Commediografo, attore, poeta in vernacolo, fondò il periodico La Cèa che fu pubblicato per cinque anni, scomparendo poi nel 1955 poco prima dello scrittore stessoIl vernacolo nell'attuale dibattito..., p.81.
Biografia
Figlio di Vittorio Sartori e Teresa MarzialiBurgalassi, Domenico Sartori, Le sue opere e il suo tempo, p.86, frequentò da ragazzo l'Istituto Salesiano di Collesalvetti dove ottenne il diploma di liceo. Una serie di difficoltà familiari rese la sua giovinezza difficile, ma con il matrimonio con Maria Irma Focacci, avvenuto il 20 novembre 1925, quando egli abitava in piazza Santa Caterina (nel piano superiore della Canonica con annesso Teatro, l'attuale Lux) e con l'impiego al Dazio di Pisa in qualità di contabile, cominciarono interessi e soddisfazioni, anche grazie alla nascita dei figli Vittorio (1925), Carla (1927), M. Grazia (1929) e Franca (1943). Successivamente si trasferì in via Mercanti prima, ed in Piazza della Berlina poi, dove riuniva gli amici e programmava la sua attività di attore, di direttore artistico e di compositore vernacolo.
Di origine friulana (i genitori provenivano da Gemona), seppe immedesimarsi profondamente nella vita e nella sensibilità pisana, di cui divenne, insieme ad amici e familiari (da lui utilizzati tutti nelle frequenti recite teatrali), un propulsore, tanto che gli Amici del Teatro di Pisa, in un attestato di benemerenza datogli nel 1955, gli attribuirono la "creazione del teatro vernacolo pisano" e la divulgazione dei tanti componimenti teatrali classici, allora di moda.
Piccolo di statura (la patente n. 30 dell'Agenzia Comunale delle Imposte di Consumo reca l'altezza di m. 1,64), di colorito olivastro, con capelli a riccioli che gli inquadravano prepotentemente la faccia e ne mettevano in ancor più evidenza gli occhi profondi, nella sua breve vita (appena 54 anni, così come a poco più di 50 anni erano giunti i suoi genitori) seppe conquistarsi l'amicizia di illustri personalità della sua epoca (tra tutti Giuseppe Malagoli e Bruno Fattori, che ebbero una grande parte nella ricostruzione del vernacolo pisano post-guerra) e l'amicizia di molti che con lui collaborarono a rendere più fiduciosa la tetra atmosfera di una Pisa distrutta dalla guerra.
Le sue recite, tenute dapprima nei massimi teatri della città, non disdegnarono poi quelli modesti di provincia così come non disdegnarono, dopo la guerra, gli improvvisati piccoli teatri della sua città martoriata e semidistrutta. La vicinanza del teatro di Santa Caterina (poi distrutto da un furioso incendio all'epoca dei contrasti tra cattolici e fascisti nel 1931) e quella del Verdi ne stimolarono l'attività teatrale e di compositore, che iniziata con "La 'Onquista delle Baleari" (1935) culminò poi con "La 'asa rifatta" del 1947 e con la fondazione del periodico "La Cèa" (1950-1955).
Morì l'11 marzo 1956Burgalassi, Domenico Sartori, Le sue opere e il suo tempo, p.87.
Opere
Durante la sua vita Sartori produsse un notevole numero di opere, tutte trattanti fatti e avvenimenti pisani, o relativi alla storia e la cronaca presente (ad esempio con Er Giòo der Ponte), o al glorioso passato della Repubblica Marinara (ad esempio con La 'Onquista delle Baleari).
La maggior parte delle opere successive alla Seconda guerra mondiale è inserita nei numeri del periodico mensile La Cèa, e tratta gli stessi temi delle opere precedenti.
