La conquista del Cile è un periodo storico che va dall'arrivo di Pedro de Valdivia in Cile nel 1541 fino alla morte di Martín García Óñez de Loyola nel 1598.

Spedizione di Pedro de Valdivia

Pedro de Valdivia, militare professionista che aveva combattuto con l'esercito di Carlo V, arrivò nel nuovo continente nel 1535, cooperando con Francisco Pizarro nella guerra civile che combatteva con Diego de Almagro.

Nonostante avesse accumulato una fortuna significativa in Perù, Valdivia decide di intraprendere il viaggio verso il Cile, in cerca di fama e di gloria. Lo accompagnò Inés de Suárez, originaria dell'Estremadura (Spagna), che divenne la sua amante.

Nell'aprile del 1539 Pizarro lo autorizzò ad iniziare a conquistare il Cile ma non gli diede nessun aiuto economico per intraprendere l'impresa. Dovette così associarsi al commerciante Francisco Martínez ed al capitano Alonso de Monroy e per lo stesso motivo dovette stipulare un contratto con Pero Sánchez de la Hoz, vecchio segretario di Pizarro, che tornava dalla Spagna con l'autorizzazione del re per esplorare le terre a sud dello stretto di Magellano e il titolo di governatore delle terre che lì avrebbe scoperto.

Dopo il fallimento della spedizione di Almagro, nessuno voleva andare in Cile perché veniva considerata una terra maledetta. Ottenne solo undici soldati per la sua brigata, più una donna, Inés Suárez, e un migliaio di indios ausiliari. Lungo il cammino si uniranno altri esploratori come Francisco de Villagra e Francisco de Aguirre.

Al contrario di Diego de Almagro intraprese il cammino attraverso il Deserto di Atacama. Sánchez de la Hoz, che era rimasto in Perù cercando di ottenere i rinforzi pattuiti, non riuscendoci finì per riempirsi di debiti. Arrivò di notte all'accampamento di Valdivia e tentò di assassinarlo per usurpare il comando della spedizione. Però Valdivia era assente, al suo ritorno perdonò Sánchez de la Hoz e deportò tre dei suoi complici, ottenendo in cambio la rinuncia da parte sua a qualsiasi diritto di esplorazione e conquista. Una volta arrivati alla valle di Copiapó, prende solennemente possesso di questa terra in nome del re di Spagna e gli dà il nome di "Nuova Extremadura" in ricordo della sua terra natale.

Riprende la marcia sino alla valle dell'Aconcagua, dove il cacique Michimalongo prova a fermarlo senza successo. Il 12 febbraio 1541, stabilì la sua sede nella città di Santiago del Nuevo Extremo ai piedi del colle Santa Lucía (Huelén in lingua Mapudungun) circondata dai bracci del fiume Mapocho. Il tracciato della città era a pianta ortogonale, partendo dall'isola del fiume si divise il terreno in isolati, che a loro volta furono divisi in quattro parti assegnate ai primi colonizzatori. Dopo aver tracciato e fondato la città venne creato il primo municipio, importando lo stesso sistema giuridico e istituzionale spagnolo.

Si sparse la voce che i fautori di Almagro avessero ucciso Pizarro. Certamente, la carica di tenente Governatore di Valdivia era vacante. Allora sarebbe potuta arrivare un'altra persona dal Perù a prendere le redini della nascente colonia e rimanere in secondo piano, affidando così il comando degli indigeni ad uno straniero. Il municipio fatte queste considerazioni prese la decisione di assegnare a Valdivia il titolo de Governatore e Capitano Generale in nome del Re, carica che quest'ultimo dapprincipio, strategicamente, rifiutò per non sembrare traditore nei confronti di Pizarro, se ancora era vivo, ma davanti alla minaccia di affidarlo a qualcun altro, accettò il titolo, l'11 giugno 1541.

Il paese non era ricco di risorse minerarie come il Perù, e non aveva una manodopera indigena così efficiente. Pertanto i primi tempi furono duri, soprattutto dopo l'attacco contro la nascente città del cacique Michimalongo, l'11 settembre 1541, che la trasformò in un mucchio di cenere per gli incendi appiccati.

