La famiglia di Marsciano o dei Conti di Marsciano è una famiglia originaria dell'Umbria. Unì sotto di sé i rami “di Parrano”, “di Montegiove” e “di Migliano”, predicati originati da quelli che furono i più importanti feudi familiari.
Storia Origini Secondo quanto scritto nel testamento del 1476 del capitano di ventura Antonio di Marsciano, fu fama diffusa dei suoi tempi che la famiglia avesse avuto origini dai barbari BurgundiUghelli, ”Albero et istoria della famiglia dè conti di Marsciano”, pag.154.
Lo storico Ferdinando Ughelli, ipotizza l'origine di questa famiglia dai Cadolingi, risalendo nella storia familiare fino alla persona del conte Cadolo (X secolo)Ughelli, ”Albero et istoria della famiglia dè conti di Marsciano”.
Gli storici moderni sono invece più favorevoli ad accogliere l'ipotesi secondo cui la famiglia discenda dai Conti di Chiusi, come peraltro riportato dallo stesso Antonio di Marsciano nel suo testamento, secondo il quale questa notizia sarebbe stata tramandata dai suoi aviAugusto Ciuffetti, ”Una dinastia feudale dell'Italia centrale: i conti di Marsciano (secoli X-XX), Marsciano 2006”.
XI e XII secolo La storia della famiglia è tracciata dall'XI secolo fino all'anno 1667 nell'opera di Ferdinando Ughelli, che ne ha pure ricostruito la genealogia per mezzo di un dettagliato albero genealogico. Il lavoro dell'Ughelli venne commissionato da Lorenzo di Marsciano.
Quello che si può considerare come il capostipite della famiglia viene identificato in Bernardo di Bulgarello che nel 1118 per primo riceve in feudo dal Vescovo di Orvieto il castello di Parrano, primo insediamento umbro. Da lì i suoi successori si diffondono gradualmente e rapidamente nella fascia fino a Marsciano, occupandone tutti i feudi interposti, e formando così uno strategico “cuscino” tra i due potenti comuni di Orvieto e Perugia.
XIII secolo Nel 1216 Bulgarello di Raniero viene eletto podestà di Perugia, e nel 1217 viene nominato come testimone nella Lega tra perugini e aretini contro il comune di Città di Castello.
Nel 1235 Raniero di Bulgarello viene eletto podestà di Verona, per poi venire scelto nel 1250 con la stessa carica a Perugia e nel 1251 a Firenze.
Nel 1263 già Bulgarello e Bernardino di Raniero occupano il castello di Poggio Aquilone, nel 1273 i castelli di Monteleone e Montegabbione, e risultano avere proprietà terriere a Castel di Fiori. Nel 1269 i due anzidetti compaiono in un documento con il predicato "di Marsciano", che l'Ughelli sottolinea esser la fonte più antica da lui ritrovata ove è presente questo appellativo.
Nel 1280 Nardo di Bulgaruccio con i fratelli Nerio e Ugolino dividono per mezzo di atto con Bernardino i castelli di Marsciano, Poggio Aquilone, Migliano, Castel Vecchio in Val d'Orcia, la villa di S. Pietro in Sigillo e di S. Croce, la montagna di Carnaiola, ed il castello di Parrano. Il 15 aprile 1281 Nardo con i fratelli e con lo zio Bernardino di Raniero vendono il castello di Marsciano al comune di Perugia per 5000 libre, pur mantenendo il titolo di conti di Marsciano, fin ai tempi moderni, oltre ad alcuni possedimenti.
Nerio di Bulgaruccio, una volta venduto il castello di Marsciano, nel 1282 chiede permesso al Vescovo di Orvieto di costruire vicino a Montegiove un oratorio, ove poter far celebrare la messa. Il permesso viene accordato e viene quindi costruita una chiesa che ora si chiama La Scarzuola. La leggenda vuole che qui si fosse fermato San Francesco e che con una frasca di una pianta palustre, la scarza, avesse costruito una capanna per dimorarvi. La Scarzuola da semplice chiesa diviene poi convento, mantenendo il patronato dei Conti di Marsciano per molti secoli, e la sepoltura degli stessi discendenti della famiglia fino al XIX secoloM. Sensi, ”La Scarzuola - Buzzinda”. Nel 1283 Nerio, dopo la morte della moglie, si fa frate del Terzo ordine francescano, e vive con abito di penitenza nella propria casa.
Nel 1296 Cello di Bernardino è podestà dì Orvieto, carica che successivamente avrà pure a Todi.
XIV secolo Nel 1310 Bulgaruccio di Ugolino viene eletto Capitano dell'esercito dei Guelfi di Todi. Molto stimato dal Duca Piero, fratello del Re di Napoli, che transitava in Toscana in aiuto dei Guelfi contro i pisani, effettua per questo sovrano una ambasciata presso Orvieto per avere aiuto in denaro e soldati. Bulgaruccio, raccolti i combattenti necessari, parte per la Toscana, ove partecipa alla Battaglia di Montecatini, rimanendo prigioniero del Capitano ghibellino Uguccione della Faggiola. Una volta portato prigioniero a Pisa interviene il comune di Perugia che con una ambasciata chiede ad Orvieto uno scambio di prigionieri. Il comune orvietano acconsente, ma mentre si tratta lo scambio Bulgaruccio muore in Pisa nel mese di settembre, incarcerato nella Torre della fame, anche se con pareri discorsi che sostengono invece che egli sia morto nella casa dei suoi familiari.
Nel 1325 Tiberuccio di Lamberto si trova con altri Marsciani con un esercito schierato contro il castello di Campiglia, la cosa si conclude tre anni dopo quando Tiberuccio viene incluso nell'accordo di tregua stipulata tra le parti.
