solo di cannoni calibro 240 mm, non potevano confrontarsi su un piano di parità con le navi della Regia Marina, ben più numerose. A esse si affiancavano gli incrociatori corazzati , e , tutti esemplari unici, e gli incrociatori leggeri della classe Helgoland; un punto di forza dovevano essere i quattordici cacciatorpediniere della classe Huszár e i sei della classe classe Tátra, oltre ad alcune decine di torpediniere e una trentina di sommergibili. I principali porti da cui operava erano Trieste, Pola e Cattaro.

Regia Marina

La squadra da battaglia della Regia Marina, oltre a sei moderne navi monocalibro con cannoni da 305 mm (quattro in servizio allo scoppio della guerra, la e le tre della Classe Conte di Cavour, più due della classe Caio Duilio varate ma ancora in allestimento), contava sei pre-dreadnought tra le due della classe Regina Margherita e le quattro della classe Regina Elena, sempre dotate di pezzi da 305 mm. A queste si aggiungevano gli incrociatori corazzati della classe Giuseppe Garibaldi, della classe San Giorgio e quelli in parte obsoleti della classe Pisa, oltre ad altri minori e unità di seconda linea usate nelle colonie.

Parecchi cacciatorpediniere (circa sessanta), principalmente delle classi Indomito, Soldato e Pilo, completavano la squadra; alcune decine di torpediniere, anche se obsolete, e di MAS aumentavano il potenziale offensivo. Una ventina di sommergibili completavano il naviglio. Le basi principali della Regia Marina erano La Spezia, Taranto e Napoli, con forze minori a Brindisi, Augusta, Messina, Venezia e Palermo. Taranto divenne il fulcro delle operazioni navali italiane, mentre naviglio leggero fu concentrato a Brindisi.. Venezia fu difesa dagli attacchi austro-ungarici ma non ospitò mai una squadra da battaglia, vista l'esposizione alla minaccia dei sommergibili nemiciPer una descrizione dettagliata della difesa di Venezia si può consultare il volume di Favre, vedi: ..

L'Italia assisté con molta preoccupazione nei primi mesi del conflitto all'ingresso nel mare Adriatico della flotta francese, la quale ebbe una corazzata gravemente danneggiata e un incrociatore affondato in breve tempo, nonostante l'obiettivo fosse quello di bloccare nei porti la flotta austro-ungarica senza cercare lo scontro. La decisione finale di entrare in guerra a fianco delle potenze dell'Intesa fu quindi accolta con sollievo, poiché la Regia Marina diventava così la protagonista della guerra in Adriatico..

Marine nationale La Marine nationale era tra le prime al mondo e all'inizio della guerra schierava quattro navi da battaglia monocalibro classe Courbet, diciassette pluricalibro, ventidue incrociatori corazzati e tredici protetti, 35 cacciatorpediniere e 160 torpediniere, oltre a 50 sommergibili. Di queste unità, nel Mediterraneo erano schierate nella 1ére Armée Navale al comando dell'ammiraglio Auguste Boué de Lapeyrère tutte le 21 navi da battaglia (tra cui le 6 pre-dreadnought della classe Danton), 15 incrociatori, oltre 43 cacciatorpediniere e 15 sottomarini. La sua forza sarebbe cresciuta nel dicembre 1916 dopo la cattura della flotta greca al Pireo e fino alla restituzione delle navi alla Grecia nel 1917. All'inizio della guerra la sua base di operazioni fu Malta ma, dopo l'entrata in guerra dell'Italia, varie unità leggere furono dislocate a Brindisi e Corfù.

Royal Navy La presenza britannica nel Mediterraneo era incentrata sulla Mediterranean Fleet sotto il comando di Sir Archibald Berkeley Milne, con basi a Malta e Gibilterra. Delle tre unità originarie della classe Invincible di incrociatori da battaglia, che entrarono in servizio nella prima metà del 1908, due (l' e l') si unirono alla Mediterranean Fleet nel 1914. Assieme all', formarono il nucleo della flotta britannica all'inizio della guerra, quando le forze della Royal Navy furono impegnate nell'inseguimento del Goeben e del Breslau..

La neutralità italiana