Il concilio di Nicea, tenutosi nel 325 d.C., è stato il primo concilio ecumenicoEcumenico, dal greco ellenistico oikoumenikos, che letteralmente significa "mondiale", ma che al tempo indicava di fatto i territori dell'Impero romano, conformemente alla convinzione dei Cesari di essere governatori del mondo o "ecumene".

Il termine compare per la prima volta nel 338 nell'opera di Eusebio di Cesarea, Vita di Costantino Eusebius. Vita Constantini - Greek: «» («convocò un concilio ecumenico»); lo stesso termine nella lettera Ad Afros Epistola Synodica di Atanasio nel 369 CHURCH FATHERS: Ad Afros Epistola Synodica (Athanasius), e nella lettera del 382 a papa Damaso I e ai vescovi latini del primo Concilio di Costantinopoli-Council of Constantinople: the Synodical Letter. cristiano.

Venne convocato e presieduto dall'imperatore romano Costantino I, il quale intendeva ristabilire la pace religiosa e raggiungere l'unità dogmatica, minata da varie dispute, in particolare sull'arianesimo; il suo intento era anche politico, dal momento che i forti contrasti tra i cristiani indebolivano anche la società e, con essa, lo Stato romano. Con queste premesse, il concilio ebbe inizio il 20 maggio del 325. Joseph Francis Kelly, The Ecumenical Councils of the Catholic Church: A History, p. 21 Data la posizione geografica di Nicea, la maggior parte dei vescovi partecipanti proveniva dalla parte orientale dell'Impero.

Introduzione Lo scopo del concilio era quello di rimuovere le divergenze sorte inizialmente nella Chiesa di Alessandria d'Egitto, e poi diffuse nell'ecumene cristiana, sulla natura di Cristo ed, in particolare, se egli fosse “nato” dal Padre e così della stessa natura del Padre (quindi a lui coeterno); o se, invece, come sosteneva Ario, egli fosse stato “creato” e avesse così avuto un inizio nel tempo.Vedi l'anatema pronunciato dal Concilio di Nicea: «Coloro poi che dicono: “C'era (un tempo) quando (Gesù) non c'era”, e: “Prima di essere generato non c'era”, e che dal non essente fu generato o da un'altra persona o essenza dicono essere o creato, o trasformabile o mutevole il Figlio di Dio, (costoro li) anatematizza la Chiesa cattolica» (tradotto in italiano).

Un'ulteriore decisione del concilio fu stabilire una data per la Pasqua, la festa principale della cristianità. Il concilio stabilì che la Pasqua si festeggiasse la prima domenica dopo il plenilunio successivo all'equinozio di primavera, in modo quindi indipendente dalla Pesach (la Pasqua ebraica), stabilita in base al calendario ebraico. Il vescovo di Alessandria (probabilmente usando il calendario copto) avrebbe da allora in avanti stabilito la data e l'avrebbe poi comunicata agli altri vescovi.

Con il concilio, Costantino auspicava che fosse chiarito, una volta per tutte, un dogma (verità di fede) riguardo a una diatriba sorta in un primo momento intorno a una questione cristologica, ma le cui conseguenti lacerazioni teologiche avevano effetto anche sulla pace dell'impero, di cui egli si riteneva il custode. Siccome la disputa ariana nacque e coinvolse le Chiese d'Oriente, di lingua greca, la rappresentanza latina al concilio fu ridotta: il vescovo di Roma Silvestro I fu rappresentato da due preti (questa prassi divenne costante anche nei concili successivi). Più in generale, gli ecclesiastici presenti (il cui numero è stato ben presto fissato in 318 dalla tradizione) erano tutti orientali tranne cinque: Marco di Calabria dall'Italia, Ceciliano di Cartagine dall'Africa, Osio di Cordova dalla Spagna, Nicasio di Die dalla Gallia, Domno di Sirmio dalla provincia danubiana.