Nel 1350 Bulgaro di Tiberuccio conclude una transazione con il comune di Orvieto, che lo obbliga a pagare 1000 fiorini, e a lasciare in ostaggio il fratello Ugolino fino al pagamento della somma dovuta. Nel 1351 Ugolino riesce a evadere dalla prigione, cosa che provoca l'irritazione del Comune che organizza un esercito contro Bulgaro per distruggere Castel Brandetto a la Badia d'Acqua Alta, ora Castel di Fiori, suoi possedimenti. I due fratelli sono assaliti e poi banditi dal territorio d'Orvieto. Bulgaro si decide quindi a pagare il debito contratto, ed il bando viene consequenzialmente revocato. Una volta riappacificatosi con il comune di Orvieto diviene, nel 1355 per questo comune, Connestabile della Cavalleria.
Sempre nel 1355 Bandino di Nerio di Nardo sposa Fiandina Monaldeschi ed acquista Civitella della Montagna (odierna Civitella dei Conti) dagli eredi di Leoncello di Fiordivoglia, antichi signori di quel castello.
Nel 1357 nasce a Montegiove Angelina di Marsciano, religiosa fondatrice del Terzo Ordine Regolare di San Francesco, beatificata l'8 marzo 1825 da Papa Leone XII.
Nel 1381 i fratelli Piergiovanni e Ranuccio di Petruccio sono contrapposti ai parenti fratelli Nicolò e Mariano di Jacopo nelle lotte partigiane tra Muffati e Mercorini a Perugia.
XV secolo Nelle lotte tra Perugia e Siena contro Mantova, è implicato Manno di Piergiovanni, subendo quest'ultimo un attacco a Poggio Aquilone da parte dell'aretino Giovanni Tarlati, detto "il tedesco", militante per i senesi, che lo costringe ad uscire allo scoperto con il fuoco. Fin dal 1395 Manno si schiera fedelmente dalla parte dei Muffati con i quali nel 1434 prende a forza i castelli di Monteleone e Montegabbione, tenuti fin al 1437, e poi restituiti ad Orvieto in occasione della venuta del cardinale Giovanni Maria Vitelleschi.
Nel 1400 il castello di Montegiove si ribella a Manno, il quale è obbligato a rimanere fuori da esso per molto tempo. Nel 1409 Manno stesso regala il castello di Civitella dei Conti al famoso capitano perugino Ceccolino Michelotti, con un gesto che l'Ughelli definisce "d'ostentazione".
Guerriero di Pier Giovanni milita per molti anni col Gattamelata al servizio dei veneziani. Nel 1434, capitano di cavalleria, rimane prigioniero ad Imola del Duca Filippo Maria Visconti di Milano. Nel 1473 viene mandato dal Gattamelata con trecento cavalli e duecento fanti alla conquista di Chiari in Val Camonica, e poi a soccorrere Brescia, indi è vittorioso nella battaglia contro i Milanesi sul fiume Sarca. Sposa Arpalice Salimbeni, della omonima potente famiglia senese.
Nel 1436 Ranuccio di Manno è podestà di Rieti, e sotto questo nel 1452 nasce la ribellione di Parrano nella quale il popolo scaccia i conti dal castello e si divide i beni di questi. La ribellione si ripropone nel 1454, e in questa occasione gli uomini del castello, per scongiurare ogni possibile ritorno dei Marsciano, offrono il castello a Pier Ludovico Borgia, nipote di papa Callisto III. I conti allora scongiurano il papa di non privarli di tale feudo, dal momento stesso che i loro antenati trecento anni prima avevano edificato lo stesso castello. Nel 1455 il castello, retto pro-tempore dal Cardinale Camerlengo, viene finalmente recuperato con la forza dallo stesso Ranuccio, aiutato dai Perugini.
Nel 1414 Uguccione di Bulgaro, con il fratello Ugolino ed altri Marsciani milita in favore di Re Ladislao I di Napoli, ed è Commissario dell'Esercito Regio nella espugnazione di Roma, Orvieto e Viterbo, per questi motivi viene fatto cancellare da tutte le querele e condanne su di lui pendenti, emesse dagli orvietani. Nel 1436 Giovanni di Guido dei nobili di Seano cerca di sottrargli il castello di Rotecastello, di cui Uguccione è signore.
Il 20 dicembre del 1429 nasce a Migliano Antonio di Ranuccio di Manno. Egli viene educato sin dalla sua giovinezza alle armi dallo zio Guerriero di Marsciano e dallo zio materno Gentile di Leonessa, capitani di ventura al soldo della Repubblica veneta, e da Erasmo da Narni detto il Gattamelata, famosissimo e ricchissimo capitano, anch'egli al soldo di Venezia, che è predestinato a diventare suo suocero. La figlia Todeschina di Gattamelata diverrà sposa di Antonio fin dalla giovane età. Antonio combatte per Venezia e nel 1459, a 30 anni diviene uno dei tre comandanti delle "Lance Spezzate", corpo di altissimo livello, e due anni dopo diviene unico comandante, fatto rarissimo per Venezia, che teme i colpi di stato di questi forti capitani, con una carica che verrà mantenuta per tutto il suo servizio presso la Serenissima. In questo periodo combatterà principalmente contro Trieste, i Turchi, e contro il ducato di Milano (per notizie più precise vedere pagina Antonio di Marsciano). Nel 1483 Antonio è fatto prigioniero dai ferraresi e per vari motivi deve passare a combattere sotto Lorenzo de' Medici. Firenze è contrapposta a Genova, e il 30 settembre 1484 Antonio nell'assedio di Pietrasanta muore colpito da un pezzo d'artiglieria. Il suo corpo viene portato a Pisa, dove viene tumulato nella chiesa di S. Michele fuori le mura (odierna chiesa di San Michele degli Scalzi).