Il Lacrima di Morro d'Alba, chiamato anche Lacrima di Morro, è un vino rosso DOC marchigiano ottenuto dal raro vitigno autoctono anconitano "Lacrima".

Zona di produzione Viene prodotto unicamente in alcuni comuni collinari della provincia di Ancona: Morro d'Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, in quest'ultimo con l'eccezione dei fondivalle e dei versanti prospicenti il mare. I confini della denominazione, distanti mediamente non più di 25 km dall'Adriatico, ricadono in una zona climatica temperata, con estati calde e precipitazioni comprese tra 700 e 800 mm annui. I suoli, ubicati tra i 150 e i 250 metri di altitudine, hanno elevata profondità e sono particolarmente ricchi di argille fini e calcare, condizioni ideali per lo sviluppo di una viticoltura di pregio.

Attualmente, per ettari e quantità, il Lacrima di Morro d'Alba è la terza produzione rossa delle Marche in ordine d'importanza.

Produzione storica per provincia Stagione Volume (hl) Ancona (Morro D'Alba, San Marcello, Belvedere Ostrense, Monte San Vito, Senigallia e Ostra) 2014/15 10.859Ancona (Morro D'Alba, San Marcello, Belvedere Ostrense, Monte San Vito, Senigallia e Ostra) 2024/25 9.000

Storia e origine del nome L'origine etimologica del nome di questo vino è assai peculiare ed è collegata al vitigno e al territorio da cui proviene, così come la sua storia. La prima parte del vocabolo, unica nel suo genere, deriva dalla caratteristica della Lacrima di emettere goccioline di succo dagli acini maturi: tale uva nera è infatti dotata di buccia spessa ma delicata, soggetta a spaccature durante le ultime fasi di maturazione del grappolo, specie se caratterizzate da piogge abbondanti. Le piccole gocce (lacrime) che colano dalle fenditure dei chicchi danno appunto il nome Lacrima, mentre (di) Morro d'Alba è il toponimo del più importante comune di coltivazione della varietà.

Il vitigno Lacrima, presente oggi solamente nell'anconetano, è tradizionalmente noto fin dal Medioevo: secondo una leggenda locale la sua più remota testimonianza risalirebbe a Federico Barbarossa, che nel 1167 durante l'assedio di Ancona scelse le mura e il castello di Morro d'Alba come riparo, costringendo gli abitanti del borgo a cedergli i loro beni più preziosi, tra cui il vino di Lacrima, che tanto piacque al monarca.

I più antichi documenti scientifici relativi a questa cultivar risalgono invece alla seconda metà del XIX secolo, nei quali venne attribuita alle Marche, anche se le sue esatte origini restano tutt'oggi sconosciute. Nel volume “La esposizione ampelografica marchigiana-abruzzese tenuta in Ancona il settembre 1872 e studi sulla vite e sul vino della provincia anconitana” del 1873, la Lacrima ricevette un’accurata e dettagliata analisi, con le prime rappresentazioni dei diversi organi botanici, delle fasi fenologiche e della suscettibilità ai patogeni, oltre a un ottimo giudizio sulle qualità enologiche riscontrate. Altre citazioni si rinvengono nei "Bollettini Ampelografici" dell'800 e in particolare nel primo tomo di "Ampelografia Italiana", pubblicato nel 1879 a cura del "Comitato Ampelografico Centrale". Qui, tra le varietà di Vitis vinifera più importanti delle Marche, fu inserita appunto la Lacrima, la cui delineazione biologica corrisponde perfettamente a quella odierna, anche se non concorda con quella data dal Gallesio nella sua “Pomona Italiana”, né rispecchia altre uve che portavano lo stesso nome e che erano un tempo diffuse nelle aree meridionali del Paese.

Questo vitigno, una volta assai più frequente nel Medio Adriatico, è di difficile coltivazione e rischiò seriamente l'estinzione durante il secondo dopoguerra, espiantato e sostituito progressivamente da altre viti più produttive e resistenti alle patologie ma spesso di minor qualità e pregio. La varietà venne recuperata su meno di 10 ettari di vigneti residui nelle campagne di Morro d'Alba e si salvò grazie ad alcuni amministratori e viticoltori locali, che dopo aver fatto istituire la DOC nel 1985, primo anno del rilancio, ripresero a dedicarsi alla sua coltura.

A compimento del percorso di rivalutazione e tutela, tra la fine degli anni Novanta e i primi decenni del Duemila nacquero il consorzio "Istituto Marchigiano di Tutela Vini" (IMT) e l'associazione "Produttori Lacrima di Morro", aventi funzioni di vigilanza sul rispetto del disciplinare di produzione e compiti di salvaguardia, valorizzazione e promozione della denominazione nel suo complesso.

Tecniche di produzione

Il vitigno semi-aromatico Lacrima, principale costituente della DOC, è utilizzato a livello nazionale quasi esclusivamente per produrre Lacrima di Morro d'Alba e le superfici coltivate certificate sono passate dagli originari 7 ha di vigneti del 1985 agli oltre 256 ha del 2025. La forma di allevamento comunemente adottata in campo è la controspalliera (Guyot e cordone speronato); è vietata ogni pratica di forzatura delle viti, mentre l'irrigazione di soccorso è ammessa. L'uva Lacrima concorre per almeno l'85% del prodotto finale e il suo mosto viene impiegato in purezza oppure con l'aggiunta, limitata a un massimo del 15% del totale, di altre uve nere non aromatiche della regione Marche (Sangiovese, Montepulciano). Il vino è ottenuto tramite vinificazione in rosso classica (per il Base e il Superiore), macerazione carbonica (per il novello) e passito. L’affinamento non è di solito eseguito in botte ma sono preferiti i contenitori d'acciaio inox per conservarne intatti gli aromi. Solo alcune versioni speciali e selezioni di cantina maturano in legno o direttamente in bottiglia. Tutti i processi produttivi, dallo stoccaggio dei grappoli all'immissione in commercio, devono essere svolti all'interno dei comuni di Morro d'Alba, Monte San Vito, San Marcello, Belvedere Ostrense, Ostra e Senigallia, o in provincia di Ancona, secondo apposita delibera della Giunta regionale. Il titolo alcolometrico del prodotto finale varia da un minimo dell'11% a un massimo che supera il 15% (tipologie Superiore e Passito).

