Per riviste italiane di cinema si intendono i periodici che, in Italia, si occupano di cinema in chiave storica, teorica, tecnica o critica. Esse hanno accompagnato l'invenzione del cinema dalle origini, diventando via via sempre più autonome, e allo stesso tempo distanziandosi dal "fenomeno" cinematografico per includere nelle loro pagine considerazioni d'ordine più generale. In alcuni casi hanno finito con fare da palestra per registi e intellettuali d'altro tipo, soprattutto negli anni sessanta che è forse stato il momento di maggiore attenzione e vendita delle stesse, almeno per la loro versione cartacea, laddove nel nuovo secolo si è cominciato a spostare la loro presenza sulla rete internet.

In senso molto generale, le riviste variano da semplice rotocalco pubblicitario o di supporto del divismo a strumento di critica militante che attraverso il cinema inteso come comunicazione di massa hanno voluto lanciare e sostenere ipotesi poetiche e sociologiche.

Storia Possono essere considerate prime riviste di cinema, persino i bollettini scientifici che accompagnano il cinema mentre si sta svolgendo la sua invenzione, e durante tutto il cosiddetto "precinema", laddove tra sistemi diversi e battaglie per i brevetti, si avvia quella sfilata di macchine che verranno poi sostituite dal cinematografo. A Londra, per esempio, si stampa un Optical Lantern and Cinematograph Journal (1905-1907) su cui già si parla del valore educativo e incantatorio delle immagini in movimentoAlan G. Burton, The British Consumer Co-operative Movement and Film, 1890-1960, Manchester University Press, 2005, p. 80..

Non esiste una prospettiva unica da cui guardare al cinema, ma certamente le sue origini, prima che in funzione spettacolare, hanno esplorato e puntato all'aspetto scientifico di osservazione della realtàVirgilio Tosi, Il cinema prima di Lumière (1984), Il Castoro, Milano 2007., quando il "Fenakisticopio" di Joseph Plateau rivela la sua vocazione di giocattolo e cede il passo a Étienne-Jules Marey e Eadweard Muybridge studiosi del movimento degli animali.

Possiamo forse considerare le loro ricerche le prime riviste di "cinema" o forse bisogna aspettare che il cinema diventi intrattenimento e che per attrarre pubblico si inventi la pubblicità. Che il lancio di una proiezione si accompagni già con i fratelli Auguste e Louis Lumière all'attenzione pilotata della stampaLo dice per esempio Aldo Bernardini nel suo capitolo sui Lumière in Gian Piero Brunetta (a cura di), Cinema & Film, Curcio, Roma 1986, p. 63. è sintomatico di quella peculiare combinazione di arte e industria che diverrà in pochi anni il cinema.

Ma all'origine il cinema (come del resto la fotografia) erano visti come strumenti collegati al discorso antropologico e geografico: il mondo che inquadravano veniva catturato più che rappresentatotanto che su questo si basa l'iniziale rifiuto degli artisti a considerare il nuovo mezzo: l'esempio di Eugène Delacroix che rifiuta la fotografia perché non costruisce, non compone e, selezionando campo e fuori-campo, non ha quella "totalità" che l'artista sa mettervi, si può trasporre in sede di Teorie cinematografiche allo sviluppo dell'importanza del montaggio, soprattutto da parte dei russi negli anni venti, e notoriamente di Ėjzenštejn. cfr. André Rouillé, La photographie, Gallimard, Paris 2005, pp. 67-71.. Sede della rappresentazione diventa, più che il film, la sala stessa che viene concepita ambulante, quasi circense, e preceduta dai manifesti murari che ne annunciano l'arrivosoprattutto in Inghilterra, Francia e negli Stati Uniti, con fenomeni come la Scuola di Brighton, le invenzioni di Georges Méliès, l'AM&B (American Mutoscope & Biograph), o la Vitagraph. In alcuni casi poi non è solo il "catalogo" delle ditte, ma un vero e proprio riversamento su carta dei film a fare da precursore alle "riviste", anche se fatto al solo scopo di difenderne i diritti d'autore. cfr. Kemp Niver, Motion Picture form the Library of Congress Paper Print Collection 1894-1985, University of California Press, Berkeley 1967..

A partire dal 1905, il diffondersi dell'industria cinematografica in ambito internazionale andrà via via accompagnandosi con analisi estetichecome quelle di Ricciotto Canudo o Louis Delluc. o tecniche, nonché dichiarazioni di poeticatra le prime quelle derivate dall'attenzione dei futuristi italiani al cinema., e la carta si fa poi compagna dello schermo, oltre che luogo di scambio culturale tra registi e loro programmiEttore M. Margadonna, Cinema: ieri e oggi, Storia dei cinema nordamericano ed europeo, corredata dalle biografie dei più noti cineasti; stilistica cinematografica; primo repertorio di film; appendice bibliografica. Indirizzi delle principali case editrici, degli attori e delle attrici, di giornali e riviste cinematografiche, prefazione di Antonello Gerbi, Domus, Milano 1932..

L'investimento economico in società come la "Cines" di Roma (fondata nel 1906) o la "Ambrosio Film" (1905) e la "Itala Film" (1906) a Torino, portarono l'Italia a essere seconda solo alla Francia nelle esportazioniDavid Bordwell e Kristin Thompson, Storia del cinema e dei film, Il Castoro, Milano 1998, p. 78. e la prima a utilizzare con costanza più di un rullo per la realizzazione di film (anche grazie al numero superiore di sale stabili che ne permetteva la proiezione).