Iniziò diverse opere di miglioria, tra cui spicca la fondazione di diverse città: La Serena (1543), Concepción (1550), La Imperial, Valdivia, Villarica e Los Confines. Iniziò anche la guerra contro la popolazione indigena dei mapuche, ricordata da Alonso de Ercilla nella sua opera "La Araucana" (1576). Militarmente ottenne importanti trionfi come quello della Battaglia di Andalien (1550) e pesanti sconfitte come quella nella battaglia di Tucapel (1553) durante la quale perse la vita.

Lotte per il potere. Il primo governo Villagra

Nel testamento di Valdivia, che si sarebbe dovuto aprire solo dopo la sua morte, nominava governatore del Cile in primis Jerónimo de Alderete, in secondo luogo Francisco de Aguirre e come ultimo Villagra. Alderete era in Spagna a negoziare il riconoscimento dell'incarico di Valdivia da parte del Re, e Aguirre era a conquistare Tucumán. Quindi le città del Sud acclamarono governatore Villagra.

Non successe la stessa cosa a Santiago dove non fu aperto il testamento di Valdivia e venne proclamato governatore Rodrigo de Quiroga.

Villagra intento a contrastare la ribellione indigena, capeggiata da Lautaro, durante la Batalla de Marigueñu (26 febbraio) soffrì una terribile sconfitta, perdendo metà dei suoi soldati e vedendo lo spopolamento e la distruzione della città di Concepción. Giunto a Santiago per procedere alla successione, obbligò Quiroga a lasciare il suo mandato. Ma, nel frattempo, il figlio di Aguirre comunicò a suo padre l'accaduto e la sua assegnazione al secondo posto nella successione testamentaria, per questo motivo quest'ultimo ritornò in Cile dove ebbe luogo una disputa tra i due capitani, dalla quale a causa dello scarso sostegno che aveva, ebbe la meglio il Villagra.

Nel frattempo la Guerra agli Araucani continuava, e Lautaro tornò a vincere contro gli spagnoli a Angol e a Concepción. Villagra si sposta a Sud, riesce a introdursi di sorpresa con i suoi uomini nel accampamento mapuche, ammazzando Lautaro e vincendo gli araucani nella battaglia di Peteroa (1º aprile 1557).

Governo di García Hurtado de Mendoza

García Hurtado de Mendoza, figlio del nuovo Viceré del Perú (in seguito a sua volta Viceré) sbarcò a La Serena il 23 aprile 1557. Aveva 21 anni ed un carattere arrogante, violento e autoritario. Portò con sé nel Cile l'esercito di maggiori dimensioni che sino ad allora avevano visto questi luoghi: contava più di 500 uomini, armati di archibugi e cannoni.

Francisco de Aguirre lo ricevette in maniera molto ospitale a La Serena, ma conoscendo il nuovo governatore i problemi tra Aguirre e Francisco de Villagra per il governo del Cile, non tardò a incarcerarlo, e lo stesso fece con Villagra.

Si diresse subito verso il territorio Araucano, sollevando il forte San Luis de Toledo, che fu prontamente attaccato dai mapuches, che furono sconfitti, in quanto il governatore riuscì a contrastare il loro numero con la forza di cannoni e archibugi.

Diresse una nuova campagna in ottobre del 1557, con un poderoso esercito di più di 500 uomini e migliaia di aiutanti indigeni. Durante questa campagna ebbe luogo la Battaglia di Lagunillas (7 novembre), nella quale gli spagnoli si salvarono la vita principalmente grazie al coraggio dimostrato da Rodrigo de Quiroga e dagli altri capitani.

Racconta Alonso de Ercilla, che giunse in Cile con il gruppo che seguiva il governatore, che gli spagnoli catturarono in quella battaglia il caciche Galvarino, al quale amputarono la mano sinistra. Persa quella mano senza alcun lamento Galvarino pose l'altra, che a sua volta gli fu amputata. Invocò la morte, ma i conquistadores lo lasciarono andare e il leader araucano trovò rifugio dai suoi per pianificare la sua vendetta.

Tra i comandanti mapuches che si commemorano si ricorda Caupolicán, che diresse il 30 novembre un nuovo attacco contro l'invasore, nella cosiddetta Battaglia di Millarapue, nella valle che porta lo stesso nome, che era piena di insidie che le facilitavano l'attacco a sorpresa. Questa battaglia fu un altro insuccesso dei mapuche, che ebbero come punizione l'impiccagione di 30 loro, tra cui lo stesso Galvarino, che combatté sempre in prima fila.