Disciplinare La DOC è stata approvata con DPR 09.01.1985, pubblicato sulla G.U. 171 - 22.07.1985. Successivamente il disciplinare ha subìto le seguenti modifiche:

DM 06.04.1999 G.U. 85 - 13.04.1999 DM 22.12.1999 G.U. 2 - 04.01.2000 DM 18.07.2005 G.U. 174 - 28.07.2005 DM 28.05.2009 G.U. 135 - 13.06.2009 DM 30.11.2011 G.U. 295 - 20.12.2011 (pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf) DM 12.07.2013 (pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf) DM 28.10.2013 (pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf) DM 07.03.2014 (pubblicato sul sito ufficiale del Mipaaf)

L'ultima versione, attualmente in vigore, è stata ratificata con DM 6.08.2021, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e dell'Unione Europea lo stesso anno. Il riconoscimento ufficiale di questa denominazione avvenne parecchi anni dopo la richiesta iniziale agli organi competenti statali, a causa dell’opposizione della regione Piemonte.

Tipologie Sono riconosciute dal disciplinare di produzione tre tipologie di Lacrima di Morro d'Alba:

Base: la più diffusa e numericamente prevalente sul totale dell'etichettato, ideale come vino da degustazione o quotidiano. Superiore: versione più rara e costosa del Lacrima, ottenuta con una particolare gestione della vigna, seguita da lavorazione accurata dei grappoli e affinamento in bottiglia per almeno 12 mesi. Per produrre questa tipologia le uve vengono selezionate, raccolte tardivamente e spesso lasciate leggermente appassire (3-5 giorni) prima di essere vinificate. La sua vendita è consentita solo dopo il 1º settembre dell'anno successivo alla vendemmia. Passito: ricavato dalla disidratazione controllata degli acini, risulta secco, amabile o dolce in base al residuo zuccherino finale.

BaseSuperiorePassitoUvaggioLacrima min. 85%Lacrima min. 85%Lacrima min. 85% Titolo alcolometrico minimo11,00% vol.12,00% vol.15,00% vol.Acidità totale minima4,5 g/l4,5 g/l4,0 g/lEstratto secco minimo20,00 g/l22,00 g/l25,00 g/lResa massima di uva per ettaro13 t/ha10 t/ha13 t/haResa massima di uva in vino70%70%45%

Caratteristiche organolettiche Vino dall'elevato contenuto antocianico, da consumarsi preferibilmente giovane per la bassa presenza di tannini, ma che si presta bene anche a un moderato invecchiamento.

Colore: rosso rubino molto carico con notevoli ed evidenti sfumature violacee, specie nel primo periodo. Rosso, granato o porpora nel passito. Odore: aromatico, gradevole, intenso e persistente. Spiccano sentori floreali di rosa (grazie all'abbondante geraniolo) e viola, seguiti da frutti rossi. In gioventù ha caratteristico profumo vinoso fresco e delicato, di uve in fermentazione (detto “di cantina”). Sapore: morbido, asciutto, di medio corpo, piacevole, con tenue acidità e tannicità equilibrate. Il passito ha un retrogusto vellutato, armonico e dolce, talvolta di frutta sciroppata; risulta secco all'assaggio solamente se il tenore di zuccheri residui è scarso.

Abbinamenti consigliati Tipico vino autunnale, tradizionalmente consumato nella regione d’origine come novello durante il periodo natalizio o tardo-estivo per l’invecchiato di un anno o più. Il Lacrima si serve a 16-18 °C e si abbina a specialità locali come salumi (salame tipo "Fabriano", ciarimboli o salsicce di fegato), latticini, tartufo, primi piatti "rossi" (fettuccine o maccheroncini di Campofilone al ragù marchigiano o di selvaggina) e secondi a base di carne, ma anche ad alcune pietanze ittiche e antipasti marinati (pescato azzurro, stoccafisso) o con il tipico brodetto di pesce all'anconetana. La versione passita è ottima per accompagnare formaggi stagionati, erborinati, marmellate rosse, cioccolato fondente e anche pasticceria secca. Il Lacrima di Morro d’Alba è indicato sia come vino da pasto, per tutti i giorni, sia per occasioni speciali come convivi e ricorrenze. Per poterne apprezzare al meglio le qualità organolettiche, va versato per meno della metà della sua capienza totale in un calice di vetro liscio e sferico, trasparente, di media grandezza e con lungo stelo.

Sinonimi e omonimie Al nome proprio della denominazione può venire anteposto sia un articolo determinativo maschile, "il" Lacrima, che uno femminile, "la" Lacrima, ed entrambe le versioni risultano corrette.

Il Lacrima di Morro d'Alba non ha legami di alcun tipo con il vino campano "Lacrima Christi del Vesuvio".

Note

Voci correlate Lacrima (vitigno) Vini delle Marche Vini DOC

Altri progetti

Collegamenti esterni

Categoria:Vini DOC della provincia di Ancona Categoria:Vini DOC e DOCG prodotti con uva Lacrima Categoria:Morro d'Alba