In Italia, la data di nascita delle riviste di cinema è fissata al 1907, con lo sviluppo di esercizi cinematografici autonomi. Le prime pubblicazioni specializzate dedicate al cinema consistono tuttavia in cataloghi di titoli e trame rivolti agli esercenti delle sale cinematografiche, prodotti con finalità pubblicitarie dalle stesse case di produzione; è il caso, per esempio, di Lux (1908), organo della Sigla di Gustavo Lombardo, della Rivista Pathé (1911), di Novissima (1911) della Gaumont ecc.Raffaele De Berti, Dallo schermo alla carta: romanzi, fotoromanzi, rotocalchi cinematografici: il film e i suoi paratesti, Vita e Pensiero, Milano 2000, pp. 5 e segg. (on-line).

Questa dei bollettini, da considerare al limite della rivista, è una pratica che andrà allargandosi, coinvolgendo negli anni oltre alle case di produzione, distribuzione o esercizio, anche associazioni tecniche di particolari settori lavorativi, sindacati, associazioni di critici ecc.

Anni 1910 Le riviste degli anni dieci sono assai numerose, ma essendo l'interesse storico cresciuto solo in anni recenti e credutolo a lungo materiale di poca nobiltà, se ne sono conservate pocheUna parte raccolta dal Museo nazionale del Cinema di Torino è visibile tramite la teca digitale della Regione Piemonte, selezionando il Museo nella finestra degli Enti.. Sono spesso pochi fogli di notizie, per lo più settimanali o quindicinali, che annunciano uscite di film e programmazioni di sale, ospitando annunci di attori che dichiarano la propria disponibilità o la partecipazione a progetti. Trame e fotografie di scena cercano di guidare lo spettatore verso certi film che non sono però recensiti, almeno per come viene ritenuta oggi una recensione, e comunque senza firma del critico. Semmai gli interventi che non siano legati alla promozione sono di natura tecnica, con indicazioni sull'uso di lenti e obiettivi o per lo sviluppo e stampa della pellicolaSi veda per esempio il n. 2-3 del 1915 de L'albo della cinematografia sul sito del Museo.. In molti casi, sono i registi e i produttori stessi che raccontano i loro film con qualche notizia di backstage. Si cominciano però a notare alcuni interventi (per esempio quelli di Anton Giulio Bragaglia su Apollon. Rassegna di arte cinematografica) o alcune riviste (come L'arte muta che si dedica ai divi del momento analizzandone l'arte in scena e sullo schermocfr. per esempio l'articolo di Matilde Serao su Eleonora Duse sul n. 1 del 1916.).

Le riviste (o proto-riviste) vengono stampate in diverse città: Napoli (come Il Cinema-Chantant: giornale artistico internazionale, 1907), Roma (come Il Cinema-Teatro: notiziario internazionale dell'arte cinematografica, 1910-1911 o La Rassegna del Cinema: arte e letteratura cinematografica, nata nel 1917), Milano (come L'illustrazione cinematografica: rivista quindicinale illustrata, che nasce nel gennaio 1912), Livorno (come L'Olimpo: quindicinale illustrato dei teatri di varietà, caffè-concerti, cinema, teatri di vita dell'ambiente, 1913), Catania (come Le Maschere: rivista illustrata d'arte, teatro e cinema, 1914), Taranto (Cinema music-hall: rivista mensile del varietà e della cinematografia, 1920), Torino (Corriere del cinema e del teatro, dal 1920) ecc. ma non hanno sempre una diffusione nazionale e spesso muoiono nel giro di qualche numero.

Tra le riviste di durata notevole si possono prendere invece ad esempio La Vita Cinematografica (1910-1934) e Cinemundus (1918-1946) di Ugo Ugoletti.

Anni 1920 Negli anni venti le riviste di cinema si stabilizzano, diventando mensili (come Eco del Cinema: periodico cinematografico mensile, nata nel 1923 a Bologna) o specializzandosi sul solo argomento delle film (come si diceva allora al femminile). È il caso per esempio di Cinema: pubblicazione settimanale (nata a Firenze nel 1923). Qualcuno tenta la strada del formato più grande, quasi di lusso (come Il Serraglio: quindicinale del teatro e del cinema, stampato a Palermo a partire dal novembre 1927), ma in genere è il livello dei collaboratori che può variare molto. Sedicenti o veri ingegneri si lanciano in descrizioni tecniche e in esaltazioni dell'arte italiana e dell'esportabilità dei prodotti filmici, direttori fingono di giocarsi la reputazione per segnalare il capolavoro di turno, ma c'è poca qualità critica (tanto meno letteraria) nella maggior parte degli scritti.

Un altro fenomeno è che le riviste sono ormai libretti di più pagine, anche se la periodicità è ancora incerta: escono diverse monografie (come su Francesca Bertini, Douglas Fairbanks, Rodolfo Valentino, Pola Negri, Harold Lloyd, Elena Sangro, Rina De Liguoro, Leda Gys ecc.), con aneddoti, caricature, omaggi. Più che territorio d'analisi critica il cinema diventa protagonista di romanzi, operette, canzoni. È anche probabile che il settore industriale sia meno avventuroso se gli articoli tecnici fanno meno esibizionismo e cominciano a separarsi le informazioni per il pubblicoSi potrebbe dire che la propaganda fascista costruisca un nuovo tipo di pubblico anche per il cinema. da quelle per chi fa parte lavorativa del cinema. È iniziato il periodo del rotocalco e del cine-romanzoEmiliano Morreale (a cura di), Lo schermo di carta. Storia e storie dei cineromanzi, Museo Nazionale del Cinema-Il Castoro, Torino-Milano 2007..

A cavallo con il decennio successivo escono, per esempio, il rotocalco La Rivista Cinematografica e Mondana (nato a Palermo nel 1927), o Cine romanzo (498 numeri della Editrice Popolare Milanese tra il 1929 e il 1935), entrambi a forte imitazione di modelli statunitensi.

Anni 1930