Le opere più importanti sonoBurgalassi, Domenico Sartori, Le sue opere e il suo tempo, pp.55-88, Burgalassi, Rassegna storico-bibliografica del vernacolo pisano, pp.77,197-198: La gròlia di Pisa, 1935 La 'Onquista delle Baleari, 1935 Er Giòo der Ponte, 1935 Pisa 'un c'è più, 1944 Macerie, 1945 Il Gobbo di Picche, commedia in tre atti, la cui stesura fu avviata nel 1945 senza essere poi portata a termine (si interrompe alla scena 8ª del primo attoBurgalassi, Domenico Sartori, Le sue opere e il suo tempo, p.55). La 'asa rifatta, 1946 Ar Barzello, in "Favente Diana" Mostra della Caccia 1946. Numero Unico anno XVI, p. 6 Biritùfoli, in "La Cèa", 1950, n. II, p. 4, prosa Pezzettino di cèlo, in "La Cèa", 1950, n. I, p. 2, poesia Bella mi' Pisa, in "La Cèa", 1950, n. VIII, p. 3, poesia Da quando viensi ar mondo..., in "La Cèa", 1950, n. IX, p. 5, poesia La 'ampanella di Natale, in "La Cèa", 1950, n. X, p. 1, poesia Disfida ar Giòo, in "La Cèa", 1950, n. IV, p. 5, poesia Quando Pordino..., in "La Cèa", 1950, n. IV, p. 7, poesia La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1950, n. X, p. 6, 1ª puntata, poemetto La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. I, p. 4, 2ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. II, p. 6, 3ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. III, p. 3, 4ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. IV, p. 2, 5ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. V, p. 6, 6ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. VII, p. 6, 7ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. VIII, p. 6, 8ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. IX, p. 6, 9ª puntata La 'Onquista delle Baleari, in "La Cèa", 1951, n. XII, p. 7, 10ª ed ultima puntata Schisoli, vocabolarietto in 16 puntate su "La Cèa" dal settembre 1951 al gennaio-febbraio 1953 Chi campa si rifà, in "La Cèa", 1952, n. IX, pp. 4–5-6, prosa Alla Luminara, in "La Cèa", 1953, n. VI, p. 6 Ar Barzello, in "La Cèa", 1953, n. VII, p. 3 Er Bimbo Malato, in "La Cèa", 1953, n. VIII/IX, p. 5 Pisa 'un c'è più..., in "La Cèa", 1953, n. VIII/IX, p. 9 Er Ber Canto, in "La Cèa", 1953, n. X, pp. 4–5-6 La Gloria di Pisa (Scenetta Vernaola), in "La Cèa", 1954, n. I/II, pp. 6–7; vignetta, I episodio La Gloria di Pisa (Scenetta Vernaola), in "La Cèa", 1954, n. III/IV, pp. 4–5-6-7-8; vignetta, II episodio seguito del numero precedente Pineta, in "La Cèa", 1954, n. VIII/IX, p. 9 Convegno a San Giusto, in "La Cèa", 1954, n. X, p. 1 Er Poeta e la Bimbetta - Er mio e 'r tuo..., in "La Cèa", 1955, n. I/II, p. 10 Nèri Scacceri e la su' Pisa, manoscritto, riguardante la storia di San Ranieri e della città di Pisa, con cui, nel 1953, vinse la "Cèa d'oro" al "Primo concorso per una composizione in vernacolo pisano" bandito in quell'anno dall'Ente Provinciale per il TurismoBurgalassi, Domenico Sartori, Le sue opere e il suo tempo, p.64, Sezione Locale: Tutto vernacolo, p.15: http://www.comune.pisa.it/biblioteca/pdf/accessloc_novem09.pdf Neri Scaccièri: La 'onquista delle Baleari, Pisa: Nistri-Lischi, 1954, prima edizione di Neri Scacceri in coppia con La 'onquista delle Baleari. Neri Scaccieri illustrato da Paolo TerreniIL VERNACOLO nell'attuale dibattito..., p.31, edito dopo la morte del Sartori da Paolo Terreni che lo ha illustrato, Pisa: Nistri-Lischi, 1979 La Toscanella, parodia vernacola in 3 atti dell'opera Tosca di Giacomo Puccini, unica commedia rimasta inedita, edizione postuma: Domenico Sartori, La Toscanella, Pontedera, Bandecchi&Vivaldi, stampa 2002Sezione Locale: Tutto vernacolo, p.16: http://www.comune.pisa.it/biblioteca/pdf/accessloc_novem09.pdf
Pseudonimi Domenico Sartori ha pubblicato anche con due pseudonimi:
Cremondo Rosiati Questo pseudonimo è anche un anagramma del nome autentico. Sotto questa firma Sartori ha prodottoSilvano Burgalassi, Rassegna storico-bibliografica del vernacolo pisano, pp.78,198: dal 1941 il giornalino "Al pezzo!" In Crinia, in "La Cèa", 1951, n. VIII, p. 2 Er Neonato, in "La Cèa", 1952, n. I, pp. 5–6 Frate Zuccone, in "La Cèa", 1952, n. II, p. 5 Giannibéo, in "La Cèa", 1952, n. III, p. 4 Er Deôro della legge, in "La Cèa", 1952, n. IV, p. 5 Anno Nòvo, in "La Cèa", 1952, n. XI/XII, p. 4 Pasqua, in "La Cèa", 1953, n. III, p. 1 Natale, in "La Cèa", 1953, n. XI/XII, p. 1,2