Il concilio si svolse nel palazzo imperiale dal 19 giugno al 25 luglio del 325G. Gharib, E. Toniolo, Testi mariani del primo Millennio, Città Nuova, Roma, 2001. Tutti i vescovi furono invitati, spesati nel viaggio come se fossero stati funzionari di Stato. Il documento conclusivo venne firmato prima dal rappresentante imperiale Osio di Cordova, e poi dai rappresentanti del papa. Nonostante la presenza di Ario e soprattutto di Eusebio di Nicomedia,Secondo la tradizione, Eusebio era così vicino all'imperatore che questi accettò di farsi battezzare da lui in punto di morte. la maggioranza fu contraria alle loro idee. Infatti il comportamento dei due, per nulla conciliante, indispose la fazione moderata che votò contro di loro. Il clima conciliare niceno fu a dir poco turbolento: secondo la leggenda nel dibattito sulle tesi di Ario il santo vescovo Nicola di Bari avrebbe preso a schiaffi l'eresiarca.Il primo a parlare dello schiaffo ad Ario sembra sia stato Pietro de' Natali nel suo Catalogus sanctorum et gestorum eorum ex diversis voluminibus collectus, Lugduni 1508 (scritto dal 1369 al 1372)

Organizzazione del concilio

Costantino invitò tutti i 1800 vescovi della Chiesa cristiana (circa 1000 in Oriente e 800 in Occidente). Tuttavia, solo da 250 a 320 vescovi furono in grado di partecipare. Riguardo al numero esatto di partecipanti, le fonti coeve non sono concordi: secondo Eusebio di Nicomedia erano 250; Eustazio di Antiochia, citato da Teodoro di Mopsuestia, afferma che erano 270; Atanasio di Alessandria, nelle sue Epistole ai Solitari, parla di 300 (come Costantino), anche se nella lettera agli Africani, racconta di 318.Epist. ad Afros, ii. Il numero preciso non si conosce, ma, da alcuni Padri della Chiesa è collegato al simbolismo dei servitori di Abramo (vedi Genesi 14, 14), come viene spiegato nella Lettera di Pseudo-Barnaba.Michel Aubineau, «Les 318 serviteurs d'Abraham (Gen. 14:14) et le nombre des Pères au Concile de Nicée (325)», Revue d'Histoire Ecclésiastique 61,1 (1966) 5-43.

Nell'edizione critica delle liste conciliari, pubblicata da Heinrich Gelzer nel 1898, l'autore elenca un massimo di 220 vescovi che presenziarono al concilio niceno.Gelzer, Patrum nicaenorum nomina, pp. LX-LXIV.

Il concilio si svolse sotto la presidenza dell'Imperatore Costantino. Costantino era motivato, nel riunire insieme i vescovi cristiani, dal timore che le divisioni interne al Cristianesimo minassero anche l'unità dell'Impero. In quegli stessi anni, infatti, stava diffondendosi l'Arianesimo. Inoltre, era fresca la memoria delle persecuzioni dei cristiani.

A causa delle riserve espresse sulla dottrina dellhomooùsion (vedi supra) da Eusebio di Nicomedia e da Teognis di Nicea, entrambi, pur avendo firmato gli atti, vennero esiliati in Gallia tre mesi dopo. Infatti, avendo i due ripreso a predicare che il Figlio non era consustanziale al Padre, si disse che avevano guadagnato alla loro causa il custode degli atti del concilio nominato dall'imperatore per cancellarne le proprie firme. A quel punto venne pensato di ristabilire il numero misterioso di 318 partecipanti, mettendo gli atti del concilio distinti per sessione sulle tombe di Crisanzio e di Misonio, morti durante lo svolgimento del concilio; all'indomani, dopo aver passato la notte in orazioni, si scoprì che i due vescovi avevano firmato.

Decisioni del Concilio

Con un'amplissima maggioranza - solo Teona di Marmarica e Secondo di Tolemaide votarono contro - si arrivò a una dichiarazione di fede, che ricevette il nome di Simbolo niceno o credo niceno. Il simbolo, che rappresenta ancora oggi un punto centrale delle celebrazioni cristiane, stabilì esplicitamente la dottrina dell'homooùsion, cioè della consustanzialità del Padre e del Figlio: nega che il Figlio sia creato (genitum, non factum), e che la sua esistenza sia posteriore al Padre (ante omnia saecula). In questo modo, l'arianesimo fu negato in tutti i suoi aspetti.

Inoltre, venne ribadita l'incarnazione, morte e resurrezione di Cristo, in contrasto alle dottrine gnostiche che arrivavano a negare la crocifissione.

