Biografia
Nato da famiglia di agiati agricoltori, figlio di Egle Zoraide Turchini, proprietaria di una filanda di seta, e di Giovanni Soffici, nella primavera del 1893 si trasferì a Firenze dove assistette alla rovina finanziaria della famiglia.
Vocazione per l'arte I suoi studi, indirizzati verso l'arte e solo marginalmente verso la letteratura, furono presto interrotti ed egli dovette cercarsi un lavoro presso lo studio di un avvocato fiorentino. Risalgono a questo periodo i suoi contatti con un ristretto gruppo di giovani artisti che si muovevano intorno all'Accademia delle Arti e alla Scuola del Nudo, dove erano maestri Giovanni Fattori e Telemaco SignoriniMaurizia Tazartes, Ritorno a casa Soffici: nella factory di Ardengo dov'è nato il '900 italiano , Il Giornale del 15 maggio 2009.. Tra gli artisti che conobbe all'Accademia di Firenze si ricorda lo scultore e pittore emiliano Giuseppe Graziosi, con cui instaurò un rapporto di fraterna e duratura amicizia. Soffici giunse attraverso la pittura nel mondo della cultura e da autodidatta divenne scrittore.
Il soggiorno parigino Era intanto morto il padre e la madre si era trasferita presso alcuni parenti a Poggio a Caiano; così Soffici nel 1900 decise di abbandonare l'ambiente ristretto in cui viveva e, imitando alcuni amici artisti, tra cui Giuseppe Graziosi, si recò a Parigi. Lì Soffici lavora come illustratore su riviste importanti come L'Assiette au Beurre; è malpagato e conduce una vita di stenti e rinunce. Ha però la possibilità di incontrare artisti emergenti e già affermati come Guillaume Apollinaire, Pablo Picasso e Max JacobAldo Palazzeschi, Tutte le poesie, a cura di Adele Dei, I Meridiani Mondadori, Milano 2002, p. LXI., e frequentare il mondo vivace che si era formato intorno alla rivista La plume.
Per quest'ultima e per L'Europe artiste scrive numerosi articoli. Importanti anche gli incontri con artisti e scrittori italiani, come Giovanni Vailati, Emilio Notte, Mario Calderoni, Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini, con il quale, nonostante la diversità di carattere, al ritorno in Italia stringerà una forte amicizia.. Ed è in questo periodo che si forma il Soffici scrittore, iniziando a scrivere articoli di critica d'arte, che invia al Papini. Gli articoli saranno pubblicati sul Leonardo con lo pseudonimo di Stefan Cloud ("nuvola di corone", ma forse solo "Stefano Nuvola").
Il ritorno in Italia Rientrato a Firenze nel 1907 e stabilitosi a Poggio a Caiano, Soffici consolida la sua amicizia con Papini, che incontrava al caffè Paszkowski o invitava a casa sua. Di quell'epoca è anche l'amicizia con Giuseppe PrezzoliniI cui scritti comparivano sul Leonardo sotto lo pseudonimo di Giuliano il Sofista., col quale fondò La Voce nel 1908, di cui ne disegna la testata e in seguito, con la cura delle rubriche d'arte, ne diventa uno dei più impegnati collaboratori.
Contemporaneamente inizia la collaborazione a una singolare rivista mensile, La Riviera LigureSoffici Ardengo , in "Archivi di personalità. Censimento dei fondi toscani tra '800 e '900", SIUSA (Sistema Informativo Unificato per le Soprintendenze Archivistiche)., pubblicata dai fratelli Angiolo Silvio e Mario Novaro a Oneglia, alla quale contribuivano con i loro scritti Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Giovanni Marradi, Luigi Pirandello, Francesco Chiesa e gli allora meno noti Marino Moretti e Massimo Bontempelli.
Intanto, grazie anche alla guida di Papini e Prezzolini, prende parte alle discussioni e alle polemiche tra idealisti, materialisti, spiritualisti, romantici, classicisti e modernisti dell'arte, allargano il suo orizzonte culturale. Nel 1913, insieme con Giovanni Papini e Aldo Palazzeschi, fonda la rivista futurista Lacerba, che sarà pubblicata fino al 1915. In questo periodo (1910) Soffici ritorna a Parigi, dove conosce l'opera di Arthur Rimbaud, poeta allora quasi ignoto in Italia, di cui nel 1911 pubblicherà nei Quaderni de La Voce una sua monografia.
