Il ghetto di Shanghai, formalmente conosciuto come il "Settore ristretto per i rifugiati apolidi", era un'area di circa due chilometri quadrati e mezzo (un miglio quadrato) nel distretto di Hongkou della Shanghai occupata dai Giapponesi, dove circa 20.000 rifugiati ebreiShanghai Jewish History (Shanghai Jewish Center), fuggiti dalla Germania nazista, dall'Austria, dalla Cecoslovacchia, dall'Ungheria, dalla Romania, dalla Polonia e dalla Lituania, prima e durante la Seconda guerra mondiale, e stabilitisi in tutta Shanghai, furono trasferiti dal Proclama concernente la restrizione di residenza e attività dei rifugiati apolidi.
I rifugiati erano insediati nella parte più povera e affollata della città. Le famiglie ebraiche locali e gli enti di beneficenza ebraici americani li aiutarono a trovare riparo, cibo e vestiti. Le autorità giapponesi aumentarono sempre di più le restrizioni, ma il ghetto non era circondato da mura ed i residenti cinesi locali, le cui condizioni di vita erano spesso altrettanto cattive, non se ne andarono.Shanghai Ghetto Shows a Hidden Piece of WWII History di Kimberly Chun (AsianWeek)The Jews of Shanghai. The War Years di Murray Frost
Contesto Gli ebrei nella Germania degli anni '30
Verso la fine degli anni venti, la maggior parte degli ebrei tedeschi erano leali alla Germania, assimilati e relativamente benestanti. Prestavano servizio nell'esercito tedesco e fornivano il loro contributo in ogni campo della scienza, degli affari e della cultura tedesche. Dopo che i nazisti salirono al potere nel 1933, le persecuzioni antisemitiche promosse dallo Stato, come le Leggi di Norimberga (1935) e la Notte dei cristalli (1938), spinsero masse di ebrei tedeschi a cercare asilo all'estero, ma, come Chaim Weizmann scrisse nel 1936, "Il mondo sembrava essere diviso in due parti - quei posti dove gli ebrei non potevano vivere e quelli dove non potevano entrare".Manchester Guardian, 23 maggio 1936, citato in A.J. Sherman, Island Refuge, Britain and the Refugees from the Third Reich, 1933–1939, (Londra, Elek Books Ltd, 1973), p. 112, anche in The Evian Conference — Hitler's Green Light for Genocide di Annette Shaw La Conferenza di Évian dimostrò che verso la fine degli anni trenta era quasi impossibile trovare una destinazione aperta per l'immigrazione ebraica.
Secondo Dana Janklowicz-Mann,
Shanghai dopo il 1937 L'Insediamento internazionale di Shanghai era stato istituito dal Trattato di Nanchino. La polizia, la giurisdizione e il controllo dei passaporti erano svolti dal consiglio autonomo straniero. In seguito alla battaglia di Shanghai del 1937, la città, occupata dal Giappone imperiale, dall'esercito giapponese e dal Governo collaborazionista cinese, non stabilì un regime di passaporti. Il porto di Shanghai era l'unico posto al mondo che consentiva l'ingresso senza né visto né passaporto. In base ai Trattati ineguali fra la Cina e i paesi europei, i visti erano richiesti solo per prenotare i biglietti in partenza dall'Europa.
Quando giunse un gran numero di ebrei tedeschi, altre due comunità ebraiche si erano già stabilite nella città da oltre un cinquantennio: i ricchi ebrei di Baghdad, che comprendevano le influenti famiglie Kadoorie e Sassoon, e gli ebrei di Russia. Questi ultimi erano fuggiti dall'Impero russo a causa dei pogrom antisemitici attuati dal regime zarista e dagli eserciti controrivoluzionari, nonché a causa della lotta di classe propugnata dai bolscevichi. Questi esuli avevano quindi formato la comunità russa di Harbin e, in seguito, quella di Shanghai.
Gli ebrei di Shanghai furono contattati dalle autorità nipponiche per un'eventuale attuazione del piano Fugu, progetto che prevedeva la colonizzazione di una parte del Manciukuò, stato fantoccio dell'Impero giapponese. Il progetto fallì per l'adesione del Giappone al patto tripartito e per le difficoltà di realizzazione a causa del conflitto mondiale.
