Santa Maria Patrona di Lucera è il titolo principale con cui viene venerata l'icona trecentesca della Madonna patrona della città di Lucera, assieme ai compatroni San Francesco Antonio Fasani e San Rocco, e della diocesi di Lucera-Troia. Venerata nel suo santuario basilica cattedrale, l'effigie fu donata da Carlo II d'Angiò. Si tratta di una statua lignea della Vergine Bruna, seduta sul trono, che cinge con il braccio sinistro il Bambin Gesù, rientrante tra le immagini mariane ritenute miracolose dalla Santa Sede e per questo incoronata con triplice corona nel 1806. La sua memoria viene festeggiata nella tre giorni 14-15-16 agosto, nelle cosiddette feste d'agosto.

Le origini del culto

Secondo la tradizione storiografica, prima dell'anno 60 d.C. l'apostolo Pietro, di passaggio per la Puglia, avrebbe fatto sosta anche a Luceria, città romana, fondando una comunità cristiana Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia. Storia Arte Fede, Lucera, Edizioni MGF, 2004, p. 69. e battezzando tutti i suoi membri nelle acque del torrente Vulgano, compreso il lucerino Basso, presunto primo vescovo della città. Basso, uomo pieno di zelo, sarebbe stato martirizzato sotto l'imperatore Traiano (112 circa).Massimiliano Monaco, Il palazzo Vescovile di Lucera - Storia, arte, cultura, Lucera, Edizioni Terzo Millennio, 2000, p. 35. Dopo anni di silenzio, tra il 251 e il 253 papa Cornelio I mandò a Lucera il vescovo Pardo.BCL, Angiullo, ms. 1665, p. 34; Pollidoro, 1741, 33; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13. Al contrario di Basso, per il quale non ci è pervenuto alcun racconto agiografico, neppure sulla sua presunta traslazione da Lucera a Termoli, quel che sappiamo di Pardo ci è noto grazie a due vite: l'anonima "Vita brevior" (circa X secolo) e la "Vita prolixior" (circa X-XI secolo) del levita larinese Radoyno. In esse però non viene mai indicato come vescovo di Lucera. Le due vita gli attribuiscono l'edificazione di due chiese di grandi dimensioni nei pressi delle mura della città: gli storici locali, basandosi su mere congetture, pretendono di riconoscere l'una nell'antica chiesa dedicata a S. Giacomo Magg. Ap. (identificandola con quella un tempo sita in piazza S. Giacomo); l'altra nell'antica chiesa di S. Maria della Spiga, edificata probabilmente sui resti di un tempio romano, a nord del centro storico.Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei, 1934, p. 64; Massimiliano Monaco, Il palazzo Vescovile di Lucera - Storia, arte, cultura, Lucera, Edizioni Terzo Millennio, 2000, p. 35. Rimasto per molti anni a far vita eremitica in una celletta, ivi si sarebbe spento il 17 ottobre 265.

Prima della presa bizantina del 663, il vescovo si trasferì a Lesina. I corpi dei santi vescovi sarebbero poi stati trafugati: San Pardo destinato a Larino e lo stesso sarebbe accaduto per San Basso a Termoli, sulla scorta di quanto narrato nelle due Vite di Pardo.Vita Sancti Pardi; Pollidoro, 1741, p. 33; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13.

Nel 743, arrivò in città il vescovo Marco II, il quale poi partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, avrebbe portato con sé i monaci benedettini e una statua bizantina della Vergine Maria,Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei, 1934, p. 83. la quale sarebbe poi stata collocata su un altare all'interno dell'antica cattedrale, e invocata come protettrice della città.Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13.

Nel IX secolo la cattedrale di Santa Maria possedeva anche un bosco detto di Santa Maria di Lucera.Alessandro Di Meo, Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli della mezzana d'età, 12 Voll., Napoli, 1795, p. 366; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editori, 2008.

Nel 1182 la Santa Sede autorizzò la costruzione a Lucera di una chiesa dedicata a Santa Maria, in un fondo nel tenimento di San Giacomo, affidata ai padri Benedettini.Lettera di papa Lucio III, Velletri, 15 luglio 1182.

La venerazione dell'icona bizantina continuò fino all'avvento di Federico II e dei suoi seguaci, i saraceni. Nel 1223, difatti, l'imperatore deportò a Lucera numerosi musulmani, lasciandoli liberi di professare la propria religione. Il colpo fu duro per la cristianità locale, che vide improvvisamente scomparire tutto quello che aveva costruito nei secoli. Anche le chiese furono abbandonate e furono costruite moschee. La città fu detta Lūǧārah, "Luceria Saracenorum". Secondo vari autori sei-settecenteschi, che si rifanno alla storiografia di parte guelfa del tempo, i dodici cristiani rimasti in città assieme al vescovo, subivano le molestie dei saraceni e temevano per la venerata statua della Vergine Maria. Fu così che, per paura di eventuali saccheggi, nascosero l'icona della protettrice in un posto sicuro, detto “Tribuna”, che si pensa fosse in un pozzo o in un sotterraneo fuori le mura della cittàGiambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera 1932, p.11-31Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008 p. 55.Istorie fiorentine, 2 voll., Milano, 1802, vol. 2, p. 71, cit. da J.A. Taylor, Muslims in Medieval Italy, p. 35..