Lo scontro con i futuristi Rientrato in Italia nel 1911, visita una mostra di opere futuriste a Milano riportandone, come egli stesso dice, una "delusione sdegnosa", che manifesta in un articolo di critica su La Voce. La reazione dei futuristi è violenta: Marinetti, Russolo, Boccioni e Carrà raggiungono Soffici a Firenze mentre siede al caffè delle "Giubbe Rosse" in compagnia di Prezzolini e Rosso. Boccioni schiaffeggia Soffici e dalla reazione di costui e dei suoi amici nasce una rissa furibonda, sedata da un commissario di polizia. Il tumulto si rinnova la notte seguente alla stazione di Santa Maria Novella, quando Soffici e i suoi amici Prezzolini, Slataper e Spaini vogliono rendere la pariglia ai futuristi in partenza per Milano. Lo scontro causerà grande clamore sulla stampa e ottima pubblicità per entrambe le fazioni.
La riconciliazione con i futuristi avverrà più tardi, grazie alla mediazione dell'amico Aldo PalazzeschiAldo Palazzeschi, a cura di Giacinto Spagnoletti, Longanesi & C., Milano 1971, p. 164-165.Valentino Brosio, Ritratto segreto di Aldo Palazzeschi, Daniela Piazza Editore, Torino 1985, p. 92., seguita dalla sua adesione al movimento.
Gli anni di "Lacerba"
Con il passare del tempo l'insofferenza di Soffici e di Papini per Prezzolini si acutizza, a causa dell'impostazione positivista con la quale quest'ultimo dirige La Voce. La rivista pubblicava infatti dei Quaderni aperti a ogni tendenza e ai più disparati argomenti, a somiglianza dei Cahiers de la Quinzaine, pubblicati a Parigi a cura di Charles Péguy; ma Prezzolini era ancorato a una formula "scientifica", mentre Papini e Soffici erano maggiormente aperti verso la letteratura e la poesia.
Il 1º gennaio 1913 Soffici, insieme con Papini, fonda la rivista Lacerba, che diventa l'organo ufficiale del futurismo. Il 21 febbraio 1913 partecipa alla storica "serata" futurista del teatro Costanzi, a Roma. Nello stesso anno promuove la prima mostra futurista a Firenze e la tumultuosa serata futurista al Teatro Verdi. Nel 1914 pubblica con Papini "L'almanacco purgativo" e produce le opere più significative della sua stagione futurista, in cui dialoga con Cézanne e con i cubisti, influenzando molti altri aderenti al movimento dell'area fiorentina tra cui Primo Conti, Roberto Iras Baldessari ed Emilio Notte. Alla fine del 1914 avviene la rottura con il movimento futurista milanese, siglata dal noto articolo di Papini "Il cerchio si chiude", apparso su Lacerba del 14 febbraio. La polemica è incentrata sul cosiddetto "marinettismo", considerato intriso di modernolatria e del culto per la macchina. Nello stesso anno pubblica Cubismo e oltre e Arlecchino. Nel 1915 appariranno invece per le Edizioni della Voce Giornale di bordo e BÏF§ZF+18. Simultaneità e chimismi lirici, che già dall'inconsueto titolo annuncia sperimentazioni letterarie condotte sul registro degli elementi strutturali della poesia.
In quel tempo incontra anche Dino Campana, che gli affida il manoscritto de Il più lungo giornoSilvio Ramat, Dino Campana, cento anni di «Canti Orfici» , Il Giornale del 15 ottobre 2014. sperando di trovare in lui, grazie all'ampia conoscenza che egli aveva dell'ambiente culturale dell'epoca, un aiuto per la pubblicazione della raccolta. Ma Soffici non dà riscontro alla richiesta, e anzi dimentica il manoscritto in una soffitta, dove verrà poi ritrovato dopo la sua morte. Lo smarrimento del manoscritto costrinse il poeta di Marradi a riscrivere a memoria l'intero poema.
La partecipazione alla guerra Giunse la guerra, che Soffici aveva con forza auspicato sui fogli del Lacerba come reazione contro la "Kultur" germanica, considerata una minaccia mortale per l'intera umanità, ed egli si arruolò come volontario partecipando a diversi combattimenti sulla Bainsizza, restando ferito due volte. Da questa esperienza nasce il Kobilek-Giornale di battaglia (1918) e dall'esperienza seguente a Caporetto, come ufficiale addetto all'ufficio propaganda della 2ª Armata, nel 1917, La ritirata del Friuli, che uscirà nel 1919Emilio Cecchi, «SOFFICI, Ardengo ». In: Enciclopedia Italiana Treccani, 1936..
