Seguace della dottrina neoplatonica, Porfirio fu allievo di Plotino e maestro di Giamblico.

Biografia Le informazioni sulla vita di Porfirio sono fornite da riferimenti nelle sue opere e da una biografia scritta intorno al 400 nella raccolta biografica Vite dei filosofi e dei sofisti di Eunapio di Sardi; Eunapio attinse le sue conoscenze dagli scritti di Porfirio, e probabilmente aveva ancora accesso alle opere del filosofo, oggi perdute.

Porfirio era di origine siriana e, come suo padre, si chiamava originariamente Malik (grecizzato in Μάλϰος, Málkos, oppure Μάλχος, Málchos), che significa «re» nella sua lingua nativa fenicia: per questo motivo fu poi chiamato «re» anche in greco (βασιλεύς, Basileús).Porfirio, Vita di Plotino, XVIIː «poiché io, Porfirio, avevo inoltre anche il nome Basilio, essendo chiamato, nell'idioma patrio [la lingua fenicia], Malco – tale era pure il nome di mio padre. Ora Malco significa 're': cioè Basileus (Basilio), se si vuol renderlo in lingua greca». Nel 263 aveva trent'anni, quindi dovrebbe essere nato nel 233; il luogo di nascita dovette essere l'antica città fenicia di Tiro, oppure il villaggio di Batanea a sud di questa. Porfirio proveniva da una famiglia rispettata e ricevette un'educazione attenta; non si sa nulla della sua infanzia: l'affermazione dello storico della Chiesa Socrate Scolastico secondo cui fu cristiano per un certo periodo non è credibile.Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica 3,23,38. Cfr. Richard Goulet, «Variations romanesques sur la mélancolie de Porphyre», Hermes 110, 1982, pp. 443–457, qui: 455–457. In favore della nota è invece Wolfram Kinzig, «War der Neuplatoniker Porphyrios ursprünglich Christ?», in Manuel Baumbach, Helga Köhler, Adolf Martin Ritter (a cura di), Mousopolos Stephanos. Festschrift für Herwig Görgemanns, Heidelberg 1998, ISBN 3-8253-0748-4, pp. 320–332 (versione digitalizzata).

Si recò ad Atene per studiare matematica, grammatica e retorica, ma soprattutto filosofia; il suo insegnante più importante fu il famoso filologo e filosofo Cassio Longino, con il quale strinse un'amicizia che durò tutta la vita. Secondo il resoconto di Eunapio, fu Longino a dargli il nome di Porfirio (Porphyrios, «il purpureo»): il nome può essere interpretato come un'allusione all'abito reale di porpora e quindi al suo nome di nascita, oppure è collegato con la famosa produzione di porpora della sua città natale, Tiro.Richard Goulet, «Variations romanesques sur la mélancolie de Porphyre», Hermes 110, 1982, pp. 443–457, qui: 446 ss.

Nel 263, all'età di trent'anni, si trasferì a Roma. Plotino, il fondatore del Neoplatonismo, vi aveva fondato una scuola di filosofia, alla quale Porfirio aderì immediatamente. In ambito ontologico, Plotino aveva una posizione diversa da Longino riguardo alla dottrina delle idee, che Porfirio inizialmente rifiutò di accettare. Tuttavia, con l'aiuto del suo allievo Amelio Gentiliano, Plotino riuscì a convincere Porfirio della sua dottrina nel corso di una controversia che comportò uno scambio di dispute. Porfirio ritrattò quindi per iscritto la sua precedente opinione, diventando un ardente sostenitore del Neoplatonismo di Plotino. Per conto del suo maestro, analizzò criticamente le dottrine concorrenti, e corresse e riordinò gli scritti di Plotino.Porfirio Vita di Plotino e ordine dei suoi scritti VII, 42. A lui si deve dunque la sistematizzazione e la pubblicazione delle Enneadi e una biografia, la Vita di Plotino. Ammalatosi di depressione e con propositi suicidi,Porfirio, Vita di Plotino XI, 63. fu invitato dal maestro a recarsi in Sicilia per favorirne la guarigione, e si trasferì quindi a Lilibeo nel 268. Porfirio rimase a lungo in Sicilia, guarendo dalla propria malattia, e restando in contatto con Plotino; rifiutò anche l'invito di Longino di tornare in Fenicia. Era ancora a Lilibeo quando, nel 270, venne a conoscenza della morte di Plotino.

