L'espressione francese «Françafrique», e l'equivalente italiana «Franciafrica», è utilizzata, in senso generalmente spregiativo, per designare la relazione speciale, spesso qualificata come neocoloniale, stabilita tra la Francia e le sue antiche colonie in Africa subsahariana. Questa relazione speciale fu creata e organizzata su richiesta del generale de Gaulle da Jacques Foccart, segretario generale della Francia per gli affari africani e malgasci dal 1960 al 1974, e si caratterizza per il ruolo delle reti extradiplomatiche (servizi segreti, imprese, ecc.) e l'ingerenza diretta delle autorità francesi nella politica interna delle antiche colonie.

Il termine Françafrique, che si è imposto per via del suo regolare utilizzo da parte dei media (in particolare Le Monde, Libération o L'Express), è utilizzato più generalmente per denunciare la politica estera della Francia nei confronti non solamente delle vecchie colonie africane, ma anche degli altri paesi francofoni africani (come il Burundi, il Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo); politica estera costituita da interventi militari (in Costa d'Avorio, Mali e Repubblica Centrafricana), dal presunto sostegno agli Hutu (responsabili del genocidio del Ruanda nel 1994) e dal ruolo svolto nell'affare Elf..

Storia

Origine dell'espressione L'espressione «France-Afrique» è stata usata per la prima volta nel 1955 in senso positivo dal presidente della Costa d'Avorio, Félix Houphouët-Boigny, per definire il desiderio di un certo numero di dirigenti africani di conservare delle relazioni privilegiate con la Francia, dopo l'accesso dei loro paesi, antiche colonie francesi, all'indipendenza.

Questa stretta cooperazione si sviluppava attraverso le figure di Félix Houphouët-Boigny (Presidente della Costa d'Avorio e figura autorevole, rispettata e ascoltata dagli altri capi di Stato dell'Africa francofona) e di Jacques Foccart (segretario generale alla Presidenza della Repubblica (francese) per gli affari africani e malgasci), supervisori e responsabili della politica africana delle presidenze di Charles de Gaulle e di Georges Pompidou fra il 1960 e il 1974. Alla relazione con la Francia si attribuisce il progresso economico e industriale di quello che veniva definito il "Miracolo Ivoriano".

In risposta alla domanda di un giornalista del quotidiano Le Monde nel gennaio 2008, l'ex segretario di Stato francese per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo, Jean-Marie Bockel, ha detto che si voleva firmare "il certificato di morte di Françafrique". Tuttavia, la stampa francese ha continuato ad usare il termine, come quando, per esempio, lo ha riferito al presidente Nicolas Sarkozy dicendo che il governo francese non sarebbe intervenuto in occasione delle elezioni per un nuovo presidente del Gabon.

L'attuale senso spregiativo del neologismo «Françafrique», fu reso popolare nel 1998 da François-Xavier Verschave nel suo libro La Françafrique, le plus long scandale de la République. In questo saggio, completato nel 2000 da Noir silence, qui arrêtera la Françafrique?, Verschave descrive un sistema caratterizzato da pratiche di sostegno a dittature, di colpi di Stato, di omicidi politici, ma anche di appropriazione indebita di fondi pubblici e finanziamento illecito dei partiti politici (da cui poi l'omofonia, diverse volte sottolineata da Verschave, tra France-Afrique e France-à-fric, dove "fric" è una parola colloquiale che significa "contante" o "denaro").Verschave definì la Françafrique come «la criminalità segreta nelle alte sfere della politica e dell'economia francese, dove è nascosta una sorta di Repubblica sotterranea alla vista» e aggiunse "nel corso di quattro decenni, centinaia di migliaia di euro sono stati sottratti sotto forma di debiti, aiuti, olio, cacao ... o drenati attraverso monopoli di importazione francesi, e hanno finanziato le lobby politico-affaristiche francesi (tutte propaggini della rete principale neo-gollista), i dividendi degli azionisti, le operazioni più importanti dei servizi segreti e le spedizioni mercenarie."