Le difficoltà della lotta iniziarono a segnare i compagni de García Hurtado de Mendoza, i quali speravano di ottenere ricchezze in cambio dei loro servigi. Per averli dalla sua parte, il governatore rinunciò al bottino di Concepción, città in quell'occasione abbandonata, consegnandola nelle mani dei suoi compagni. Per questo motivo, la città fu rifondata por la terza volta.

Poco più tardi fondò anche la città di Cagnete della Frontera, e ritemprate le sue truppe dalle battaglie, le divise nuovamente. Caupolicán, istigato dall'indio Andresillo, decise di attaccare il forte Tucapil. Quello che non sapeva era che Andresillo era un traditore che aveva avvisato dell'attacco degli spagnoli, per questo motivo gli assaltatori si trasformarono in assaltati, determinandosi una fuga nella quale lasciarono molti feriti e prigionieri, e indebolirono gravemente le loro forze.

Il morale degli spagnoli crebbe e durante un assalto a sorpresa all'accampamento di Caupolicán, riuscirono a catturarlo. Il capo mapuche, portato al forte Tucapil, provò a scendere a patti con gli spagnoli, promise di convertirsi al cristianesimo, ma Reinoso, il capo del forte, decise di condannarlo a morte impalato, cioè, a sederci su un palo che gli avrebbe distrutto in maniera molto dolorosa le interiora. Quella condanna venne eseguita, e quella fu la fine di Caupolicán.

Gli indigeni attaccarono nuovamente, questa volta il forte di Quiapo, tra Cañete e Concepción, però furono nuovamente respinti. Convinto della necessità di fondare diversi forti per consolidare la conquista, ne fondò uno con il nome di Los Infante o San Andrés de Angol.

A distanza di un certo periodo si rese conto che suo padre, il viceré, era stato sostituito dal re, e che il suo sostituto era già in marcia. E per di più, designarono governatore del Cile, Francisco de Villagra, da cui dovevano attendersi le stesse umiliazioni che gli aveva fatto patire. Per questi motivi decise di abbandonare il Cile, passando da Santiago, che non aveva visitato durante tutto il suo governatorato. Lì apprese della morte del successore di suo padre, per cui dato che quest'ultimo continuava al comando, rimase più tempo nella capitale avendo migliorato le sue prospettive.

Durante la sua permanenza a Santiago si pubblicò la tasa de Santillán, che stabiliva il sistema di rotazione del lavoro indigeno, per cui invece di licenziare tutti gli indios di una ripartizione, si fissava un turno di servizio, fissando l'obbligo per il capo di ogni tribù di inviare al lavoro un uomo ogni sei vassalli per lo sfruttamento delle miniere, e di uno ogni cinque per i lavori agricoli. Questo lavoratore, a cui fino ad allora non si era pagato alcun salario, doveva essere remunerato con la sesta parte del prodotto del suo lavoro, e questa quota doveva essergli pagata regolarmente alla fine di ogni mese. Si esentavano inoltre dal lavoro le donne e uomini minori di 18 anni e maggiori di 50, e si ordinava che gli indigeni fossero mantenuti dai i loro datori di lavoro, che inoltre dovevano mantenerli sani ed evangelizzati.

Una nuova notizia avrebbe cambiato il suo futuro, la morte di suo padre. Decise di partire immediatamente per il Perù, designando come governatore provvisorio Quiroga, nell'attesa di Villagra.

Governi di Francisco e Pedro de Villagra

Il nuovo governo di Villagra iniziò con una dimostrazione della sua eterna cattiva sorte, giacché la nave nella quale arrivò, portò il vaiolo in Cile, scatenando una disastrosa epidemia in Valparaiso e Santiago, e che pure afflisse con peggior gravità los mapuches che persero fra la quinta e quarta parte della loro popolazione

All'inizio del suo mandato riorganizzò la regolamentazione del lavoro nelle miniere e annullò gli ordini che García Hurtado de Mendoza aveva consegnato ai suoi amici e compagni, la qual cosa originò nuove proteste.