La Vergine angioina I pochi cristiani rimasti riuscirono a tramandare la devozione alla Vergine, fino all'arrivo dei d'Angiò. Nell'agosto del 1300, in occasione del primo Giubileo della Chiesa cattolica, indetto da Bonifacio VIII, il pio Carlo II d'Angiò decide di eliminare l'ultima roccaforte islamica nel suo Regno e organizzò la "Crociata Angioina". L'impresa, pianificata in gran segreto, è affidata ad un suo fedelissimo, il miles Giovanni Pipino da Barletta, Maestro Razionale della Magna CuriaI documenti coevi ci dicono molto poco di ciò che accadde in quei drammatici giorni, lasciando libero il campo agli storiografi locali d'età barocca.. Secondo gli storiografi locali d'età barocca, nel giorno 15 agosto, solennità dell'Assunta, Pipino avrebbe dato ordine ai suoi soldati di comunicarsi per prepararsi degnamente allo scontro, facendo atto di giuramento alla Beata Vergine che, se gli avesse concesso la vittoria, avrebbe dedicato al suo nome la città. Dopo un primo scontro vittorioso con i saraceni in armi, i soldati datisi al saccheggio, e frugando per ogni dove, trovano in una lammia sotterranea l'antica statua della Vergine, portandola in processione come segno di buon auspicioBCL, Tommaso Angiullo O.P., ms. 1665Rocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 99-106Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113.Lūǧārah venne definitivamente conquistata con la forza e le ultime resistenze vinte il 24 agosto (festa di San Bartolomeo). La tradizione locale vuole che la Vergine Maria sia scesa in campo a favore dei d'Angiò, osteggiando le truppe saracene con immensi sciami di mosceriniAntonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856, pag. 54Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008. Le mura e le moschee furono abbattute e i saraceni lucerini in parte massacrati e in gran parte espulsi, per essere poi catturati e venduti come schiavi, o costretti a convertirsi al CristianesimoTonino Del Duca, Vita e distruzione della Colonia Saracena di Lucera Vito Bianchi, Sud ed Islam, una storia reciproca, Capone Editore, Lecce, 2003.

Lucera, di lì a poco, fu ripopolata di abitanti cristiani provenienti dalle varie province peninsulari del Regno di Sicilia, specie dalla Calabria, e anche da fuori, e rinominata "Civitas Sanctae Mariae" (Città di Santa Maria). Venne fondata la Cattedrale dell'Assunta, la cui costruzione è attribuita a Pierre d'AngicourtSulla base di un documento della cancelleria angioina che menziona il miles Pierre d'Angicourt (Petrus de Angicuria), il Protomagister operum Curie, chiamato a Lucera per una perizia sull'abbattimento di alcune case, si ipotizza che sia lui l'ideatore della Cattedrale dell'Assunta. Treccani: Pierre d'Angicourt. Anche lo stemma della città viene fatto risalire a questo periodo: un leone passante, che rappresenterebbe re Carlo II, tenente con le branche anteriori un vessillo con l'effigie della Vergine PatronaRocco Del Preite, Breve Descrittione della Città di Lucera di S. Maria prima detta Luceria per Historia dalla sua Origine, Lucera, 2005, pp. 106.

Nel 1304, Carlo II d'Angiò giunse a Lucera e, come vuole la tradizione, donò simbolicamente le chiavi della città alla statua della Vergine, alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una collana d'oroGiambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pag.58-59. La statua, in base alle recenti indagini storico-artistiche, è di fattura angioina, ascrivibile ai primi del '300 (probabilmente 1301), e quindi non può essere considerata la stessa statua, che secondo alcuni cronisti, fu nascosta nel periodo islamico. In onore dell'Assunta, invocata col titolo di Santa Maria Patrona di Lucera, Carlo II istituì la festa da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popoloVincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 116. A tal proposito, alcuni storici locali sostengono che la statua fosse inizialmente invocata come Santa Maria della Vittoria, in ricordo della vittoria degli Angioini sui SaraceniMassimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008, pag. 16, ma mancano fonti d'epoca ad avvalorare tale tesi; con tale titolo, a Lucera, è invece invocata l'icona trecentesca venerata nella chiesa di San Giacomo Apostolo.

Per riportare la cristianità nella città, Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (al tempo sede papale) a Santa Maria il vescovo domenicano di origine dalmata Beato Agostino Casotti che in un solo anno riuscì a convertire il popolo lucerino. Morì il 3 agosto 1323, forse dopo essere stato vittima di un agguato. Con bolla pontificia del 4 aprile 1702, confermando un precedente Breve Apostolico di papa Giovanni XXII del 1326, papa Clemente XI lo proclamò Beato.

Successivamente, arrivarono a Santa Maria, altre tre icone della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, che oggi sono collocate nelle più importanti parrocchie della città: Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo; Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Giovanni Battista; Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo al Carmine.

A queste si aggiunge una quarta icona della Vergine, di più recente ritrovamento, conservata nel Museo di Archeologia Urbana di Lucera.

La protezione della Vergine Il 4 dicembre 1456 un terrificante movimento tellurico sconvolse la Capitanata. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma restò in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria Patrona.Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pag. 207