Il "sistema della Françafrique" presenta, a diversi livelli secondo i paesi considerati, le caratteristiche seguenti« France-Afrique. Les nouveaux réseaux », dossier dans Jeune Afrique, 2576, du 23 au 29 mai 2010, p. 24-35:

una politica estera francese indipendente dal Ministero degli Affari esteri, ma direttamente gestita dalla Presidenza della Repubblica, in particolare attraverso la Cellula africana dell'Eliseo e, in minor misura, il Ministero della Cooperazione (oggi scomparso); questa politica è inoltre largamente occulta; una presenza molto importante di funzionari francesi o, più tardi, di incaricati tecnici (attachés techniques – AT) nei paesi africani interessati; un'ingerenza, anche militare, negli affari interni dei paesi interessati (difesa o rovesciamento di un governo); legami finanziari occulti tra il regime politico dei paesi e i partiti politici francesi. Questi legami finanziari riguardano la corruzione delle élite politiche francesi da parte della classe dirigente africana.

Si può parlare di «Françafrique» solo quando tutti gli elementi precedenti sono riuniti. Infatti, ad esempio, la classe politica francese è stata ed è alimentata da importanti «retrocommissioni» provenienti dai paesi del Golfo o da Taiwan. Allo stesso tempo, il termine non è riferito al lassismo delle compagnie petrolifere circa l'uso fatto delle royalty dai regimi autoritari locali. Tutte queste relazioni non rientrano nel caso di un sistema, a maggior ragione del sistema designato dal termine «Franciafrica». Il sistema della Franciafrica non è un semplice rapporto di dominazione della Francia sulle sue ex colonie; esso ricomprende delle interazioni più complesse e specifiche, che vanno nei due sensi, fatte di cultura condivisa, di conoscenza mutuale, a volte di connovenza. A volte, sono i regimi autoritari africani che usano la corruzione e il ricatto, arrivare ai loro fini, contro le autorità francesi.

Questa politica, della quale Verschave ne denuncia la presenza dalle indipendenze africane degli anni 1960, ha per obiettivo di difendere gli interessi francesi sul piano strategico (in particolare con basi militari) ed economico (accesso delle multinazionali francesi a risorse naturali e strategiche: petrolio, uranio, ecc.).

Storia ed evoluzione della relazione «franco-africana» Il presidente Charles de Gaulle, dopo il suo ritorno nel 1958, si vede costretto dalla spinta dei movimenti anticolonialisti e dalle pressioni internazionali, ad accordare l'indipendenza alle antiche colonie africane della Francia, che ebbero, fino al 1960, lo statuto di Stati membri della Comunità francese (l'Algeria francese costituiva un caso a parte). Ma allo stesso tempo, de Gaulle, incarica Jacques Foccart (fondatore del SAC) di prendere delle disposizioni per conservare una dipendenza di fatto di questi Stati. Ufficialmente Jacques Foccart viene quindi nominato Segretario generale alla presidenza della Repubblica per gli affari africani e malgasci, un posto modesto rispetto ad un ministero. Tuttavia, per realizzare questo progetto, «il suo potere è così immenso che non vi è alcun equivalente nella Repubblica francese», in particolare grazie al fatto che egli incontra il capo di Stato tutti i giorni.. Foccart ha quindi il controllo e la gestione su tutto ciò che riguarda l'Africa: i viaggi ufficiali e ufficiosi, le udienze, la nomina e la revoca degli ambasciatori e infine al supervisione dell'azione dei servizi segreti per l'estero. Jacques Foccart resta a questo posto dal 1960 al 1974 (sotto le presidenze di de Gaulle e Pompidou), poi è richiamato dal primo ministro francese Jacques Chirac nel 1986 (come consigliere del Primo ministro), e poi nuovamente dopo l'elezione di Chirac alle presidenziali del 1995 (come consigliere anziano all'inizio del suo mandato).