Il Soffici del primo dopoguerra
Terminata la guerra Soffici diventa collaboratore de Il Popolo d'Italia, del Corriere della Sera, di cui diresse la terza pagina, e di Galleria (mensile del Corriere Italiano). Nel 1919 fonda con Papini la rivista La Vraie Italie, che mira a un'intesa intellettuale tra l'Italia e gli altri Paesi europei: la rivista cessa le pubblicazioni dopo 12 numeriLa Vraie Italie , CIRCE: catalogo informatico riviste culturali..
Soffici e il fascismo Intanto, con il trascorrere degli anni, si andava manifestando un "uomo diverso". Il Soffici che aveva fatto conoscere agli amici fiorentini Cézanne, i cubisti e Apollinaire, e che aveva espresso e ravviato l'entusiasmo per Rimbaud, ripiega verso uno stile decoroso e foscoliano classico, e in politica aderisce al fascismoArdengo Soffici Biografia su EdItalia.it (Gruppo Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato) .
Nel 1925 firma il Manifesto degli intellettuali fascisti, e l'anno dopo inizia la collaborazione a L'Italiano di Leo Longanesi. Ricevette il "Premio Mussolini" dell'Accademia d'Italia per la pittura nel 1932.
Nel 1937 si allontana da Mussolini, ma rimarrà fedele al regime fino alla sua caduta. Nel 1938 firmò, come molti altri intellettuali italiani, il manifesto della razza, pubblicato sui giornali, in appoggio alle leggi razziali appena emanate. Nel 1939, su proposta di Mussolini, fu nominato accademico d’Italia per la classe delle Arti.
Dopo l'armistizio di Cassibile dell'8 settembre 1943 aderisce alla Repubblica Sociale ItalianaRenzo De Felice, Mussolini l'alleato, vol. II "La guerra civile (1943-1945)", Einaudi, Torino, 1997, p. 112n.Storia della Letteratura italiana del Novecento, a cura di Giacinto Spagnoletti, Newton Compton, Roma 1994, p. 198. e, insieme a Barna Occhini, fonda la rivista Italia e Civiltà, che esce per 23 numeri nel 1944, propugnando l'amor patrio, il carattere sociale del fascismo e la fedeltà ai tedeschi. Nel dicembre 1944 viene arrestato per collaborazionismo e internato, insieme a Occhini, nel campo di concentramento di Collescipoli, vicino a Terni, fino a luglio 1945.
Nel secondo dopoguerra Nel 1946 viene assolto per insufficienza di prove, venendo poi assolto per insufficienza di prove. Tommy Cappellini, Ardengo Soffici: sesso amori e segreti , Il Giornale del 10 marzo 2009..
Nel 1948 torna a esporre, a Firenze. Negli anni 1949-1950, Ardengo Soffici aderisce al progetto dell'importante collezione Verzocchi (avente a tema Il lavoro nella pittura contemporanea e attualmente conservata presso la Pinacoteca civica di Forlì), inviando, oltre a un autoritratto, l'opera La vangatura.Per concludere si ricordano le numerose opere di critica d'arte, da Cubismo e oltre, Cubismo e futurismo, Scoperte e massacri, Statue e fantocci, ecc. fino a Selva, arte che è del 1943 e ai 30 artisti moderni italiani e stranieri che è del 1950.
A fine anni Cinquanta, Soffici ricevette un'Onorificenza (forse la Commenda dell'Ordine della Corona d'Italia) dal Re Umberto II in esilio, e la accettò con gioia. Scrisse al Ministro della Real Casa Lucifero, ringraziando il Re e dichiarandosi <convintamente monarchico>.
Nel 1955 ottiene il premio Marzotto per la letteratura. Muore nel 1964 per una trombosi cerebrale. È sepolto nel cimitero di Poggio a Caiano.
Produzione letteraria
Le origini di Soffici scrittore sono da rintracciare nei Vagabondages lyriques, pubblicati tra il 1904 e il 1906 sulle riviste La Plume e Europe artiste. Seguono i saggi di critica d'arte pubblicati sulla rivista Leonardo con lo pseudonimo di Stefan Cloud; ma la prima vera opera letteraria di Soffici è la stesura definitiva dellIgnoto toscano, che risale al 1907, nata da una scelta di pensieri, vedute e sentimenti di carattere letterario e religioso.