Si dichiarò la nascita virginale di Gesù (nacque da Maria Vergine – cfr. Vangelo secondo Matteo 1,18 e 25, e Vangelo secondo Luca 1,34-35) e furono anatemizzati i sostenitori di certe affermazioni ariane, cioè coloro che dicono: "C'era (un tempo) quando (Gesù) non c'era", e: "Prima di essere generato non c'era", e che dal non essente fu generato o da un'altra persona o essenza dicono essere o creato, o trasformabile o mutevole il Figlio di Dio.

Altre decisioni erano invece di carattere non solo dottrinale ma anche disciplinare, e riguardavano la posizione da tenere in particolare rispetto agli eretici e a coloro che avevano rinnegato il cristianesimo, e cioè: furono dichiarate eretiche le dottrine del vescovo Melezio di Licopoli. furono stabilite delle regole sul battesimo da parte degli eretici. si presero delle decisioni su coloro che avevano rinnegato il cristianesimo durante la persecuzione di Licinio, cioè i cosiddetti lapsi.

Altre decisioni riguardavano l'organizzazione interna della Chiesa: per esempio, presidenza del vescovo della capitale della provincia civile (il metropolita) e autorità sovra-metropolitana dei vescovi delle 3 sedi petrine (Roma, Alessandria ed Antiochia).

L'imperatore fece trasmettere le decisioni del concilio a tutti i vescovi cristiani esortandoli ad accettarle, sotto la minaccia dell'esilio. Alla fine del concilio vennero stabiliti i seguenti canoni («regole»): 1. proibizione dell'automutilazione. Soprattutto in Oriente, molti monaci rifiutavano l'ordinazione sacerdotale considerandola associata al potere mondano e fonte di orgoglio, ricorrendo a espedienti peculiari come l'automutilazione di alcune parti del corpo (vedi Origene); 2. definizione di un termine minimo per l'ammissione dei neo-catecumeni nella Chiesa; 3. proibizione della presenza di donne nella casa di un chierico (le cosiddette virgines (o mulieres) subintroductae); 4. ordinazione di un vescovo in presenza di almeno tre vescovi della provincia, subordinata alla conferma da parte del vescovo metropolita; 5. sugli scomunicati, e sull'obbligo di tenere almeno due sinodi all'anno in ciascuna provincia; 6. preminenza dei Vescovi di Roma e Alessandria; 7. riconoscimento di particolare onore (τιμή) per il vescovo di Gerusalemme; 8. riconoscimento del sacerdozio dei Novaziani; 9–14. provvedimento di clemenza verso coloro che hanno rinnegato il Cristianesimo durante la persecuzione di Licinio;- 15–16. proibizione di trasferimento di presbiteri e vescovi dalle loro città;- 17. proibizione dell'usura fra i chierici; 18. precedenza di vescovi e presbiteri sui diaconi nel ricevere l'Eucaristia; 19. dichiarazione dell'invalidità del battesimo ordinato da Paolo di Samosata (vedi eresia adozionista); dichiarazione che le donne diacono sono da considerarsi come i laici; 20. proibizione di inginocchiarsi durante la liturgia della domenica e nei giorni pasquali, fino alla Pentecoste.

Il 25 luglio 325 il Concilio si concluse e i Padri convenuti celebrarono il ventesimo anniversario di regno dell'imperatore. Nel suo discorso conclusivo, Costantino confermò la sua preoccupazione per le controversie cristologiche e sottolineò la sua volontà che la Chiesa vivesse in armonia e pace. In una lettera fatta circolare nella prima festa della Pasqua, annunciò la raggiunta unità di fatto dell'intera Chiesa.

Il credo del concilio di Nicea I

Il credo adottato al concilio di Nicea I (nel greco originale) è il seguente:

Fu il primo documento conciliare ad utilizzare l'espressione "Noi crediamo".

Le differenze fra questo testo del Concilio del 325, che anatematizza le tipiche affermazioni degli Ariani, e quello del Concilio di Costantinopoli del 381 sono indicate nella voce sul Simbolo niceno-costantinopolitano.

Dichiarazione dell'ὁμοούσιος (homooùsios)