La difesa degli interessi francesi in Africa, e soprattutto del suo famoso «pré-carré», è stata considerata da tutti presidenti della Quinta Repubblica come un punto centrale e imperativo della politica internazionale della Francia. In effetti, per garantire l'indipendenza energetica della Francia e l'approvvisionamento in materie prime era necessaria una certa stabilità politica in quei paesi africani, che erano invece molto instabili; ad esempio tra la scoperta di un giacimento petrolifero e l'estrazione del petrolio passano diversi anni e continui cambi di governo e colpi di Stato non consentivano di svolgere l'attività petrolifera in maniera certa e sicura.

Valéry Giscard d'Estaing sostituisce il Segretariato generale con la Cellula africana dell'Eliseo e sostituisce Foccart con René Journiac, che fu il braccio destro di Foccart.

Anche se molti immaginavano una politica africana differente, anche François Mitterrand mantiene la Cellula africana dell'Eliseo, anzi poiché le reti erano golliste, si adopera per far in modo che la sua corrente politica benefici dei vantaggi del sistema «Françafrique». Nomina durante i suoi due mandati, tre consiglieri per gli affari africani: Guy Penne (1981-1986), Jean-Christophe MitterrandJean-Christophe Mitterrand è il figlio maggiore di Mitterrand, già giornalista dell'Agence France-Presse in Africa; la sua nomina alla Cellula africana e il suo modo di trattare le relazioni africane gli valgono il soprannome di Papamadit (papa m'a dit, papà mi ha detto). (1986-1992) e Bruno Delaye (1992-1995).

La Françafrique è continuata sotto François Mitterrand e Jacques Chirac e si è mantenuta, sotto differenti forme e malgrado alcune evoluzioni, fino alla presidenza di Nicolas Sarkozy; questa politica è tornata infatti sotto i riflettori ancora una volta dopo l'8 gennaio 2010, con gli attacchi contro la nazionale di calcio del Togo, per cui la Francia è stata accusata di ingerenza negli affari del Paese attraverso il sostegno a gruppi separatisti, come Fronte per la Liberazione dell'enclave di Cabinda e di foraggiare i loro capi. Si possono anche includere i presidenti successivi, François Hollande – che ha in particolare ordinato gli interventi in Mali (Opération Serval 2013-2014), in Repubblica Centrafricana (Opération Sangaris 2013-2016) e nel Sahel (Opération Barkhane 2014-in corso) – e Emmanuel Macron, entrambi hanno nominato dei consiglieri Africa che hanno i loro uffici nei locali storici del 2 rue de l'Élysée.All'origine, le ragioni della messa in opera di questo sistema sono di tre ordini. L'aspetto economico consiste a garantire l'accesso alle materie prime strategiche del continente (petrolio, uranio, ecc.) e ad offrire degli sbocchi economici privilegiati alle multinazionali francesi. In secondo luogo, l'aspetto diplomatico e strategico consiste a mantenere lo statuto di potenza mondiale ottenuto dalla Francia dopo la guerra, grazie ai paesi alleati, in particolare per i voti all'interno di istituzioni internazionali, ma anche per contenere l'espansione «comunista» sul continente africano o per «resistere» all'influenza statunitense in aumento, mantenendo delle basi militari a garanzia delle capacità di proiezione internazionale dell'Armée française. Infine l'aspetto politico, consiste ad organizzare il finanziamento occulto dei partiti politici francesi con il dirottamento delle royalty delle materie prime.

Dopo la fine della guerra fredda da una parte, e la regolamentazione del finanziamento dei partiti politici in Francia dall'altra parte, le due ultime dimensioni della Françafrique sono progressivamente scomparse a profitto della prima, la giustificazione economica, che resta più che mai una preoccupazione primordiale per la Francia e le sue multinazionali (Total, Areva, Bouygues, Bolloré, ecc.).