Chiune Sugihara, Tadeusz Romer e He Fengshan Molti membri della comunità ebraica polacco-lituana furono salvati da Chiune Sugihara, console giapponese a Kovno, Lituania. Si dice che Sugihara abbia collaborato con i servizi segreti polacchi, come parte di un più vasto piano di cooperazione nippo-polacca.Palasz-Rutkowska, Ewa. 1995 lecture at Asiatic Society of Japan, Tokyo; "Polish-Japanese Secret Cooperation During World War II: Sugihara Chiune and Polish Intelligence," The Asiatic Society of Japan Bulletin, marzo-aprile 1995. Essi riuscirono a fuggire attraverso il vasto territorio della Russia in treno fino a Vladivostok e poi in nave fino a Kōbe, in Giappone. I rifugiati, in numero di 2.185, arrivarono in Giappone dall'agosto 1940 al giugno 1941. Tadeusz Romer, ambasciatore polacco a Tokyo, era riuscito ad ottenere visti di transito in Giappone, visti di asilo per il Canada, l'Australia, la Nuova Zelanda, la Birmania, certificati di immigrazione per la Palestina, e visti da immigranti per gli Stati Uniti e per alcuni paesi latinoamericani. Infine, Tadeusz Romer arrivò a Shanghai il 1º novembre 1941 per continuare l'azione a favore dei rifugiati ebrei. Tra coloro che si salvarono nel ghetto di Shanghai vi erano capi e studenti della scuola Mir yeshiva, la sola scuola rabbinica o yeshiva dell'Europa occupata a sopravvivere all'Olocausto.
Similmente, migliaia di ebrei austriaci furono salvati dal console generale cinese a Vienna He Fengshan (何鳳山; pinyin: Hé Fèngshān), che emise visti a loro favore durante il 1938-1940 contro gli ordini del suo superiore, l'ambasciatore cinese a Berlino Chen Jie.
L'arrivo degli ebrei ashkenaziti I rifugiati che erano riusciti ad acquistare i biglietti per i lussuosi piroscafi italiani e giapponesi in partenza da Genova descrissero in seguito il loro viaggio di tre settimane con abbondanza di cibo e divertimenti - tra la persecuzione in Germania e lo squallido ghetto a Shanghai - come surreale. Alcuni passeggeri tentarono di fare deviazioni non previste per l'Egitto, sperando di riuscire ad entrare di nascosto in Palestina, allora sotto mandato britannico.
I primi ebrei tedeschi rifugiati, ventisei famiglie fra le quali cinque famosi medici, erano arrivati a Shanghai già nel novembre 1933. Verso la primavera del 1934 c'erano, a quanto si dice, ottanta medici, chirurghi e dentisti rifugiati in Cina. Il 15 agosto 1938 arrivarono con una nave italiana i primi rifugiati ebrei dall'Austria dellAnschluss. La maggior parte dei rifugiati giunse dopo la Notte dei cristalli. Nel periodo fra il novembre 1938 ed il giugno 1941 il numero totale di arrivi per mare e per terra è stato stimato a 1.374 nel 1938, 12.089 nel 1939, 1.988 nel 1940 e 4.000 nel 1941. Nel 1939-1940 la Lloyd Triestino di Navigazione gestì una specie di "servizio di traghetti" fra l'Italia e Shanghai, portando migliaia di rifugiati ogni mese - tedeschi, austriaci, alcuni cechi -. In aggiunta a questa mescolanza vi furono approssimativamente 1.000 ebrei polacchi nel 1941. Tra questi, tutti i membri della facoltà della Mir yeshiva, circa 400, che, allo scoppio della seconda guerra mondiale nel 1939, fuggirono da Mir a Vilnius e poi a Kėdainiai, Lituania. Alla fine del 1940 ottennero i visti da Chiune Sugihara, console giapponese a Kaunas, per viaggiare da Kėdainiai, allora parte della Repubblica socialista sovietica lituana, attraverso la Siberia e Vladivostok, fino a Kōbe, Giappone. Entro il novembre 1941 i giapponesi trasferirono questo gruppo e la maggior parte degli altri al ghetto di Shanghai, al fine di riunire gli ebrei sotto il loro controllo. Infine, un'ondata di più di 18.000 ebrei ashkenaziti, provenienti dalla Germania, dall'Austria e dalla Polonia, immigrò a Shanghai fino all'attacco di Pearl Harbor da parte del Giappone nel dicembre 1941.