D.S. Sotto questa firma Sartori ha prodottoSilvano Burgalassi, Rassegna storico-bibliografica del vernacolo pisano, p.229: Stornellata, in "La Cèa", 1951, n. 1, p. 6 Al Traghetto, in "La Cèa", 1951, n. 5, p. 5 Mamma, in "La Cèa", 1952, n.1, p. 2
Il ruolo di Sartori nella letteratura vernacola pisana Il "faticoso periodo della ricostruzione"
Dopo la II Guerra Mondiale, ebbe inizio per la letteratura vernacola pisana il "faticoso periodo della ricostruzione (1950-1974)"Burgalassi, Rassegna storico-bibliografica, p.74. Gli eventi bellici sono rimasti profondamente incisi nelle vicende e nella letteratura vernacola pisana. Troppe distruzioni, materiali e morali, a cui è succeduto un boom economico che ha "spostato" il baricentro della vita individuale e collettiva. Vari fenomeni furono complici di questa "crisi": i processi industriali, l'urbanesimo, il profondo rimescolio degli abitanti dalle altre regioni in Toscana e viceversa; l'attenuarsi graduale della vita agricola e la profonda modifica delle professioni artigianali abituali; l'elevarsi del livello scolastico e il progressivo formarsi della lingua regionale e nazionale abbastanza "omogenee" per opera dei mass-media, televisione e radio in testa; la rivoluzione delle strutture economiche e culturali che hanno portato a una trasformazione dei valori tradizionali.
Il momento in cui compaiono i primi poemetti di Sartori non è certo tra i più favorevoli alla musa vernacola, che da qualche tempo vive infatti appartata in discreta solitudine. Già nei primi anni del nuovo secolo l'interesse che aveva sospinto tanti scrittori verso l'esperienza vernacola si è decisamente attenuato e non sembra più trovare sbocchi utili ad una sua rinnovata e positiva esplicazione. La crisi si aggrava poi con il fascismo: si cerca con sempre maggiore insistenza il grandioso, si valorizza il nazionale, si esalta la romanità a scapito della pisanitàAdami, Domenico Sartori e gli anni de "La Cèa", in Burgalassi, Domenico Sartori: le sue opere e il suo tempo, p. 41, e si restringe così il già delimitato spazio per il domestico ed il paesano. Poi arriva la guerra e sembra che del vecchio mondo non debba proprio rimanere più nulla. Ed è invece proprio sotto la spinta di questo evento traumatico che avviene il graduale recupero delle piccole cose della tradizione cittadina. Così, il Sartori ha modo di esprimere il meglio dei suoi sentimenti e della sua espressione artistica (lirica) in Pisa 'un c'è più (1944), in Macerie (tre atti in vernacolo pisano ambientati a Pisa nell'estate del 1945), in La 'asa rifatta: (tre atti in vernacolo pisano collocati a Pisa tra il 1945 ed il 1946), in Nèri Scacceri (1954). Il dramma di una città distrutta, di cui si fanno eco i diari dello scultore Cenni e dell'avvocato Gattai e i disegni scheletrici di Mino Rosivedi Catalogo della Mostra a Volterra, estate 1985, affiora nel dolore di un pisano autentico che non solo piange sulle macerie materiali, sulle ferite impresse alla sua città, ma riflette su altre macerie "morali" tra cui il progressivo sfaldamento della famiglia e del quadro dei valori tradizionali, per effetto della presenza delle truppe americane, del consumismo e dell'egoismo invadente. Il suo forte richiamo alla solidarietà è la nota più frequente ed importante che, insieme ad una speranza mai venuta meno, offre motivi di conforto all'opera di ricostruzione materiale che vuole riportarela città ai fulgori di prima, a quella "Solitudine di un Impero" narrata prima da Borchardt in Pisa, solitudine di un impero (1920) e poi da Fernando Vallerini in Pisa come una fiaba (1979).
Il Comitato "Renato Fucini" All'indomani della fine della seconda guerra mondiale, i pochi superstiti della quasi spenta tradizione vernacola cittadina, insieme con alcuni nuovi seguaci, sotto la guidaAdami, Domenico Sartori e gli anni de "La Cèa", in Burgalassi, Domenico Sartori: le sue opere e il suo tempo, pp. 43-44 di Domenico Sartori, si ritrovano come un "gruppo di amici pisani" al Comitato "Renato Fucini"Burgalassi, Rassegna storico-bibliografica del vernacolo pisano, p. 79.