Tornò allora a Roma, dove assunse la direzione della scuola di Plotino, riorganizzandone il patrimonio filosofico. Porfirio era un uomo universale di formazione completa. I suoi allievi più noti furono Giamblico di Calcide, anch'egli proveniente dalla Siria e divenuto in seguito suo avversario filosofico, e Teodoro di Asine. Un altro allievo di spicco fu Crisaoro, un politico romano che fu senatore e console suffetto e che apparteneva alla famosa famiglia dei Symmachi; Porfirio gli dedicò diverse opere.Su Crisaoro si veda Marie-Odile Goulet-Cazé, «Chrysaorius», in Richard Goulet (a cura di), Dictionnaire des philosophes antiques, volume 2, Paris 1994, pp. 323–324.

Porfirio raccontò un'esperienza spirituale all'età di 68 anni: solo una volta si era avvicinato al «Dio primo e ultraterreno», «che non ha forma e non ha sembianze e ha la sua sede al di sopra dello spirito e di tutto il mondo spirituale», e si era unito a lui.Porfirio, Vita Plotini 23.

Sposò Marcella, anziana vedova di un suo amico e madre di sette figli, di cui apprezzò intelligenza e cultura. Dovendo allontanarsi dall'Italia per un viaggio in Grecia, le scrisse una lettera (Pròs Markéllan) con cui delineava le sue opinioni teologiche e filosofiche, esortandola a cercarvi conforto:

Era ancora vivo nel 301; presumibilmente morì poco tempo dopo, prima dell'abdicazione dell'imperatore Diocleziano (305), secondo Eunapio a Roma.

Opere

Porfirio introdusse nel Neoplatonismo un più accentuato misticismo e le pratiche ascetiche, introducendo anche elementi esoterici orientali in un orizzonte spiccatamente greco e platonico. La sua impostazione presenta inoltre una maggiore influenza aristotelica rispetto alla dottrina plotiniana, con un interesse eclettico alle diverse aree della filosofia: logica, metafisica, etica, psicologia e storia della filosofia. Nelle sue oltre 60 opere si occupò anche di religione, mitologia, retorica, grammatica, critica letteraria, astronomia e teoria musicale.

Solo una piccola parte delle sue opere complete è sopravvissuta: le opere più prettamente commentativo-speculative sono la già citata Vita di Plotino, le Sentenze, la Isagoge e il Commento alle Categorie di AristoteleDel Commento alle Categorie di Aristotele a Gedalio (in sette libri secondo Simplicio, in Cat., II 5-9) restano 30 frammenti citati da Simplicio., il Commento al De InterpretationeDi cui restano 40 ampi frammenti, molti dei quali citati da Boezio nel suo De interpretatione. o ancora il Commento al ParmenideL'attribuzione a Porfirio è controversa, si veda; Gerald Bechtle, The Anonymous Commentary on Plato's 'Parmenides', Bern, Paul Haupt, 1999. e il Commento al Timeo. Porfirio scrisse anche un il Commento agli Armonikà di Tolomeo e il Commento sulla Tetrabiblos di Claudio Tolomeo, introducendo un sistema di calcolo della domificazione dei temi natali. Alla sua attività esegetica, applicata alla filologia, appartenevano opere tramandate in estratti negli scolii, come Sull'utilità di Omero ai sovrani in 10 libri, Sulla filosofia di Omero, Sullo StigeNe restano 9 ampi frammenti in Stobeo. e il trattato pervenuto Sull'antro delle Ninfe.

Ancora, di peculiare interesse è un trattato in favore del vegetarianismo («Sull'astinenza dalle carni degli animali»), in cui affermò che il consumo di carne ed il sacrificio di animali sono uno sviluppo del cannibalismo e del sacrificio umano. Secondo Porfirio, fra uomo ed animale c'è piena continuità (entrambi possiedono ragione e linguaggio) ed è falso che Dio abbia creato gli animali per l'uomo; perciò, se gli uomini negano che gli animali siano dotati di ragione, è solo per soddisfare la loro ghiottoneria di carne.E. J. Mannucci, La cena di Pitagora, Roma, Carocci, 2008, pp. 27-29. Egli prese a modello la condotta di Pitagora, il quale, secondo la porfiriana Vita pitagorica, «tanto aborriva da uccisioni e uccisori, che non solo si asteneva dal mangiare esseri viventi, ma neppure si accostava a macellai e cacciatori»Pitagorici. Testimonianze e frammenti, a cura di M. Timpanaro Cardini, Firenze, La Nuova Italia, 1958, p. 47..