Gran parte degli aiuti necessari furono forniti dal Comitato internazionale per gli immigranti europei (International Committee for European Immigrants, IC), istituito da Victor Sassoon e Paul Komor, un uomo d'affari ungherese, e dal Comitato per l'assistenza dei rifugiati ebrei europei (Committee for the Assistance of European Jewish Refugees, CFA), fondato da Horace Kadoorie, sotto la direzione di Michael Speelman. Queste organizzazioni prepararono la sistemazione ad Hongkew (oggi noto come Distretto di Hongkou), un distretto relativamente a buon mercato in confronto all'Insediamento internazionale di Shanghai o alla Concessione francese di Shanghai. Furono sistemati in appartamenti malandati e in sei campi di un'ex scuola. Gli occupanti giapponesi di Shanghai consideravano gli ebrei tedeschi come "apolidi".
Nel 1943 l'esercito giapponese occupante impose che questi 18.000 ebrei si trasferissero in un'area di 1,94 chilometri quadrati (3/4 di miglio quadrato) del Distretto di Hongkew, dove molti vissero in case plurifamiliari, chiamate "Heime" o "Piccola Vienna".
La vita nel ghetto Le autorità furono colte alla sprovvista dall'ondata migratoria ebraica e i rifugiati in arrivo si dovettero confrontare con dure condizioni di vita nell'impoverito distretto industriale di Hongkou: stanze per dieci persone, inedia, disastrose condizioni fognarie e bassi tassi di occupazione.
La comunità ebraica di origini sefardite di Baghdad, già da tempo integrata nell'economia di Shanghai, ed in seguito il Comitato congiunto per la distribuzione ebraico americano (American Jewish Joint Distribution Committee, JDC) fornirono dell'assistenza in ambito abitativo e alimentare. Nonostante le barriere linguistiche, la povertà estrema, l'isolamento e le malattie, i rifugiati furono in grado di passare dalla pura sussistenza assistenziale alla formazione di una comunità funzionante. La vita culturale ebraica prese a fiorire: si fondarono scuole, quotidiani, furono rappresentate opere teatrali, si crearono gruppi sportivi e persino si tennero spettacoli di cabaret.The Ghosts of Shanghai by Ron Gluckman
La sinagoga Ohel Moshe era il centro religioso per la comunità ebraica russa sin dal 1907 (attualmente è sede dello Shanghai Jewish Refugees Museum al civico 62 di Changyang Road (长阳路), nel distretto settentrionale di Hongkou - 虹口区). Una sinagoga askenazita (chiamata la Nuova Sinagoga) fu fondata nell'aprile 1941.Encyclopedia of Diasporas. Immigrant and Refugee Cultures Around the World. Vol. I, Jewish Diaspora in China by Xu Xin, p.157, Ember, Melvin; Ember, Carol R.; Skoggard, Ian (Eds.), Springer 2004, ISBN 0-306-48321-1
Dopo l'attacco di Pearl Harbor (1941-1943) Dopo l'attacco giapponese a Pearl Harbor, i ricchi ebrei di Baghdad (molti dei quali erano sudditi britannici) furono internati e i fondi delle organizzazioni assistenziali americane sospesi. Quando le comunicazioni con gli Stati Uniti si interruppero, la disoccupazione e l'inflazione aumentarono e le condizioni di vita dei rifugiati si fecero più dure.
La rappresentante del JDC Laura Margolis, arrivata a Shanghai, tentò di stabilizzare la situazione, ottenendo dalle autorità giapponesi il permesso di continuare la sua attività di raccolta fondi, rivolgendosi per aiuti agli ebrei russi che erano arrivati prima del 1937 ed erano esentati dalle nuove restrizioni.Special Tributes. Laura Margolis, Rescuer of Jews A Testimonial di Ernest G. Heppner, autore di Shanghai Refuge: A Memoir of the World War II Jewish Ghetto
Ulteriori restrizioni (1943-1945) Con l'intensificarsi della seconda guerra mondiale, i nazisti aumentarono la pressione sul Giappone per farsi consegnare gli ebrei di Shanghai. Warren Kozak descrive l'episodio in cui il governatore militare giapponese della città mandò a chiamare i capi della comunità ebraica. La delegazione comprendeva il rabbino Shimon Sholom Kalish, della dinastia chassidica Amshinov. Il governatore giapponese era curioso: "Perché i tedeschi vi odiano così tanto?"