Opere dottrinario-discorsive erano Lettera a Marcella, la Lettera ad Anebo, la Vita di Pitagora, il Sulle immagini e il Sul ritorno dell'animaDelle opere perdute è stata pubblicata di recente un'edizione delle testimonianze in Andrew Smith (a cura di), Porphyrii Philosophi fragmenta. Fragmenta Arabica David Wasserstein interpretante, Berlino, Walter de Gruyter, 1993..

Nel tentativo di rivalutare il paganesimo, e nello specifico il Neoplatonismo, contro l'espansione del Cristianesimo, compose un trattato Contro i cristiani, oltre a impostare una sorta di teologia pagana come nel perduto Sul «conosci te stesso» (in 4 libri)Ne restano tre lunghi frammenti in Stobeo. e Sulla filosofia desunta dagli oracoliDel I libro restano 21 ampi frammenti nella confutazione fattane da Eusebio di Cesarea nel IV libro della Preparazione evangelica, mentre 16 frammenti restano del II libro 10 del III (quest'ultimo citato sempre da Eusebio e da Agostino nel De civitate Dei)..

Infine, ugualmente in frammenti l'importante Historia Philosophica in 4 libriRicordata da Suda, IV 178,23 Adler, ne restano 31 frammenti. Si veda Porfirio, Storia della filosofia, Introduzione, traduzione, commento e note di Angelo Raffaele Sodano, Milano, Rusconi, 1997. ː dai frammenti si evidenzia una disposizione cronologica della filosofia greca, studiata fin dai primordi del pensiero, includendo, come le moderne storie, anche Omero ed Esiodo, e passando via via ai Sette Saggi, Talete, Anassagora, Ferecide di Siro, Pitagora (libro I), Empedocle e Gorgia, che con altri Presocratici trovavano posto probabilmente nel libro Il, Socrate (libro III), e infine Platone (libro IV). Interessante, per il successivo pensiero, è in particolare un passo Fr. 23 Sodano, da Giovanni Tzetzes, Chiliadi, XI, 520-533 pp. 448-449 Leone. in cui Porfirio affermaː In tal modo, il filosofo consegnava alla cultura medievale la distinzione delle sette arti liberali tra Trivio e Quadrivio, oltre a tramandare in forma epitomata la logica aristotelica con la sua Isagoge.

Isagoge

L'opera di gran lunga più influente di Porfirio fu l'Isagoge («Introduzione»), un'introduzione alla logica aristotelica destinata ai principianti, scritta durante il suo soggiorno in Sicilia su richiesta del suo allievo Crisaoro. In passato si riteneva che il titolo completo fosse Eisagōgḗ eis tas Aristotélous katēgorías («Introduzione alle Categorie di Aristotele»); tuttavia l'Isagoge non aveva solo lo scopo di introdurre il lettore alla teoria delle categorie di Aristotele, ma anche alla logica, che si basava sulla teoria delle categorie, e quindi allo studio della filosofia, che richiedeva la conoscenza della logica.Jonathan Barnes, Porphyry: Introduction, Oxford 2003, pp. XIV–XVI.

Nell'Isagoge, Porfirio presuppone che il lettore conosca il contenuto delle Categorie di Aristotele. Oltre allo schema aristotelico delle dieci categorie, egli stabilisce – seguendo le indicazioni di Aristotele – un gruppo di cinque termini fondamentali, poi noti come predicabilia: genere (génos), specie (eídos), differenza (diaphorá), proprio (ídion) e accidente (symbebēkós). In questo sistema di classificazione, le categorie appartengono al genere; sono il genere più alto. I predicati non hanno solo lo scopo di contribuire alla comprensione della dottrina delle categorie, ma soprattutto di essere un mezzo di definizione, categorizzazione concettuale e dimostrazione, e quindi gli strumenti più importanti di ogni indagine filosofica.Sui predicabilia in Porfirio si veda Hans Günter Zekl, Aristoteles: Kategorien, Hermeneutik, Amburgo 1998, pp. LIV-LXI.